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Siena Design Project 2006 - Journey, Report and Ideas

01:47 Technocracy
Report della giornata finale del Siena Design Project 2006, in data 26 luglio 2006, con qualche osservazione. Per chi fosse interessato, gli spunti di riflessione credo non sian pochi. L'articolo è stato pubblicato anche su Idearium.org

Per svariate congiunture astrali, ma soprattutto per merito di Leandro, quest’anno sono riuscito a prendere visione alla fase finale del Siena Design Project 2006 (23-26 luglio). Data la personalità di Leandro gli è sembrato opportuno che fossimo in due a partecipare e così io e Dario Violi, un mio collega in Key-One, ci siamo ritrovati sulla via per la Certosa di Pontignano.

Il Siena Design Project esiste da tre anni ed ha come mente organizzatrice quella di Antonio Rizzo, che avevo già avuto modo di vedere in un video a Frontiers of Interaction 2006.

Journey

Normalmente eviterei di aggiungere, in questo genere di scritti, informazioni contestuali che rientrano nella categoria “come è andato il viaggio”. Farò una eccezione, liberi di saltarla se lo desiderate.

Un viaggio Milano - Siena sembra abbastanza normale: musica improbabile, osservazione degli altri automezzi per notare dettagli curiosi (tipo macchine targate 666, o PA 551 ON), zapping fra svariate radio fra cui selezioni “da ascoltare in compagnia” come Radio Maria. Sicuramente vero, se non fosse stato per due avvenimenti che non potremo scordare.

Il primo è stato un simpatico camion che, mentre procedevamo con tutta calma a sorpassarlo, ha deciso di dire addio ad una sua compagna d’avventure, dicasi la ruota sinistra. Ella decise d’abbandonarlo intorno ai 100 km/h e di guadagnare la sua libertà salutando con gioia il cofano e il parabrezza della macchina di Dario. I cinque minuti di silenzio successivi sono stati abbastanza descrittivi della gioia da noi provata nel fare quell’esperienza. Abbiamo tacitamente ringraziato l’ingegnere che ha progettato le ruote doppie sui camion.
Successivamente alla mitica frase “mangiamo all’autogrill dopo” e di conseguenza al miglior fast food della nostra vita due ore dopo, ci siamo addentrati per l’ultimo tratto di strada fra le colline per raggiungere la Certosa. Il fatto che la santa Radio Maria fosse disturbata non ci preoccupava molto, almeno fino a quando non abbiamo notato la singolare sincronizzazione dei disturbi con dei demoniaci fulmini davanti a noi. Il simpatico temporale estivo si presentò con la mia esclamazione: “Hey, guarda, lì piove!”, indicando un punto della strada prima del quale non pioveva e dopo il quale ci siamo sentiti in canoa.

Siena Design Project 2006 - Chiostro Certosa di Pontignano durante il temporale

Siamo quindi giunti al parcheggio della Certosa con visibilità prossima allo zero, pioggia orizzontale e un manto stradale di rametti estirpati dalle piante. Sicuri delle nostre conoscenze scientifiche abbiamo convenuto che la macchina era un posto sicuro in quanto costituente una gabbia di Faraday. Giunti al chiostro coperto della Certosa mezzi lavati nonostante gli ombrelli e i soli 10 metri che ci separavano dall’entrata abbiamo notato di essere arrivati tardi per poter assistere al crollo causato dal temporale di metà dell’abete interno. Il temporale è letteralmente svanito nell’istante in cui abbiamo aperto la finestra della nostra stanza. Murphy docet.

Siena Design Project 2006 - Foresteria, entrata del chiostro

Report

Per il report consiglierei primariamente la visione del sito ufficiale del SDP2006, che risulta essere esauriente e comprensivo anche delle presentazioni di ciascun progetto.

Senza la pretesa di obiettività, delineo alcuni punti per ciascuno, quelli che presumibilmente mi han colpito di più. Cerco di fornire i tratti essenziali di ciascuno senza essere troppo prolisso: se qualcuno fosse interessato vi sono le presentazioni sul sito ufficiale ed eventuali contatti aggiuntivi.

Uccello è un progetto molto interessante, soprattutto dal mio punto di vista per l’approccio molto completo che hanno avuto: partendo da conoscenze quasi nulle il gruppo si è addentrato nelle dinamiche dei birdwatchers per rilevarne i problemi e quindi produrre un oggetto efficace e funzionale. Questo gruppo dell’Università di Stoccolma (Royal Institute of Technology, Stockholm, Sweden) ha realizzato un piccolo prodotto per supplire ad alcuni problemi che una analisi iniziale ha rilevato fra i birdwatchers: si tratta di una sorta di fotocamera che si aggiunge alla normale strumentazione e risulta essere trasparente all’uso.
Il progetto è degno di nota anche perché prende a riferimento un ambito fuori da quello che è il flusso principale della ricerca, come quasi a voler sottolineare che il buon design non lo si ha solamente con progetti integrati, collegamento ad internet e tutte queste cose oggettivamente di moda, aspetto che comunque potrebbe aver penalizzato la percezione del progetto stesso.

