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“Is Hollywood a Shit Factory? The Cause and The Cure”

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Poco fa Cat mi ha citato questo blog che riporta alcune citazioni dall’articolo di uno degli autori che ha scioperato in questo periodo in america contro gli studios. Il problema non mi è chiaro in dettaglio ed è per alcuni aspetti controverso, comunque per quanto ho capito gli studios stanno trovando modi artistici per evitare di pagare gli autori, che pur avendo ceduto i diritti del loro lavoro sono rimborsati da una percentuale detta residual.

L’articolo è intitolato “Is Hollywood a Shit Factory? The Cause and The Cure” e potrebbe quasi finire qui, se non fosse che nasce da chiedersi quali sian le cause e la cura…

In definitiva, volete sapere perché ‘recentemente’ la media dei film è così… beh… merda?

[...] once we turn in our scripts, the studios can do whatever they want to them [n.d.r. perché han ceduto il copyright]. On an overwhelming preponderance of projects, they bring in a new writer to give our scripts an overhaul, directing this second hired-gun to focus on specific elements. [...]

The problem is the system. [n.d.r. chissà perché non mi stupisce] Because it’s not just a single exec who oversees the development of a script. It’s a whole chain of executives. Just as the writer feels that his job is to make the exec who hired him happy, that exec, in turn, feels that his job is to make the more senior exec who hired him happy. Up it goes, all the way to the studio head. [...]

The Flintstones movie famously credited 32 writers. And those are only the ones we know about! Not all writers who work on a film ultimately get credit. [...]

Hai capito? Non che si sospettasse, ma leggerlo nero su bianco da una persona che lavora direttamente in quel campo, fa una certa differenza.

La soluzione proposta sembra un controsenso in questo tempo in cui si parla di modifica o abolizione del copyright:

We have to retain copyright. Not because we’re smarter or more capable of shepherding scripts to greatness, but because WE WORK ALONE. Film is a collaborative medium. But writing isn’t.

Ma non finisce qui:

It means in ten years filmmakers won’t need studios at all. [...] And movies – mark my words – will get better.

Io vi consiglio una lettura, se avete tempo anche degli altri articoli dell’autore, A. E. Vogler.

5 comments Add yours below

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Fabio 2007 12 05 at 13:11

Beh, diciamo che "recentemente" è un eufemismo, visto che sono ormai 15 anni che la tendenza è questa, più o meno da quando il mercato degli "spec script" (ossia degli script originali, realizzati da uno sceneggiatore per suo conto e poi proposti alle eventuali case produttrici) ha cominciato a morire.

Da allora le sceneggiature sono diventate, almeno per quel che riguarda il mondo degli studios, quindi dei vari blockbuster hollywoodiani (non del cinema indipendente, che è un mondo relativamente a parte), dei veri e propri Frankenstein. Una major chiede ad uno sceneggiatore di scrivere uno script su commissione, questo la scrive, viene pagato per il suo lavoro, dopodiché la sceneggiatura passa solitamente ad altri sceneggiatori (in alcuni casi è invece lo sceneggiatore "originale" ad occuparsi dei rewrite) che, o la riscrivono completamente seguendo le indicazioni degli executive della major, oppure ne sviluppano alcune parti ritenute insufficienti dallo studio.

Un film come Armageddon, il primo che mi viene in mente, nasceva da una sceneggiatura che è stata riscritta più volte da sceneggiatori diversi (e ne sono stati creditati soltanto tre alla fine), ma che ad esempio aveva una sceneggiatrice apposita per le parti romantiche, attori/sceneggiatori che si riscrivevano da soli le loro battute sul set e via dicendo. Altre volte, con certi film (mi viene in mente Jurassic Park 3), si va sul set addirittura senza sceneggiatura, che viene scritta durante le riprese (quindi si può immaginare cosa possa venire fuori), poi il film viene praticamente "sceneggiato" in fase di montaggio.

