Questo estratto è apparso come risposta su un forum in seguito ad una discussione sulla possibilità di utilizzare la svastica come simbolo attribuendole il significato originale, invece che quello deviato costituito in seguito al nazismo.
Parte 1 - Il Simbolo
Il simbolo è, per sua stessa definizione, una raffigurazione grafica carica di un significato maggiore rispetto a quello che il tratto grafico rappresenta di per sé.
Il simbolo quindi, in questa accezione, trae significato su tre livelli distinti:
- livello grafico (morbido, duro, pieno, vuoto, etc).
- livello interpretativo primario (cosa il simbolo raffigura, qual è la sua semantica abituale)
- livello interpretativo esteso (significati aggiuntivi, disposti sia sincronicamente che diacronicamente).
Il livello grafico è palese a tutti, anche se spesso ignorato in questo tipo di valutazione. L’utilizzo di una semplice linea, rispetto ad un altrettanto semplice quadrato colorato, avrà un impatto visivo completamente differente. Esattamente come un font sottile darà un senso di leggerezza, mentre un font grosso darà un senso di pesantezza.
Il livello interpretativo primario è il significato che viene in mente nell’istante in cui il simbolo viene guardato. Se vedo una lettera “C”, la prima interpretazione sarà “lettera C”. Questo è primario perché veicolato direttamente come prima impressione.
E’ importante però considerare come questo approccio possa essere sia intrinseco che sociale. Se il mio simbolo raffigura un albero, quello è universalmente un albero, sarà il suo significato primario. Ma se è anche il simbolo di un partito, avremo un significato aggiuntivo.
Allo stesso modo “C” può estendere i suoi significati, sovraccaricandosi e acquisendo quindi anche il significato di “carbonio”, oppure di “linguaggio di programmazione”.
E’ importante notare come il livello primario sia sotto certi punti di vista una caratterizzazione dei significati estesi. Oppure, in altri termini, i significati estesi non sono altro che significati che possono essere inferiti ma che non avvengono immediatamente perché hanno poco background socio/culturale nella mente del lettore.
Parte 2 - De’ Significati
Il livello grafico è abbastanza palese, seppure sottovalutato, e comunque non utile a questa disamina sui significati. Anche se prima di passare alla semantica vorrei fare notare come una differenza di tratto potrebbe cambiare completamente la percezione del simbolo.
Nel punto (1) ho delineato con una certa superficialità un punto che vado ora ad esaminare. Ho detto che il significato del simbolo è strettamente culturale.
Ed è questo il punto centrale della questione. Abbiamo un collegamento arbitrario fra un segno grafico ed un significato. Questo significato arbitrario esiste in quasi qualunque opera umana ed è fondamentale per veicolare una informazione in modo sintetico ed esauriente.
Ad esempio possiamo prendere la lettera “s” che nella sua semplicità apparente nasconde in realtà una sequenza notevolissima di significati primari, anche solamente a riguardo della sua pronuncia. E questo, solo per l’italiano, perché in altre lingue abbiamo altri significati primari attribuibili.
L’arbitrarietà e la dipendenza culturale di questo elemento è quindi qualcosa che è imprescindibile nel concetto di simbolo. Anche nel caso di simboli universali (non del tutto, ma quasi) quali ad esempio quelli stradali è chiaro che si tratta di convenzioni. Semplicemente ricadono nell’universalità a causa della loro diffusione.
Parte 3 - Magnitudo e Contesto
Essendo un fattore culturale, è importante notare come si debba considerare la magnitudo di estensione del significato di un simbolo.
Avendo quindi un simbolo A, il suo significato primario sarà quello con magnitudo maggiore, ovvero accettato dalla maggior parte delle persone in un dato contesto.
Questo significa che il significato primario di un simbolo è determinato dalla magnitudo, ovvero dalla quantità di persone che inferiscono un significato, ed in secondo luogo dal contesto.
E’ banale dimostrare come una croce stilizzata vista in prossimità di una chiesa implica la simbologia religiosa, mentre la stessa croce davanti ad un ospedale ha un significato differente.
Parte 4 - Inside the Topic
Entriamo ora in merito della questione sollevata da P*, prima di tutto da un punto di vista strettamente simbolico.
Il discorso in questa accezione non fa una grinza. Chiunque è libero di attribuire significati ad un simbolo, ed anzi è nella natura umana una libertà simile. E’ quasi impossibile non attribuire a qualcosa significati aggiuntivi. Il solo “passeggiare per una strada” associerà a tutti gli elementi ivi visti nella nostra mente l’evento per cui stiamo passeggiando in quel luogo.
Questo naturalmente rientra nella sfera del soggetto, ovvero abbiamo una magnitudo minimale (= 1) che richiede di essere estesa se vuole diventare un simbolo comunemente accettato. Non mi vorrei però dilungare sulla forgiatura dei simboli a diffusione maggiore.
Il punto sollevato è che però seppure sia naturale e istintivo assegnare un significato questo dipende strettamente dai due fattori sopra elencati, ovvero magnitudo e contesto.
Nell’accezione della “svastica” (ovvero l’argomento che ha fatto nascere questo testo n.d.a.), in quanto simbolo, abbiamo sempre i tre livelli prima esposti.