Vox Populi è il nome del progetto dell’Università di Siena, che vuole tentare di risolvere un progetto piuttosto ambizioso: uno spazio urbano che il cittadino può utilizzare per lasciare commenti ed interagire a vari livelli con la città (sia altre persone che il comune). Si tratta di alcuni spazi posizionati in varie posizioni in Siena e dotate di panchine e di un terminale intelligente. Il primo prototipo consentiva agli utenti di poter lasciare commenti vocali.

I problemi in questo caso sono notevoli e relazionati sia a questioni meramente fisiche (come costruire, come evitare il degrado, …) sia a questioni sociali (l’ampio spettro di età che farà uso dello strumento, …) sia a questioni amministrative (deve esserci una struttura che gestisca gli spazi e soprattutto ascolti i commenti).

Aggiungerei un dettaglio su un progetto che non è stato premiato ma che comunque era presente: Library Lounge. Vi rimando al sito del SDP per questo.

Lorg Láimhe (Hand Print) è invece il progetto dell’Università di Limerick. Lo scopo era cercare di dare visibilità al Milk Market, senza snaturarne l’essenza. Questo spazio commerciale è ancora molto caratteristico ma di contro risulta essere esterno alle principali vie di traffico cittadino. Il progetto, successivo ad una fase preparatoria e di indagine, consiste di uno schermo molto particolare disposto in due luoghi: il mercato e la via cittadina principale. Questo schermo è dotato di sensibilità al tatto e “mette a fuoco” l’immagine se si appoggiano le mani su di esso, avvicinandosi. La spiegazione capisco che è piuttosto parziale ma il fulcro dell’interazione è dettato dalla naturalezza del gesto unitamente all’interazione con le persone dall’altra parte.

i-Flow della Domus Academy di Milano ha chiuso la serie di presentazioni. Il progetto è forse stato per quella che era la mia impressione il più interessante e per certi versi anche quello con qualcosa in più pur mantenendo una certa soglia di realizzabilità. Si tratta di un sistema ideato dal concetto di libertà del Parkour (wiki, video, sito), che vuole riprendere gli spazi cittadini. In pratica verranno “marcate” alcuni percorsi nella città tramite i simboli di i-Flow e questi attiveranno un cronometro per il percorso. La somma di tutti i tempi verrà mostrata su uno schermo alla fine del percorso, sul proprio cellulare e anche su un servizio online sincronizzato. Seppure l’infrastruttura per realizzarlo sia notevole, il progetto si basa su una idea molto accattivante ed è strutturato molto bene.

Ideas

Idee ce ne sono state molte. Come ha ben formalizzato Dario parlandone, i progetti spaziavano da Uccello, molto concreto e pragmatico, praticamente pronto per la messa in produzione, ad altri progetti meno concreti ma molto più ricchi di spunti, quasi a sembrare una base per future evoluzioni. A grandi linee queste considerazioni han ricalcato quelle fornite come motivazione ai premi assegnati.

Siena Design Project 2006 - Antonio Rizzo, Premiazioni SDP2006

Personalmente ho trovato molto affascinante il progetto Lorg Láimhe, probabilmente per la semplicità dell’utilizzo - l’interfaccia sono di fatto le mani - e il concetto della vicinanza e del contatto come “medium” per interagire. I dubbi ci sono sempre e le evoluzioni future saranno sicuramente più raffinate, ma trovo personalmente che l’abbandono di una “interfaccia da imparare”, per quanto semplice, sia una cosa da perseguire nonostante le difficoltà che può incontrare tale approccio.

E’ anche interessante vedere come diversi progetti hanno avuto presentazioni differenti: curiosamente Dario notava che le presentazioni italiane erano a fondo nero, quelle straniere a fondo bianco. Se l’Italia fa tendenza, l’anno prossimo vedremo presentazioni nere più diffuse. Note di costume a parte, le presentazioni estere erano molto più incentrate sulla fase di analisi e ricerca, ovvero sul metodo per ottenere un buon prodotto, piuttosto che sull’idea e sulla definizione del progetto finale (questo non significa che siano più o meno accurate, semplicemente le presentazioni avevano questo tono).

Personalmente sono stato impressionato dal SDP 2006, seppure mi è stato riferito che ha avuto un’affluenza ridotta rispetto agli anni precedenti. L’ambiente in cui viene organizzato è davvero splendido (non ho fatto che ripetere “figuriamoci se a Milano gli viene anche solo in mente una idea simile”) e fornisce una cornice perfetta al SDP, con un contrasto fra antico e moderno che solo una Certosa ben tenuta come questa può dare.
La figura di Antonio Rizzo che ho avuto modo qui di conoscere dal vivo si è presentata come molto interessante, ancora più di quanto potesse apparire dopo il video che ha portato alle Frontiere dell’Interazione 2006.

Siena Design Project 2006 - Secondo chiostro della Certosa di Pontignano

L’unico rammarico può nascere solamente allargando il panorama: SDP è qualcosa ancora di piccolo, almeno ai miei occhi, che non si evidenzia con tutti i suoi pregi a livello italiano (e quindi suppongo neppure europeo). E’ davvero un peccato, perché le carte in regola credo ci siano tutte… anche se forse si perderebbe quel carattere amichevole che ho potuto respirare in questa giornata.

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