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Chi sono?

Solipsista atipico. Questa è forse la definizione migliore per il proprietario di questo blog, Davide Casali aka Folletto Malefico "@.
Programmatore, grafico, fotografo. Scrittore, disegnatore, creativo. Utopista, osservatore. Sbaglia come tutti, ma ama correggersi.
E' Interaction Designer & Architecture Designer, lavora in maison,the e segue alcuni progetti nel suo tempo libero.
E' laureato magistrale in Teoria e Tecnologia della Comunicazione e si interessa di psicologia sociale applicata alle tecnologie.
10 comments Add yours below
Quello che è certo è che non si può contare su una community "che si creerà" per un sito, che rischia (soprattutto all'inizio) di rimanere vuoto e spoglio.
In fin dei conti, chi vuol fare parte di una "community" deserta e in cui si deve solo contribuire a un sito che manco è il proprio?
Un fattore potrebbe essere una sorta di deformazione professionale: lavorando sulla tecnica, si suppone che basti quella perché tutto funzioni. Senza riuscire a inserire fattori quali usabilità, motivazione, relazioni interpersonali, interesse, facilità, inserimento nel proprio 'flusso' della giornata, etc...
Però c'è un'evoluzione: almeno adesso chi vuole "una community" fa riferimento a esperienze di community concrete, nel 2000/2001 l'idea era community=newsletter/fidelity card e simili. Cioè community senza persone, o meglio, senza che le persone potessero scrivere/interagire.
Continuano ancora: fatti questa meravigliosa "community via sms":
http://thunity.thun.it/entrypage.php
1) andiamo tutti nello stesso bar che ci si diverte
2) andiamo tutti a dare una mano a GIUSEPPE che sta traslocando
Questa è la differenza tra fare una community attorno a niente e contribuire a costruire valore attorno ad un'idea. In pochi (beh, quasi nessuno) sceglie la strada (2) perché è LAVORO, FATICA, SUDORE.
Ora vi chiederete perché ho evidenziato il fattore italianità... beh è ovvio: noi non abbiamo una adeguata concezione di "bene comune". Applichiamo questa visione distorta delle cose agli spazi pubblici, ai demani, alle periferie dormitorio, etc etc.
Pigrizia, furbizia e individualismo.
In effetti c'è stata una evoluzione, sarò pessimista ma si tratta di una considerazione forzata: se ne parla talmente tanto che prima o poi il treno doveva passare.
Argh Leeander, se tiriamo fuori il fattore italianità mi viene quasi a noia. In effetti c'è il caso (1), spesso, anche se personalmente non sono in grado di fare confronti fra nazionalità (mentali) differenti.
Peraltro, io sono fermo su un altro 'problema' italiano: la separazione e l'isolazionismo competitivo interno. Se qualcuno fa qualcosa, diventa il 'suo' prodotto, lo isola e non accetta modifiche, cambiamenti, suggerimenti, etc.
Peraltro, è buffo perché da un altro punto di vista, ho l'impressione che la mentalità italiana sia più propensa a 'cogliere' le sfumature necessarie a fare funzionare bene una community. Mah! :)
Quindi, certo, constatiamo pure per l'ennesima volta cosa ci manca in italia, ma ormai non ci crede più nessuno.
Forse un certo uso della rete può essere uno strumento per innescare processi dal basso costruttivi, io nel mio piccolo lo spero e ci provo con certi progetti sui network, ma come scrisse a conclusione di un suo post Leandro: "Date speranza a giovani, imprese, imprenditori, finanziatori, etc etc. Perché non si può sempre avere la forza di partire pur sapendo che si dovrà lottare contro tutti!"
Nero per caso » Basta community 2007 05 04 at 03:03
Concordo pienamente su tutta la linea...