-
Recenti
- Stefano Gargiulo on Radial Menu Prototype, Mac OSX style
- TheDarkMaster on Q-Zar! Pericolo! Pericolo! Pericolo!
- Frontiers of Interaction Workshops « Frontiers of Interaction Conference on Usabilità Sociale, MoDe al World Usability Day
- Fanizzi Mirco on Architetture per Assistenti Virtuali Emozionali
- Folletto Malefico on Per "pigri": come svegliarsi appena l'allarme suona
- simo on Social Interaction Design, la lezione allo IULM
Folletto- ...contacting twitter...
-
Scritti
- Motivational Design 1.5: dagli elementi alla metodologia, un unico documento
- Massime conversazionali di Paul Grice
- Design Motivazionale: Usabilità Sociale e Group Centered Design
- Architetture per Assistenti Virtuali Emozionali
- Elementi Teorici per la Progettazione dei Social Network
- Mezzi Pubblici: Milano dovrebbe imparare da Tokyo
- Appunti sulle Emozioni Artificiali
- RitaliaCamp: il mio punto.
- Spunti sulla Rappresentazione del Significato
- Osservati in bagno
- Bias Linguistico Intergruppi: Il Caso Litvinenko
- Filosofia del Linguaggio: Confronto fra Due Teorie dei Nomi
- Camminava per Strada
- Pensieri Rincorsi
- Bagaglio
- ATM Milano rinnova i biglietti… davvero un miglioramento?
- Tutto quello che avreste voluto sapere sul sonno (ma avevate troppa paura di chiedere)
- Dei Simboli
- Il salto
- Lì.
- Silenzio. Silenzio.
- Lucciole o farfalle?
- SC6 – Erano vestiti di blu
- Serrature
- Chi si ferma ai dadi è solo uno sciocco
- Sofismo del Vero
-
Trova
Idee libere
3d abitudini adobe agile ajax alegria amazon ambiente amd amore anniversario apollo apple apprendimento architettura arte atm attenzione augmented-reality azioni barcamp blog blogosfera bug burocrazia bzaar bzaarcamp bzaarcamp06 cat censura chiavi cinema cirque-du-soleil cms codeusability colour comic community comunicazione conferenza copyright cpu creatività css design dialogo digg discorso disegno domus-academy douglas-adams ecmascript educazione emozione energia evento evoluzione explorer feed fermi fiducia film filosofia firefox flash flex flickr flow flux folletto follia forum foto frontiers06 game gatti giappone golem good50x70 google grafica hacker history html http identity ideo illustrator im infographics informatica information injection intel intelligenza interaction interfacce internet iphone Ipse Dixit italia java javascript javascript argilla jobs jquery koan koyaanisqatsi lavoro law lean lex libri libro limerick linguaggio linux low profile mac maison malware management manifest maps maschere mashup mehrabian memoria mente menu metalettura metodologia microsoft milano minimalism monitor montalcino morra mostra motivazione multitasking munari musica mutts naked-day network newsvine nielsen occasioni openculture openid opensource openspime organizzazione osx p2p paranormale parole pausa peer pensieri percezione perfezione photoshakr php phpgolem piublogcamp pkm png poesia postit pratchett programmazione prototype psiche psicologia python qualità racconti razzismo regolamento relazioni religione retorica risoluzione ritalia rpg rss ruby ruby-on-rails sabifoo safari scelte scienza scrivere scrum sdp semplicità sentimenti sesso siena silicon valley simboli sociale società sonno speranza spime sql ssh standard statistiche stereotipi story subtle suono surreale sviluppo svn tags teatro technology tempo things thx tutorial twitter typography università usabilità user experience verità video virtualizzazione vm wabi-sabi wallpaper web widetag widget wii wiki windows word wordpress zeitgeist zen -
Chi sono?

Solipsista atipico. Questa è forse la definizione migliore per il proprietario di questo blog, Davide Casali aka Folletto Malefico "@.
Programmatore, grafico, fotografo. Scrittore, disegnatore, creativo. Utopista, osservatore. Sbaglia come tutti, ma ama correggersi.
E' Interaction Designer & Architecture Designer, lavora in maison,the e segue alcuni progetti nel suo tempo libero.
E' laureato magistrale in Teoria e Tecnologia della Comunicazione e si interessa di psicologia sociale applicata alle tecnologie.
