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Qualcuno può dare i numeri?

22:42 Boh?

Provo a mettere giù due righe, come appunto personale per tentare di chiarirmi le idee e per raccogliere commenti e contributi da chi volesse darmene.

In questi giorni di polemiche su più fronti mi sono trovato a studiare più in dettaglio certe dinamiche di comunicazione: TV, Internet, Giornali.
Contemporaneamente, per i fatti miei, stavo cercando dei dati in rete per portare avanti alcune riflessioni e ho fatto una discreta fatica per risalire alla fonte (Nielsen Netratings) e ai dati (Share di Mercato dei motori di ricerca).

So che è una banalità, mi rendo conto di parlare da persona non così esperta. So che chi studia questo campo ne avrà quasi a noia, però è impressionante come non esista, in nessuna parte del mondo (a me conosciuto, ovviamente) una testata giornalistica/tv/internet che fornisca le notizie con un adeguato background numerico.

Esempi recenti? Esplosione (mediatica) dei casi di meningite. Notizie su notizie, articoli su articoli. Ho trovato qualche dato qui e là. Non ho trovato praticamente nessuno che citasse l’incidenza % della malattia nel corso degli ultimi 10 anni, l’incidenza numerica nello stesso lasso di tempo, e dati analoghi. Nessun raffronto con la pericolosità di altre malattie più note.
Esempi recenti? Il mercato della musica si sta stringendo. Si. No. Boh. Solo una volta avevo trovato una fonte che citasse qualche dato numerico cronologico e anche in quel caso era assente la comparazione con le vendite in digitale e con le entrate nette oltre che le quantità vendute. Insomma: comparazioni non vincolate al singolo strumento di distribuzione.

Se ve ne vengono in mente altri, citateli pure nei commenti.

Voglio dire: per recuperare quelle informazioni serve sicuramente tempo e probabilmente bisogna avere anche i contatti giusti per quanto riguarda certi ambiti, ma ritengo che sarebbe un tempo meglio speso, piuttosto che mandare una persona a fare un servizio sul fidanzamento dell’ultimo VIP.

Il problema aggiuntivo è la dimensione temporale: “incremento del 200%”, “ben 14 casi in più rispetto all’anno scorso”. Tutti numeri del tutto inutili, perché privi sia di dimensione comparativa, che di dimensione temporale. E quindi è evidente l’uso manipolativo che ne viene fatto.
E’ importante sia collocare i dati in mezzo ad un contesto, sia vedere la variazione sul lungo termine. Lo stesso numero può essere tanto o poco, in rapporto ad un insieme di fattori.

Inoltre, notizie fornite con l’adeguato contesto numerico (e con le fonti citate!) sarebbero molto più oggettive, perché fornirebbe almeno dei dati su cui ragionare, capire. Su cui riflettere. Non toglierebbe libertà a chi fa la notizia, ma permetterebbe di scrivere in modo più ragionato. Tanto, chi vuole manipolare i dati lo farebbe comunque, ma almeno ci sono.

Senza poi dimenticare che numeriche di questo tipo permetterebbe di ragionare anche su metodo e fonti, in modo che si farebbe un salto ulteriore qualitativo, perché fornirebbe un maggiore spirito critico su come vengono procurati certi dati.

So bene che questo rant è parzialmente ingustificato: alle persone fa più effetto il caso dei singoli, piuttosto che dati numerici. E quindi fa più audience il caso singolo piuttosto che una serie di comparazioni. E’ una guerra persa in partenza.

In ogni caso se trovassi un giornale che mi pubblicasse articoli con l’adeguato supporto di dati e fonti, con comparazioni anche diacroniche, lo seguirei subito.

19 comments

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Alberto 2008 01 16 at 23:17

Purtroppo è peggio di una guerra persa in partenza: l'utente medio dei mezzi di informazione non cerca il caso singolo, cerca i risvolti morbosi del singolo caso. Peggio ancora!

