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	<title>Comments on: Qualcuno può dare i numeri?</title>
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		<title>By: Folletto Malefico</title>
		<link>http://im.digitalhymn.com/2008/01/16/qualcuno-puo-dare-i-numeri/comment-page-1/#comment-99215</link>
		<dc:creator>Folletto Malefico</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 29 Jan 2008 23:04:05 +0000</pubDate>
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		<description>L&#039;esempio del PIL lo trovo estremamente calzante per raffigurare un problema molto diffuso, e quello che solitamente tendo a notare (citare un dato incompleto fa saltare più all&#039;occhio il problema di un dato non presentato del tutto).

Sulla difficoltà a reperire i dati, interessante è sicuramente la dimensione delle società che  realizzano le indagini e che quindi filtrano i dati secondo i loro scopi.
Non discuto sulla necessità di tenere certi dati solo per i clienti da parte delle società di ricerca, ma mi viene da pensare sul fatto che vengano forniti dati più ricchi ai giornalisti che al pubblico dominio.
Nel senso: &lt;b&gt;c&#039;è realmente un vantaggio?&lt;/b&gt; In un ambiente con internet diffuso come è oggi, se il report fosse fatto bene ed orientato alla comunicazione (quindi, studiato per essere capito e non dati troppo grezzi) avrebbe un effetto virale molto più forte se pubblico, rispetto ad una selezione di giornalisti.

Sull&#039;ultima considerazione ho qualche dubbio. Serve sicuramente un lavoro di sintesi che non è propria di tutti (soprattutto per non trasformare il significato) ma credo che i dati e le fonti possano essere citati indipendentemente dal target (lettore/spettatore tipo).
Il problema qui è infatti a doppio taglio: &lt;b&gt;il dato viene assimilato da tutti&lt;/b&gt;, che sia ben contestualizzato oppure no. Chi non vuole ragionarci lo apprenderà comunque in modo acritico, ma la differenza sarebbe che chi volesse avrebbe i termini per una migliore comprensione.
Tant&#039;è che la manipolazione dei dati ha un ruolo importante in qualunque discorso dialettico, che ne trae comunque beneficio.

Quindi, io credo che sia possibile comunicare comunque informazioni senza alienare per forza i propri lettori/spettatori. Semplicemente cambia la quantità dei dati e il modo di comunicari, ma non la sostanza. :)</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;esempio del PIL lo trovo estremamente calzante per raffigurare un problema molto diffuso, e quello che solitamente tendo a notare (citare un dato incompleto fa saltare più all&#8217;occhio il problema di un dato non presentato del tutto).</p>
<p>Sulla difficoltà a reperire i dati, interessante è sicuramente la dimensione delle società che  realizzano le indagini e che quindi filtrano i dati secondo i loro scopi.<br />
Non discuto sulla necessità di tenere certi dati solo per i clienti da parte delle società di ricerca, ma mi viene da pensare sul fatto che vengano forniti dati più ricchi ai giornalisti che al pubblico dominio.<br />
Nel senso: <b>c&#8217;è realmente un vantaggio?</b> In un ambiente con internet diffuso come è oggi, se il report fosse fatto bene ed orientato alla comunicazione (quindi, studiato per essere capito e non dati troppo grezzi) avrebbe un effetto virale molto più forte se pubblico, rispetto ad una selezione di giornalisti.</p>
<p>Sull&#8217;ultima considerazione ho qualche dubbio. Serve sicuramente un lavoro di sintesi che non è propria di tutti (soprattutto per non trasformare il significato) ma credo che i dati e le fonti possano essere citati indipendentemente dal target (lettore/spettatore tipo).<br />
Il problema qui è infatti a doppio taglio: <b>il dato viene assimilato da tutti</b>, che sia ben contestualizzato oppure no. Chi non vuole ragionarci lo apprenderà comunque in modo acritico, ma la differenza sarebbe che chi volesse avrebbe i termini per una migliore comprensione.<br />
Tant&#8217;è che la manipolazione dei dati ha un ruolo importante in qualunque discorso dialettico, che ne trae comunque beneficio.</p>
<p>Quindi, io credo che sia possibile comunicare comunque informazioni senza alienare per forza i propri lettori/spettatori. Semplicemente cambia la quantità dei dati e il modo di comunicari, ma non la sostanza. <img src='http://im.digitalhymn.com/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':)' class='wp-smiley' /> </p>
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	<item>
		<title>By: Zel</title>
		<link>http://im.digitalhymn.com/2008/01/16/qualcuno-puo-dare-i-numeri/comment-page-1/#comment-99213</link>
		<dc:creator>Zel</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 29 Jan 2008 22:22:47 +0000</pubDate>
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		<description>Provo a fornire ulteriori spunti in proposito.
1. Faccio un passo indietro. Il giornalista a volte omette involontariamente delle informazioni che sono necessarie a chi legge la notizia con senso critico pur non essendo del settore. Mi spiego meglio facendo un esempio forse banale, ma spero efficace. Se io scrivessi che la variazione trimestrale del PIL di un paese è stata del +0,9% fornirei un dato non interpretabile in quanto non saprei se trattasi di valore tendenziale (ultimo trimestre rispetto allo stesso trimestre dello scorso anno) oppure congiunturale (ultimo trimestre rispetto a quello precedente). Questo genere di dimenticanze &quot;banali&quot; accadono anche su testate specializzate.