19 comments Add yours below
La cosa ridicola - e qui tiro fuori il mio nazionalismo linguistico - è che nel vocabolario italiano sia entrata una parola inglese con accezione del tutto diversa da quella originale. Se proprio si aveva bisogno di una parola con tale accezione, perché non usarne/crearne/adattarne una italiana? Quest'ostinazione degli italiani nell'usare, laddove siano anche fuori luogo, parole straniere (per lo più inglesi) soltanto perché "fa figo" è una cosa che irrita. Possediamo una delle lingue più variegate, ricche e colorate e ci limitiamo nell'uso di parole prese da lingue tutt'altro che paragonabili alla nostra.
Perdona la digressione OT.
Aggiungere un termine estero in una lingua non è di per sé un male: importandolo in una specifica accezione, aiuta a diminuire l'indeterminatezza e quindi a rendere la comunicazione più agevole.
L'esempio è semplice: se io parlo di "mouse", è chiaro a chiunque a cosa mi sto riferendo. Se avessimo invece tradotto il termine, sarebbe necessario per forza di cose un contesto per sapere se mi sto riferendo all'accezione tecnica oppure a uno degli altri significati: usando "topo" avremmo sempre dovuto definirne il contesto.
Non solo, tradurre a volte sposta a priori il significato verso il contesto originale del termine che si vuole sovrapporre: traducendo 'blog' come 'diario' molti hanno considerato questo strumento come qualcosa da adolescenti turbati, tacciandolo a priori.
Sono invece d'accordo sull'uso indiscriminato di termini esteri anche quando esistono parole italiane di uguale efficacia, abuso soprattutto dettato da una certa esterofilia italiana unita alla scorretteza di certi marketing. Irrita anche me. :)
A dimostrazione di ciò c'è di sicuro il fatto che gli angloamericani non hanno alcun problema a capire di che "mouse" stanno parlando, ragion per cui popoli di lingua romanza più nazionalisti di noi, quali spagnoli e francesi, hanno scelto di tradurre i termini e non credo abbiano problemi di sorta.
Resta il fatto che alcune parole che nascono come "nomi propri" e difficilmente puoi tradurle, come appunto il blog. Infatti blog anche in inglese non significa diario, ma diario web* e anche qui, diario non è certo l'accezione di diario a cui siamo abituati noi (che sarebbe diary).
Beh, forse è il caso di fermare queste dissertazioni linguistiche, visto il tema originale del tuo post ;)
Pardon, giusto per usare un francesismo :)
* evito di tradurre anche web -_-
Se è vero che designer in inglese è spesso usato nel senso di progettista esso è altrettanto spesso usato nel senso "italico" di creativo. Esistono intere categorie di "designer product", basta pensare ai designer toy che sono spesso più vicini all'unicum che alla produzione di massa.
Almeno penso.
Mi viene da riflettere quanto è difficile andare a definire i limiti quando si parla di parole (beh, di molto altro, ma meglio non divagare). Su un concetto di massima si è quasi sempre d'accordo, ma appena si inizia a dire "dove sta il confine" si inizia a discutere... vi sono sempre più prospettive.
Per fortuna. :)
Io credo che in ogni caso in base al contesto sia facilmente abbastanza capibile il significato che si voglia trasmettere ( esempio stupido: "design pattern" e "graphic designer")
Il problema del contesto non è così semplice, perché implica due cose:
1. che sei conscio della distinzione (quanti lo sono?)
2. che è evidente dal contesto
La dicitura "design pattern" è magari chiara (seppure un non tecnico ti chiederà che stile di pittura sia, già successo), ma "graphic designer" no, proprio per la differenza di significato che esiste. :)
Cercando anche su wikipedia ho visto come il termine "graphic design" (ma credo lo si possa benissimo trovare per altri campi del design) integri entrambe le accezioni, ovvero sia il processo di progettazione (la tecnica ecc. ecc.), sia la creazione stessa (il disegno, l'opera stessa, lo stile) e proprio perché si va ad associare la parola "design" con "graphic", ovvero la tecnica a qualcosa che per forza richiedere creatività ed uno stile coadiuvando le due definizioni di "design".
