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Quanto impiegherebbe la civilità a ripartire?

22:08 Boh?

Stasera riflettevo che anche l’oggetto più banale richiede un processo manifatturiero di precisione. Prendiamo una penna a sfera: richiede la capacità di fondere plastiche, sagomarle, preparare inchiostro e il metallo della sfera.  La fabbricazione di un macchinario di precisione in un campo, viene fatta tramite i macchinari di precisione in altri campi, e così via regredendo a cicli continui di miglioramento, che aprono pian piano possibilità sempre nuove.

Ora, la mia curiosità è: se prendessimo le conoscenze di questa civilità tramite le persone che le ricordano, e trasferissimo senza traumi queste persone in un pianeta completamente identico alla Terra ma allo stato integralmente naturale, quanto tempo impiegherebbe quella popolazione – dotata di conoscenze ma non di mezzi – a pareggiare qualitativamente la nostra civiltà attuale?

31 comments Add yours below

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Luca Mascaro 2008 02 02 at 22:21

Eheh mi hai coinvolto per curiosità in questo conteggio un po' folle. Le due variabili che fanno variare molto l'intero calcolo sono il numero di persone che trasferiremmo e il quante di loro sono da considerare manodopera.

Infatti l'attività più ardua che sfalza i tempi a mio vedere non è la fabbricazione dei macchinari (la fisica e la chimica ci vengono incontro in molte situazioni) ma il recupero delle materie prime che in quanto elementi non sono sempre presenti in stato puro ed in bella vista.

Ammettendo che però si riescano in tempi ragionevoli a raccogliere sufficienti quantità di materie prime ed elementi chimici, con anche un sufficiente numero di persone ci potrebbero volere due/tre generazioni per costruire tutti gli strumenti necessari (moldi di cui di precisione)

... poi ci sarebbe anche un'altra variabile che è il passaggio di conoscenze tra generazioni ma ipotizziamo anche il trasferimento dei libri ok ;)
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Folletto Malefico 2008 02 02 at 22:40

Si ci sono alcune cose evidentemente da astrarre: il reperimento nel breve termine del cibo (compensabile con una distribuzione oculata delle persone sul territorio o con un sostentamento esterno per un tempo x), il trauma psicologico dell'abbandono e il trasferimento di conoscenze.

Reputo che ci siano tanti fattori critici, ed è il motivo che mi ha spinto a fare la domanda sul blog...

Tu ne hai identificato uno, ovvero la quantità di persone. In effetti io ragionavo nei termini in cui chi ha conoscenze fa anche manodopera, ma c'è un istante della catena in cui la manodopera diventa indipendente dalla conoscenza, che non aiuta molto...

Ipotesi sul numero di persone? ;)
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Luca Mascaro 2008 02 02 at 23:34

Per creare una penna di fatto bisogna sviluppare al minimo 7-8 tecnologie base con relativi strumenti di cui alcuni di estrema precisione (fare la biglia perfettamente sferica a fusione unica è un incubo di ingegneria), più i processi chimici per la parte plastica e di inchiostro.... 100 famiglie?
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Alberto 2008 02 03 at 00:16

Su un Focus (mensile cartaceo) di alcuni mesi fa hanno fatto un servizio su questo.
Un lettore aveva posto la domanda e loro avevano risposto: peccato non avere più sotto mano quel Focus :(
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Folletto Malefico 2008 02 03 at 00:21

A me non importa la risposta, però, importa la discussione che conduce. :)
Quindi, il contributo di Focus sarebbe una opinione interessante, ma preferirei, ad esempio, la tua. :D

Ach, Luca, 100 famiglie? :D

Pensa che io ero partito da una cosa tipo "un milione di persone". :P
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Federica 2008 02 03 at 01:33

Domanda proprio interessante! ma penso 100 famiglie non bastino...c è anche il fattore mortalità da considerare...
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Nemo 2008 02 03 at 02:48

Sarò stanco, ma ho una mia visione della cosa: persone prese dal nostro pianeta hanno una conoscenza che può essere divisa in "astratta" e "applicabile". Ovvero, molte cose si sanno, ma non si sa realmente metterle in pratica. Il motivo principale di ciò è che non se ne ha bisogno, per cui molte delle nostre attitudini pratiche si fondano sull'assunta preesistenza di determinate cose (siano esse oggetti, servizi, etc.).

