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Status Mentale, o ‘Frame of Mind’

04:12 Thoughts

Mi sono trovato a definire internamente lo stato in cui la mia mente si trova in un preciso momento nel tempo come status mentale.
Mi trovo ancora in difficoltà a spiegare cosa sia: si tratta di una sorta di cornice (da cui il termine inglese ‘frame of mind’) in cui si muovono di volta in volta umori, azioni, pensieri e desideri.

Quello che trovo interessante – e che forse chiarirà meglio il concetto – è che io riesco a distinguerne diversi, ognuno associato ad una situazione. Per esempio, nel momento in cui mi metto a scrivere qui, devo spostarmi in uno status mentale che definirei ’scrittore’, altrimenti le parole escono con maggiore difficoltà. Lo trovo buffo: riesco a percepire piuttosto chiaramente la differenza… sono sempre io, eppure un momento non riesco a fare qualcosa, il momento dopo si.

Lo notai per la prima volta qualche anno fa: ero fuori con alcune persone che non stimavo ma mi trovavo in quella situazione, bene o male, e quindi mi dissi che in fondo non serviva rovinarsi la serata. Sentii quasi un ‘tlac’ – e no, stavo bevendo un analcolico – e mi ritrovai ad essere molto più attivo, scherzoso, brillante e sociale.
Passai giorni a chiedermi che diavolo era successo.

Succede spesso, in svariati ambiti. Potrei infatti dire di riuscire ad identificare il mio status mentale di disegnatore, fotografo, programmatore, scrittore, sintetizzatore, animale sociale, etc. Per quanto scrivendole ora mi rendo conto che in alcuni casi ci siano sovrapposizioni… devo ancora pensarci su…

Da un certo punto di vista è come se la mia mente dovesse caricare ‘in memoria’ una serie di informazioni necessarie per diventare agile in quel contesto. Questo potrebbe valere anche per il passaggio nel parlare da una lingua ad un’altra, credo sia esperienza di tutti. Non è però così semplice: non è solamente una fluidità tecnica, ma anche un insieme di umore e desideri. E’ qualcosa di più ‘completo’.

La cosa del tutto particolare è che mi sono reso conto che i vari status mentali sono spostabili, con un certo sforzo di volontà, dall’uno all’altro.

Nel caso di status legati a fattori ‘tecnici’, spesso l’importante è semplicemente mettersi a farlo. Il problema dello scrittore e del foglio bianco credo sia noto in una forma o nell’altra a chiunque: una sorta di blocco. La ’soluzione’ che ho trovato è piuttosto semplice: inizio a scrivere. Alla fine, torno ai primi due paragrafi circa, li cancello e li riscrivo: a quel punto sono di solito entrato nello status mentale giusto e così li ’sento’ venire meglio.

E’ come se il processo meccanico attivasse una serie di dinamiche interne che cambiano il teatro mentale all’interno cui mi muovo, a quel punto trovandomi a mio agio nell’attività che sto facendo.

So che la spiegazione può suonare semplicistica, lo è anche ai miei occhi (però l’ultima definizione non è male… :P ). Cercherò di tornarci sopra appena avrò raffinato questa idea. Scriverne è comunque stato utile… anche perché nel caso potete commentare. ;)

4 comments Add yours below

1

Andrea Martines 2007 05 04 at 12:24

Attento al pattern narrativo di autocastrazione: se fai tlac verso uno status mentale troppo sempliciotto potresti non riuscire più a tornare indietro, un po' come gli stregoni che si trasformano pronunciando formule magiche fino a quando non mutano inopinatamente in qualcosa che non può parlare! E lì rimangono.
Mi dicono che una volta io ero un genio :-)
2

Folletto Malefico 2007 05 04 at 13:08

Sul passato di 'una volta' sto ancora indagando. :P
Cmq, si... 'è così facile che non sembra neppure pericoloso', fino a che non ti guardi alle spalle... :|
3

stex 2007 05 06 at 15:48

é interessante ciò che dici. Credo che esprima una percezione comunque abbastanza diffusa. Ti lascio però un paio di spunti su cui lavorare, all'interno di una cornice che delimita il problema fra mente e tecnologia.
1 - il frame di cui tu parli, spesso deriva dal medium e dal contesto nel quale si opera. Ti faccio un esempio: il medium scrittura. Uno scrittore ad esempio che non scrive nella propria lingua madre, opera in quel medium in un frame ( se è bravo!) più vivace e ricercato. Esempi, Conrad e Marinetti che scrivono in inglese e francese meglio di un madrelingua.
2 l'esposizione ad una tecnologia influenza il quadro percettivo degli individui. Derrick de Kerkoeve nel suo saggio Brainframes - mente, tecnologia, mercato da una visione interessante di come le tecnologie della comunicazione trasformano la mente umana.
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Folletto Malefico 2007 05 07 at 01:33

Molto interessante lo spunto. Indubbiamente il mezzo influenza il frame (non potrei scrivere se non ci fosse la scrittura?) ma credo che a livello di percezione mentale ci siano delle sovrapposizioni, di qualche genere.

Ad esempio, scrivere per me a penna o sul computer comporta in entrambi i casi uno status mentale che percepisco come analogo. Sembrerebbe quindi che c'è indipendenza dal medium.

Au contraire, mi hai fatto venire in mente uno status mentale particolare: quello che riuscivo ad attivare certe volte quando giocavo ad Unreal Tournament. Negli ultimi periodi, quando partecipavo a tornei anche confrontandomi con i più bravi in italia (perdendo praticamente sempre, beh :P) mi rendevo conto che in certi casi 'saltavo' in uno stato differente, come se passassi il controllo ad una parte diversa del mio cervello. E per quanto durava, la mia percezione - e gli effetti - erano di avere un margine maggiore di reazione/mira/sensibilità.

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