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Riflessioni al quadrato. Spunti su una povera italietta.

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Lo faccio raramente, ma sottovoce mi permetto di suggerirvi questo post di Leeander su brevetti, innovazione, politica e giornalisti, che senza perdersi in giri di parole centra a mio avviso molti punti interessanti.

E mi genera una riflessione ulteriore: se un contesto mediatico si instupidisce perché reputa i lettori stupidi, di fatto instupidendoli, un contesto mediatico che affronti senza timore argomenti profonti con cognizione di causa, senza paroloni ma anche senza nascondere i problemi, attiva una forma di sfida nei lettori che li motiverebbe a capire invece di crogiolarli nella loro stupidità.
E quindi porterebbe non solo cultura, ma anche ingegno. Con il beneficio di tutti.

uP: Leandro oggi ha fatto un altro post, che si coniuga bene con il precedente sopra segnalato.

2 comments

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Diego 2007 01 26 at 05:06

Basta solo dire che none esiste un telegiornale, un radiogiornale o un quotidiano (ovviamente parlo a livello nazionale..) che sappia parlare di tecnologia.. a parte il sole 24 ore....

Bisogna spendere 7-10 euro ed acquistare una rivista specifica quale Applicando per Mac (o similari per altri campi per avere qualcosa nel campo...)

E poi fino a quanto cutura in Italia = scienze umanistiche... ci sarà poco da fare...

Un altro esempio idiota... prendiamo i quiz televisivi.. quante volte capita una domanda sull'informatica? matematica? fisica? praticamente mai... ma le domande su qualche opera letteraria illustre c'è SEMPRE,,, Ovviamente tale "trend" è facilmente riproponibile ogni dove...

Ora cosa ci si può aspettare da un paese così "conciato?
Personalmente niente di buono...
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BB 2007 02 06 at 12:01

Gli unici quiz dove mi è capitato di trovare domande di matematica o fisica sono stati "Chi vuol esser milionario", ma solo nelle ultime 5 domande, e "Fratelli di Test" in cui, simulando l'esame di terza media, si faceva una domanda sul teorema di pitagora... Davvero troppo poco.

Da ingegnere e fautore della superiorità della cultura "tecnica" sulla "nozionistica", penso che c'è un motivo preciso per il quale siamo stati più grandi in passato (come popolo e cultura italiana in generale) che non nel presente, e il motivo è che *siamo stati innovativi*, mentre ora, al contrario, sedimentiamo e ci crogioliamo su ciò che è stato innovativo ma che ora è, evidentemente, obsoleto.

Anche chi dovrebbe innovativo non fa il suo dovere: basti pensare che al politecnico di milano non ho trovato un corso di voip ad ingegneria delle telecomunicazioni. Poi mi chiedono perché non ho fatto la specializzazione...