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Perché l’industria della musica morirà

14:03 Snips

Ormai, tutti quelli che hanno capito come funziona questo nuovo mondo si chiedono perché le grandi case, accompagnate dai loro cartelli chiamati MPAA, RIAA, SIAE, etc, non capiscano che il mondo sta cambiando.

La motivazione a cui sono giunto è probabilmente molto naive. Mi sono detto che seppure possano capire l’evoluzione del mercato, in realtà non possono cambiare.
Prendendo anche solo il mercato della musica, abbiamo dei colossi internazionali che si dividono il 71% del mercato con oltre 5.000 dipendenti ciascuna.
Ho cercato informazioni accurate sul dimensionamento aziendale ma non ho al momento trovato fonti molto attendibili, anche perché comunque bisognerebbe separare società che hanno divisioni multiple. Per dire, comunque Vivendi ha 34.000 dipendenti, Sony BMG 10.000, Universal 9.661, etc.

Invece, con internet e tutte le tecnologie collegate, con gli shop online, la teoria della lunga coda (long tail) e tutto quanto ne deriva abbiamo sotto gli occhi che tutto quello che serve per distribuire musica potrebbero farlo meno di 200 persone per tutto il mondo. Ammesso e non concesso che servano ancora distributori.
Ora, la mia riflessione è molto pratica: può una compagnia di 5.000+ persone ridurre i costi al punto di poter competere con una di 200+ persone?

Io sinceramente non lo so, ma dato che da ignorante in materia mi dico: “no”, la prospettiva è che queste multinazionali faranno di tutto per stare in piedi con leggi, cavilli e pressioni economiche fino a quando non verranno distrutte dalla loro stessa inerzia.

Da un’altra prospettiva l’evoluzione tecnologica decreta a mio avviso una dinamica ben precisa: quello che ieri si poteva fare solamente con enormi investimenti, oggi è alla portata di tutti. Parlo per esempio della possibilità di registrare e distribuire musica propria in una qualità ottima per un uso domestico. Ma non scordiamo ad esempio che questo si applica in ogni campo: perché ieri un casa in pietra era un valore enorme ed oggi una colata di cemento e si ottiene un riparo molto più solido ad un costo infinitesimale.

L’evoluzione si basa su sedimentazioni successive, abbassamento dei costi e agilità:

  1. La sedimentazione serve per poter stare sulle spalle dei giganti e da lì costruire.
  2. I costi abbassati servono per poter portare un servizio a tutti.
  3. Agilità consente di non morire su un sistema creato e fissato, ma di potersi evolvere con il tempo.

E’ evidente che la legge sul copyright e tutto quello che oggi stanno facendo le case discografiche sono le unghie e i denti di un mostro che sta per venire sommerso da un’ondata di fango, sul quale crescerà la foresta successiva.

Se l’argomentazione iniziale fosse vera ora mi chiedo: hanno qualche possibilità di salvarsi? L’unico modo che io attualmente vedo è che creassero uno spin-off dell’azienda, libero e competente, che diventerà l’embrione del loro futuro.

Seppure non proprio così, Pixar e Disney vi dice niente?

6 comments Add yours below

1

FreeThoughts » Previsioni faste. 2006 12 03 at 17:08

[...] Perché l’industria della musica morirà. Interessante l’analisi di questo post. E mi piacerebbe molto anche che si avverasse. Sperando che il cambiamento porti a cose migliori. Porti a modi più semplici e più economici per avere quello che delle varie forme di entertainment più ci piace. Senza codici regioni, senza questo è per quel mercato e per quest’altro no. Senza il costosissimo “import“… Ma quello che spero e vorrei oltre a sembrarmi così diverso da quello che vedo, mi sembra anche così lontano da raggiungere, visti gli atteggiamenti di major e governi. Non credo che questi colossi moriranno e molleranno tanto facilmente. Ci sono delle torte che non si possono dividere con e per tutti. [...]
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Lawrence Oluyede 2006 12 03 at 18:10

Sono d'accordissimo! Io sono convinto che a lungo andare i vari MySpace, iTunes, client P2P saranno la risposta alla questione della distribuzione della musica. Io acquisto ancora CD per il fascino dell'avere la cosa fisica, per il libretto e per collezione. Queste cose, come per i libri, non decadranno facilmente ma il mercato sarà drasticamente ridimensionato. Ricordando il problema DRM che non è affatto da sottovalutare.

Vedremo!
3

Abi 2006 12 05 at 12:17

Mah.

La morte delle majors è una cosa che molti di noi "musicisti", condannati a registrare tramite amici, suonare a singhiozzo in locali pessimi, pregare per una recensione su una rivista decente o per un paio di passaggi al giorno su una radio infima, si augurano da tempo. Ma non è come dirlo.

Perché se è vero che, come dici tu, registrare un disco con una qualità decente è oggi alla portata di tutti o quasi, distribuirlo lo è già un po' meno: finché si parla di diffusione via web, p2p, magari anche negozi online siamo d'accordo, ma i "canali ufficiali", ovvero le grandi catene di distribuzione, sia fisiche che virtuali, sono ancora in mano alle majors, che impongono i propri cataloghi e lasciano poco spazio ai singoli e agli indipendenti.

Ma il vero scoglio, quello più difficilmente attaccabile, anche perché spesso costituisce il più grosso impegno economico di chi produce musica, è la PROMOZIONE. Non serve a niente fare un bel disco e trovare come distribuirlo, se poi nessuno lo sa. Le belle favole del gruppo diventato famoso grazie a myspace sono spesso favole e basta, e riguardano comunque una minoranza infinitesima dei milioni di persone che al mondo fanno musica e sperano di farsi conoscere in qualche modo.

Promuovere la propria musica costa un botto. E la promozione seria, dove per "promozione" intendo passaggi in tv, nelle grosse radio, recensioni ed articoli sulla stampa specializzata, pura e semplice word of mouth dovuta alla saturazione mediatica, passa TUTTA, ancora, dalle majors. Sono le majors che impongono ai vari programmi televisivi cosa trasmettere, talvolta sono le majors a scriversi da sole le recensioni dei propri artisti, sono le majors a impostare la programmazione delle radio, e se non fai parte del giro non c'è niente da fare, non ci entri manco morto.

Finché le majors avranno questo potere, le loro spalle saranno fin troppo coperte, e il loro ombrello potrà sopportare qualsiasi ondata di fango.
4

Folletto Malefico 2006 12 05 at 15:53

Il punto, Abi: i "canali ufficiali". E tutto qui il problema. La mia previsione la reputo esatta proprio perché tutti i motivi che stai citando sono in via di completa e radicale revisione.

Se tu abbatti tutto, ti rimane quasi solamente la promozione e neppure quella secondo l'attuale direzione della rete - e quindi della società.

Finché le major avranno questo potere... ma è proprio questo potere che sta crollando. :)
5

chiara Bernasconi 2006 12 13 at 13:41

buon giorno sono una studentessa doi como e vorrei fare una tesina sull'industria della musica...
volevo chiedere se qualcuno poteva aiutarmi...
grazie
6

Folletto Malefico 2006 12 14 at 04:12

E' un po' difficile risponderti: tesina può essere per Liceo, Triennale e Specialistica. E sull'Industria della Musica si possono affrontare argomenti molto differenti in rapporto al taglio che le si vuole dare: è troppo ampio come tema. :)

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