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This ugly and beautiful world

19:27 Storming
Da un anime, un piccolo storming di pensieri, su quello che è, riflettendo alle ultime settimane. Solita turbolenza di psicologia e inizi di decisioni.

This ugly and beautiful world. Anime piuttosto monotono… ma che per la sua brevità e perché in fondo curioso di conoscere la fine, l’ho concluso.

E’ piuttosto triste… però… no, non è triste il racconto (beh si un po’) ma piuttosto perché tutto, tutto sembra sempre ricondurre al solito argomento. V’è una dicotomia nella scala delle priorità. Vi è un ‘errore’ in quella che è la realtà dei fatti nelle relazioni di ‘amore’. Lo percepisco come un puzzle di un magnifico paesaggio -che non sono in grado di vedere- ma che in questo mondo si cerca di assemblare rendendolo qualcos’altro. E’ come se le persone, avessero prima di tutto paura di iniziare a fare il puzzle. E successivamente, anche se decidono di comporlo, tendono a prendere i pezzi e cercare di assemblare qualcosa di diverso.
Ma se è un bosco, perché tentare di assemblare un oceano? E se è invece un oceano, perché tentare di comporre una pianura?
Fosse poi questo l’unico problema. Si tende ad assemblare egoismi. Si tende a dare valore eccessivo a qualcosa che andrebbe semplicemente vissuto.

Perché poi dovrebbe ‘durare’? L’eternità non è cronologico temporale, l’eternità è personale. L’istante può essere eterno, ma la persona non deve fermarsi in quell’istante. Vita è evoluzione e cambiamento.

Le relazioni sociali invece sono invischiate in una giungla di formalità. E il problema aggiuntivo è che è difficile uscirne: anche se io vedo un anello di questa catena, sarebbe incomunicabile e comunque, anche difficile da abbattere e sarebbe comunque da mantenere se dall’altra parte non vi è chiarezza su quel punto. E’ difficile evolvere, dannatamente difficile oltrepassare queste catene. L’attenzione non deve mai scemare anche solo per un istante, perché tutto trasmette e rinforza queste briglie per il nostro cavallo vitale. Anche solo guardare un film. Due battute con una persona.
Peraltro invece, ringrazio infinitamente quelle poche persone che ho trovato che riescono a vedere… o tentano di rimuovere queste catene.

Responsabilità. Responsabilità. E’ di una chiarezza questo pensiero che mi ha portato a concepire un nuovo gradino. Si, io sono responsabile di tutto quello che faccio, ma non ho mai voluto accettare di prendere responsabilità per la mia capacità di investire in qualcosa. Questa è la mia paura. Paura di ‘perdere’, una volta scelta una via. Sinora io non ho mai percorso un sentiero per scelta, ma ho sempre saltellato da un bivio all’altro, facendo pochi metri e tornando indietro. Certo, responsabile di questo, ma di nulla al di fuori di questo.

E in fondo, anche la timidezza è una responsabilità che non si vuole prendere: nulla oltre questo. E’ un pensiero che mi è balenato in testa ieri notte. "Si, l’ho fatto io". Si, ho fatto in modo di creare una interazione e la sto portando avanti, nonostante gli errori. Nonostante qualunque cosa possa accadere. Questa è forse la timidezza?

Il mio sentiero ora non so dove stia, ma so di aver compiuto un passo da qualche parte nelle poche settimane trascorse.

A volte mi chiedo se l’insight che ogni tanto faccio -o tento di fare- dentro l’anima degli altri sia il *semplice* discorso che gli altri vedono con più oggettività quello che ci accade… oppure perché forse ho fatto qualche passo in più.

Come non mi piace dire "da questo istante in poi sarà così", anche adesso non posso affermare nulla di analogo. Posso solamente sperarlo. Posso solamente continuare a spingere fuori il mattone del muro che mi separa dal "di là", sperando che prima o poi cada, per poi passare al successivo… e magari, un giorno, riuscire a passare.