Sfogo a parte trovo corretto il tuo ragionamento.
Io ho notato che spesso Stefano Quintarelli smentisce le panzane che le major tentano di propinarci sulla vendita di musica online che calerebbe per causa del p2p semplicemente citando i dati di bilancio. In questo caso è facile averli visto che sono pubblici ma pare che nonostante la facilità di procurarseli in molti facciano finta che non esistano -.-

Se quasi nessuno cita i numeri quando questi sono facilmente accessibili non mi meraviglio quindi che nessuno citi quelli di difficile reperibilità.
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Folletto Malefico 2008 01 16 at 23:22

Sono davvero così facili da recuperare?
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Fabio 2008 01 17 at 00:55

Io ricordo che avevo cercato alcuni dati di bilancio tempo fa, per la scrittura di un articolo, e non avevo fatto grossa fatica a trovarli. Forse li avevo addirittura individuati nelle sezioni Corporate dei siti delle società di cui li cercavo, però al momento non ricordo proprio.
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Folletto Malefico 2008 01 17 at 01:42

Ok, il dato di una società si riesce a trovare scavando nel sito (non tutte lo hanno, però, e di questo son abbastanza sicuro).
Il punto non è che si possono anche trovare, il punto è come. Dicevo infatti sopra che una persona potrebbe reperire tutte le informazioni utili, anche se con fatica in certi casi (certi dati di distribuzione voglio vedere con che facilità li ottieni). Però nessuno lo fa. Whops.
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Khorne 2008 01 17 at 08:13

Beh, se citassero i numeri la gente si accorgerebbe che il 70% delle notizie semplicemente non esiste, perché si fa clamore attorno al nulla.
A quel punto sarebbero costretti a fare giornali di 5 pagine e TG di 3 minuti ^^
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Marco 2008 01 17 at 11:34

Da persona che lavora nell'ambito del giornalismo, ti dico subito che la maggior parte dei dati in rete sono facilmente reperibili. Un esempio banale sono tutti i dati sulla demografia che periodicamente vengono forniti dall'Istat e che danno la maggior parte delle elaborazioni riguardo alla società.
I punti sono diversi:
- la comunicazione di quei dati ha bisogno di una spinta, per cui vengono interpretati in una chiave che evidenzia alcuni aspetti che quei dati propongono
- quei dati in genere sono ampi, hanno uno spettro informativo notevole, e non si limitano a una percentuale che dice i "pelati in Italia sono aumentati del 40%". Ci sono notizie sui pelati, ma anche su chi ha i capelli lunghi, chi ce li ha bianchi, chi li taglia in un modo o in un altro, chi non li taglia. Il dato è semplicemente un veicolo per una notizia e il giornalista capace è quello che fa risultare notevole un dato che passerebbe inosservato.
- poi non credere, fossero solo questi i punti, tu avresti una fonte di dati e le varie testate che si spremono per mostrare aspetti di una stessa questione da punti di vista diversi. Quarda i dati sui conti pubblici, se leggi Il Giornale o L'Unità al di là dell'evidenza di un numero (ad esempio il PIL italiano) ti offrono un'interpretazione diversa e per molti versi coerente ma contrastante
- il fatto è che anche gli studi di settore e i centri di ricerca fanno "politica", per cui alcuni hanno interesse a raccogliere dati che mostrano un'aspetto della realtà e altri ti mostrano l'aspetto opposto. Il tutto passa dal filtro di altre interpretazioni... (un esempio: l'ENI può finanziare centri di ricerca che mostrino dati che evidenziano come le riserve di petrolio stiano diminuendo perché sta investendo nel gas naturale. La Exxon di contro concentre gli approvigionamenti sul petrolio e allora finanzia centri di ricerca che evidenziano come il gas naturale è più inquinante del petrolio. Poi capita che in periodi diversi dell'anno esce fuori lo studio dell'azienda finanziata dall'ENI e pochi mesi dopo quando l'opinione pubblica si è dimenticata della cosa esce fuori quello finanziato dall'Exxon. Frattanto però l'ENI con il favore del Governo ha spostato le riserve strategiche dal petrolio al gas...)
- in sostanza il discorso è molto complesso e se qualcuno vuole (e soprattutto ha il tempo) di informarsi può farlo, ma deve stare attento perché può trovare dati che sostengono una testi e dati che sostengono la tesi opposta (vedi l'esempio dell'11 settembre e delle tesi complottiste, in rete trovi documenti che provano che le torri gemelle non possono essere crollate per i due aerei e documenti che provano l'esatto opposto. In un caso e nell'altro ci sono ingegneri pronti a sottoscrivere una tesi o l'altra...
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Folletto Malefico 2008 01 17 at 13:32

Grazie prima di tutto per il commento molto dettagliato. :)

Leggendoti mi trovo comunque d'accordo su tutti i punti, e a questo punto mi fa pensare: perché preferirei avere i dati, pur sapendo che vengono manipolati (sia chi da la notizia, si chi paga la ricerca)?

