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Postpensiero

14:00 Thoughts

Stavo ragionando su un mio schema di pensiero e penso che possa essere utile quantomeno a me buttare giù due righe sul ragionamento che sto facendo. Il punto di partenza è che mi sono “scoperto” a pensare alle cose solamente in un secondo momento.

Ovvero, ci sono due posizioni che posso assumere:

Perché questa distinzione apparentemente futile? Perché mi sono reso conto che sotto una certa prospettiva nel momento in cui sono Attuatore sto formalizzando qualcosa di già pensato, mentre nel momento in cui sono Recettore non penso ma mi dedico a “registrare” tutto quello che mi trovo davanti.

Questi due stati sono sia micro, ovvero si formalizzano più volte altalenanti all’interno di uno stesso discorso o azione, oppure macro, ovvero a volte passo ore in modalità Recettore o Attuatore, come fossero una sorta di stato mentale di base.

Cosa comporta questa osservazione? E da cosa nasce, soprattutto? Il punto è che mi sono trovato molto spesso ad avere “qualcosa da dire” soltanto dopo che un discorso o evento è accaduto. La cosa non è evidentemente piacevole soprattutto se le occasioni sono uniche, ma è degna di osservazione perché delinea una sorta di andamento a tre stati del mio pensiero.

Le tre fasi sono:

  1. Registrazione, conseguenza della modalità in Recettore
  2. Pensiero, ovvero elaborazione dei dati registrati fra di loro e con le mie conoscenze pregresse, il punto focale di questo post
  3. Attivazione, ovvero la possibile entrata in modalità di Attuatore.

Io mi trovo quindi ad applicare una sorta di postpensiero (come l’ho chiamato, anche se scopro ora essere il titolo di un libro), ovvero una situazione in cui il pensiero (creativo o razionale) si applica in una seconda fase.

A questo mi viene immediatamente da contrappore il nuncpensiero (“Hic et Nunc”, “qui e adesso”), ovvero quella fase di pensiero mentale che si realizza nell’istante di registrazione o di attivazione.

I due sono naturalmente affini, ma si pongono in posizioni differenti all’interno della dinamica. Il postpensiero, almeno nel mio caso, è molto approfondito e dettagliato, ripassa sulle cose più e più volte e si fa cogliere dal dubbio e dall’ispirazione.
Di contro il nuncpensiero avviene nei momenti di attivazione (e in parte, ma molto meno, di registrazione) e fondamentalmente è il quid che ne guida l’evoluzione. E’ molto più focalizzato e raramente spazia al di fuori dell’idea su cui sta lavorando. Peraltro, se si trova a spaziare significa che è finita la fase di Attivazione e che è arrivata quella di Pensiero… trattandosi quindi di postpensiero.

Non mi è ancora ben chiara questa distinzione che ho fatto, né sono sicuro del tutto abbia un senso (l’unico punto su cui ho una certa chiarezza è il postpensiero). Ma mi è utile come base per il proseguire del ragionamento.

3 comments Add yours below

1

Lady 2006 08 06 at 14:23

...sarà che non sono ancora ben sveglia...
sarà che non ho preso ancora il caffè...
ma non sono riuscita a capire molto, peggio di un trattato di fisica quantistica...
però se tu dici che ti è utile! :)
2

Bru 2006 08 10 at 03:14

Io di solito paragono quello che tu chiami nuncpensiero al giocare a squash: tiri la palla contro il muro e questo rimbalza. Pura reazione, avviene in superficie per cui gli agenti ne sono poco penetrati/contaminati.
Poco interessante, ma a volte estremamente utile.

Il postpensiero è un po' come mettere una monetina nella macchina del caffè: qualcosa accade dentro, la monetina viene trasformata, ed ecco che un bel bicchiere di caffé caldo e fumante esce dal ventre della macchinetta (sul fatto che poi sia anche buono beh... questo dipende dalla macchinetta ;) ).
3

Folletto Malefico 2006 08 10 at 03:22

La metafora direi che è estremamente calzante, al che mi verrebbe dal contro-domandarti se quindi anche tu "percepisci" in qualche modo questa distinzione... :)

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