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Designers e Designers

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Quanti sanno il significato della parola “designer”? Quanti di questi sanno che in Italia questo vocabolo ha un significato completamente differente dall’inglese? La vostra definizione a quale dei due termini fa capo?

Definizioni

A livello di lingua è questione di definizioni:

design‘, Inglese (Oxford American Dict.):
a plan or drawing produced to show the look and function or working of a building, garment or other object before it is built or made.

design‘, Italiano (DeMauro Paravia):
linea, aspetto, stile di un oggetto prodotto secondo i canoni dell’industrial design, stile che caratterizza vari prodotti fabbricati in serie.

Consultando il dizionario italiano, si nota che la definizione inglese si avvicina più alla sottocategoria italiana di “design industriale”:

design industriale‘, Italiano (DeMauro Paravia):
progettazione di manufatti destinati alla produzione industriale che mira a conciliare criteri estetici e di funzionalità.

Ma non fermiamoi qui, perché il termine inglese ‘designer’ è meglio tradotto come ‘progettista’ in italiano:

progettista‘, Italiano (DeMauro Paravia):
chi per professione si occupa dell’allestimento e dell’attuazione di progetti civili o industriali.

Così, si crea un interessante muro comunicativo: un ‘designer’ inglese è un progettista di qualcosa, in italiano invece è una persona che fa stile.
Addirittura l’uso denigratorio di ‘design’ in italiano è qualcosa di bello ma non utile.

Buffo se pensate che l’Italia è definita come ‘la patria del design’. A questo punto mi viene da chiedermi se questa non sia una definizione auto-attribuita.

Mi viene un sospetto linguistico: questa deformazione italiana (che è italiana perché design è un termine inglese) non deriverà dal fatto che ‘design’ somiglia a ‘disegno’?

Designer come tecnico o come creativo

Il designer quindi non è – nell’accezione inglese – un creativo, bensì un tecnico. Per questo motivo ritengo che l’accezione migliore di design e designer sia quella inglese.
Se andiamo infatti ad osservare la definizione italiana troviamo elementi piuttosto intangibili, come ‘stile‘ ed ‘estetica‘.

Perdonatemi la durezza, ma dubito fortemente che la massa di persone che vengono sfornate ogni anno dalle varie università di design possano essere chiamati designer nel senso creativo del termine, ma sono chiaramente tali nel senso tecnico del termine.

Trovo calzante questa definizione di Bruno Munari (grazie Dianka):

“Il designer ristabilisce oggi il contatto, da tempo perduto, tra arte e pubblico, tra arte intesa in senso vivo e pubblico vivo. Non più il quadro per il salotto ma l’elettrodomestico per la cucina. Non ci deve essere un’arte staccata dalla vita: cose belle da guardare e cose brutte da usare. Se quello che usiamo ogni giorno è fatto con arte (non a caso o a capriccio) non avremo niente da nascondere.”

Parole forti, estremamente significative. Il senso di designer italiano in con questa definizione assume una profondità notevole, molto superiore a quella sterile del dizionario e viene dotata di una intensità che – questa volta si – affonda le sue radici nel Design Italiano, con le iniziali maiuscole.

E’ degno di nota come il design inteso da Munari includa per certi versi anche il recente interaction design.

Designer, profondità di campo

Tenendo comunque ben chiara in mente la differenza di significato fra i vocaboli nelle due lingue, io credo che sia in fondo una questione di profondità di campo.

Ovvero, per fare qualunque opera creativa è necessaria una tecnica a priori, per quanto questa possa essere semplice o banale, è fondamentale. L’importanza è dettata dal fatto che si deve arrivare ad un punto di conoscenza tecnica nel quale il mezzo diventa una estensione della mano: solo così la creatività può arrivare ad esprimersi.

Anche nel caso in cui il mezzo sia semplice (un dito sulla sabbia) ciò non toglie che vi siano una serie di aspetti tecnici (i granelli di sabbia, l’umidità, la pressione, etc) che devono essere interiorizzati. Per quanto banale, il mezzo tecnico deve essere prima interiorizzato.

Esiste peraltro una definizione per un creativo che non è ancora padrone del mezzo: si chiama naïf.

La creaitività però, non dipende dal mezzo, ne fa solamente uso. Per questo motivo, persone come Bruno Munari saranno sempre dei geni nel loro campo, ma non per questo bisogna essere dei geni per poter appartenere alla categoria.

E’ come dire che nessun programmatore può essere definito tale se non raggiunge l’abilità di Carmack, o che nessun fotografo può essere definito tale se non raggiunge Martin Parr, o nessun industrial desinger può essere definito tale se non raggiunge Jonathan Ive.

