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SC6 - Erano vestiti di blu

03:35 Writings
Scrittura Creativa 6: "Out of the blue, into the black". L'ho adattata un po', la traccia 2 che ho scelto, fondendola leggermente con la 3, che chiedeva il ribaltamento di genere. Così, ho ribaltato il genere del protagonista della traccia 2.

"Un’altra volta che punto la sveglia troppo presto. Ho sonnoooo!" scivolarono le parole bisbigliate da una voce roca fuori da un cuscino. E immersa nell’imbottitura, la testa di Ila.
S’alzò. Di scatto.
Non era presto.
Non era notte, il nero che vi era in cielo.
Si alzò lentamente, come non volesse sentirsi muovere. Il cuore le batteva a mille. Contro il terrore che l’aveva presa, mise un piede davanti all’altro, sul legno del pavimento, sino a giungera alla finestra. Lentamente, aprì le persiane dalle quali filtrava la luce del sole e guardò il cielo: nero.
Cadde a terra, senza distogliere lo sguardo dal nero che incombeva sulla sua testa.
Poco prima, si era alzata come faceva ogni giorno, avanzando in quella mattina d’estate verso la finestra e spalancando le persiane che ne filtravano la luce. Ancora ottenebrata dal sonno, il cielo nero era diretta conseguenza di notte.
Ma così non era, non quella mattina.
Appena la ragione ritornava cosciente dopo esser stata presa a sberle dall’irrazionalità, Ila spostò lo sguardo altrove: il suo quadro del porto di Genova appeso ad una parete, ora sembrava vi fosse incagliata una petroliera su una distesa d’olio. Le decorazioni dei puffi sul suo lenzuolo, si erano tramutate in una parodia gotica. La sua stanza prima ricca di quel colore calmo e rilassante ora sembrava una fotografia in bianco e nero.
Il suo colore preferito…
Tutto il blu, l’azzurro, acquamarina… tutto, si era tramutato in nero, grigio, affumicato. Senza pietà, senza eccezione alcuna. Dentro, come fuori: i fiori di Nonna Amanda, che ogni mattina la salutavano pochi metri al di là del viottolo su cui si affacciava la sua finestra, di un azzurro discreto, ora non profumavano l’occhio con i loro colori.
L’atmosfera già di per sé abbastanza surreale, era sottolineata dal fatto che fuori non si sentiva nessuno parlare. Tutto il mondo sembrava esserci ancora, tranne le persone. Il vociare allegro dei bambini e donne, unito al sentenziare discreto degli uomini era completamente assente.
Tranne…
In lontananza, salengo lungo il selciato della stradina che si inerpicava fra le case ammassate del suo paesello, Ila riusciva a sentire portato dal vento un certo trambusto.
Avendo recuperato un po’ di coraggio che metteva da parte per le buone occasioni -e quale migliore di questa- si sporse fuori dalla finestra a guardare.
Si, decisamente c’era qualcuno… più di uno… in piazza grande.
Superato il trauma e il panico iniziale, la sua indole curiosa e nonostante la timidezza anche combattiva, si vestì rapidamente con un paio di jeans buttati lì la sera prima e una canottiera rossa e si fiondò letteralmente fuori dalla porta…
Se non fosse che qualcuno si stava avvicinando. Sentiva distintamente un rumore di passi avvicinarsi, rapidi, un po’ scoordinati. E una vocettina che li accompagnava. Richiuse il portone, lasciando una fessura e si mise a spiare qualunque cosa stesse per giungere.
"…come se fosse colpa mia… puff puff… io glielo ho detto che aveva preso quella sbagliata… puff puff… ma tanto è facile dare la colpa al povero Tom eh… puff puff… -E ora vai tu a prendere quella giusta! E di corsa!- …puff… solo perchè son l’ultimo arrivato nella squadra…"
Incredibile era dir poco. Giù, di ciottolo in ciottolo, stava correndo una sorta di gnomo. Un omino buffo che sembrava quasi franare giù talmente correva in modo scomposto. Era vestito da meccanico: una tutina nera, con sopra delle scritte rese illeggibili dal moto frenetico.
"…ma vedranno appena… puff… diventerò capomastro…" furono le ultime parole che Ila riuscì a cogliere mentre quella valanga in miniatura svanì poco più a valle dietro l’angolo della piccola casa del buon Tonino, il fornaio.
Furtiva, dopo aver aspettato qualche secondo per sicurezza, scivolò fuori dal suo uscio e salì seguendo un paio di viottoli nascosti e bui che aveva imparato a conoscere da piccola, durante le partite a nascondino.
Lo spettacolo che riuscì a cogliere appena sbirciò in piazza grande fu ancora più stupefacente dell’incontro di poco prima: una intera squadra di gnomi aveva montato una sorta di piccola impalcatura con una scaletta. Scala. Immensa scala.
Una scala che saliva dritta fino a perdersi dentro al sole.
Ora erano fermi, seduti intorno, che aspettavano. "Tom", pensà Ila, "Lo gnomo di prima: manca sicuramente il pezzo che è andato a recuperare". Infatti, pochi minuti dopo egli giunse con un cartone fra le mani, dal quale estrasse una lampadina blu che diede ad un altro omino, il quale…
"Blu?" Ila colse dopo un istante il dettaglio.
Si, la lampadina era l’unica cosa blu che esisteva ora sul mondo. Un blu intenso, profondo, immenso. Blu più dell’oceano e del cielo messi assieme.
La prese in mano uno gnomo, che si equipaggiò con un elmetto, sicuro di quello che stava facendo e si inerpicò con una velocità sorprendente lungo la scala. Tutti i nasi in quella piazza erano rivolti all’insù e ci rimasero anche quando non c’era più niente da vedere. Per alcuni minuti non ci fu nulla da vedere se non una serie di omini buffi, ma accigliati, una piazza silenziosa e una scala altissima al centro. D’un tratto veloce come era salito, riapparve e discese lo gnomo con l’elmetto, soddisfatto, con in mano un’altra lampadina.
"Tutto fatto capo!"
"Bene…" rispose un altro omino anziano presente, che si girò lentamente verso la vallata e urlò con tutta la forza che aveva in corpo.
"ACCENDIIIIII!"
Ila non seppe mai se fu suggestione o meno, ma sentì come un "click", lontano.
E il blu tornò. Sgargiante e vivo più che mai.
Mentre era ancora distratta a guardare nuovamente il mondo che aveva ripreso uno dei suoi colori, rapidamente, venne smontato tutto dalla piazza, rimettendo tutto in perfetto ordine e quindi il gruppo prese a discendere dalla stradina che passava sotto casa sua.
Appena se ne accorse scattò veloce, tentando di stare dietro al gruppo, ma la cosa si rivelò inutile, li perse dopo un paio di svolte.
Affannata, con il respiro che tentava di portare ossigeno ove necessario, Ila si appoggiò sconsolata ad un muro.
"Che c’è, piccola Ila?"
Era Nonna Amanda, appena uscita dal panettiere. Si ostinava a chiamarla piccola, nonostante i suoi 26 anni.
"Blu…"
"Come?"
"Erano vestiti di blu, completamente."

