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There isn’t a single great work…

23:08 Thoughts

There isn’t a single great work in the history of civilization, no novel, symphony, film, or song that was completed as a 1/5th time-slice between e-mail, IM, cellphones and television.

Full stop.

Ecco, fra tutte le cose sull’argomento forse questa è quella che mi ha colpito più di tutti.

Dal quale aggiungo, quindi:

Law of lost attention: The value of something you spend attention on is dependent on how much attention you spend on it.

Ora, a fine articolo propone un test: “Fare una lista di tutte le cose che leggete, controllate, curiosate o navigatte ogni giorno (incluso ogni gadget o periferica che usate almeno una volta al giorno). Fate una seconda lista dei motivi per cui lo fate. Cosa state tentanto di ottenere o provare?”

Il test prosegue, ma già solo questo mi è sufficiente. Ed ho una risposta che si fonde con una mia idea: molte delle cose con cui interagisco sono volte ad ottimizzare le occasioni sociali. Questa frase risulta un po’ criptica se non spiego una mia teoria in merito.

Io credo che per molte cose vi sia il principio dell’essere al posto giusto al momento giusto. Ovvero, nella nostra vita sono degli avvenimenti apparentemente casuali e del tutto fortuiti che possono generare una serie anche molto favorevole di avvenimenti. Non si tratta di caso, o di fortuna, ma essenzialmente di esserci.

Parentesi: questo collima anche con il principio sociale della norma della familiarità: ciò che è familiare è più piacevole.

Il principio è quindi: pur non facendo niente o devolvendo il minimo sforzo, l’importante è esserci. Perché potrebbe uscire quella parola, quella situazione che se colta istantaneamente potrebbe causare una catena di eventi favorevole. Incrementando questi fattori, ovvero aumentando la possibilità di esserci, aumenta anche la probabilità di eventi positivi. A quel punto, si tratta soltanto di scegliere se vogliamo oppure no.

La cosa più curiosa in assoluto è che questi istanti poi si perdono nella memoria, perché sono molto brevi e del tutto insignificanti dal punto di vista semantico, dal punto di vista emotivo e molto altro.

Quindi per quanto trovi sensate le tesi e le dimostrazioni scientifiche sugli svantaggi cognitivi del multitasking non posso evitare di mediare i momenti di concentrazione con quelli di interazione (che si traduce in multitasking: im, mail, web, telefono, …).

Già però risulta evidente una controtesi: implicitamente mi trovo ad amare la notte perché risulta essere più produttiva del giorno. Dedicandomi la notte alle mie attività, ho l’assenza di persone online e quindi di “occasioni” da cogliere. Siccome “tutti” fanno in questo modo, la perdita è ottimizzata: al mattino vi sono meno persone online, comunque.

Ok, devo rifletterci ancora.

4 comments

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Napolux 2006 03 25 at 09:51

Che ci sia un riferimento a quello di cui stiamo parlando altrove?

;)
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Napolux 2006 03 25 at 09:52

Ah, errore cliccando sul calendar qui sotto.

Fatal error: Call to undefined function: bx_shift_down_headlines() in /wp-content/themes/zerosix/archive.php on line 60
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najima 2006 03 25 at 11:34

non è detto che le cose più familiari siano più piacevoli... ps. ancora non sono riuscita ad iscrivermi a Flickr ^_^ conto di farlo prossimamente. Grazie mille per i commenti!!! Buon w-end
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Folletto Malefico 2006 03 25 at 12:22

Napolux si, lo so... il template è ancora in cantiere e ci sto lavorando giorno per giorno.

Najima, il concetto di familiarità è lo stesso per cui la pubblicità funziona ed è dimostrata da un gran numero di studi sociali... mi riferivo a questo. :)