C’è anche da dire che il genio può essere anche non verticale. Lo stesso Bruno Munari era artista e designer: pittura, scultura, cinematografia, design industriale, grafica, scrittura, poesia, didattica. Sarebbe ancora peggio se decidessimo di definire ‘designer’ soltanto persone di questo calibro: quanti potrebbero definirsi tali?

Designer, alla fine

Teniamo quindi l’accezione italiana di designer – perché porta con sé definizioni quali quella di Munari poco sopra – ma non scordiamo che un ‘designer’ è un tecnico – soprattutto se leggete un testo inglese.

Soprattutto, non scordiamo però mai che il valore in più è sempre dettato dalla persona e mai da un titolo ad essa appiccicato.

19 comments Add yours below

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Nemo 2007 07 22 at 00:34

Dato l'ambiente in cui sono, io associo a design l'accezione inglese, ovvero quella originale, ovvero l'unica che abbia senso di esistere.

La cosa ridicola - e qui tiro fuori il mio nazionalismo linguistico - è che nel vocabolario italiano sia entrata una parola inglese con accezione del tutto diversa da quella originale. Se proprio si aveva bisogno di una parola con tale accezione, perché non usarne/crearne/adattarne una italiana? Quest'ostinazione degli italiani nell'usare, laddove siano anche fuori luogo, parole straniere (per lo più inglesi) soltanto perché "fa figo" è una cosa che irrita. Possediamo una delle lingue più variegate, ricche e colorate e ci limitiamo nell'uso di parole prese da lingue tutt'altro che paragonabili alla nostra.

Perdona la digressione OT.
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Folletto Malefico 2007 07 22 at 00:47

Per quanto condivida anche io l'opinione che l'accezione inglese sia quella preferibile (e l'unica professionalmente considerabile) ti fermerei invece un istante a riflettere sull'incorporazione di parole estere in una lingua.

Aggiungere un termine estero in una lingua non è di per sé un male: importandolo in una specifica accezione, aiuta a diminuire l'indeterminatezza e quindi a rendere la comunicazione più agevole.

L'esempio è semplice: se io parlo di "mouse", è chiaro a chiunque a cosa mi sto riferendo. Se avessimo invece tradotto il termine, sarebbe necessario per forza di cose un contesto per sapere se mi sto riferendo all'accezione tecnica oppure a uno degli altri significati: usando "topo" avremmo sempre dovuto definirne il contesto.
Non solo, tradurre a volte sposta a priori il significato verso il contesto originale del termine che si vuole sovrapporre: traducendo 'blog' come 'diario' molti hanno considerato questo strumento come qualcosa da adolescenti turbati, tacciandolo a priori.

Sono invece d'accordo sull'uso indiscriminato di termini esteri anche quando esistono parole italiane di uguale efficacia, abuso soprattutto dettato da una certa esterofilia italiana unita alla scorretteza di certi marketing. Irrita anche me. :)
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Nemo 2007 07 22 at 01:22

Per linee generali condivido la tua visione, anche se vorrei focalizzare un punto. Ogni parola, se usata in un discorso, è di per sé contestualizzata e raramente, a meno di "pezzi mancanti" da parte di chi si esprime, si incappa in situazioni di ambiguità, chiaramente presenti se si usa il termine da solo, senza collocarlo in alcun dove.

A dimostrazione di ciò c'è di sicuro il fatto che gli angloamericani non hanno alcun problema a capire di che "mouse" stanno parlando, ragion per cui popoli di lingua romanza più nazionalisti di noi, quali spagnoli e francesi, hanno scelto di tradurre i termini e non credo abbiano problemi di sorta.

Resta il fatto che alcune parole che nascono come "nomi propri" e difficilmente puoi tradurle, come appunto il blog. Infatti blog anche in inglese non significa diario, ma diario web* e anche qui, diario non è certo l'accezione di diario a cui siamo abituati noi (che sarebbe diary).

Beh, forse è il caso di fermare queste dissertazioni linguistiche, visto il tema originale del tuo post ;)
Pardon, giusto per usare un francesismo :)

* evito di tradurre anche web -_-
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riffraff 2007 07 22 at 17:17

non è un'italianizzazione, imo, si tratta di un caso in cui il significato della parola nell'uso comune è semplicemente non sempre corrispondente a quello originale (altro esempio: browser).

Se è vero che designer in inglese è spesso usato nel senso di progettista esso è altrettanto spesso usato nel senso "italico" di creativo. Esistono intere categorie di "designer product", basta pensare ai designer toy che sono spesso più vicini all'unicum che alla produzione di massa.