2. A volte chi scrive non è sufficentemente competente per interpretare in modo diretto i dati più profondi e quindi si deve fermare solo alle informazioni più superficiali (quelle di più facile comprensione). Capita a volte che gli stessi commenti dei giornalisti tengano conto dei precedenti commenti fatti dalle società di ricerca. O addirittura i commenti pubblicati sono fatti direttamente dalle società di ricerca.

3. Sono inoltre d&#039;accordo con chi dice che reperire i dati non è sempre così facile. Se infatti ci riferiamo a banche dati pubbliche allora il giornalista può riportare tabelle e numeri e rimandare alla fonte con molta facilità, tuttavia in altri casi gli istituti di ricerca forniscono i numeri solo a scopo promozionale (è pubblicità gratuita del loro lavoro!!), quindi difficilmente i giornalisti potranno avere a disposizione informazioni precise e costose.

4. Infine i dati a disposizione dei giornalisti spesso non sono gli stessi a disposizione di tutti (sempre per una logica pubblicitaria degli istituti di ricerca) e quindi in questo caso per il lettore sarà sempre impossibile approfondire l&#039;argomento.

5. Infine un&#039;ultima considerazione: più i dati sono dettagliati più - a mio avviso - segmento il mio lettore tipo (quindi rischio di annoiare tutti gli altri). La testata per poterselo permettere deve essere veramente specializzata.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Provo a fornire ulteriori spunti in proposito.<br />
1. Faccio un passo indietro. Il giornalista a volte omette involontariamente delle informazioni che sono necessarie a chi legge la notizia con senso critico pur non essendo del settore. Mi spiego meglio facendo un esempio forse banale, ma spero efficace. Se io scrivessi che la variazione trimestrale del PIL di un paese è stata del +0,9% fornirei un dato non interpretabile in quanto non saprei se trattasi di valore tendenziale (ultimo trimestre rispetto allo stesso trimestre dello scorso anno) oppure congiunturale (ultimo trimestre rispetto a quello precedente). Questo genere di dimenticanze &#8220;banali&#8221; accadono anche su testate specializzate.</p>
<p>2. A volte chi scrive non è sufficentemente competente per interpretare in modo diretto i dati più profondi e quindi si deve fermare solo alle informazioni più superficiali (quelle di più facile comprensione). Capita a volte che gli stessi commenti dei giornalisti tengano conto dei precedenti commenti fatti dalle società di ricerca. O addirittura i commenti pubblicati sono fatti direttamente dalle società di ricerca.</p>
<p>3. Sono inoltre d&#8217;accordo con chi dice che reperire i dati non è sempre così facile. Se infatti ci riferiamo a banche dati pubbliche allora il giornalista può riportare tabelle e numeri e rimandare alla fonte con molta facilità, tuttavia in altri casi gli istituti di ricerca forniscono i numeri solo a scopo promozionale (è pubblicità gratuita del loro lavoro!!), quindi difficilmente i giornalisti potranno avere a disposizione informazioni precise e costose.</p>
<p>4. Infine i dati a disposizione dei giornalisti spesso non sono gli stessi a disposizione di tutti (sempre per una logica pubblicitaria degli istituti di ricerca) e quindi in questo caso per il lettore sarà sempre impossibile approfondire l&#8217;argomento.</p>
<p>5. Infine un&#8217;ultima considerazione: più i dati sono dettagliati più &#8211; a mio avviso &#8211; segmento il mio lettore tipo (quindi rischio di annoiare tutti gli altri). La testata per poterselo permettere deve essere veramente specializzata.</p>
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	<item>
		<title>By: Folletto Malefico</title>
		<link>http://im.digitalhymn.com/2008/01/16/qualcuno-puo-dare-i-numeri/comment-page-1/#comment-98301</link>
		<dc:creator>Folletto Malefico</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 19 Jan 2008 20:08:16 +0000</pubDate>
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		<description>&lt;em&gt;Dammi pure del tu.&lt;/em&gt; :)