Continua peraltro a tornarmi in mente il ‘consiglio’ che una persona mi ha dato sul forum, in seguito ad un mio intervento. "Mi sembri diverso, è successo qualcosa? Ti vedo un po’ agitato e astioso, dovresti dedicarti alla meditazione". Ridicolo. Ridicolo, perché non si è minimamente accorto che il cambiamento è stato decisionale e non mediativo. Ridicolo perché detto da uno schizofrenico che riesce a ‘calmare’ i suoi problemi con l’oppio, suona tale. Sia chiaro, il tutto è già stato ampiamente vagliato dal mio buon senso del dubbio, ma la conclusione non è variata rispetto a quella ricavata a caldo.

Sinceramente non lo so, non ho idea di dove ogni eventuale, possibile e *sperato* cambiamento possa condurre, ma di certo nell’istante in cui io sto bene, su ogni livello (mentale, fisico, relazionale, lavorativo, affettivo, sociale) la scelta non può essere che corretta.
E conto che non sia una di quelle situazioni in cui "hai i paraocchi e vedi solamente quello che vuoi vedere".

5 comments

1

*IO* 2004 12 28 at 08:37

Troppo personale questo post, perchè io lo possa commentare. E' il tuo percorso, sono i tuoi passi.

Sai bene come io sia legata al concetto di *responsabilità* e rifiuti totalmente, di conseguenza, il concetto di *destino* o *fato* o, ancora peggio *sfortuna*....

Ma non è perchè una persona è schizofrenica o dedita agli oppiacei, che bisogna ignorare volutamente il suo punto di vista. Anch'io ho notato le cose che ha notato lui. Solo che io avevo qualche elemento in più per valutare la situazione, conoscevo bene il tuo momento (o se non bene, però, almeno un'idea di cosa ti stava accadendo ce l'avevo) e non ho ritenuto necessario fartelo notare...

So bene che hai valutato ciò che ti è stato detto, non sei certo tu che lasci cadere nel nulla o in un'alzata di spalle qualsiasi cosa ti viene detta. Ma non lasciare che le tue convinzioni personali su quella persona possano, in qualche modo, sminuire ciò che lui ti ha cercato di far notare... :)



Baci
2

marta 2004 12 28 at 13:11

Non so di cosa tu stia parlando di preciso, ma mi colpisce come questi ultimi giorni dell'anno siano ricchi di cambiamenti, evoluzioni o comunque trasformazioni per un sacco di persone che conosco...

Nell'attesa di rivederti, ti abbraccio
3

ioreth 2004 12 28 at 14:45

Dunque...la vita è cambiamento, perfettamente d'accordo. Solo che il cambiamento terrorizza e per reazione si vorrebbe che mai nulla

cambiasse...per il resto... io mi sono buttata per ben due volte accettando la responsabilità della mia scelta, del mio investimento, emotivo prima di tutto, e poi anche pratico. Di certezze non ne avevo, ma ho creduto molto in quello che facevo per tutt'e due le volte. Poi mi sono trovata in mezzo ai cocci,

a non poter fare altro che accettare: primo che la scelta era sbagliata, secondo la responsabilità del fallimento. E' stata ed è dura specie

adesso che è la seconda volta, però...sono ancora qui, e ho imparato a mie spese l'importanza di ogni singolo momento, di come una catena di momenti porti al famososo durare in eterno...questa è la mia esperienza, e ti dirò che nonostante il dolore è divertente buttarsi, è divertente continuare a imparare cose nuove su di se e sugli altri è qualcosa che non finisce mai. E a proposito il più divertente è non sapere dove il sentiero che percorriamo stia conducendo, ma essere sicuri che è il sentiero giusto!
4

*IO* 2004 12 28 at 15:28

Saturazione. Ecco qual'è il problema. Spingere troppo sull'accelleratore. Rifiutarsi di vedere le cose come sono realmente. Ostinarsi a guardare il bicchiere sempre, per forza, mezzo pieno. E quando mi *tendo* troppo, poi mi spezzo alla minima sollecitazione, è ovvio.

Bacio
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BB 2004 12 29 at 23:35

Sempre ragionamenti interessanti, mi spiace di non aver letto queste riflessioni prima di esserci incontrati l'altra sera. Anche se non ho visto l'anime sarebbe stato bello ragionare (anche) su questi argomenti. C'è da dire che mai come in questo momento sento la necessità di riflettere su quello che faccio e penso. Però in due è meglio. A presto.