Pertanto, la mia idea a riguardo è che un siffatto gruppo di persone andrebbe parecchio in palla su un pianeta vergine e ci metterebbe molto più dell'upper-bound stimabile.
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baldo 2008 02 03 at 12:00

100 famiglie sono poche..

Metti che vuoi fare una bic in maniera industriale. Ti serve:

la "struttura" fabbrica (cemento, strumenti di lavoro, vestiti di lavoro, gru, ruspe, automobili, progetti, matite, penne?!??!)

solo per il "contenitore" della fabbrica mi sono venute in mente 5-6 altre tipologie di fabbriche.. e si va avanti cosi' in maniera ricursiva chissà quanto..

100 potrebbe essere il numero di industrie satelliti di quella che fa le bic.
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roberto 2008 02 03 at 12:02

54 anni, 11 mesi, 10 giorni e circa 14 ore.

;)

r.
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Xander Ares 2008 02 03 at 12:28

Tutto è relativo a chi sono i componenti delle 100 famiglie, un esempio logico è una nostra nota lettura pre-adolescanziale "L'isola misteriosa" di Jules Verne, in cui un gruppo di pochi naufraghi senza attrezzi o altro arranca lungo la scala della civilizzazione in un isola deserto partendo solo dai vestiti ed oggetti che hanno addosso e dalle loro conoscenze (in particolare di uno di loro ingegnerie delle ferrovie). Naturalmente oggi il bagaglio di conoscenze di cui ognuno è infarcito rende impossibile che qualcuno sia in grado di sapere tutto di ogni singola disciplina, per questo ci specializziamo tantissimo.
Quindi se le cento famiglie (che potremmo valutare come 350-370 individui) se scelte oculatamente potrebbe arrivare nell'arco di una generazione, una generazione e mezza allo stesso livello di civiltà che avevamo nel vecchio West, ma per arrivare a quello moderno devono per forza di cose essere un numero enormemente più grande.
Infatti per arriva al livello attuale abbiamo bisogno di materie prime sparse nei quattro angoli del mondo, mentre un gruppo di 350 persone per sopravvivere si potrà dividere al massimo in due-tre comunità, perchè con un numero minore di abitanti difficilmente potrebbero allo stesso sopravvivere e progredire tecnologicamente.
Per poter arrivare al livello attuale di tecnologia ritengo che il numero iniziale di persone dovrebbe aggirarsi intorno ai cinquanta milioni di individui sparsi a nelle varie regioni del pianeta, quando le varie colonie inizieranno a progredire abbastanza inizieranno a incontrarsi e a sviluppare sistemi di trasporto, commercio e un conseguente raggiungimento dell'attuale livello tecnologico in due generazioni dal primo contatto.

Diverso è il concetto se partiamo da persone che hanno già una base, pensate a un gruppo di 100 famiglie che partono dalla Terra per colonizzare un pianeta vergine, a causa dei costi dei viaggi interstellari possono portare solo ciò che hanno addosso e ciò che potranno ricavare smantellando le loro astronavi. Quindi probabilmente molti di loro si prepareranno portando con loro utensili portatili multiuso e si saranno precedentemente preparati prima a sfruttare le risorse delle astronavi e quelle del pianeta su cui arriveranno, bene costoro indiscutibilmente potrebbere raggiungere il nostro livello tecnologico nell'arco di una, massima due generazioni, ma chiaramente stiamo parlando di soggetti che in realtà partono da un livello tecnologico superiore a quello attuale e che hanno avuto modo di prepararsi ed addestrarsi a ciò che gli aspettava.
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Folletto Malefico 2008 02 03 at 13:24

@Nemo: il punto è che il gruppo di persone lo definisci tu. L'unica cosa vincolata dalla domanda è l'obiettivo finale, e per quello servono anche conoscenze teoriche. :)
Se ritieni che esistano più tipologie di persone, liberissimo di provare a definire una data basandoti sul tuo assunto. :)

@Baldo: infatti, la catena produttiva che esce riflettendo su una cosa stupida come una penna a sfera è impressionante, a pensarci. :P
Calcola che io stavo ragionando su due domande leggermente diverse prima di formulare questa:
1. Se tornassi indietro nel tempo, sarebbe possibile insegnare qualcosa in qualche epoca storica, senza farla sembrare magia e senza che rimanesse un evento unico?
2. Se ci fosse un cataclisma di proporzioni mondiali, potrei creare un sistema di sostentamento autonomo, come per esempio una casa con un orto etc? A che standard di vita si fermerebbe?

