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Serendipity Learning

12:44 Thoughts

Un breve passo indietro. Io distinguo due fasi di acquisizione di conoscenza:

  1. Conoscenza informativa (o conoscere), ovvero il conoscere relazionato all’apprendimento mnemonico-razionale di qualcosa.
  2. Conoscenza manipolativa (o saper fare), ovvero il conoscere reale e concreto del soggetto di studio, ad un livello biologico-intuitivo.

Per fare qualche esempio pratico: conosco il risultato di 11×11, ma so che è 121 soltanto quando non devo pensare per risolvere il calcolo né devo farlo per scomporlo, e quando immediatamente dire 121 mi ricorda 11×11.
Analogamente, una cosa è conoscere come si cammina, ovvero il processo di posizionare un piede davanti all’altro con un ritmo, un’altra è saperlo fare, con tutta l’immensa complessità nascosta in questo processo, bilanciamento, orientamento e soprattutto automazione: non dobbiamo ricordarci di farlo, è automatico.
Se volete un esempio forse più facile da ricordare è l’apprendere come si guida. Conoscere quale pedale fa cosa non vi aiuta molto quando salite per la prima volta su una macchina. Analogamente, se chiedete a un guidatore di lunga data qual è il pedale dell’acceleratore è abbastanza probabile che non ve lo sappia dire. Eppure, sa guidare.

L’apprendipento per serendipità (serendipity learning) è un processo di acquisizione dell’informazione focalizzato sul secondo tipo di conoscenza ignorando il primo quasi totalmente.

Questo tipo di apprendimento favorisce il collegamento di idee e il processo di sintesi automatico del cervello: si tratta di acquisire in modo correlato ma libero tutta una serie di informazioni, in quantità maggiore possibile. Questo significa non fermarsi mai – salvo interesse specifico – sui singoli particolari ma continuare a scorrere le informazioni (leggere, ascoltare, vedere…) seguendo l’associazione logica degli elementi fra di loro.

Alcune precisazioni sulla memoria:

  1. Il nostro cervello è in grado di acquisire una mole notevolissima di informazioni, anche se non a livello cosciente. La memorizzazione avviene in tre fasi: codifica, immagazzinamento e recupero (encoding, storage, recall) Il nostro cervello per la precisione è in grado di assimilare un numero potenzialmente infinito di nozioni: il problema è ricordarsele.
  2. Il cosiddetto cued recall (recupero con indizio) è una delle modalità di recupero mnemonico con il più alto livello di successo. Di fatto, si tratta di fornire un indizio legato al ricordo: in questo modo sarà più facile recuperarlo.
  3. Non tutti sono interessati dalle stesse cose. L’interesse è un fattore (come gli stati emotivi ad esempio) che altera la memorizzazione delle nozioni, in positivo. Se qualcosa ci ha interessato, più facilmente lo ricorderemo.

In riferimento ai punti di cui sopra, perché funziona?

  1. Noi memorizziamo tutto, motivo per cui è importante scorrere più informazioni possibile (leggere, ascoltare, vedere, …).
  2. Più scorriamo informazioni, più abbiamo interconnessioni fra i vari elementi di quello che stiamo leggendo. E quindi, più indizi abbiamo per ricordare qualcosa.
  3. Più scorriamo informazioni, più aumenta la probabilità di trovare una nozione interessante, che magari si associa a un ricordo che già abbiamo.

In questo modo, si è aumentata non solamente la probabilità di ricordare qualcosa, ma anche la quantità di nozioni ricordabili. Peraltro, si è evitato quasi completamente il passaggio, noioso e ripetitivo, della memorizzazione.

Lo scorrere le informazioni non deve però essere un processo strettamente passivo, altrimenti è evidente che si perdono tutti i punti di vantaggio. E’ importante, se non critico, farsi un panorama generale della questione e una idea di come tutto quello che si sta leggendo è interconnesso, a grandi linee. Questo dopo un po’ succede naturalmente, anche se magari inizialmente dovrà essere fatto esplicitamente in pause fra una lettura e l’altra.