Non so, ma il conoscere così in dettaglio la fonte credo sarebbe utile in ogni caso, anche se poi il dato viene manipolato. Credo sia un po' come fornire un link quando si scrive una notizia sul web: in questo modo si può anche ragionare sulla metodologia di raccolta e contemporaneamente avere un contesto ("Ok, sono 100, ma 100 su quanti? Andiamo a vedere cosa dice il rapporto e da chi è finanziato...").

Forse, ripensandoci su, il problema è quello della trasparenza...
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Marco 2008 01 17 at 13:55

Di fatto è quello che cerco di fare nel mio lavoro. E mi accorgo che i media negli ultimi 5 anni stanno cambiando grazie al web.
Nel sito del quale mi occupo cerco di risalire alla fonte originaria della notizia (il comunicato Istat, quello del tal ente, della tal azienda...) e di fornire come la notizia viene presentata dalle varie testate (i vari punti di vista).
Negli ultmi tempi mi accorgo che le testate - che segnalano sempre nei loro articoli almeno il nome della fonte di una notizia - prima erano restie a mettere un link che portasse alla fonte originaria (quasi venisse meno la loro autorialità sulla notizia). Ora lentamente cominciano a segnalare quelle fonti.
Questo è però un processo che sta ancora avvenendo e la maggior parte dei giornalisti non ha interesse a svilupparlo. Anche perché i bravi comunicatori (che in genere redigono i comunicati stampa) se sono davvero bravi impongono il loro punto di vista, e capita sovente che i giornalisti abbiano meno libertà di quanta si crede e "copino" parte del comunicato. E' anche questo il motivo per cui spesso le notizie sul web di giornali diversi sembrano scritte dalla stessa persona...
Poi, in realtà ti ho fatto una catena più corta di quella che è nella realtà.
In genere c'è la fonte originaria, l'agenzia stampa che riporta quasi pedissequamente il comunicato, i quotidiani web che riportano in un secondo momento la notizia già di seconda mano e poi via via verso la carta stampata e gli altri media...
Con il web tutti possono saltare qualche passaggio della catena, ma non è detto che lo facciano... anche perché la notizia fa notizia quando è interpretata in una specifica chiave....
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Folletto Malefico 2008 01 17 at 14:05

Uh si, è chiaro. Ritengo comunque che se qualcuno vuole imporre la sua idea, può farlo, cifre o non cifre. Già accade in fondo, no? (senza fare nomi :P).

Visto che comunque credo che siamo d'accordo, sposto un attimo il punto della discussione sull'altro elemento di cui parlavo, ovvero: lo spostamento ipotetico della notizia dal caso singolo a un caso corredato di dati, diminuirebbe per forza l'audience, in quanto non ci sarebbe più alcuna presa emotiva (o comunque ridotta, o comunque meno spazio per crearla).
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Lady 2008 01 17 at 14:35