Il discorso fabbrica innesca dinamiche di scala. Infatti uno dei punti critici che io avevo rilevato è che servisse una quantità di persone sufficientemente alta, in modo da rendere fattibile una economia di scala.

@Rob: :P

@Xander Ares: la considerazione finale infatti sarebbe troppo ottimista, avere già strumenti è "troppo facile". :)

Ma hai evidenziato una cosa semplice, ma molto interessante che mi era sfuggita completamente: la colonizzazione del West americano. In effetti quella era, in parte, una condizione analoga, ove le persone erano più o meno di fatto costrette ad agire in una certa misura isolate e autonome.

Quindi, pensavo che in effetti in una generazione diventa plausibile raggiungere il livello del West, e poi come dicevi serve "qualcosa in più" per poter fare il salto definitivo. In fondo anche in quella condizione vi erano risorse esterne e commercio, che in questo caso non ci sarebbero, ma il presupposto è interessante. :)
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Gaspar 2008 02 03 at 15:07

E' ovvio che un gruppo di cento famiglie non avrebbe nessun bisogno di produrre una penna bic: una bella penna d'oca e un barattolino di succo di mirtilli sarebbero più che sufficienti, e molto più facili da reperire.

Il tempo e la fatica per riprodurre una penna bic sarebbero giustificati solo nel caso se ne volessero produrre una decina di milioni di pezzi al mese. Quindi, per tornare alla tua domanda, per ricreare il nostro livello di civiltà in un nuovo pianeta vergine, occorrerebbe emigrare in quattro-cinque miliardi di persone ;-)
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Folletto Malefico 2008 02 03 at 15:33

Ach, con questo mi hai un po' spiazzato - in senso buono - nel senso che insinui giustamente il dubbio di quanto possa essere valido questo modello di civiltà in senso assoluto. :P

Il che mi fa nascere una domanda: è plausibile che su possa avere un barattolino e succo di mirtilli e un impianto per fare interventi chirurgici moderni per salvare vite? :)
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Federico 2008 02 04 at 00:59

E' un quesito molto affascinante e curiosamente mi son trovato anch'io a rifletterci in passato... eccomi quindi tirato in causa col mio first post sul tuo blog.
E' evidentemente una domanda molto ardua a cui rispondere con una stima. (il fascino è proprio insito in tale difficoltà)

Da nerd ovviamente il mio pensiero punta alla tecnologia: banalmente la più sfigata delle penne a sfera di oggi è assemblata in base a calcoli sviluppati su computer di cui non potresti disporre. E ritengo che mai si arriverebbe a sviluppare e costruire e programmare computer *identici* a quelli di oggi. Si avrebbero macchine analoghe nel giro di qualche generazione, ma inevitabilmente parte della conoscenza trasportata verrebbe meno e i risultati sarebbero differenti.

Astraendo ritengo che il punto chiave sia il fatto che lo status quo della civiltà sia basato proprio sui millenni di esperienze vissute e tramandate. Uno "sbarco" in un pianeta differente con parte dello scibile umano (e parte della popolazione) porterebbe a dinamiche di sviluppo completamente differenti e di conseguenza a una civiltà diversa da quella terrestre. La risposta quindi è: MAI.
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Riccardo 2008 02 04 at 03:08

Uhm, 100 famiglie dubito costituiscano un pool genetico in grado di garantire la sussistenza della specie.

