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da ‘Il Mago’: i nomi

02:46 Ipse Dixit
Uno splendido libro di U. K. Le Guin "Il Mago". Un libro davvero magnifico, sebbene per bambini possiede un notevole fascino per chiunque (come in fondo ogni libro per bambini ben fatto). Qui un estratto, sul valore fondamentale dei nomi veri delle cose.

Certe volte anche Ged sospirava, ma non si lamentava mai: egli capiva bene che in questa monotona, polverosa, inesauribile impresa di apprendere il vero nome di ogni luogo, oggetto ed essere, era nascosco il potere a cui lui tanto agognava, come una gemma sul fondo di un pozzo inaridito. Poiché in questo consiste la magia, nel conoscere il vero nome di ogni cosa. [...] Così aveva spiegato Kurremkarmerruk, una volta sola, la sera del loro arrivo alla torre, e non l’aveva più ripetuto; ma Ged non dimenticava le sue parole: “[...] Il vero nome del mare è inien, come vi ho detto: ma anche quello che noi chiamiamo il Mare di Mezzo ha un suo proprio nome nel Vecchio Idioma. Ora, poiché nessuna cosa può possedere due veri nomi, ne consegue che inien può significare solo “tutti i mari eccetto il Mare di Mezzo”, Ma naturalmente puà non significare neppure quelli, perchè c’è un numero incalcolabile di mari e baie e stretti che portano il loro specifico nome. [...] Vedete, un mago può controllare soltanto ciò che gli è vicino, ciò che può nominare con esattezza e in modo esaustivo. E ciò è bene. Se così non fosse, la crudeltà del potente o la follia del saggio avrebbero da lungo tempo cercanto di cambiare ciò che non si può cambiare. [...]“

In inverno le cose cambiarono. Con sette altri compagni, Ged fu mandato alla Torre Solitaria, che si trovava all’altro capo dell’isola, sulla punta nord: qui viveva, in perfetta solitudine, il Maestro dei Nomi, un vecchio mago del nome incomprensibile, che non aveva significato alcuno in nessuna delle lingue note: Kurremkarmerruk. Per miglia e miglia, tutt’intorno, non si vedevano né fattorie né abitazioni di sorta: la Torre sorgeva lugubre e cupa sulla scogliera, e grigie si distendevano le nubi sul mare invernale, e interminabili gli elenchi e le sequense e i girotondi di nomi che gli otto allievi del Maestro dovevano imparare. Seduto in messo a loro sul suo alto sgabello, nella stanza superiore della torre, Kurremkarmerruk scriveva liste di nomi che dovevano essere apprese entro mezzanotte, prima che l’inchiostro svanisse lasciando di nuovo vuota la pergamena. [...]

Ursula K. LeGuin, “Il Mago”, p.55

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