Molto più semplicemente: quando citi un dato, soprattutto un dato numerico (e non solo quando trascrivi le dichiarazioni), bisogna citare la fonte, il metodo di raccolta dei dati (intervista telefonica o sondaggio per strada?), anno di riferimento e campione. Senza questi dati, personalmente, mi rimandano indietro l'articolo chiedendomi se sono ubriaca o se ho la febbre... se c'è la possibilità di inserire il link diretto ai dati citati, o al report di cui si parla, si deve mettere.
è tutta una questione di "educazione" all'informazione. Molti giornali non ne hanno il tempo o non ne sentono la necessità (per via della scusa "tanto il nostro è un target basso")... altri sì.
Ovvio, come detto benissimo da Marco, c'è il problema della fonte: è un sondaggio politico? l'istituto di ricerca da chi è sovvenzionato? e così via con gli altri esempi riportati da Marco stesso...
Poi c'è il problema del quantitativo vs. qualitativo: se dico morti mille bambini, tu ci resti male. se ti dico che è morto filippo, quel bambino di 5 anni, che giocava sempre nel parco con la nonna perchè la mamma era molto impegnata e che adesso i familiari sono distrutti dal dolore perchè non si sono accorti che quella tosse era molto strana, ti vengono i lucciconi agli occhi. La notizia "personificata" fa più effetto.
Lo stesso discorso dell'emergenza rom: criminalità in aumento, sono i rumeni (che poi non sono tutti rom...) a far aumentare la criminalità. Se poi vai a guardare i dati, vedi come su tutto il campione Italia, i reati commessi dai rom sono in quantità minore da quelli commessi dagli italiani se proporzionati al numero di abitanti (rumeni-italiani). E perchè i norvegesi in italia, per esempio, non hanno questo alto tasso di criminalità? semplice, perchè non sono così tanti come i rumeni o gli italiani...
Se ricordi due estati fa a Milano c'è stato il problema stupri: vuol dire che veramente nel 2006 non si poteva più camminare per le strade milanesi? No, il numero di stupri non era tanto diverso da quello degli altri anni... ma era estate e c'era poco da scrivere... e una volta che dai la notizia del primo stupro devi dare anche quella del secondo, del terzo, del quarto... fino a quando non c'è stato l'attentato sventato a Londra e non si è più parlato di stupri... vuol dire che non ce ne sono più? Non credo. Discorso simile per l'aviaria.
Questione accessibilità dei numeri: l'Istat li pubblica (alla Nielsen molti sono a pagamento, così come per molte altri istituti internazionali e stranieri) ma ne pubblica così tanti che non è facile trovare quello che si cerca (così si chiamano le ricercatrici dell'istituto e le si implora di farsi mandare solo la tabella che serve e non l'intero rapporto...). Bisogna trovarli i dati, prima di pubblicarli.
Su internet non si trova tutto. Non tutti i dati sono accessibili. Soprattutto quelli sul bilancio. Per fare un pezzo corretto non serve solo il saldo (guarda caso sempre positivo) e il giro d'affari. Questi, ovviamente, si trovano pubblicizzati su molti siti di grandi aziende. Per fare un articolo approfondito serve il bilancio completo, con tutte le voci: quanto hanno speso in innovazione? ci sono stati licenziamenti? nuove assunzioni? quanto pagano i manager? hanno dei mutui da pagare? debiti? crediti non riscossi? Ecco, questi dati sui siti non si trovano. Per esperienza, avere un bilancio (sorpattutto dalle aziende pubbliche e dalle amministrazioni che dovrebbero essere le più solerti a fornire i bilanci) non è cosa molto facile... semplicemente perchè i bilanci delle aziende private, sono appunto privati e non pubblici: sono dati che molti non vogliono dare (come ad esempio gli investimenti fatti e in che settore) per ovvi motivi di concorrenza.
Anche citando la fonte, i tg continuerebbero a essere di 30 minuti e i giornali di oltre 40 pagine, perchè i numeri e i dati vanno anche spiegati e commentati. E poi, non ci sono solo le notizie collegate ai dati: c'è la politica, lo sport, la cronaca... :)
Come dicevo all'inizio, ci vorrebbe un po' più di cultura statistica nei giornali. Ma non per questo si può dire che "così fan tutti", visto che ci sono testate che citano sempre fonti, link e campioni di riferimento.
ps: mi scuso con folle per l'abbondante sbrodolatura, soltiamente non vado mai oltre le 30 righe :p
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Folletto Malefico 2008 01 17 at 14:41

Molto meglio così, sei stata anche tu molto esauriente in merito. :)

A mio avviso la questione principale è quella della cultura del citare fonti e dati. Perché come dicevamo alla fine non si tratta di oggettività o altro, ma di capacità e volontà di dare un certo tipo di informazione. :)

I casi che hai citato sono infatti perfetti ed eclatanti di questo fenomeno... e credo non serva neppure citare il problema dell'agenda setting che neppure troppo incidentalmente esce dal discorso. :)
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Gaspar 2008 01 17 at 20:36

Il punto che a me pare fondamentale è il seguente: dietro queste notizie non c'è MAI una inchiesta giornalistica. Semplicemente si parafrasano (neanche troppo) comunicati stampa provenienti da attori interessati a raggiungere un predeterminato scopo, economico o politico. Il processo giornalistico che porta alla loro pubblicazione è totalmente acritico nei casi migliori, finanziariamente interessato in tutti gli altri.