Quanto al tempo, forse si potrebbe fare una stima basandosi sul tempo / sforzo che è stato necessario per colonizzare America prima, Australia poi, e infine far west.
Con la variabile che lì c'erano popolazioni native ad offrire una certa resistenza "attiva".
Il che mi porta ad un altro punto: come li scegliamo i coloni?
Storicamente son state scelte le caste criminali (australia) o gli outcast (america), cosa che non ha esattamente facilitato la convivenza con l'ambiente e con gli altri coloni. Ma mi chiedo se sarebbe stato meglio con hippie o militari. Boh.

Infine, le tecnologie. La prima cosa che mi viene in mente sarebbe lo shock da assenza di media. Non solo niente internet (aaaaaaaaargh) e niente cellulari (evvai!), ma televisioni e radio non possono esistere senza un'adeguata infrastruttura.
Tantomeno esisterebbe la stampa, almeno per un po' fino a quando qualcuno non si prende la briga di intagliare un po' di caratteri mobili per dare vita alla prima movable type extraterrestre. La cosa interessante della stampa è che i libri resterebbero. Si fermerebbe la diffusione di nuova cultura, ma il patrimonio potrebbe essere conservato con, immagino, interessanti ripercussioni a livello sociologico e psicologico. La morale: tutti si metterebbero a coltivare mirtilli e ad allevare oche.
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Folletto Malefico 2008 02 04 at 03:27

@Federico: apri un'altro ramo di speculazione interessante. :)
Però, nota che io dicevo "qualitativamente uguale", questo significa un ipotetico metro di misura con il quale si potrebbe a spanne dichiarare che la civilità A e la civiltà B, evolutesi in modi differenti, sono ad un livello "qualitativamente uguale" di conoscenze. Un po' come il Civilization Score, ove non importa che ramo tecnologico seguissi. :P

@Riccardo: hai un buon punto, forse il migliore, per cui è fondamentale un ampio pool genetico. :)

Sul come scegliere, io partivo sempre dal presupposto ideale teorico per cui si possa scegliere un ipotetico ideale di persone, in modo da evitare la complessità del "prima". :)

Notevole il punto sui libri, che mi fa sorgere una domanda: i libri son da considerare strumenti, e quindi da escludere, o cultura, e quindi da includere nell'ipotetico bagaglio dei coloni? :) Propenderei per la seconda. :)

Il punto della stampa è invece interessantissimo, perché quello è un sistema che si può realizzare con poco, anche utilizzando solamente il legno e i mirtilli.
Serve quindi un coltello per tagliare rami e qualcuno che intagli i caratteri mobili.
L'altro elemento è la carta. Era un procedimento lungo ma si potrebbe riproporre la pergamena, anche questa fattibile come low tech. Il problema è che avrebbe costi elevati, ma potrebbe valere la candela. :)

~

Butto un altro elemento: servirebbe la moneta? Si userebbe il baratto? ;)
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Xander Ares 2008 02 05 at 18:12

La questione moneta è relativa al concetto di cio che si possiede, se i coloni arrivano tutti senza niente a parte la cultura è logico che inizialmente la moneta non serve a niente, il baratto quindi rientrerà nel ciclo per prima cosa (perchè prima verrà la necessità di scambiarsi dei beni rispetto alla creazione di una moneta comune da un governo provvisorio).
Quanto alla pergamena non è detto che sia tanto più semplice della carta, perchè includerebbe l'uso della pastorizia su grande scala (la carta invece inizialmente era ricavata dagli stracci di stoffa usati o dalle fibbre vegetali tramite un processo molto semplice, per questo a sostituito la pergamena oltre naturalmente al fattore economico).
Sul discorso libri non so se sono d'accordo, se devono essere sguarniti di tutto allora tanto vale fare in modo che si basino solo su ciò che sanno le loro menti, se vorranno i libri dovranno iniziare coi manoscritti, comunque per ciò che riguarda la stampa se è insensata la bic è ancor più insensata la stampa, nessuno spendere tanto tempo a creare una matrice di stampa per un massimo di 100 cento (il numero delle famiglie).
Anzi visto che ormai siamo tutti d'accordo che 100 famiglie sono troppo poche garantire la sussistenza della specie e della civiltà perchè non aumentare il numero di questi ipotetici "coloni" extraplanetari? Prendiamo come campione un esempio reale tipo non lo so l'insieme di tutti i carcerati italiani (rifacendoci all'idea di usare i criminali), così partendo da un campione stabiliamo il livello medio di cultura, capacità manuali, spirito d'adattamento e da lì potremmo ipotizzare più facilmente il crescere della loro società ipotetica.
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Folletto Malefico 2008 02 05 at 19:16

