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Malati di Internet?

21:21 Thoughts

Oggi mentre mi dedicavo alla permutazione fra una stanza e l’altra di casa, mi è caduto l’occhio su un titolo di una pagina interna di un quotidiano, che non citerò perché comunque non è il caso in sé di cui voglio parlare.

Il titolo è: “Si può essere ‘malati’ di Internet?”.

Ho letto la breve intervista che segnala come da una recente ricerca il 90% dei ragazzi sotto i 21 anni utilizza in modo compulsivo Internet (maiuscolo *sic*). L’ultima domanda ovviamente è il classico “come accorgersene / cosa fare se”.
La risposta a mio avviso è terrificante, in quanto spiega che il genitore deve regolare (*argh*) i primi approcci del giovane con gli strumenti tecnologici, perché se arriva tardi non vi è nulla da fare. Consigliando in tal caso di rivolgersi ad uno specialista competente nel campo delle tecnologie.

Ammetto di aver subito pensato “la solita follia”. Onde evitare di cadere in un pregiudizio, ho riletto il passaggio più volte.

Ebbene si: tale illustre psichiatra sta proprio segnalando che è il rapporto con la tecnologia, il problema. Che è l’approccio della persona con lo strumento, il problema. Che è la relazione giovane-tecnologia, il problema. Che la dipendenza causa l’abbandono delle amicizie (lo so, ci sarebbero discorsi infiniti da farsi).
Ancora una volta, viene fatta divulgazione sbagliata. Non sono infatti problemi anteriori a proiettarsi su uno strumento – che strumento è e strumento rimane – bensì è la relazione con lo strumento stesso a generare “in certi casi” il problema. Dico ancora una volta, perché questo si ripete di continuo e per giunta proprio dai cosiddetti esperti, che invece dovrebbero cercare di sfatare certi miti.
Questa, per me, una visione dei fatti orientata agli effetti e che ignora le cause.

E’ evidente come quasi tutta la medicina occidentale sia orientata a curare gli effetti e non le cause (basti vedere l’abuso di psicofarmaci applicato programmaticamente anche ai bambini) ma gli effetti vanno curati in vece di fare stare meglio la persona intanto che le cause vengono curate.

Chiedo perdono per il parallelo un po’ forte, ma mi pare come se per curare una diarrea si tappasse permanentemente la fuoriuscita invece che controllare la dieta. Quanto è salutare?

Quando ci accorgeremo che sono le cause da verificare e non gli effetti? E’ inquietante a mio avviso che certe correnti psicologiche non l’abbiano ancora capito, visto che sono loro che dovrebbero “spiegare” come “funziona” la psiche dell’uomo.

5 comments Add yours below

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Khorne 2006 10 25 at 09:58

Bisogna tuttavia dire che su una mente in fasce un utilizzo libero e indiscriminato di internet non credo sia la cosa migliore.
A me la Rete ricorda una vetrina di giocattoli, scintillante e piena di cose belle. Quale bambino non ci starebbe attaccato il più possibile? Facendo ciò, si tralasciano millemilamilioni di altre cose decisamente utili... tipo attività fisica, allenamento mentale (che internet un tempo favoriva, ma che certi giochi oramai annichiliscono data la loro tendenza "user-friendly all'inverosimile"), interazione REALE con la gente (che è innegabilmente differente nelle sue meccaniche dall'interazione in rete).
Ovvio dunque che se un bimbo da quando ha 8 anni se ne sta attaccato al PC durante tutto il tempo libero, a 15 anni non lo scrosti più.

Non so se ho parzialmente mancato il target del tuo discorso... ma devo dire che, se fossi un genitore, una limitazione sull'uso di un PC credo che la metterei per non penalizzare eccessivamente altri lati dello sviluppo. Magari ci sono anche i bambini che si auto-regolano... ma non credo siano tanti.
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Folletto Malefico 2006 10 25 at 10:22

Certamente Khorne: il punto è però che se un ragazzo viene cresciuto in modo sano, non sviluppa un attaccamento "cronico" allo strumento, esattamente come avviene per la televisione.

Se il genitore deve porre divieti significa che in una certa misura il problema già c'è, ovviamente ci sono divieti e divieti, ma il senso generale è questo.