I numeri non sono in contrapposizione alle notizie. Si tratta di dare i numeri nelle notizie (come citavo con una battuta nel titolo). :)

Non mi pare di aver tirato in ballo verità assolute. Amo la filosofia ma non è questo il momento per farla. :)
La questione numerica è del tutto analoga a quella che citavo tempo addietro sulla proposta di segnalare data, ora e fonte di tutte le immagini presentate ai telegiornali (i.e. immagini di repertorio).

Il punto non è avere la verità assoluta, ma, come dicevo nel post:
1. rendere il &lt;strong&gt;processo conoscitivo più trasparente&lt;/strong&gt; (i.e. la fonte), cosa che numeri alla mano è intrinsecamente più semplice in questo momento
2. permettere un attimo meglio di avere un &lt;strong&gt;background più ampio&lt;/strong&gt; alla notizia

Per farmi capire, in questo discorso si potrebbe ad esempio aggiungere la necessità di identificabilità immediata della fonte anche nel caso delle notizie televisive: per fonte non solo chi sia che ha reperito e propagato in primis la fonte, ma anche chi l&#039;ha rielaborata e proposta.
O come veniva citato da alcuni commentatori sopra: ci sono numerosi step di elaborazione della notizia, non è un processo lineare. Loro lo citavano per il problema dell&#039;attribuzione di &quot;colpa&quot;, ma è evidente che si tratta anche di trasparenza della notizia (i.e. telefono senza fili).