Infatti io non sto assumendo che 100 sia la cifra corretta, sto facendo assunti generici. E' ovvio che se uno ritiene 100 il valore corretto, la stampa non fa testo. Mentre inizia a farlo se si scelgono milioni di persone. :)

Attento però che il campione di coloni, seppure non c'è modo di sapere come, è selezionato. Non si tratta semplicemente di prendere un campione casuale di persone, ma di sceglierle una ad una, in un modo "corretto" anche se non si sa quale. Altrimenti, come dicevo, ci si concentra troppo sul prima e poco sulla domanda, che invece è il poi. :)
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Lady 2008 02 07 at 23:58

in teoria, gli anni che ci sono dalla prima rivoluzione industriale a oggi. tra questi due punti nel tempo le invenzioni e innovazioni si sono succedute in modo sempre più veloce. quindi, avendo le conoscenze odierne, ma non i mezzi, probabilmente si impiegherebbe lo stesso tempo o comunque poco meno.
le persone, ovviamente, dovrebbero avere le competenze per i vari lavori, sia per la progettazione che per la realizzazione pratica (e non è detto che le due cose coincidano nelle stesse persone, anzi, spesso oggi si tratta di due figure diverse).
tuttavia il numero non dovrebbe essere troppo alto. se cento famiglie o in generale 400 persone riescono a scambiarsi opinioni e idee, la comunicazione diventa difficoltosa, se non impossibile, se si arriva a grandi numeri come quelli ipotizzati.
anche se hai un milione di persone con un milione di buone idee, come possono queste comunicare correttamente tra loro senza un sistema di comunicazione "moderno"? è assurdo pensare di incontrarsi e parlare, anche la democrazia non rappresentativa diventa diffcile (si vota x alzata di mano e ognuno dice la propria... il conteggio dei voti salta, il turno di parola è infinito...): la comunicazione in un luogo privo di tecnologia vale solo per le piccole comunità. quindi, in un mondo "naturale" si dovrebbe ipotizzare un numero realtivamente piccolo di persone, ma dalle profonde competenze.
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Folletto Malefico 2008 02 08 at 00:03

Beh io non ritengo fondamentale che questi gruppi si parlino, fino al momento in cui non raggiungono un livello tale di tecnologia per cui diventa semplice. Comunicare correttamente è necessario di pari passo all'evoluzione tecnologica, se diventasse subito cruciale, l'evoluzione tenderebbe immediatamente in quel senso (viz. una volta avuta l'elettricità il telefono è abbastanza immediato visto che si sa come farlo). :)

Anche la politica, serve una cooperazione, ma anche qui: siamo sicuri che la democrazia come è oggi è funzionale?

Il punto è che sarebbero anche liberi di non portarsi dietro i pesi del passato. Quindi ritengo che i problemi che citi esistano sicuramente, ma non sono affatto sicuro che siano in qualche modo "bloccanti". :)
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Lady 2008 02 08 at 01:09