Testo realizzato dopo lo spunto della traccia numero 2 del Laboratorio 6 di ScritturaCreativa: "Out of the blue, into the black", mischiandolo con la traccia 3, che richiedeva un cambio di genere. Non riesco ancora a sentirmi a mio agio scrivendo in prima persona… e questo mi è uscito così.

8 comments Add yours below

1

Bru 2005 02 27 at 12:38

:)
2

marta 2005 03 01 at 15:03

mi è piaciuto molto.. anche se ho fatto un po' fatica a immaginare l'ambientazione.

w le lenzuola coi puffi :D
3

ilamusic 2005 03 01 at 22:59

aspetta aspetta...

mi hai scritto sul blog chiedendomi se mi ricordavo di te, poi vengo qua per capire chi sei (non l'ho capito) e leggo una cosa che sembrerebbe uno dei miei sogni, con particolari legati a me, alla mia vecchia stanza, a genova, ai miei 26 anni, al blu... è un'incredibile coincidenza o c'entro? non vorrei sembrare egocentrica, ma le coincidenze sono incredibili...



;)

ciaooo

ila
4

ilamusic 2005 03 02 at 01:32

ho capito!

ho avuto un'illuminazione dal cielo!!! stiamo parlando d1 105 vero?

aggiornami...
5

Glorfind3l 2005 03 02 at 01:58

"w le lenzuola coi puffi :D"



:RIBALT:
6

ila 2005 03 04 at 17:54

oi...ma i messsaggggi di posta su splinder li leggi????

baaaaci

ila

7

Morgan 2006 10 10 at 11:04

...questo mi dice qualcosa... :D
8

Folletto Malefico 2006 10 10 at 18:34

...nevvero? :D

Heylà, ciao Morgan! :D

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