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Quando il copyright perde il buon senso

16:03 Thoughts
Una piccola immagine sul cosa siano in effetti le Creative Commons ed un piccolo dubbio in chiusura.

In realtà non è che le licenze Creative Commons siano una innovazione. Credo che queste licenze siano banalmente la strumentalizzazione degli stessi mezzi del Copyright (ovvero, la Legge) per contrastare degli obblighi che stanno diventando talmente stretti dal risultare ridicoli.

Fino a quando il Copyright esisteva ma risultava essere un mezzo per difendere le proprie opere dagli abusi, questo ha avuto senso: io come singolo (o società) difendevo i miei interessi per un po’ di tempo guadagnando il necessario.
Poi beh, se qualcuno ne faceva uso dopo un po’ di tempo o se un privato decideva di realizzare qualcosa in proprio magari modificandolo (oggi è in voga il termine “remix” per indicare questo processo), il Buon Senso diceva che era ridicolo fargli causa. Anche se magari legalmente il tutto sarebbe stato ‘lecito’.

Ad oggi invece il Copyright è diventato qualcosa di ridicolo, costrittivo fino all’estremo e ‘enforced’ (pardon, mi sembra il vocabolo migliore) dalla legge fino all’estremo possibile, tentando anche di estenderne la validità, forzando la politica e cavillando per avere il massimo controllo possibile.

In un regime simile, ove ovvero il buon senso viene sostitutito dall’avidità e dalla cecità delle persone (o società) le Creative Commons sono la risposta ovvia ad un sistema insostenibile: l’utilizzo delle stesse leggi che rendono così forte e violento il Copyright per qualcosa di più umano.

Violento, si. La violenza deriva da un uso indiscriminato del mezzo ‘legale’, da un uso che sfrutta il massimo della pena in ogni occasione. Siamo arrivati al ridicolo che una attività più che lecita anni fa risulta essere oggi “violazione di copyright”: videoregistrate una trasmissione TV. Se poi pensiamo che qualcuno si è messo ad urlare alla pirateria sui video amatoriali distribuiti in rete riguardanti il Live8, la cosa fa ben più che ridere.

Pensare poi che il Copyright sia necessario per l’economia, è soltanto sinonimo della cecità delle società e delle persone. Le Creative Commons sono soltanto la codifica in legalese del Buon Senso sul Copyright. Almeno come idea, almeno fino a quando non ne verrà fatto abuso (o disinformazione).

7 comments Add yours below

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orangeek 2005 07 10 at 15:05

non so...

faccio anche io uso delle CC per il mio blog, ma, sinceramente, non avevo mai pensato a quali potessero essere le possibili "deformazioni" delle diverse licenze.

leggendo i link che hai sottoposto (e gli altri che seguono dalle pagine di 'settoblo'), sinceramente sembra anche a me [1] che difficilmente un magistrato possa farsi ingannare da un trucchetto simile a quello fatto dal discografico del thread. [2] il fatto che sia addirittura compresa, nella Non-Commercial, l'esclusione della distribuzione gratuita, mi fa propendere per questa idea...

boh, devo approfondirla comunque sta cosa! :D







[1] http://www.creativecommons.it/pipermail/community/2005-May/000644.html

[2] http://www.creativecommons.it/pipermail/community/2005-May/000640.html
2

Folletto Malefico 2005 07 10 at 15:26

Più che approfondirla, al momento lascio passare un po' d'acqua sotto i ponti. Già il secondo link riportato (e anche quelli da te riportati) segnalano come non sia 'fraintendibile'...



Però questo problema giunge a mio avviso in un'altra dimensione: la possibilità di manipolare il legalese e 'fare paura' anche solo facendo finta di conoscere le leggi meglio della persona che hai di fronte.

Anche citare una legge a caso può spaventare a tal punto la persona che hai di fronte al punto di ottenere tutto quello che desideri... ed è vergognoso, pensandoci.



3

wuti 2005 07 10 at 21:28

Io grazie ad uno dei tuoi link sono risalito a questo intervento da parte di un avvocato che ha partecipato alla stesura della versione italiana delle CC.



A me è da u po' che puzzano ed ho deciso, nel passaggio al mio nuovo blog, di eliminare tali licenze. Mi sembrano ancora un'ottima idea e molto promettente ma la mia decisione non era basata sui fatti che hai esposto anche tu qui. IN questo caso non fanno altro (i fatti in questione) che confermare i miei timori.



E' anche vero che l'intervento che ti ho linkato mi ha in parte tranquillizato ma mettiamola così: fino a completa risoluzione di tutte queste problematiche io non assegnerò una licenza CC a nessun lavoro prodotto dal mio ingegno.