Ma in fin dei conti è forse nella nostra Italia che si finisce con fare un bel merge di "graphic design, industrial design ecc. ecc. nella "semplice" parola "design" ... finendo col far un gran danno nel comunicare col "mondo" (in ogni caso continuo a preferire una accezione di design che possa integrare sia l'aspetto tecnico, sia quello creativo.. forse perché sono italiano :P )
Graphic designer è, secondo l'accezione inglese, una persona che sa fare grafica. Ovvero, per quanto sia una disciplina 'creativa', è un tecnico. Sa bilanciare i colori, spaziare gli elementi, disporli su una pagina, etc.
Ti assicuro che uno può fare il graphic designer senza essere un creativo. Non per questo è meno bravo. :)
Sulle tue preferenze, è quello che dicevo nella fine del post: 'designer' è il tecnico, come per qualunque tecnica, è poi la singola persona che può essere o meno creativa. :)
...peraltro, tutti siamo creativi, volendo... ma questo è un altro discorso... :)
Poi mettiamo che gli italiani sono influenzati dai giornalisti, i quali mirano solo a stupire e non ad informare, quindi le parole Boss, Designer, Mister,.. acquistano un significato preciso (se non sbagliato). Qui il cerchio si chiude, anarchia totale, un povero cristo non sa se ha davanti un esperto nel campo o un truffatore e nel dubbio è meglio imparare l'inglese (internazionale), prima che l'italiano diventi un inglese comprensibile solo da pochi colleghi ristretti.
Facciamo il grande salto, lingua inglese e dialetti come in India
Ho deciso di prendere il mano IL dizionario della lingua italiana (Devoto -OLi edizione 2007)
Design: "Ideazione e progettazione di oggetti d'uso da produrre in serie dall'industria, secondo forme esteticamente valide in rapporto alla funzionalità dell'oggetto (si veda anche "Industrial design")
Graphic Design:
progettazione e realizzazione grafica (composto da graphic "grafico e design " disegno" ecc.
Dal dizionario di Mac OS X (oxford ecc.):
Graphic Design: "the art or skill of combining text and pictures in advertisements, magazines, or books."
Insomma mi sembra che la parola "design" cambi molto il suo accento in base a cosa ci stia vicino.. ;-)
bye!
Diego
Esattamente la stessa cosa fa il DeMauro, che specifica come sia la definizione "tecnico-specialistica" e non quella "comune". :)
La "tecnico-specialistica" è quella a cui facciamo riferimento noi, proprio perché sappiamo la distinzione. :)
In egual modo, "graphic design" è facilmente assimilabile all'arte perché è molto vicino al disegno, una delle inconfutabili forme d'arte umane. Sai bene come un non esperto possa definire "artistica" una mera esecuzione tecnica. ;) Nonostante ciò, nella definizione inglese è "art or skill".
Come vedi, più scavi e più sfumature e spostamenti di significato riscontri. :)
Perché ti toccherebbe da vicino? :)
( tra l'altro ci conosciamo.. ma con ogni probabilità non ti ricordi chi sono :P )
E' vero, più si scava, più si è punto a capo... una persona che non abbia ben chiara la situazione sicuramente non centrerà a pieno il significato che "l'autore" avrà voluto dare e questo è un gran peccato :)
saluti!
Parlando invece di "designer" come progettista, io non lo vedo come un tecnico ma come un intellettuale (passatemi il termine) in senso esteso...e certamente fortemente creativo. La padronanza della tecnica è comunque fondamentale quando il progettista deve anche essere operativo, non solo un pensatore di progetti o di concetti nuovi. Certamente però (secondo me) è la capacità di immaginare, concettualizzare l'immaginazione, renderla un progetto, ad essere la fase più importante.
Ciao :-)
I "creativi" sono rari fra i designer quanto fra qualunque altra professione: non può essere un discriminante di categoria. :)
D'altro canto non si può più passato 30anni a disegnare sedie (e quindi compierne 50 circa) prima di essere riconosciuto come GIOVANE DESIGNER di successo.
Sino ad oggi non ho mai trovato una qualche connessione logica diretta tra "designers" e "creativi". Semmai, la connessione, come sempre è tra le persone che hanno talento. Queste persone, spesso, usano strumenti di conoscenza -compresa l'abilità e le tecniche progettuali- per assecondare il loro modo unico e creativo di dare forma a oggetti, servizi e tecnologie. Il talento, lavora sulle idee. Il resto è tecnica. Fondamentale è conoscerla, per usarla e -se necessario- piegarla (o farla piegare da chi ne ha l'abilità) o anche reinventarla del tutto.
my two cents