08
10
06

Fiducia: Web2.0 e Società Umana

23:14 Thoughts

Il trend di internet che prende il nome Web2.0, si basa su alcuni elementi chiave. Non starò qui ad elencare tutte le variazioni (non c’è una visione univoca su cosa sia il Web2.0) ma una cosa è sicura: il concetto di fiducia (“trust”) è qualcosa che permea tutta questa ondata di innovazione.

fiducia, s.f. 1. sentimento di sicurezza che driva dal confidare senza riserve in qualcuno o in qualcosa 2. credito

La fiducia appare in più momenti:

  1. Fiducia come rete sociale. La creazione di contenuti seguita da dialogo, correzioni e miglioramenti, implica a priori l’esistenza di una rete di conoscenze e persone, uomini, che interagiscono fra di loro costruttivamente per fare qualcosa. La blogosfera, assieme ad iniziative come FOAF, è di fatto una rete di persone che hanno fiducia l’una nell’altra a più livelli.
  2. Fiducia come voto. Una volta creato il contenuto, è fondamentale capire quanto questo è affidabile, ovvero quanto il suo contenuto è veritiero, interessante o quant’altro. Il numero di persone che “votano” il contenuto ne aumentano la credibilità (web credibility guidelines). Lo stesso “PigeonRank” di Google si basa su questo: più siti linkano una pagina, più questa è ritenuta di valore (ho semplificato). Citiamo Digg, o del.icio.us.
  3. Fiducia come affordance. Ho usato il termine di Don Norman, ma avrei forse potuto usare il più adatto termine di Veen, “surface design“. Senza scordare BJ Fogg e la sua captology: questo è infatti il nome dato alla scienza che studia il computer come tecnologia persuasiva.

Per chi deve creare, produrre e se vogliamo sfruttare questo trend, la fiducia vista in questo senso è sicuramente qualcosa di fondamentale e va capita appieno.

Quello che però forse sfugge e a cui ho pensato è che di fatto la fiducia è qualcosa di pervasivo. I nomi ‘società’, ‘cultura’, ‘dialogo’, non vorrebbero dire niente senza fiducia. Non solo questa società non starebbe in piedi sincronicamente come rete sociale, ma non avrebbe neppure potuto diacronicamente evolversi culturalmente: se io hon ho fiducia delle persone non posso né avere amicizie ma neppure relazioni socialì: se non ho fiducia non vi credo e se non vi credo una relazione non ha scopo.

Non solo: non potrei stare sulle spalle di nessun gigante, perché io non credo nel gigante. Se non avessi fiducia nell’autore che sto leggendo, nel sito che sto guardando, nella persona che mi sta insegnando, significherebbe che ogni “scoperta” dovrei rifarla da zero. Altrimenti non vi crederei.

E’ evidente che potremmo procedere a ritroso fino a giungere ad un problema filosofico: senza fiducia, come posso io credere in me stesso? Come posso essere sicuro che una cosa accaduta prima si ripeterà poi. La stessa esitenza vacillerebbe? Forse sto semplificando, però…

Però, ognuno di noi non solo ha una fiducia innata verso qualcuno o qualcosa perché ha avuto esperienza di potersi fidare, bensì ognuno di noi deve aver fiducia per poter vivere, è naturale ed intrinseco nella vita stessa. Il ‘trust’ del Web2.0 è la scoperta dell’acqua calda.

Ma l’uomo esperiente di fiducia ha anche capito che tale forza può essere sfruttata. I media sfruttano questo elemento ogni giorno, la pubblicità ha i “testimonial”. Internet ha lo spam, mostro tentacolare che inficia i mezzi di comunicazione umana. Il parallelo può essere più interessante di quel che sembra: posso progettare e realizzare un servizio web che faccia uso della fiducia (web2.0). Se avrò successo, dovrò confrontarmi con i tentativi di abuso della fiducia e quindi dovrò fare in modo che il mio sistema dubiti. Se il mio sistema non dubitasse verrebbe sfruttato e quindi non si potrebbe più avere fiducia nel servizio e quindi il sistema stesso crollerebbe.

Per avere fiducia bisogna quindi saper dubitare nel modo corretto?

1 comment

1

Gianandrea Giacoma 2006 10 09 at 12:35

Trovo molto interessante che il Web 2.0 rimetta al centro le persone e le relazioni. Credo anche che non si parli abbastanza di come lo sviluppo e la diffusione della ICT faccia emergere il "mondo interno" dell'utente, lo renda oggetto di riflessione e condivisione.

La mia sensazione è che gli addetti ai lavori debbano incominciare ad affrontare seriamente i risvolti psicodinamici dell'uso di questa tecnologia, altrimenti si rischia di rimanere alla superfice e di non capire cosa sta avvenendo e cosa potrà avvenire in futuro.

Ci sono specifiche problematiche, tipiche di questo periodo storico-culturale, che il Web sta assumendo su di sé nel tentativo di superarle. In un Web che mette così tanto al centro le persone non credo sia importante conoscere soltanto gli ultimi sviluppi di ajax per progettare qualcosa.

Concediamoci, giustamente, ancora un pò di euforia (effettivamente il Web sociale è una bella novità) ma, come scrivi anche tu, le cose non sono così semplici. Per salvaguardare e sviluppare questo lato del Web è bene ragionare anche sui suoi lati ombra.
Quindi, condivido a pieno il tuo suggerimento di un sano dubbio e aggiungo che molte volte è meglio parlare di seduzione più che di fiducia.

Il tema è importante, articolato e merita la giusta attenzione.
Nel mio piccolo, se riesco a trovare il tempo, cercherò in futuro di farne un post.