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The coolest stuff is done by small teams without ton of resources

00:59 Technocracy

Scoble oggi scrive:

Note that it wasn’t a team of 100 people who did it. Two guys with a supporting cast of maybe a dozen. I’ve noticed a trend at Microsoft: that the coolest stuff is done by small teams without a ton of resources.

Ora, maccheccazzo. E’ concepibile che quello che è uno dei ‘guru’ in rete, seguito dai più e con opinioni anche valide e sensate (mileage may vary) se ne esce con una frase così?
Si accorge ora che non servono 100 persone? Tanto da farlo notare nel post!

Voglio dire, vive negli USA, ed esempi simili dovrebbe averne a migliaia sotto gli occhi. Google non è stato creato da DUE persone? E Microsoft, non erano DUE persone?

E non si parla solo di startup. Google separa internamente i suoi team in gruppi di lavoro che hanno mediamente 5 persone: “most projects in the Googleplex are implemented using team sizes of 3-5 developers”.

Voglio dire, è un campo che sto ancora studiando e riserverò sicuramente spazio più avanti, ma diamine. Più il gruppo cresce, più comunicare diventa un problema, diminuisce la sincronizzazione e quindi l’efficienza.

Certo, non possono essere gruppi casuali: su 5 persone tutte fanno la differenza e quindi se si uniscono persone poco competenti è evidente che non potranno concludere niente di innovativo.
Le persone devono essere in buoni rapporti, integrate e complementari.

Non solo: è anche evidente che oltre alle 5 persone deve esistere una infrastruttura che li lasci liberi di concentrarsi: burocrazia, marketing, etc, devono essere cose che non pesano direttamente su di loro. Pensate a Google: le 5 persone sono tutte concentrate a fare il progetto. Qualcun altro peneserà al resto. Pensate anche a Microsoft Research di cui sopra, uguale.

Ovviamente non è affatto escluso che ad esempio la parte marketing sia organizzata in un altro gruppo del tutto analogo. ;)

Sia ben chiaro, qui parlo di gruppi formati da persone estremamente qualificate, ma il vantaggio anche se in misura minore si avrebbe comunque anche in altre situazioni, anche solo per il puro fattore di comunicazione fra le persone che oltre una certa cifra diventa difficile. E’ banale: se c’è una cena, andare oltre le 8 persone diventa disgregante perché per semplici motivi spaziali si formeranno gruppetti dettati solamente dall’adiacenza.

Spesso si solleva il problema della scala come controtesi: “si, ma se il progetto cresce in dimensioni e complessità, diventa ingestibile con un team piccolo”.
Questo è evidentemente un problema, ma se si è consci di cosa si sta costruendo si può riuscire ad evitare o comunque minimizzare.
La soluzione infatti è quella del divide et impera, ove si spezza il progetto in più parti in modo da creare una serie di gruppi di lavoro distinti e focalizzati, tutti efficenti.

Un gruppo ad esempiò può semplicemente lavorare sull’infrastruttura, mentre un altro sul progetto. Per prendere un esempio tecnico, è come avere una parte che lavora su Ruby on Rails e un altro gruppo che usa questo framework per creare il prodotto effettivo.
L’esempio è generalizzabile: se io, oggi, sono in grado di creare un piccolo sito in pochi giorni è solo perché qualcuno ha lavorato sui livelli di astrazione inferiori, quindi io non ho bisogno di collegare internet, inventare il protocollo, inventare l’HTML, inventare il browser, creare il linguaggio di programmazione, creare il framework e creare la pagina. Tutte queste cose sono state gestite da altre persone e io posso costruire sopra.

Anche progetti enormi, come per esempio Firefox che stavo studiando recentemente, hanno le competenze separate in modo che vi siano gruppi più piccoli e separati. Prendo la cosa che osservavo da vicino: la nuova theme per Mac è stata progettata da due persone, viene realizzata da altre due. I contributi poi son di tutti, ma il team è piccolo. Molto piccolo. E focalizzato.