Il motivo è semplice: a parità di deformazione della &quot;verità&quot; iniziale (come dicevi) sapere che chi ha rielaborato la notizia è x invece di y fa differenza. La mia conoscenza umana di x mi consente di percepire meglio tale notizia, compensandola con un filtro umano che si verrebbe naturalmente a formare. :)</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p><em>Dammi pure del tu.</em> <img src='http://im.digitalhymn.com/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':)' class='wp-smiley' /> </p>
<p>I numeri non sono in contrapposizione alle notizie. Si tratta di dare i numeri nelle notizie (come citavo con una battuta nel titolo). <img src='http://im.digitalhymn.com/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':)' class='wp-smiley' /> </p>
<p>Non mi pare di aver tirato in ballo verità assolute. Amo la filosofia ma non è questo il momento per farla. <img src='http://im.digitalhymn.com/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':)' class='wp-smiley' /><br />
La questione numerica è del tutto analoga a quella che citavo tempo addietro sulla proposta di segnalare data, ora e fonte di tutte le immagini presentate ai telegiornali (i.e. immagini di repertorio).</p>
<p>Il punto non è avere la verità assoluta, ma, come dicevo nel post:<br />
1. rendere il <strong>processo conoscitivo più trasparente</strong> (i.e. la fonte), cosa che numeri alla mano è intrinsecamente più semplice in questo momento<br />
2. permettere un attimo meglio di avere un <strong>background più ampio</strong> alla notizia</p>
<p>Per farmi capire, in questo discorso si potrebbe ad esempio aggiungere la necessità di identificabilità immediata della fonte anche nel caso delle notizie televisive: per fonte non solo chi sia che ha reperito e propagato in primis la fonte, ma anche chi l&#8217;ha rielaborata e proposta.<br />
O come veniva citato da alcuni commentatori sopra: ci sono numerosi step di elaborazione della notizia, non è un processo lineare. Loro lo citavano per il problema dell&#8217;attribuzione di &#8220;colpa&#8221;, ma è evidente che si tratta anche di trasparenza della notizia (i.e. telefono senza fili).</p>
<p>Il motivo è semplice: a parità di deformazione della &#8220;verità&#8221; iniziale (come dicevi) sapere che chi ha rielaborato la notizia è x invece di y fa differenza. La mia conoscenza umana di x mi consente di percepire meglio tale notizia, compensandola con un filtro umano che si verrebbe naturalmente a formare. <img src='http://im.digitalhymn.com/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':)' class='wp-smiley' /> </p>
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	</item>
	<item>
		<title>By: Newsmeister</title>
		<link>http://im.digitalhymn.com/2008/01/16/qualcuno-puo-dare-i-numeri/comment-page-1/#comment-98299</link>
		<dc:creator>Newsmeister</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 19 Jan 2008 19:29:07 +0000</pubDate>
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		<description>Mi perdoni, ma trova più credibile i numeri che le notizie?  Che le fa pensare che i numeri non siano inventati con criteri non dissimili a quelli applicati all&#039;invenzione delle notizie?  La ricerca della verità assoluta fa tenerezza, ma non è terribilmente utile dal punto di vista conoscitivo.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Mi perdoni, ma trova più credibile i numeri che le notizie?  Che le fa pensare che i numeri non siano inventati con criteri non dissimili a quelli applicati all&#8217;invenzione delle notizie?  La ricerca della verità assoluta fa tenerezza, ma non è terribilmente utile dal punto di vista conoscitivo.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>By: Lady</title>
		<link>http://im.digitalhymn.com/2008/01/16/qualcuno-puo-dare-i-numeri/comment-page-1/#comment-98220</link>
		<dc:creator>Lady</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 18 Jan 2008 14:06:03 +0000</pubDate>
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		<description>non ho capito a che tipo di notizie si riferisca Gaspar.
anche la scelta di quale notizia o dato pubblicare, la scelta della fonte, è un&#039;operazione critica. che poi questa operazione venga fatta secondo le proprie convinzioni politiche o talvolta secondo le convinzioni politiche del giornale, è un dato di fatto. anche il lettore quando acquista un giornale sa in che chiave verrà presentata una notizia e, anzi, acquista un dato giornale al posto di un altro proprio perchè vuole l&#039;interpretazione della notizia più vicina alla propria sensibilità (politica, etica, economica...).
fondamentalmente, nelle redazione, nonostante quello che si pensi, non ci sono dei decelebrati che scrivono senza pensare. che eseguono gli ordini stando zitti. i comunicati stampa non vengono sempre &quot;calati&quot; così come si ricevono. ma si contattano le altre fonti, le altre parti, si approfondisce la notizia, ci si chiede il perchè. 