per la democrazia siamo d'accordo, ma per prendere decisioni è indispensabile comunicare :)
per la comunicazione, invece, non sarei così sicura... se in un posto A c'è una persona che sa come costruire un motore, nel posto B una persona che sa come costruire le ruote, nel posto C una persona che sa come costruire le assi delle ruote, nel posto D una persona che le sa assemblare... ma queste persone non sanno l'una dell'esistenza dell'altra perchè troppo lontane o perchè ci sono così tante persone (un milione?) che è impossibile conoscere le competenze e le capacità di tutti, allora l'auto nel suo complesso non sarà mai realizzata.
se ci pensi la comunicazione sta alla base del progresso: io so di un esperimento, allora lo ripeto, magari scopro una nuova cosa ma non riesco a trovare l'applicazione pratica... la comunico agli altri e tra questi uno scopre come può essere usata. un esempio è la medicina, ma anche l'invenzione della rete, l'uso di programmi open source :)
io non parlo di comunicazione intesa comunemente come ad esempio una telefonata tra due amici, ma di comunicazione come condivisione di sapere.
se una comunità in fase di partenza avesse solo la sabbia su cui scrivere o la roccia su cui incidere (es. "voglio costruire un'auto, cerco un meccanico, uno che assembli, uno che costruisca gomme... etc") allora i processi sarebbero molto lenti (quindi torniamo al periodo rivoluzione industriale-oggi): chi mi assicura che il meccanico veda subito questo "annuncio"? se si è in pochi è più facile comunicare, anche con un semplice passaparola.
io infatti non parlavo di problemi bloccanti (che poi il problema era solo uno): semplicemente, secondo me, un numero troppo alto di persone e la conseguente difficoltà di comunicazione potrebbe ritardare lo sviluppo.
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Folletto Malefico 2008 02 08 at 01:27

Il numero troppo alto di persone non genera il tuo problema, però. Ritieni serva un numero basso di persone? Se per esempio mi dici: 200 famiglie, perché di più non comunicano, significa che hai pensato che 200 famiglie possano risolvere tutti i problemi per raggiungere l'obiettivo della mia domanda iniziale.

Solo che, è abbastanza evidente, 200 famiglie non possono innescare alcuna dinamica di scala. :) Quindi se qualcun altro dice 1 milione di persone, non siete minimamente in disaccordo: il milione di persone sarà distribuito sul pianeta a gruppi di 200, in modo che quando queste 200 richiederanno interconnessioni più estese per fare il successivo salto, saranno pronte.

Il problema che ti stai ponendo come vedi è facilmente riassorbito. :)

Anche perché, anche escludendo la semplice soluzione che ti ho esposto, banalmente la "tua" risposta evolutiva creerà prima di tutto un sistema di comunicazione e poi procederà con il resto.
E, ricorda sempre: le persone sul pianeta abbiamo supposto che le porti tu, le scegli tu, e le disponi tu, ipotizzando che sia possibile farlo. Quindi, è evidente che esattamente come sei in grado di scegliere le persone, banalmente metterai vicine quelle necessarie per costruire un certo tipo di tecnologia. Non metterai certo A, B, C, D troppo distanti fra loro! :D
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Khorne 2008 02 08 at 10:43

Mumble, scorrendo i commenti non mi pare si sia discusso più di tanto del lato "umanistico" della questione... non so se perché non voluto o perché tralasciato.

Questo porebbe difatti nuovi problemi: considerando che la gente migrerebbe con le attuali conoscenze, si desume che sarebbero anche consci dei rischi di certe tecnologie (centrali nucleari o a carbone, petroliere,...).

In considerazione di ciò, il processo potrebbe subìre un brusco arresto perché una parte della popolazione potrebbe non volere certe tecnologie controverse che hanno fondamentalmente danneggiato il nostro pianeta e la nostra società, mentre un'altra fazione potrebbe volere la ripetizione di una società-fotocopia.

Sono troppo fuori strada? :D
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Folletto Malefico 2008 02 08 at 12:03

Affatto, anche se esula la domanda iniziale, ne è perfettamente in linea, perché rappresenta un fattore che porterebbe ad un allungamento dei tempi, per motivi che esulano da quelli strettamente tecnici. :)
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Xander Ares 2008 02 08 at 12:31