Quindi, caro Scoble, l’acqua calda, esiste già da un bel po’. ;)

12 comments Add yours below

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Khorne 2008 02 15 at 13:44

Per estensione, si potrebbe dire che qualsiasi progetto creativo o organizzativo risulti ostico con troppa gente che ci mette le mani.
Credo che più o meno a chiunque sia capitato di dover organizzare una cena o un viaggio con mille persone che vogliono dare una mano o mettere un'idea: risulta un casino.
Un numero ristretto di persone competenti ci mette la metà, fatica un quarto, bestemmia un ottavo e riesce il doppio.
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Folletto Malefico 2008 02 15 at 13:58

Si, precisamente. :D

Peraltro, nell'organizzazione con gruppi numerosi, in realtà implicitamente o esplicitamente viene sempre a formarsi un gruppo decisionale e un gruppo che vota le scelte e decide di unirsi. ;)
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Khorne 2008 02 15 at 18:00

Io preferisco il gruppo dittatoriale che prende delle idee di massima e poi decide autonomamente, comunicando i risultati al gruppo sottostante.
Una votazione con più di 4 persone partecipante dilunga di decenni qualsiasi decisione :D
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Glorfind3l 2008 02 16 at 15:43

Gh sagge parole, quoto in tutto e per tutto l'intervento del follesco individuo.

Per quanto riguarda l'organizzazione...la gente non sa decidere, basta anche 1 persona decise e si fa tutto. Sto imparando dai miei guru :asd:
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Simbul 2008 02 16 at 18:22

.la gente non sa decidere, basta anche 1 persona decise e si fa tutto.

Vero. Del resto la ricerca di un leader è insita nella natura umana.
Per non parlare di quanto è più facile lasciare che siano gli altri a decidere e prendersi le responsabilità ;)
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Gian 2008 02 16 at 19:16

E' un'alchimia tra la qualità e compatibilità/complementarietà delle persone e regole del gioco. Ma che sia chiaro le regole servono alle persone e non viceversa. Se le persone in causa non sono .... "adeguate" (per ora non mi vengono in mente altri termini) le regole possono poco. Allo stesso tempo persone valide ma senza "regole" che le facciano collaborare al meglio possono non sfruttare a pieno le loro capacità e competenze .... come minimo.

Poi per attitudine c'è chi è più sensibile alle regole e chi alle persone in gioco ma i due punti di vista devono incontrarsi.

Escludiamo per un attimo interessi, fattori di opportunismo, vampirismo e doppio gioco che possono invalidare il processo. Ci sono tanti fattori che possono far funzionare bene o male certi gruppi, per esempio certe tipologie psicologiche non riusciranno mai più di tanto a capirsi per quanto si possano sforzare, quindi devono riuscire a tollerare di non capire e di non essere capiti. Quanti riescono a tollerarlo? Quanti riescono a non imporsi o a stare zitti quando è il caso? Ecc., ecc., ecc..

Credo che approssimare le dinamiche che portano a creare gruppi validi sia una delle sfide "serie" che ha da affrontare la rete, per quello che è possibile.

"Provare? .... Fare! O non fare. Non c'è provare!"
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Link notes dal 13 2 2008 al 16 2 2008 » Sapientone 2008 02 17 at 02:30

[...] The coolest stuff is done by small teams without ton of resources - via Intense Minimalism (http://im.digitalhymn.com/) [...]
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Folletto Malefico 2008 02 17 at 14:12

Gian, hai affrontato a pieno petto il problema più ad ampio respiro. Grazie per essere entrato nel merito perché era un punto importante che avevo evitato nel testo. :)

Anche perché, comunque, è indipendente dal numero di persone: tante o poche, vale quanto hai detto tu. :)
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leeander 2008 02 17 at 15:42

Raga, la mia l'ho detta in un lungo post che ho messo oggi su leeander. Il punto è "il brutto dello Scrum". ciaoo
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Folletto Malefico 2008 02 17 at 15:59

Metto per comodità il link diretto al tuo post: "Il metodo Scrum (leggi Agile) e altre dritte made in Silicon Valley, raccontate da un VP di Oracle 100% italiano". :)

Direi che la discussione si può spostare tranquillamente sul blog di Leeander, perché ha affrontato il problema in modo eccellente a 360°. ;)
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Gian 2008 02 17 at 18:52

YES, WE CAN! :D
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Intense Minimalism • Kelly’s 14 rules 2009 02 19 at 12:20

[...] cosa che ho subito notato è che si delineavano anche in questo ambito le stesse regole per la creazione dei team che sono note nel digitale. Così ho voluto unire i puntini con questo post, per tenerne traccia. tags organizzazione, [...]

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