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Il salto

12:32 Writings
Ieri notte il mio blog era down per "motivi tecnici" e quindi ho scritto, di getto, questo racconto breve su un forum. Lo trascrivo ora qui.

Il problema, si avvide, non era decidere di saltare ma quel breve, brevissimo istante che intercorre fra la rincorsa e il vuoto. Il preciso momento in cui il corpo si stacca da terra. Prima non c’è niente. Dopo, l’aria, il volo, il tuffo e l’acqua cristallina in fondo. Un cambiamento così radicale non sembrava poter essere racchiuso in quell’istante, fra il suolo e il piede, in cui la terra decideva che non faceva più per lui. Come poteva esserlo?

E così, ancora una volta, lo vide prendere la rincorsa. Quanti anni avrà avuto? Otto? Dieci? Si, dieci. Non importava, in fondo. Non c’era nessuno intorno. Solo quel bambino, la scogliera e il mare. A pochi centimetri dallo stacco, si fermò ancora una volta. Mancava il coraggio. Lo capiva e non poteva che sorridere, vedendolo struggersi nell’indecisione, spinto dal coraggio e fermato dalla paura.

Si sentiva un po’ un intruso: sapeva di non essere visto eppure capiva che era evidentemente un osservatore estraneo alla sfida che quel bambino stava sostenendo. Una sfida non con il mare, ma fra sé e sé. Gli sorrise.

Era ancora fermo, a qualche metro dalla sottile linea esistente fra la scogliera e il vuoto, con i suoi pantaloncini azzurri che brillavano al sole che clemente lo guardava. Sembrava danzare quasi, nell’indecisione fra il partire e lo stare fermo. Rincorsa. In pochi secondi giunse sul bordo ma ancora una volta… no, aveva saltato.

Aveva saltato.

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