(My 0.02)
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Folletto Malefico 2008 01 17 at 21:31

Questo è vero, purtroppo. Per quanto non ritengo che vada fatto sempre (dipende dall'importanza) è anche vero che credo aiuti a formare uno status mentale in cui anche la notizia più banale viene "indagata". :)
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Marco 2008 01 18 at 10:40

A mio giudizio il commento di Gaspar è una semplificazione non vera.
Il processo critico avviene a tutti gli stadi della catena. Il professionista della comunicazione non è un semplice portavoce. Ogni attore implicato nella catena informativa deposita un piccolo punto di vista che lo voglio o no.
La questione che poi le notizie siano manipolate dai centri di potere è un dato di fatto che non nego, ma dire che i centri di potere controllino la notizia è una banalità non vera. Stiamo parlando di un sistema complesso in cui tutti gli attori influenzano tutti.
E infatti l'unico modo di mantenere una certa libertà nell'ambito della comunicazione è quella di moltiplicare i centri di potere impegnati nell'attività di comunicare...
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Lady 2008 01 18 at 16:06

non ho capito a che tipo di notizie si riferisca Gaspar.
anche la scelta di quale notizia o dato pubblicare, la scelta della fonte, è un'operazione critica. che poi questa operazione venga fatta secondo le proprie convinzioni politiche o talvolta secondo le convinzioni politiche del giornale, è un dato di fatto. anche il lettore quando acquista un giornale sa in che chiave verrà presentata una notizia e, anzi, acquista un dato giornale al posto di un altro proprio perchè vuole l'interpretazione della notizia più vicina alla propria sensibilità (politica, etica, economica...).
fondamentalmente, nelle redazione, nonostante quello che si pensi, non ci sono dei decelebrati che scrivono senza pensare. che eseguono gli ordini stando zitti. i comunicati stampa non vengono sempre "calati" così come si ricevono. ma si contattano le altre fonti, le altre parti, si approfondisce la notizia, ci si chiede il perchè.
certo, c'è chi lo fa e chi non lo fa (a volte anche per questioni di tempo, oltre che per "leggerezza"). ma i discorsi "fanno tutti così" sono troppo semplicistici e banali.
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Newsmeister 2008 01 19 at 21:29

Mi perdoni, ma trova più credibile i numeri che le notizie? Che le fa pensare che i numeri non siano inventati con criteri non dissimili a quelli applicati all'invenzione delle notizie? La ricerca della verità assoluta fa tenerezza, ma non è terribilmente utile dal punto di vista conoscitivo.
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Folletto Malefico 2008 01 19 at 22:08

Dammi pure del tu. :)

I numeri non sono in contrapposizione alle notizie. Si tratta di dare i numeri nelle notizie (come citavo con una battuta nel titolo). :)

Non mi pare di aver tirato in ballo verità assolute. Amo la filosofia ma non è questo il momento per farla. :)
La questione numerica è del tutto analoga a quella che citavo tempo addietro sulla proposta di segnalare data, ora e fonte di tutte le immagini presentate ai telegiornali (i.e. immagini di repertorio).

Il punto non è avere la verità assoluta, ma, come dicevo nel post:
1. rendere il processo conoscitivo più trasparente (i.e. la fonte), cosa che numeri alla mano è intrinsecamente più semplice in questo momento
2. permettere un attimo meglio di avere un background più ampio alla notizia

Per farmi capire, in questo discorso si potrebbe ad esempio aggiungere la necessità di identificabilità immediata della fonte anche nel caso delle notizie televisive: per fonte non solo chi sia che ha reperito e propagato in primis la fonte, ma anche chi l'ha rielaborata e proposta.
O come veniva citato da alcuni commentatori sopra: ci sono numerosi step di elaborazione della notizia, non è un processo lineare. Loro lo citavano per il problema dell'attribuzione di "colpa", ma è evidente che si tratta anche di trasparenza della notizia (i.e. telefono senza fili).