E me ne sto al sicuro per un po'. Il resto si vedrà...



wuti
4

orangeek 2005 07 11 at 14:14

@folletto:

anche grazie al link segnalato da wuti, mi sono convinto ancora un po' di quanto pensavo prima.

il problema che sollevi nel commento è 'vecchio come la notte dei tempi': chi ha "cultura" (o comunque ne sa un po' di piu' su di un tema) prova a spaventare la controparte, magari affermando cose false (come il discografico del link, o i concessionari che ti vendono la moto usata e ti dicono che la garanzia è, _per legge_ -affermano loro-, 6 mesi... poi vai a leggerti la legge, e vedi che e' 2 anni! ). e' normale, almeno nel mondo in cui viviamo. penso non sia troppo correlato alla specifica formulazione della licenza (o dello statuto di una societa' o quello che e') in se', ma al fatto che le formulazioni "generiche ed astratte" (se non ricordo male, citando il Codice Civile), come quelle di una legge, difficilmente non prestano il fianco a possibili deformazioni ed interpretazioni. Dovrebbe poi essere la giurisprudenza e la dottrina a dargli un senso compiuto ed escludere le letture piu' distorte.

nel link segnalato da wuti, in cui scrive un avvocato, questi parla infatti dell'impossibilita' di essere certi di come dottrina e giurisprudenza interpreteranno la cosa, ma dice anche di essere convinto che la licenza, cosi' come e' ora formulata, sia ragionevolmente utilizzabile.

Con la licenza GPL fu la medesima cosa: e' stata formulata venti anni fa ma, in europa almeno, non eravamo certi fino a tempi recentissimi della sua validita' davanti ad un tribunale. e' stata fatta causa ad un'azienda tedesca per aver usato "iptables" in un router, senza distribuirne il sorgente e senza accludere la licenza intera, e il tribunale li ha condannati.[1]

concludo indicando l'esempio di quanto successo al Sig. Luca Armani in causa con la Giorgio Armani Corporation SuperAntani [2]; per quanto sia stato "folle" l'esito della vicenda in Italia (in canada e' stato diverso), questo e' quello che la giurisprudenza italiana ha tirato fuori. _non_ e' la legge in materia che e' sbagliata, ma sussiste sempre dubbi sulle conseguenze pratiche (fatta eccezione per i temi piu' classici e gia' affrontati nei tribunali centinaia di volte) per il fatto che poi la legge viene applicata da persone, che sono influenzate nella decisione da zilioni di fattori, da quelli personali a quelli, diciamo, piu' esterni...



[1]http://www.apogeonline.com/webzine/2004/05/20/01/200405200102

[2]http://puntonet.netfirms.com/itart.php?q=11
5

Folletto Malefico 2005 07 11 at 15:22

Si, la domanda è proprio "vecchia", ma al momento è quella che salta più all'occhio in questi casi, a mio avviso.



Il punto credo sia proprio questo: servirebbe sapere come un tribunale italiano (o europeo?) decide nei confronti di questa legge. Ad esempio sarebbe interessante se quei ragazzi intestassero davvero causa a quel produttore.

Questo creerebbe un precedente, che se non erro porta ad essere una guida per eventuali sentenze future.



Il caso Armani credo sia proprio una di quelle cose che fa un po' temere il peggio, ma d'altronde non si può sempre pensare per la peggiore delle ipotesi: motivo per cui tengo la licenza e l'ho anche aggiornata alla 2.5. ;)



Peraltro, è interessante una domanda che fece Bru a Joy Ito in concomitanza di un incontro qui a Milano: il punto era che è difficile per un privato cittadino, in Italia (Europa?) con l'attuale sistema giuridico impugnare la licenza CC e andare contro qualcuno che ha violato i propri diritti. Ma d'altronde, questo è anche vero per un normale Copyright...

Manca questo tipo di informazione, diffusa. E manca forse uno status mentale che porti a considerare le cose in un certo modo.



Per il resto, credo che wuti non sia più al sicuro con un C che con una CC, ma son scelte personali ;)
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orangeek 2005 07 11 at 18:40

in italia (a differenza dei sistemi anglosassoni) non vige il sistema dei precedenti giudiziari vincolanti (un giudice decide in merito ad una questione e quelli successivi si adeguano), pero' comunque ha un minimo di valore (tipo, per cassazione e costituzionale), ma non obbliga i giudici successivi a decidere allo stesso modo.

sicuramente, saremmo piu' tranquilli se qualcuno avesse gia' portato in tribunale una questione simile, ma avviene sempre la stessa cosa con i "temi freschi freschi". anche se facessero _ora_ una legge per legalizzare il p2p (probabile...:( ), ci vorrebbe un po' per essere certi delle interpretazioni che la giurisprudenza gli darebbe.

comunque, io per ora mi tengo le CC, anche per la mia tesi di laurea!!
7

Berek 2005 07 12 at 11:58

Molti usano i copyright come mezzo per fare soldi senza sbattersi troppo per sviluppare qualcosa di realmente innovativo.

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