Concordo che le tecnologie controverse potrebbero causare un arresto dell'evoluzione tecnologica, ma presumibilmente alcune di loro saranno scartate già a priori (vedi il napal a che servirebbe in una società che non ha intenti bellici o il DDT che già sappiamo essere nocivo come i clorofluorocarburi nelle bombolette, ma poichè i nostri coloni sono a conoscenza di tecnologie alternative a queste logicamente cercheranno di creare direttamente quelle meno nocive), altre saranno accettate per necessità (il nucleare non sarà accettato per creare bombe e centrali , ma dovrà essere usato in campo medico per consentire PET, TAC e radioterapie per i malati di tumore), altre invece verranno scelte come opzione temporanea (es. io accetto di costruire una serie di motori a benzina perchè più semplici da realizzare finchè non ho raggiunto un livello tecnologico tale da passare a quelli elettrici). Inoltre calcola che molti terranno in considerazione il numero ridotto di abitanti rispetto alla Terra se si hanno 100 famiglie (370 persone), non potranno mai inquinare un pianeta come lo fanno 6.500.000.000 di persone, ma anche se fossero un milione sarebbero sempre 6500 volte di meno, inoltre il pianeta che avrebbero a loro disposizione non sarebbe stato inquinato da 200 anni a questa parte, questo potrebbe ridurre notevolmente le perplessità di molti.
Quanto all'idea di Lady della comunicazione dimentica che per logicità di cose dovrebbero nascere prima i luoghi di aggregazione del sapere specialistico, infatti sulla Terra abbiamo creato nel corso del tempo strutture come le università, i centri di ricerca e anche nelle aziende si tende a riunire i soggetti che potrebbero essere d'aiuto reciproco mettendoli nella stessa divisione, l'unica cosa è che va visto in progressione temporale, arrivare all'automobile richiederà più di una generazione poichè ci saranno altri problemi da risolvere prima (abitazioni, alimentazione, vestiario, impianti fognari ed infine comunicazioni), sebbene sia vero che l'evoluzione scientifica ha iniziato a diventare tanto più veloce quanto più sono migliorati i mezzi di comunicazione (prima con stampa e posta, poi con il telegrafo, il telefono, la radio, la televisione e internet che esiste da solo trentanni).
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Lady 2008 02 08 at 22:25

vabbè, Folle, se decidi anche la posizione delle persone prescelte, allora è troppo facile, il problema non si pone perchè è irreale tanta fortuna (trovarsi al posto giusto nel momento giusto, sempre e per tutti gli abitanti del nuovo pianeta!) :D
Xander, capisco che l'auto non sia il primo problema, ma allora parliamo della casa (casa, non capanna)... serve un architetto, dei muratori, chi porta l'acqua, chi capisce come impastare i materiale, chi li trova, chi decide che quei materiali possono essere utilizzati per costruire una casa...
la tendenza ad aggregarsi in "saperi specialistici" te la porti già da casa, stiamo parlando di persone del nostro tempo e non di persone con una conoscenza ferma a millenni fa (e anche allora c'era una sorta di aggregazione). ma prima di aggregarsi, bisogna sapere dove trovarsi, bisogna sapere che ci sono altri che condividono il tuo sapere.
qui si confonde la comunicazione come mezzo "carta e penna" con la comunicazione come "condivisione di idee" che può essere fatta anche a voce, seduti per terra. se preferite non chiamiamola comunicazione ma condivisione/diffusione di idee...
ma tanto poi, tutto questo, è solo un esercizio di stile poco utile...
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Folletto Malefico 2008 02 08 at 23:03

Non credo sia così "facile" come dici, altrimenti avresti risposto subito, no? ;)
I ragionamenti per assurdo, seppure appunto per assurdo, devono partire ponendosi qualche limite, altrimenti ognuno seguirà una strada libera e si arriva a parlare di tutto. Bello, ma non era il mio intento qui. :D

La domanda nasce perché come ragionamento libera da vincoli fisici esistenti su questa realtà e permette di concentrarsi su alcune problematiche, che poi si possono applicare anche in concreto.
Questo è il motivo per cui ad esempio non mi interessa capire come scegliere e come trasportare fino a là le persone in gruppi idonei, ma cosa succederebbe nel momento in cui il gruppo idoneo si presenta. Capisci bene che sono due ragionamenti che hanno risvolti in ambiti molto differenti: da un lato il problema della selezione del personale, dall'altro la capacità produttiva di una singolo gruppo di lavoro.

