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Ignoro quindi voglio conoscere. E una domanda.

02:06 free

Mi capita a volte quando lavoro di avere una scelta davanti: o faccio questa cosa con un sistema che già conosco, ma che dovrei qui ripetere 30 volte per farlo, oppure elaborare qualcosa di nuovo – e quindi ignoto – per tentare di fare qualcosa di più complesso una volta sola.

E’ vero che questo approccio fa perdere tempo “instantaneo” (ovvero il tempo che si ha qui e adesso) ma è un approccio che paga tre volte:

  1. Si deve inventare qualcosa di nuovo per risolvere il problema, per quanto piccolo.
  2. Si affronta l’ignoto e si impara quindi qualcosa di nuovo, fosse anche l’impossibilità di realizzare quello che si ha pensato.
  3. Si risparmia tempo potenziale in futuro, perché si ha imparato a svolgere qualcosa in un tempo nettamente inferiore.

Questa cosa mi è venuta in mente giusto ora, mentre giocherellavo con Flash per un progetto universitario. Potrei fare qualcosa ripetendola n volte per ogni elemento che la richiede, oppure trovare un modo per astrarla. Con questo quesito in mano, mi è venuta in mente una strada per migliorare una classe che ho sviluppato qualche tempo fa e contemporaneamente ho trovato la soluzione che cercavo. Non so ora quanto tempo impiegherò per farla, ma una volta pronta praticamente non avrò nulla da ripetere.

Si, mi accorgo che recentemente ragiono sempre più spesso sullo status mentale che le persone hanno verso i problemi della propria vita.

Non c’entra nulla ma: come definireste voi un lavoro che vivete come una passione ed un gioco? Possibilmente con una sola parola.

17 comments Add yours below

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Sumiko 2006 12 18 at 02:29

La prima parola che mi è venuta in mente è "granc*lo". :lol:

Ma mi rendo conto che si tratta di un mix complesso di una serie di scelte, destino e volontà. :)
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Khorne 2006 12 18 at 13:16

miraggio
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Gianandrea Giacoma 2006 12 18 at 20:17

E ci lasci così sul più bello :D

Cosa vuoi dire con il fatto che pensi allo status mentale verso i problemi della propria vita?
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Folletto Malefico 2006 12 18 at 21:50

Mi sono accorto che in questo periodo fra i vari pensieri v'è quello piuttosto ricorrente dell'osservazione, interna ed esterna, dei modi di porsi delle persone rispetto ai problemi e alla vita più in generale.

I problemi sono più facilmente osservabili, ovviamente, perché di fatto la vita è un concetto molto concreto ma talmente ampio che è difficile da analizzaare, ha troppi risvolti.

Non sono ancora giunto ad una sorta di prova-di-spiegazione, ovvero, se mi permetti la citazione dallo Zen e l'Arte della Manutenzione della Motocicletta, non so ancora dove sia ideale porre il bisturi per sezionare questo aspetto della vita.

Mi accorgo per ora comunque di un possibile taglio piuttosto interessante che è del tutto indipendente dal grado di successo sociale o economico, ma che trovo spesso correlato alla soddisfazione personale (felicità?)...
...ovvero, escludendo per un attimo la passione, riflettevo sul semplice modo di porsi rispetto ai problemi: proattivo, propassivo, passivo, disfattista... insomma, qualocosa del genere.
Va anche oltre l'apparenza, come è chiaro: una persona disfattista potrebbe sembrare la più "di successo" anche come modo di porsi.
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baldo 2006 12 18 at 21:52

la gratificazione che puo' dare l'aver affrontato il problema cercandone soluzioni non convenzionali o cmq soluzioni ottimizzate è immensa.

E' tipica pero' dei programmatori o cmq delle persone che per lavoro sono abituate ad astrarre e a trovare soluzioni nuove (forse proprio nella programmazione o nel lavoro ripetitivo al computer si possono trovare le maggiori situazione di "shortcut" che invece nella vita reale non esistono).

Questa differenza è anche quella che separa i lavoratori manuali da quelli di pensiero. Al lavoratore manuale a fine giornata fanno male le braccia.. a quello di pensiero fa male la testa..