E’ degno notare peraltro che la svastica utilizzata nel contesto nazista era raffigurata sul livello grafico in un modo peculiare: in nero, tratti netti, rigidi e spesso. I bordi erano tutti a 90°, sia quelli costruttivi (la forma) sia quelli di linea (il terminale della linea stessa). Quindi, seppure in modo sottile la formulazione nazista della svastica è già di per sé deformata dall’originale. Il carattere nero, spesso e la precisione chirurgica dei margini già di per sé stimola a livello percettivo un certo tipo di impressione. Questa componente dell’impatto dei simboli è spesso sottovalutata: si dovrebbero vedere le cose prima in modo ingenuo, ossia vederle per come sono, poi iniziare a capirle.
Passando invece alla semantica, la prima interpretazione in occidente di quel simbolo è strettamente legata al nazismo. Questo quindi definisce il contesto (occidente) nel quale ci troviamo, unitamente alla magnitudo (la quasi totalità della popolazione).
Quindi, nella codificazione occidentale del simbolo, questo è il suo significato primario e quindi universalmente accettato nel contesto che ho definito.
In questo contesto quindi ogni altro significato (incluse le magnifiche donzelle che si rincorrono intorno al lago che ancora ricordo a fregio di una tomba che visitai) risulta essere secondario, assieme ad eventuali altri significati (già qui ne abbiamo due, ovvero l’interpretazione posta da Q* e quella di P*).
A questo semplice concetto si aggiungono quindi altri fattori culturali, come la storia purtroppo recente e il dramma vissuto di milioni di persone. E questo è un peso molto grosso che tale simbolo rappresenta.
E’ chiaro come, anche in un ipotetico futuro in cui la svastica tornasse al suo significato originale, non perderebbe comunque un significato secondario.
Sottolineerei però, unica nota personale, come non mi auguro che il simbolo della svastica possa perdere il suo significato primario come è oggi: significherebbe “dimenticare”. E credo che siano cose da non dimenticare.
Parte 5 - Inside the Topic / Legalità
Qui bisogna quindi toccare purtroppo il discorso di Legge e Libertà, data la peculiarità del simbolo di cui si sta parlando.
Prima di tutto è fondamentale notare come il simbolo sia perseguito con leggi apposite in parecchi stati che hanno subito la terrificante pressione e repressione della forza che quel simbolo rappresentava.
In questa accezione, è quindi scorretto “fregiarsi” di un simbolo tale, semplicemente perché vietato. Ma in questo caso non vorrei dilungarmi eccessivamente perché la legge è disponibile a tutti per la lettura.
Parte 6 - Inside the Topic / Libertà
Nell’accezione di libertà, è chiaro come l’idea di libertà sia legata a doppio nodo sull’idea di limite.
Questo è un paradosso apparente ma che risulta chiaro a chiunque voglia approfondire la questione in modo più dettagliato. La libertà in queso universo non è assoluta ma sempre vincolata a qualcosa. La nostra libertà di movimento è vincolata dai muscoli, dalle articolazioni e soprattutto dalla gravità. La nostra libertà di pensiero interiore è limitata dalla conformazione della mente (o se volete posso utilizzare stiracchiandolo un po’ il termine “intelligenza”).
Passando all’interazione umana, la nostra libertà è sempre limitata dai vincoli precedenti a cui si aggiungono i limiti delle libertà altrui. Due libertà si confrontano sempre parimenti e quindi in una utopia di pensiero dovrebbero dimezzarsi in proporzione, fornendo il 50% di libertà a ciascuna delle due persone.
Questo calo di libertà si compensa nell’aumento di possibilità in altri campi. Per citarne due, lasciando poi al lettore l’interpretazione successiva:
- noi esistiamo solamente in relazione a qualcun altro. La persona è di fatto un polo di una rete sociale dalla quale dipende. Si può diminuire questa necessità, ma anche quando fosse portata teoricamente a zero avremmo comunque un ambiente naturale di relazioni. E se annullassimo anche questo saremmo morti (o nel nirvana, ma qui dipende dall’approccio che avete alla cosa).
- noi nel confronto con qualcuno aumentiamo le nostre possibilità di conoscenza, produttività e una moltitudine di altri fattori che nell’interazione si moltiplicano.
E’ quindi fondamentale considerare la libertà come qualcosa di limitato intrinsecamente e per definizione. E’ una definizione pragmatica, certamente, ma non sono definizioni teoriche quelle che ci interessano ora.
Di fatto quindi fregiarsi di una svastica (significato primario definito, magnitudo elevata nel contesto occidentale) assume in questo contesto anche altri significati, la contraddizione in una certa misura. Questo perché anche chi ne fa uso in quanto contestualizzato nello stesso ambiente capisce il suo significato primario e semplicemente desidera “sfidarlo”: in positivo (naziskin) o in negativo (ripristino del suo significato originale e/o altri significati).
Ma qualunque sia l’intento, arriva a ledere la libertà altrui. Certo, non tutti gli “altrui” ma di sicuro “certi altrui”. E quindi in quest’ottica è questione di rispetto non fregiarsi di quel simbolo, che ancora oggi può portare alla memoria in determinate persone ricordi terribili che probabilmente vorrebbero dimenticare.
Questo non implica naturalmente che non possiamo discuterne, come stiamo facendo qui, o che un cimelio possa essere esposto in un museo, in casa o in un museo (correggetemi se legalmente sbaglio), in quanto non vi è il pericolo che qualcuno, passando per caso, possa sentirsi leso.