certo, c&#039;è chi lo fa e chi non lo fa (a volte anche per questioni di tempo, oltre che per &quot;leggerezza&quot;). ma i discorsi &quot;fanno tutti così&quot; sono troppo semplicistici e banali.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>non ho capito a che tipo di notizie si riferisca Gaspar.<br />
anche la scelta di quale notizia o dato pubblicare, la scelta della fonte, è un&#8217;operazione critica. che poi questa operazione venga fatta secondo le proprie convinzioni politiche o talvolta secondo le convinzioni politiche del giornale, è un dato di fatto. anche il lettore quando acquista un giornale sa in che chiave verrà presentata una notizia e, anzi, acquista un dato giornale al posto di un altro proprio perchè vuole l&#8217;interpretazione della notizia più vicina alla propria sensibilità (politica, etica, economica&#8230;).<br />
fondamentalmente, nelle redazione, nonostante quello che si pensi, non ci sono dei decelebrati che scrivono senza pensare. che eseguono gli ordini stando zitti. i comunicati stampa non vengono sempre &#8220;calati&#8221; così come si ricevono. ma si contattano le altre fonti, le altre parti, si approfondisce la notizia, ci si chiede il perchè.<br />
certo, c&#8217;è chi lo fa e chi non lo fa (a volte anche per questioni di tempo, oltre che per &#8220;leggerezza&#8221;). ma i discorsi &#8220;fanno tutti così&#8221; sono troppo semplicistici e banali.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>By: Marco</title>
		<link>http://im.digitalhymn.com/2008/01/16/qualcuno-puo-dare-i-numeri/comment-page-1/#comment-98210</link>
		<dc:creator>Marco</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 18 Jan 2008 08:40:50 +0000</pubDate>
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		<description>A mio giudizio il commento di Gaspar è una semplificazione non vera.
Il processo critico avviene a tutti gli stadi della catena. Il professionista della comunicazione non è un semplice portavoce. Ogni attore implicato nella catena informativa deposita un piccolo punto di vista che lo voglio o no. 
La questione che poi le notizie siano manipolate dai centri di potere è un dato di fatto che non nego, ma dire che i centri di potere controllino la notizia è una banalità non vera. Stiamo parlando di un sistema complesso in cui tutti gli attori influenzano tutti.
E infatti l&#039;unico modo di mantenere una certa libertà nell&#039;ambito della comunicazione è quella di moltiplicare i centri di potere impegnati nell&#039;attività di comunicare...</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>A mio giudizio il commento di Gaspar è una semplificazione non vera.<br />
Il processo critico avviene a tutti gli stadi della catena. Il professionista della comunicazione non è un semplice portavoce. Ogni attore implicato nella catena informativa deposita un piccolo punto di vista che lo voglio o no.<br />
La questione che poi le notizie siano manipolate dai centri di potere è un dato di fatto che non nego, ma dire che i centri di potere controllino la notizia è una banalità non vera. Stiamo parlando di un sistema complesso in cui tutti gli attori influenzano tutti.<br />
E infatti l&#8217;unico modo di mantenere una certa libertà nell&#8217;ambito della comunicazione è quella di moltiplicare i centri di potere impegnati nell&#8217;attività di comunicare&#8230;</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>By: Folletto Malefico</title>
		<link>http://im.digitalhymn.com/2008/01/16/qualcuno-puo-dare-i-numeri/comment-page-1/#comment-98185</link>
		<dc:creator>Folletto Malefico</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 17 Jan 2008 19:31:29 +0000</pubDate>
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		<description>Questo è vero, purtroppo. Per quanto non ritengo che vada fatto sempre (dipende dall&#039;importanza) è anche vero che credo aiuti a formare uno status mentale in cui anche la notizia più banale viene &quot;indagata&quot;. :)</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Questo è vero, purtroppo. Per quanto non ritengo che vada fatto sempre (dipende dall&#8217;importanza) è anche vero che credo aiuti a formare uno status mentale in cui anche la notizia più banale viene &#8220;indagata&#8221;. <img src='http://im.digitalhymn.com/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':)' class='wp-smiley' /> </p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>By: Gaspar</title>
		<link>http://im.digitalhymn.com/2008/01/16/qualcuno-puo-dare-i-numeri/comment-page-1/#comment-98183</link>
		<dc:creator>Gaspar</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 17 Jan 2008 18:36:35 +0000</pubDate>
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		<description>Il punto che a me pare fondamentale è il seguente: dietro queste notizie non c&#039;è MAI una inchiesta giornalistica. Semplicemente si parafrasano (neanche troppo) comunicati stampa provenienti da attori interessati a raggiungere un predeterminato scopo, economico o politico. Il processo giornalistico che porta alla loro pubblicazione è totalmente acritico nei casi migliori, finanziariamente interessato in tutti gli altri.