E' un concetto che dal punto di vista business è perfettamente sensato, visto che gli studios, in qualche modo, devono rientrare nei costi, ma che per un amante del cinema è lo snaturamento completo della sua passione. Non è più creatività, diventa solo tutto business e marketing.

Diverso è il caso del cinema indipendente. In questo caso, lo sceneggiatore (che solitamente è anche regista) scrive una sceneggiatura, ma non avendo dietro uno studio, deve cercare di farla giungere ad un attore o ad un gruppo di attori che, con il loro nome, gli permettano di trovare i finanziamenti per girare e via dicendo. Film come Little Miss Sunshine, Thank You for Smoking e molti altri, sono nati così. Peccato che, anche in questo caso, si debba passare da una potente lobby, quella degli agenti (e i costi di ingresso per un esordiente sono altissimi, lo dico perché mi sono informato molto bene), altrimenti è quasi impossibile far arrivare la propria sceneggiatura all'attore o agli attori desiderati. Certo, il vantaggio è che, alla fine, il controllo creativo del regista/sceneggiatore c'è tutto. E' cinema fatto da chi ama il cinema per chi ama il cinema (ovviamente non in perdita, ma questa è un'ovvietà).

Sul fatto che il copyright sulle sceneggiature debba restare agli autori, beh, mi trova completamente d'accordo. Diciamo che forse diventerebbe un settore più equo, e non ci sarebbero quegli sceneggiatori che si pigliano cifre improponibili (4.5 milioni di $ per adattare Angeli e Demoni di Dan Brown, ad esempio) per scrivere sceneggiature che sarebbe in grado di realizzare anche un giovanotto appena uscito da scuola. I residual che ci sono adesso sono ridicoli e infatti spero che questo sciopero vada avanti ancora per un bel po' (è difficile che le associazioni dei produttori calino le braghe perché hanno altri due contratti in scadenza la prossima Estate, quelli di registi ed attori). La causa è giusta.

Il problema è che, comunque, contrariamente a quanto ritiene Vogler, gli studios continueranno ad esistere. Magari potrebbero cambiare il loro business model, trasformandosi semplicemente in distributori e non più in produttori, ma è difficile che spariscano, soprattutto perché sono gli unici ad avere certe strutture (e resto dell'idea che se il cinema casalingo potrà passare da Internet, bypassandoli, quello nelle sale avrà ancora bisogno di loro) distributive capillari in grado di raggiungere ogni parte del mondo.
2

Folletto Malefico 2007 12 05 at 14:12

Phew, grazie per l'interessante ampliamento. :)
Si 'recentemente' è decisamente un eufemismo. ;)

Peraltro Vogier dice che più che agli attori, gli autori faranno riferimento a qualcosa di analogo agli attuali venture capitalist, che finanzieranno i singoli autori con principi di resa sulla quantità. Non so se è applicabile - e se ha del tutto senso - ma potrebbe essere una strada.

Sulla morte degli studios non so, sai? Perché anche solo se diventassero distributori e non produttori, sarebbe talmente snaturata la loro natura che non credo sarebbero neppure più definibili tali. :)
Attento però per la considerazione più generale: con l'aumento delle tecnologie si sta dando sempre più potere in mano del singolo e diminuisce la necessità di infrastrutture: per questo motivo *anche* nella distribuzione nelle sale gli studios potrebbero essere sostituiti (appunto, da una società di distribuzione o da una associazione dei cinema). Questo perché per fare un film con una qualità sufficientemente alta servirà sempre meno e sarà sempre più alla portata di tutti. ;)
3