La parola che chiedi non la trovo..
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baldo 2006 12 18 at 21:57

ah, ps:

ci sono i programmatori che farebbero meglio a fare i muratori (con tutto il rispetto per il lavoro del muratore)
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Folletto Malefico 2006 12 18 at 22:01

Beh come dici tu a uno fa male il corpo, all'altro la testa. ;)
Non c'è più onore a fare una cosa piuttosto che l'altra, a mio avviso, come sottolinei anche tu. :)

Tornando sulla domanda, il mio "problema" è che se dico a qualcuno "vado a lavorare" la maggior parte delle persone pensa "ah, andrà a fare qualcosa che non lo diverte e poi vorrà svagarsi". Cosa che non è e quindi mi servirebbe un termine.

Come, appunto, se impiego per un progetto di lavoro 2 ore extra su una cosa per il progetto ma che interessa a me personalmente per il discorso fatto a inizio post, è lavoro o gioco? :)
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baldo 2006 12 18 at 23:04

Difficile definire il lavoro un gioco. Spesso la passione è cosi' subdola che il risultato e la gratificazione arrivano dopo giorni passati a imprecare perche' non si viene a capo di un problema (magari il problema è semplicemente fare le cose bene oppure pensare ad un metodo più intelligente di quello che conosciamo).

La gratificazione alla fine è grande, ma il processo che ci ha portati alla soluzione è difficilmente definibile gioco (che nelle mia mente ha una connotazione di spensieratezza e leggerezza che il lavoro spesso non ha)
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Folletto Malefico 2006 12 18 at 23:09

...e quindi, come definiresti? :D

Si, infatti anche gioco secondo l'accezione che citi tu è "sbagliato" come termine. :P
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baldo 2006 12 19 at 02:19

il termine che userei è:

"crescere"
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ivy phoenix 2006 12 19 at 14:18

vocazione
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Folletto Malefico 2006 12 19 at 15:36

Ti dirò, per quanto bello "vocazione" mi pare qualcosa di univoco: ovvero, solitamente si intende la vocazione come una espressione unica che si realizza. Ovvero, non puoi avere più "vocazioni" in una sola vita... almeno... mi pare sia inteso così.

Il vero problema in realtà è che non potrei dire: "Oggi ho vocato per un paio d'ore prima di uscire".

Eh... non è facile. :)
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Kilamdil 2006 12 19 at 09:24

[..] “Come, appunto, se impiego per un progetto di lavoro 2 ore extra su una cosa per il progetto ma che interessa a me personalmente per il discorso fatto a inizio post, è lavoro o gioco? :) ” [..]

Se si produce per conto di terzi qualsiasi gioco è un lavoro da fatturare ^_^

Se si produce per conto di se stessi qualsiasi gioco è un investimento nel lavoro.

Ciò che si investe poi lo si può fatturare.

[..]”come definireste voi un lavoro che vivete come una passione ed un gioco?”[..]

completo
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baldo 2006 12 20 at 01:04

approfondire?
sviscerare?
fare il giro largo?
arricchirsi?
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Bru 2006 12 20 at 02:45

Argomento succoso.

3 punti. Il primo in risposta a Baldo: a mio parere tutti i programmatori dovrebbero provare a fare i muratori. La materialità ed il fatto di dare forma a qualcosa con mano è un'esperienza illuminante.

Quanto allo sviluppare una via veloce o iterare un task acquisito, è effettivamente un dilemma pressoché quotidiano :)
Concordo sulla linea dell'investimento, ma occhio: è un discorso che cade se hai a che fare con uno scenario complesso (dove compaiono ad esempio i termini budget, scadenze, gestione delle aspettative).
In definitiva il mondo é fatto di priorità e scelte continue (nel senso di costantemente in atto), dove non necessariamente il miglior risultato particolare rappresenta il successo generale.

Last but not least, la parola. Uhm... secondo me é l'unico concetto di occupazione degna. Quindi lo definirei semplicemente lavoro.
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baldo 2006 12 20 at 18:13

il muratore non l'ho fatto, ma un paio di anni di vendemmia possono valere lo stesso?

Diciamo che il lavoro duro gratifica l'uomo, ma nella posizione dell'operaio purtroppo non c'e' molto da poter migliorare (parlo di lavoro ripetitivo, come quello della catena di montaggio). Dopo 3-4 ore hai capito come ottimizzare le tue forze e non tornare a casa con i crampi.
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Folletto Malefico 2006 12 21 at 19:26

Bru, si, in effetti quell'occhio è fondamentale e bisogna sempre valutare attentamente i tempi. Giusta precisazione. :)

Bru, mi risolvi il problema del lavoro con "lavoro"... ma a questo punto, come chiameresti "l'altro"? :)

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