(My 0.02)</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Il punto che a me pare fondamentale è il seguente: dietro queste notizie non c&#8217;è MAI una inchiesta giornalistica. Semplicemente si parafrasano (neanche troppo) comunicati stampa provenienti da attori interessati a raggiungere un predeterminato scopo, economico o politico. Il processo giornalistico che porta alla loro pubblicazione è totalmente acritico nei casi migliori, finanziariamente interessato in tutti gli altri.</p>
<p>(My 0.02)</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>By: Folletto Malefico</title>
		<link>http://im.digitalhymn.com/2008/01/16/qualcuno-puo-dare-i-numeri/comment-page-1/#comment-98158</link>
		<dc:creator>Folletto Malefico</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 17 Jan 2008 12:41:55 +0000</pubDate>
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		<description>Molto meglio così, sei stata anche tu molto esauriente in merito. :)

A mio avviso la questione principale è quella della &lt;strong&gt;cultura&lt;/strong&gt; del citare fonti e dati. Perché come dicevamo alla fine non si tratta di oggettività o altro, ma di capacità e volontà di dare un certo tipo di informazione. :)

I casi che hai citato sono infatti perfetti ed eclatanti di questo fenomeno... e credo non serva neppure citare il problema dell&#039;agenda setting che neppure troppo incidentalmente esce dal discorso. :)</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Molto meglio così, sei stata anche tu molto esauriente in merito. <img src='http://im.digitalhymn.com/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':)' class='wp-smiley' /> </p>
<p>A mio avviso la questione principale è quella della <strong>cultura</strong> del citare fonti e dati. Perché come dicevamo alla fine non si tratta di oggettività o altro, ma di capacità e volontà di dare un certo tipo di informazione. <img src='http://im.digitalhymn.com/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':)' class='wp-smiley' /> </p>
<p>I casi che hai citato sono infatti perfetti ed eclatanti di questo fenomeno&#8230; e credo non serva neppure citare il problema dell&#8217;agenda setting che neppure troppo incidentalmente esce dal discorso. <img src='http://im.digitalhymn.com/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':)' class='wp-smiley' /> </p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>By: Lady</title>
		<link>http://im.digitalhymn.com/2008/01/16/qualcuno-puo-dare-i-numeri/comment-page-1/#comment-98157</link>
		<dc:creator>Lady</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 17 Jan 2008 12:35:09 +0000</pubDate>
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		<description>Molto più semplicemente: quando citi un dato, soprattutto un dato numerico (e non solo quando trascrivi le dichiarazioni), bisogna citare la fonte, il metodo di raccolta dei dati (intervista telefonica o sondaggio per strada?), anno di riferimento e campione. Senza questi dati, personalmente, mi rimandano indietro l&#039;articolo chiedendomi se sono ubriaca o se ho la febbre... se c&#039;è la possibilità di inserire il link diretto ai dati citati, o al report di cui si parla, si deve mettere. 
è tutta una questione di &quot;educazione&quot; all&#039;informazione. Molti giornali non ne hanno il tempo o non ne sentono la necessità (per via della scusa &quot;tanto il nostro è un target basso&quot;)... altri sì. 
Ovvio, come detto benissimo da Marco, c&#039;è il problema della fonte: è un sondaggio politico? l&#039;istituto di ricerca da chi è sovvenzionato? e così via con gli altri esempi riportati da Marco stesso...
Poi c&#039;è il problema del quantitativo vs. qualitativo: se dico morti mille bambini, tu ci resti male. se ti dico che è morto filippo, quel bambino di 5 anni, che giocava sempre nel parco con la nonna perchè la mamma era molto impegnata e che adesso i familiari sono distrutti dal dolore perchè non si sono accorti che quella tosse era molto strana, ti vengono i lucciconi agli occhi. La notizia &quot;personificata&quot; fa più effetto. 