Il punto è che non è lo strumento, il problema, ma una educazione a priori. :)
3

Gianandrea Giacoma 2006 10 25 at 10:28

Purtroppo questo genere di articoli sono quelli premiati dai giornali. Ai giornali non interessa fare buona informazione ma solo vendere e non c'è niente di meglio che giocare sulle paure ed ansie dei potenziali lettori. Trovano il clinico compiacente che ha solo da guadagnarci a segnalare nuove aree di disagio e si riduce, un fenomeno complesso come il rapporto tra internet e i giovani, ad una baggianata del tipo internet=dipendenza. Io sono uno psicologo (di formazione clinica), faccio ricerca in università su diverse cose tra cui il rapporto giovani ed internet ma non da una prospettiva clinica e ormai quando vedo questi articoli sui giornali non li leggo neanche. Non hai idea della difficoltà di trovare letteratura italiana decente, in ambito psicologico, sull'argomento internet. Quando negli USA gli psicologi ormai da tempo fanno parte della progettazione di software, ICT, ecc. in Italia ci sono ancora molti nel mio ambiente che si vantano di non usare il computer. Non è il luogo adatto per riflettere sui problemi della mia categoria professionale, ma purtroppo molte volte si associa, con troppa disinvoltura, la psicologia (la disciplina che studia la psiche), che è una scienza come per esempio la biologia (la disciplina che studia la vita), alla clinica, ma è un discorso troppo lungo.
Una piccola precisazione: uno psichiatra (che è un medico)non è uno psicologo. :)
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Khorne 2006 10 25 at 10:51

Foll, sei sicuro? La televisione e internet sono MOLTO differenti. Può darsi che io abbia scarsa fiducia nella gioventù in genere, o che abbia sotto gli occhi soltanto esempi quantomeno desolanti, ma ritengo che un certo qual controllo da parte del genitore sia comunque necessario.

Preciso una cosa: con "controllo" non intendo divieti oppressivi o termini temporali fissi oltre ai quali arrivano le criccate sulla nuca.
Intendo un controllo per vedere che la cosa non "sfugga di mano". Sorvolando sui ridicoli problemi degli adescamenti in chat (i quali sono effettivamente esito di una mancata educazione/informazione), credo che internet al giorno d'oggi abbia abbastanza materiale di ogni e qualsiasi genere per attirare quasi qualsiasi GGiovine; se un ragazzo di 15 anni può in ogni caso aver sviluppato altri interessi che limitano l'attaccamento al PC -come fu per me fino ai 18-19 anni, nell'era pre-Diablo- il problema viene automaticamente limitato.
Se però, come sempre più spesso accade, il contatto con la rete avviene in età parecchio inferiori (7-8 anni, più o meno con l'inizio della scolarizzazione e dell'intresse alla lettura), temo che ci siano troppi stimoli che dicono "stai qui, non uscire a giocare, qui è più divertente, qui è più bello, qui è meno faticoso" a cui un bimbetto non resiste, dato che non ha alternative valide.
Giocare col pallone di fuori è divertente, ma gli omini scintillanti in armatura che fanno le cose strafighe sono meglio... e buonanotte allo sport e ai Lego.

Questo io intendo con "controllo". Sono il primo a riconoscere l'utilità che il mondo di internet può portare ad una mente molto giovane (e quindi molto duttile e ricettiva), ma nel mare della rete, secondo me, navigare a 8 anni senza supervisione è come mandare una barchetta di carta in mezzo all'oceano sperando che attracchi, e contandoci perché "l'abbiamo costruita bene".
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Folletto Malefico 2006 10 25 at 15:16

Mi scuso, purtroppo anche io che spesso richiamo alla differenza fra psichiatra e psicologo, mi trovo a fare lo stesso errore. Grazie comunque per l'insight. :)

Khorne, si, sono sicuro. Gli stessi articoli che leggi oggi su internet li leggevi prima sulla TV (e ancora, a volte). Il punto è che NON è lo strumento, lo strumento è una mera formalizzazione fisica di una questione da risolvere a priori.

Poi, tu intendi "controllo" come osservazione, mentre per controllo qui - e l'articolo stesso - si intendeva "porre limiti". E' evidente come costruire muri sia una pessima soluzione.

Per il resto, posso essere d'accordo, solo vorrei che fosse chiaro che non è lo strumento il problema, ma l'educazione (e inerenze) ed è qualcosa che avviene a priori. :)

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