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Chi sono?

Solipsista atipico. Questa è forse la definizione migliore per il proprietario di questo blog, Davide Casali aka Folletto Malefico "@.
Programmatore, grafico, fotografo. Scrittore, disegnatore, creativo. Utopista, osservatore. Sbaglia come tutti, ma ama correggersi.
E' Interaction Designer & Architecture Designer, lavora in maison,the e segue alcuni progetti nel suo tempo libero.
E' laureato magistrale in Teoria e Tecnologia della Comunicazione e si interessa di psicologia sociale applicata alle tecnologie.
17 comments Add yours below
Ma mi rendo conto che si tratta di un mix complesso di una serie di scelte, destino e volontà. :)
Cosa vuoi dire con il fatto che pensi allo status mentale verso i problemi della propria vita?
I problemi sono più facilmente osservabili, ovviamente, perché di fatto la vita è un concetto molto concreto ma talmente ampio che è difficile da analizzaare, ha troppi risvolti.
Non sono ancora giunto ad una sorta di prova-di-spiegazione, ovvero, se mi permetti la citazione dallo Zen e l'Arte della Manutenzione della Motocicletta, non so ancora dove sia ideale porre il bisturi per sezionare questo aspetto della vita.
Mi accorgo per ora comunque di un possibile taglio piuttosto interessante che è del tutto indipendente dal grado di successo sociale o economico, ma che trovo spesso correlato alla soddisfazione personale (felicità?)...
...ovvero, escludendo per un attimo la passione, riflettevo sul semplice modo di porsi rispetto ai problemi: proattivo, propassivo, passivo, disfattista... insomma, qualocosa del genere.
Va anche oltre l'apparenza, come è chiaro: una persona disfattista potrebbe sembrare la più "di successo" anche come modo di porsi.
E' tipica pero' dei programmatori o cmq delle persone che per lavoro sono abituate ad astrarre e a trovare soluzioni nuove (forse proprio nella programmazione o nel lavoro ripetitivo al computer si possono trovare le maggiori situazione di "shortcut" che invece nella vita reale non esistono).
Questa differenza è anche quella che separa i lavoratori manuali da quelli di pensiero. Al lavoratore manuale a fine giornata fanno male le braccia.. a quello di pensiero fa male la testa..
La parola che chiedi non la trovo..
ci sono i programmatori che farebbero meglio a fare i muratori (con tutto il rispetto per il lavoro del muratore)
Non c'è più onore a fare una cosa piuttosto che l'altra, a mio avviso, come sottolinei anche tu. :)
Tornando sulla domanda, il mio "problema" è che se dico a qualcuno "vado a lavorare" la maggior parte delle persone pensa "ah, andrà a fare qualcosa che non lo diverte e poi vorrà svagarsi". Cosa che non è e quindi mi servirebbe un termine.
Come, appunto, se impiego per un progetto di lavoro 2 ore extra su una cosa per il progetto ma che interessa a me personalmente per il discorso fatto a inizio post, è lavoro o gioco? :)
La gratificazione alla fine è grande, ma il processo che ci ha portati alla soluzione è difficilmente definibile gioco (che nelle mia mente ha una connotazione di spensieratezza e leggerezza che il lavoro spesso non ha)
Si, infatti anche gioco secondo l'accezione che citi tu è "sbagliato" come termine. :P
"crescere"
Il vero problema in realtà è che non potrei dire: "Oggi ho vocato per un paio d'ore prima di uscire".
Eh... non è facile. :)
Se si produce per conto di terzi qualsiasi gioco è un lavoro da fatturare ^_^
Se si produce per conto di se stessi qualsiasi gioco è un investimento nel lavoro.
Ciò che si investe poi lo si può fatturare.
[..]”come definireste voi un lavoro che vivete come una passione ed un gioco?”[..]
completo
sviscerare?
fare il giro largo?
arricchirsi?
3 punti. Il primo in risposta a Baldo: a mio parere tutti i programmatori dovrebbero provare a fare i muratori. La materialità ed il fatto di dare forma a qualcosa con mano è un'esperienza illuminante.
Quanto allo sviluppare una via veloce o iterare un task acquisito, è effettivamente un dilemma pressoché quotidiano :)
Concordo sulla linea dell'investimento, ma occhio: è un discorso che cade se hai a che fare con uno scenario complesso (dove compaiono ad esempio i termini budget, scadenze, gestione delle aspettative).
In definitiva il mondo é fatto di priorità e scelte continue (nel senso di costantemente in atto), dove non necessariamente il miglior risultato particolare rappresenta il successo generale.
Last but not least, la parola. Uhm... secondo me é l'unico concetto di occupazione degna. Quindi lo definirei semplicemente lavoro.
Diciamo che il lavoro duro gratifica l'uomo, ma nella posizione dell'operaio purtroppo non c'e' molto da poter migliorare (parlo di lavoro ripetitivo, come quello della catena di montaggio). Dopo 3-4 ore hai capito come ottimizzare le tue forze e non tornare a casa con i crampi.
Bru, mi risolvi il problema del lavoro con "lavoro"... ma a questo punto, come chiameresti "l'altro"? :)