Almeno penso.
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Folletto Malefico 2007 07 22 at 17:57

E' vero, esiste un uso anche estero di "designer" nel senso italico. Così su due piedi mi viene da pensare che però il designer in senso italico è quello di eccellenza, non quello di massa. In altri termini, si utilizza per i geni, o comunque per le opere per qualche verso elevate. Mentre il significato inglese è adottato a livello professionale.

Mi viene da riflettere quanto è difficile andare a definire i limiti quando si parla di parole (beh, di molto altro, ma meglio non divagare). Su un concetto di massima si è quasi sempre d'accordo, ma appena si inizia a dire "dove sta il confine" si inizia a discutere... vi sono sempre più prospettive.

Per fortuna. :)
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Diego 2007 07 23 at 03:48

Il tutto molto molto interessante.. ma allora che termine sarebbe meglio utilizzare in inglese per intendere un "designer" con "accezione italiana"...?

Io credo che in ogni caso in base al contesto sia facilmente abbastanza capibile il significato che si voglia trasmettere ( esempio stupido: "design pattern" e "graphic designer")
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Diego 2007 07 23 at 03:56

intendo dire che in fin dei conti si potrebbe in base al contesto tradurre la parola design come pura "Progettazione" o come "Creazione" o perché no di entrambe le cose
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Folletto Malefico 2007 07 23 at 10:12

In inglese non c'è una reale traduzione, per quanto io sappia. Anche nel momento in cui parlano di "italian design" (che è la cosa più vicina) si riferiscono comunque ad una tecnica (design) associata ad una creatività (italian).

Il problema del contesto non è così semplice, perché implica due cose:
1. che sei conscio della distinzione (quanti lo sono?)
2. che è evidente dal contesto

La dicitura "design pattern" è magari chiara (seppure un non tecnico ti chiederà che stile di pittura sia, già successo), ma "graphic designer" no, proprio per la differenza di significato che esiste. :)
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Diego 2007 07 23 at 16:19

Beh penso che sia fondamentale sapere che ci sono (almeno in Italia) due versioni di "intendere" il termine "design". Sta di fatto che nel momento in cui si conosce il contesto e le due differenti posizioni è possibile per fortuna capirsi...

Cercando anche su wikipedia ho visto come il termine "graphic design" (ma credo lo si possa benissimo trovare per altri campi del design) integri entrambe le accezioni, ovvero sia il processo di progettazione (la tecnica ecc. ecc.), sia la creazione stessa (il disegno, l'opera stessa, lo stile) e proprio perché si va ad associare la parola "design" con "graphic", ovvero la tecnica a qualcosa che per forza richiedere creatività ed uno stile coadiuvando le due definizioni di "design".

Ma in fin dei conti è forse nella nostra Italia che si finisce con fare un bel merge di "graphic design, industrial design ecc. ecc. nella "semplice" parola "design" ... finendo col far un gran danno nel comunicare col "mondo" (in ogni caso continuo a preferire una accezione di design che possa integrare sia l'aspetto tecnico, sia quello creativo.. forse perché sono italiano :P )
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Folletto Malefico 2007 07 23 at 16:29

Graphic designer è, secondo l'accezione inglese, una persona che sa fare grafica. Ovvero, per quanto sia una disciplina 'creativa', è un tecnico. Sa bilanciare i colori, spaziare gli elementi, disporli su una pagina, etc.
Ti assicuro che uno può fare il graphic designer senza essere un creativo. Non per questo è meno bravo. :)

Sulle tue preferenze, è quello che dicevo nella fine del post: 'designer' è il tecnico, come per qualunque tecnica, è poi la singola persona che può essere o meno creativa. :)

...peraltro, tutti siamo creativi, volendo... ma questo è un altro discorso... :)


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Diego 2007 07 23 at 16:43

il "vecchio" norman...
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assente 2007 07 24 at 00:54

Secondo me tutto parte dal fatto che in italiano le parole sono più precise di quelle inglesi.
Poi mettiamo che gli italiani sono influenzati dai giornalisti, i quali mirano solo a stupire e non ad informare, quindi le parole Boss, Designer, Mister,.. acquistano un significato preciso (se non sbagliato). Qui il cerchio si chiude, anarchia totale, un povero cristo non sa se ha davanti un esperto nel campo o un truffatore e nel dubbio è meglio imparare l'inglese (internazionale), prima che l'italiano diventi un inglese comprensibile solo da pochi colleghi ristretti.

Facciamo il grande salto, lingua inglese e dialetti come in India
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Diego 2007 07 24 at 02:27

Dato che l'argomento mi tocca un po' da vicino e dato che sto cercando di farmi chiarezza..