Peraltro, vorrei fare notare come vi siano notevoli affinità nel caso della lettura con il photoreading, per chi ne conoscesse le nozioni (“Photoreading, whole mind system” di Scheele). La differenza è che il photoreading è un metodo di lettura (specifico per la lettura e pragmatico) mentre l’apprendimento per serendipità è una teoria (indipendente dal media e comprendente la conoscenza in generale).

Questo funziona bene anche con eventi distanziati nel tempo. Se in un periodo vi interessate di qualcosa e mesi dopo torna fuori un indizio legato ad un ricordo, facilmente questo si aggancerà alle conoscenze pregresse. In questo modo pian piano si formerà un puzzle che, naturalmente, tenderà a comporsi da solo. Questo processo lo cito come “buttare tutto nel calderone”, con la strega a fianco che mescola bene la pozione: appena arriva l’ingrediente giusto, naturalmente arrivano anche idee interessanti.

Tutto questo deriva credo direttamente dalla mia esperienza personale: sono un lettore molto veloce, sono dotato di una capacità di sintesi notevole e ho sempre odiato imparare nozioni a memoria in quanto nessuno delle decine di insegnanti che ho avuto mi ha mai spiegato perché (ora lo so). Per questi motivi non ho modo di estendere questa teoria.

5 comments Add yours below

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Giulietta 2006 11 24 at 19:21

Wow Davide, che post da manuale! :)
2

Folletto Malefico 2006 11 24 at 19:37

Heilà! Molte grazie. :)
3

kawrma 2007 03 11 at 11:20

Argomento molto interessante, mi trova largamente concorde.
4

Ellha_David 2007 05 03 at 14:12

L'argomento mi interessa molto ed è interessante l'esposizione che ne fai (scusa il "tu" da calo di inibizione sociale da internet), estremamente convincente, quasi intimidisce la tua sicurezza. Chapeau mon ami. Da come scrivi si vede che sei una persona molto decisa e determinata. Nell'analisi del processo di apprendimento da te fatta manca però la consapevolezza che questo modo di apprendere è possibile solo però per persone fortemente motivate all'apprendimento e lasciate libere di essere se stesse. Pochissime persone hanno trovato attorno a loro questo ambiente socio-familiare stimolante, supportivo e rispettoso dell'individualità. Nella tua condizione emozionale, in cui volontà-risorse-ricompensa sono tutte concordi riesci anche a superare il problema dell'oblio della memoria, con una strategia (si legge sottintesa nell'ultima parte della comunicazione) di continua sub-attenzione all'argomento scelto in studio, attività che comporta il continuo richiamo delle informazioni apprese ed il rafforzamento dell'engramma e delle chiavi di richiamo (in riferimento alla teoria sulla memoria di Daniel L.Schacter).
Anche io sono una persona capace di sintesi e odio imparare a memoria, ma malgrado l'elevato livello scolastico sto ancora cercando di far convergere volontà-risorse-ricompensa. Nel processo -non facile-, ho dovuto sviluppare autoconsapevolezza dei processi logico-emozionali della mia mente...e tanta tolleranza verso il fallimento!
5

Folletto Malefico 2007 05 03 at 14:38

Ellha, ti ringrazio moltissimo perché sei riuscito ad integrare correttamente i vari passaggi che mancavano. Gli elementi di motivazione e di libertà sono sicuramente importanti.

Un piccolo appunto sulla libertà: probabilmente derivando dalla mia 'sicurezza' in questo metodo, credo anche che la libertà sia un fattore superabile. Credo si arrivi ad un certo punto in cui si riesce ad applicarlo anche se 'devi' farlo.

Ottima anche la precisazione sullo stato di continua sub-attenzione che credo sia quello io definisco come 'buttare tutto nel calderone'. Termini più precisi, ti ringrazio.

La convergenza dei fattori volontà-risorse-ricompensa... mi sfugge un attimo il senso contingente di 'risorse', per quanto ne capisca in generale l'applicazione. :)

Ultima precisazione: il tempo è un fattore essenziale, che forse si può ricollegare con il discorso libertà: nella situazione ideale è importante la libertà nella gestione delle tempistiche di apprendimento.

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