E per certi versi la seconda domanda vedi che che è stata accennata. Prendo un esempio di una stima che è stata fatta...
Alcuni han stimato che una cella di 200 persone circa potrebbe rappresentare una unità di sostentamento vitale, anche se avrebbe dei problemi di pool genico e di scala. Ma il fatto stesso che potrebbe funzionare, significa che quella cella in un ecosistema rappresenta una unità forte. E se consideri che 200 persone possono compensare tutte le necessità umane, diventa anche evidente che il numero di persone necessarie per un singolo problema diventa drasticamente minore (2? 5? persone?).

In altri termini, esce una stima interessante su quante persone sian necessarie per portare avanti una singola tecnologia. ;)

Da un altro lato si solleva il problema della sostenibilità ecologica.
Da un altro lato ancora si solleva il problema della banda necessaria per una comunicazione efficace.
Da un altro lato si solleva il problema della propagazione della cultura.
Da un altro lato si solleva il problema del governo.

In soli 20 commenti, se noti, si sono toccati tutti gli argomenti che sono socialmente ed economicamente rilevanti oggi, adesso, senza essere stati limitati dai problemi contingenti di questa Terra. ;)

Ecco l'utilità che io ci trovo. Poi beh, il mio interesse non è quello di tutti, quindi liberissima di trovarlo poco utile. :D

Comunque...

Non si stanno confondendo tipi di comunicazione. Pensa soltanto al west, o agli inizi della rivoluzione industriale: la comunicazione è fondamentale, ma fino ad un certo momento evolutivo è sufficiente la semplice parola fra persona e persona per garantire un sufficiente livello di efficienza.

Né, comunque, sto sottovalutando il problema: la tua risposta alla domanda iniziale considererà una evoluzione ove l'infrastruttura per la comunicazione sarà inclusa in una delle prime fasi. :)

Il punto è definire una possibile sequenzialità di fattori che secondo te - e secondo chiunque voglia cimentarsi - possono portare alla risposta alla domanda iniziale. :)

Quindi, liberissima di farlo, come credo che altri possano trovare meno rilevante la comunicazione, almeno nelle prime fasi. ;)

Qual è la tua stima, dunque? :D
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Lady 2008 02 08 at 23:24

il punto è che qui si possono scegliere le persone, si può scegliere anche la loro posizione nello spazio, la scelta della prossimità tra gruppi che possono interagire in modo più "produttivo" rispetto ad altri... quindi è "facile" per questo.
non prendere la parola "inutile" come un'offesa ;)
tutti i discorsi sono perfettamente inutili perchè nessuno può decidere quale stima sia la più vicina alla verità, perchè nessuno lo può verificare e perchè nessuno qui ha le competenze per poter fare delle stime con un fondamento scientifico...
la mia risposta l'avevo scritta più sopra: l'ipotesi delle 400 persone poteva anche andare.
resto comunque ferma sulla necessità della comunicazione, anche solo orale (e quindi, se solo orale, esclude un numero troppo grande di persone, ma questo l'ho già detto :p )
ma adesso, pensandoci bene e potendo scegliere le persone e la loro vicinanza, basterebbero un uomo e una donna (per la prosecuzione della specie) con poteri paranormali e quindi capaci di ricreare questo mondo. la domanda sarebbe perchè queste persone dovrebbero ricreare questo mondo o lo stesso livello di tecnologia se lasciando la terra lasciano anche i pesi del passato.
in via definitiva, basterebbe una sola donna, visto che a quanto pare da una donna è possibile creare del seme, e l'uomo sarebbe inutile. quindi, la mia risposta è che basterebbe una sola donna con poteri paranormali che potrebbe ricreare la stessa tecnologia ma non lo farebbe perchè finalmente libera dal peso del passato :)
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Folletto Malefico 2008 02 08 at 23:46

Ehm... la domanda però non era sul numero di persone, ma sul tempo! ;)

Per la divagazione paranormale ti consiglio di scrivere alla Marvel. :P
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Lady 2008 02 08 at 23:52

;)
non c'è bisogno di scrivere... basta solo concentrarsi e connettersi col pensiero alla marvel...
vedi, mi preparo al mio viaggio in india!

bacio! ^^

ps: la risposta l'avevo già data nella prima riga del mio primo post! :p
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Folletto Malefico 2008 02 10 at 22:58

Beh, volevo capire se era variata dopo la discussione. ;)

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