Ho deciso di prendere il mano IL dizionario della lingua italiana (Devoto -OLi edizione 2007)

Design: "Ideazione e progettazione di oggetti d'uso da produrre in serie dall'industria, secondo forme esteticamente valide in rapporto alla funzionalità dell'oggetto (si veda anche "Industrial design")

Graphic Design:
progettazione e realizzazione grafica (composto da graphic "grafico e design " disegno" ecc.

Dal dizionario di Mac OS X (oxford ecc.):
Graphic Design: "the art or skill of combining text and pictures in advertisements, magazines, or books."

Insomma mi sembra che la parola "design" cambi molto il suo accento in base a cosa ci stia vicino.. ;-)

bye!

Diego
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Folletto Malefico 2007 07 24 at 02:45

Si, è esattamente quanto dicevo. Come vedi, addirittura sul Devoto che citi riporta "da design, disegno" e per "design" secondo quell'accezione ti rimanda a "industrial design" (che invece è uno degli ambiti).
Esattamente la stessa cosa fa il DeMauro, che specifica come sia la definizione "tecnico-specialistica" e non quella "comune". :)

La "tecnico-specialistica" è quella a cui facciamo riferimento noi, proprio perché sappiamo la distinzione. :)

In egual modo, "graphic design" è facilmente assimilabile all'arte perché è molto vicino al disegno, una delle inconfutabili forme d'arte umane. Sai bene come un non esperto possa definire "artistica" una mera esecuzione tecnica. ;) Nonostante ciò, nella definizione inglese è "art or skill".

Come vedi, più scavi e più sfumature e spostamenti di significato riscontri. :)

Perché ti toccherebbe da vicino? :)
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Diego 2007 07 24 at 12:13

Perché siamo tra i pochi in bicocca con attitudini verso l'ambito grafico :P
( tra l'altro ci conosciamo.. ma con ogni probabilità non ti ricordi chi sono :P )

E' vero, più si scava, più si è punto a capo... una persona che non abbia ben chiara la situazione sicuramente non centrerà a pieno il significato che "l'autore" avrà voluto dare e questo è un gran peccato :)

saluti!
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Sebastiano 2007 07 29 at 17:44

Per quanto riguarda la questione strettamente linguistica, è certamente come dici...design assomiglia foneticamente alla parola italiana "disegno"...e considerando che quando i termini angolofoni hanno cominciato a circolare in massa nel nostro territorio (sulle nostre bocche di italiani) probabilmente il 90% delle persone (giornalisti e persone dei mezzi d'informazioni inclusi) non sapevano neanche chiedere "what's your name?".
Parlando invece di "designer" come progettista, io non lo vedo come un tecnico ma come un intellettuale (passatemi il termine) in senso esteso...e certamente fortemente creativo. La padronanza della tecnica è comunque fondamentale quando il progettista deve anche essere operativo, non solo un pensatore di progetti o di concetti nuovi. Certamente però (secondo me) è la capacità di immaginare, concettualizzare l'immaginazione, renderla un progetto, ad essere la fase più importante.

Ciao :-)
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Folletto Malefico 2007 07 29 at 20:09

Perdonami Sebastiano, ma tu credi davvero che quella massa di gente che esce dagli istituti che formano i "designers" siano realmente tutti "intellettuali" o "fortemente creativi"? :)

I "creativi" sono rari fra i designer quanto fra qualunque altra professione: non può essere un discriminante di categoria. :)
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leeander 2007 08 10 at 12:58

Conosco pochi talenti tra coloro che si definiscno creativi, e ancora meno tra quelli che hanno la parola designer attaccata al loro job's profile.

D'altro canto non si può più passato 30anni a disegnare sedie (e quindi compierne 50 circa) prima di essere riconosciuto come GIOVANE DESIGNER di successo.

Sino ad oggi non ho mai trovato una qualche connessione logica diretta tra "designers" e "creativi". Semmai, la connessione, come sempre è tra le persone che hanno talento. Queste persone, spesso, usano strumenti di conoscenza -compresa l'abilità e le tecniche progettuali- per assecondare il loro modo unico e creativo di dare forma a oggetti, servizi e tecnologie. Il talento, lavora sulle idee. Il resto è tecnica. Fondamentale è conoscerla, per usarla e -se necessario- piegarla (o farla piegare da chi ne ha l'abilità) o anche reinventarla del tutto.

my two cents
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enrico lazzaro 2007 09 10 at 17:59

Concordo leeander, il talento ha assolutamente bisogno della tecnica per potersi esprimere, altrimenti l'idea potrebbe "morire". Artisti in tutti in campi (pittura, scultura, scrittura, ecc.) sono cresciuti nel tempo affinando la tecnica e raggiungendo risultati eccelsi. Questo credo valga anche per i "progettisti" che possono ambire, se ne hanno capacità a diventare Creative-Designer.

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