Fabio 2007 12 05 at 14:47

Forse mi sono espresso male. Diciamo che nel cinema indipendente questo già capita, ossia si usa l'attore (o il gruppo di attori) come strumento per ottenere il finanziamento dal venture capitalist, come garanzia che il film si venderà e quindi l'investimento sarà appropriato.
Nell'articolo, mi pare di aver letto, Vogier fa riferimento a Michael Clayton, che il regista, Tony Gilroy, sceneggiatore affermato (ha scritto cose come L'Avvocato del Diavolo e i tre Bourne, che per quanto siano tutti adattamenti, sono comunque ottimi lavori a livello di script), dopo essere riuscito, e ci ha messo diversi mesi, tramite agenti in comune, a far avere il suo script a George Clooney (la stessa cosa che sto tentando io da anni con Motherless Town, però senza agenti :asd: ), che ha dato il suo assenso e si è quindi dichiarato disposto a recitare come protagonista.
Solo allora, però, Gilroy è potuto andare alla ricerca di finanziamenti, perché semplicemente con una sceneggiatura, per quanto lui non fosse esattamente l'ultimo dei pirla, nessuno gli avrebbe dato nulla, visto anche il tema scomodo del film.

Sul fatto della morte o non morte degli studios, il problema è fondamentalmente un altro. Certo, loro perderebbero la loro natura, limitandosi a diventare distributori, ma avrebbero ancora un notevole potere decidendo quante copie distribuire, quanto pubblicizzare un determinato film e via dicendo. Perché io resto dell'idea che, se gli studios sparissero, le associazioni a cui tu pensi, diventerebbero come loro. Per quanto le infrastrutture costino sempre meno, per raggiungere la massa, ci vogliono sempre dollari o Euro sonanti, ed è chiaro che comunque quelli che li hanno, son sempre gli stessi. Qualche illuminato c'è (penso a Mark Cuban, ex-informatico diventato miliardario in dollari grazie alla vendita, se non ricordo male, di Compuserve, che ora finanzia film indipendenti, ma a budget limitatissimo, anche se per lui risulta molto più importante l'eventuale regista e non l'attore), ma sono davvero pochi.

Per quanto riguarda il fare buoni film a basso costo, beh, capita già adesso, e anche con budget molto più risicati di quelli che si pensa. Il problema è che ci sono certi film che, volente o nolente, richiedono budget medio-alti (ed in cui il costo degli attori non supera il 10% del budget) e sono quelli che attirano il grande pubblico. E resto dell'idea che anche quelli siano indispensabili, perché forse è l'unico modo per portare al cinema gran parte della popolazione, che si va a guardare quelli, e non i "buoni" film di cui si parlava. Resto dell'idea che, se ci fossero solo i "buonI" film, questa gente al cinema non ci andrebbe.
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Folletto Malefico 2007 12 05 at 21:59

Beh per quanto è evidente che un 'mediatore' esista e avrebbe comunque un certo potere, cambierebbero però drasticamente i bilanciamenti, almeno sul breve o medio periodo, per eventualmente assestarsi su altri equilibri. :)
Sarebbe stupido pensare che non si formerebbero nuovi attori capaci di fare pesare la loro presenza. Per assurdo potrebbero diventare gli stessi autori. Cambierebbe il bilanciamento, la qualità dei film, ma qualcuno avrebbe comunque potere, è inevitabile. :)

Sul discorso di "buoni" film potremmo parlare per secoli, io credo che rari film eccezionali attirino indistintamente tutti (i.e. Matrix) mentre evidentemente ci sono film "buoni" per alcuni target (non faccio nomi).
Quello che però bisognerebbe evitare che un testo fatto per un targat diventi un mostro pieno di contaminazioni e rimaneggiamenti. :|
5

Franci 2007 12 06 at 14:20

Ehi, grazie ad entrambi. Foll per gli articoli e Fabius per le spiegazioni.
Avevo letto gia' un mesetto fa di questo sciopero e dei motivi, senza mai andare troppo a fondo pero'.
E pur essendo "dispiaciuta" nel presente per il "danno" che uno sciopero come questo comporta anche al consumatore, sono perfettamente d'accordo con chi ha aderito.
Grazie ancora :D

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