Il motivo è semplice: a parità di deformazione della "verità" iniziale (come dicevi) sapere che chi ha rielaborato la notizia è x invece di y fa differenza. La mia conoscenza umana di x mi consente di percepire meglio tale notizia, compensandola con un filtro umano che si verrebbe naturalmente a formare. :)
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Zel 2008 01 30 at 00:22

Provo a fornire ulteriori spunti in proposito.
1. Faccio un passo indietro. Il giornalista a volte omette involontariamente delle informazioni che sono necessarie a chi legge la notizia con senso critico pur non essendo del settore. Mi spiego meglio facendo un esempio forse banale, ma spero efficace. Se io scrivessi che la variazione trimestrale del PIL di un paese è stata del +0,9% fornirei un dato non interpretabile in quanto non saprei se trattasi di valore tendenziale (ultimo trimestre rispetto allo stesso trimestre dello scorso anno) oppure congiunturale (ultimo trimestre rispetto a quello precedente). Questo genere di dimenticanze "banali" accadono anche su testate specializzate.

2. A volte chi scrive non è sufficentemente competente per interpretare in modo diretto i dati più profondi e quindi si deve fermare solo alle informazioni più superficiali (quelle di più facile comprensione). Capita a volte che gli stessi commenti dei giornalisti tengano conto dei precedenti commenti fatti dalle società di ricerca. O addirittura i commenti pubblicati sono fatti direttamente dalle società di ricerca.

3. Sono inoltre d'accordo con chi dice che reperire i dati non è sempre così facile. Se infatti ci riferiamo a banche dati pubbliche allora il giornalista può riportare tabelle e numeri e rimandare alla fonte con molta facilità, tuttavia in altri casi gli istituti di ricerca forniscono i numeri solo a scopo promozionale (è pubblicità gratuita del loro lavoro!!), quindi difficilmente i giornalisti potranno avere a disposizione informazioni precise e costose.

4. Infine i dati a disposizione dei giornalisti spesso non sono gli stessi a disposizione di tutti (sempre per una logica pubblicitaria degli istituti di ricerca) e quindi in questo caso per il lettore sarà sempre impossibile approfondire l'argomento.

5. Infine un'ultima considerazione: più i dati sono dettagliati più - a mio avviso - segmento il mio lettore tipo (quindi rischio di annoiare tutti gli altri). La testata per poterselo permettere deve essere veramente specializzata.
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Folletto Malefico 2008 01 30 at 01:04

L'esempio del PIL lo trovo estremamente calzante per raffigurare un problema molto diffuso, e quello che solitamente tendo a notare (citare un dato incompleto fa saltare più all'occhio il problema di un dato non presentato del tutto).

Sulla difficoltà a reperire i dati, interessante è sicuramente la dimensione delle società che realizzano le indagini e che quindi filtrano i dati secondo i loro scopi.
Non discuto sulla necessità di tenere certi dati solo per i clienti da parte delle società di ricerca, ma mi viene da pensare sul fatto che vengano forniti dati più ricchi ai giornalisti che al pubblico dominio.
Nel senso: c'è realmente un vantaggio? In un ambiente con internet diffuso come è oggi, se il report fosse fatto bene ed orientato alla comunicazione (quindi, studiato per essere capito e non dati troppo grezzi) avrebbe un effetto virale molto più forte se pubblico, rispetto ad una selezione di giornalisti.

Sull'ultima considerazione ho qualche dubbio. Serve sicuramente un lavoro di sintesi che non è propria di tutti (soprattutto per non trasformare il significato) ma credo che i dati e le fonti possano essere citati indipendentemente dal target (lettore/spettatore tipo).
Il problema qui è infatti a doppio taglio: il dato viene assimilato da tutti, che sia ben contestualizzato oppure no. Chi non vuole ragionarci lo apprenderà comunque in modo acritico, ma la differenza sarebbe che chi volesse avrebbe i termini per una migliore comprensione.
Tant'è che la manipolazione dei dati ha un ruolo importante in qualunque discorso dialettico, che ne trae comunque beneficio.

Quindi, io credo che sia possibile comunicare comunque informazioni senza alienare per forza i propri lettori/spettatori. Semplicemente cambia la quantità dei dati e il modo di comunicari, ma non la sostanza. :)