Lo stesso discorso dell&#039;emergenza rom: criminalità in aumento, sono i rumeni (che poi non sono tutti rom...) a far aumentare la criminalità. Se poi vai a guardare i dati, vedi come su tutto il campione Italia, i reati commessi dai rom sono in quantità minore da quelli commessi dagli italiani se proporzionati al numero di abitanti (rumeni-italiani). E perchè i norvegesi in italia, per esempio, non hanno questo alto tasso di criminalità? semplice, perchè non sono così tanti come i rumeni o gli italiani...
Se ricordi due estati fa a Milano c&#039;è stato il problema stupri: vuol dire che veramente nel 2006 non si poteva più camminare per le strade milanesi? No, il numero di stupri non era tanto diverso da quello degli altri anni... ma era estate e c&#039;era poco da scrivere... e una volta che dai la notizia del primo stupro devi dare anche quella del secondo, del terzo, del quarto... fino a quando non c&#039;è stato l&#039;attentato sventato a Londra e non si è più parlato di stupri... vuol dire che non ce ne sono più? Non credo. Discorso simile per l&#039;aviaria.
Questione accessibilità dei numeri: l&#039;Istat li pubblica (alla Nielsen molti sono a pagamento, così come per molte altri istituti internazionali e stranieri) ma ne pubblica così tanti che non è facile trovare quello che si cerca (così si chiamano le ricercatrici dell&#039;istituto e le si implora di farsi mandare solo la tabella che serve e non l&#039;intero rapporto...). Bisogna trovarli i dati, prima di pubblicarli.
Su internet non si trova tutto. Non tutti i dati sono accessibili. Soprattutto quelli sul bilancio. Per fare un pezzo corretto non serve solo il saldo (guarda caso sempre positivo) e il giro d&#039;affari. Questi, ovviamente, si trovano pubblicizzati su molti siti di grandi aziende. Per fare un articolo approfondito serve il bilancio completo, con tutte le voci: quanto hanno speso in innovazione? ci sono stati licenziamenti? nuove assunzioni? quanto pagano i manager? hanno dei mutui da pagare? debiti? crediti non riscossi? Ecco, questi dati sui siti non si trovano. Per esperienza, avere un bilancio (sorpattutto dalle aziende pubbliche e dalle amministrazioni che dovrebbero essere le più solerti a fornire i bilanci) non è cosa molto facile... semplicemente perchè i bilanci delle aziende private, sono appunto privati e non pubblici: sono dati che molti non vogliono dare (come ad esempio gli investimenti fatti e in che settore) per ovvi motivi di concorrenza. 
Anche citando la fonte, i tg continuerebbero a essere di 30 minuti e i giornali di oltre 40 pagine, perchè i numeri e i dati vanno anche spiegati e commentati. E poi, non ci sono solo le notizie collegate ai dati: c&#039;è la politica, lo sport, la cronaca... :)
Come dicevo all&#039;inizio, ci vorrebbe un po&#039; più di cultura statistica nei giornali. Ma non per questo si può dire che &quot;così fan tutti&quot;, visto che ci sono testate che citano sempre fonti, link e campioni di riferimento.
ps: mi scuso con folle per l&#039;abbondante sbrodolatura, soltiamente non vado mai oltre le 30 righe :p</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Molto più semplicemente: quando citi un dato, soprattutto un dato numerico (e non solo quando trascrivi le dichiarazioni), bisogna citare la fonte, il metodo di raccolta dei dati (intervista telefonica o sondaggio per strada?), anno di riferimento e campione. Senza questi dati, personalmente, mi rimandano indietro l&#8217;articolo chiedendomi se sono ubriaca o se ho la febbre&#8230; se c&#8217;è la possibilità di inserire il link diretto ai dati citati, o al report di cui si parla, si deve mettere.<br />
è tutta una questione di &#8220;educazione&#8221; all&#8217;informazione. Molti giornali non ne hanno il tempo o non ne sentono la necessità (per via della scusa &#8220;tanto il nostro è un target basso&#8221;)&#8230; altri sì.<br />
Ovvio, come detto benissimo da Marco, c&#8217;è il problema della fonte: è un sondaggio politico? l&#8217;istituto di ricerca da chi è sovvenzionato? e così via con gli altri esempi riportati da Marco stesso&#8230;<br />
Poi c&#8217;è il problema del quantitativo vs. qualitativo: se dico morti mille bambini, tu ci resti male. se ti dico che è morto filippo, quel bambino di 5 anni, che giocava sempre nel parco con la nonna perchè la mamma era molto impegnata e che adesso i familiari sono distrutti dal dolore perchè non si sono accorti che quella tosse era molto strana, ti vengono i lucciconi agli occhi. La notizia &#8220;personificata&#8221; fa più effetto.<br />
Lo stesso discorso dell&#8217;emergenza rom: criminalità in aumento, sono i rumeni (che poi non sono tutti rom&#8230;) a far aumentare la criminalità. Se poi vai a guardare i dati, vedi come su tutto il campione Italia, i reati commessi dai rom sono in quantità minore da quelli commessi dagli italiani se proporzionati al numero di abitanti (rumeni-italiani). E perchè i norvegesi in italia, per esempio, non hanno questo alto tasso di criminalità? semplice, perchè non sono così tanti come i rumeni o gli italiani&#8230;<br />
Se ricordi due estati fa a Milano c&#8217;è stato il problema stupri: vuol dire che veramente nel 2006 non si poteva più camminare per le strade milanesi? No, il numero di stupri non era tanto diverso da quello degli altri anni&#8230; ma era estate e c&#8217;era poco da scrivere&#8230; e una volta che dai la notizia del primo stupro devi dare anche quella del secondo, del terzo, del quarto&#8230; fino a quando non c&#8217;è stato l&#8217;attentato sventato a Londra e non si è più parlato di stupri&#8230; vuol dire che non ce ne sono più? Non credo. Discorso simile per l&#8217;aviaria.<br />
Questione accessibilità dei numeri: l&#8217;Istat li pubblica (alla Nielsen molti sono a pagamento, così come per molte altri istituti internazionali e stranieri) ma ne pubblica così tanti che non è facile trovare quello che si cerca (così si chiamano le ricercatrici dell&#8217;istituto e le si implora di farsi mandare solo la tabella che serve e non l&#8217;intero rapporto&#8230;). Bisogna trovarli i dati, prima di pubblicarli.<br />
Su internet non si trova tutto. Non tutti i dati sono accessibili. Soprattutto quelli sul bilancio. Per fare un pezzo corretto non serve solo il saldo (guarda caso sempre positivo) e il giro d&#8217;affari. Questi, ovviamente, si trovano pubblicizzati su molti siti di grandi aziende. Per fare un articolo approfondito serve il bilancio completo, con tutte le voci: quanto hanno speso in innovazione? ci sono stati licenziamenti? nuove assunzioni? quanto pagano i manager? hanno dei mutui da pagare? debiti? crediti non riscossi? Ecco, questi dati sui siti non si trovano. Per esperienza, avere un bilancio (sorpattutto dalle aziende pubbliche e dalle amministrazioni che dovrebbero essere le più solerti a fornire i bilanci) non è cosa molto facile&#8230; semplicemente perchè i bilanci delle aziende private, sono appunto privati e non pubblici: sono dati che molti non vogliono dare (come ad esempio gli investimenti fatti e in che settore) per ovvi motivi di concorrenza.<br />
Anche citando la fonte, i tg continuerebbero a essere di 30 minuti e i giornali di oltre 40 pagine, perchè i numeri e i dati vanno anche spiegati e commentati. E poi, non ci sono solo le notizie collegate ai dati: c&#8217;è la politica, lo sport, la cronaca&#8230; <img src='http://im.digitalhymn.com/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':)' class='wp-smiley' /><br />
Come dicevo all&#8217;inizio, ci vorrebbe un po&#8217; più di cultura statistica nei giornali. Ma non per questo si può dire che &#8220;così fan tutti&#8221;, visto che ci sono testate che citano sempre fonti, link e campioni di riferimento.<br />
ps: mi scuso con folle per l&#8217;abbondante sbrodolatura, soltiamente non vado mai oltre le 30 righe :p</p>
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