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Chi sono?

Solipsista atipico. Questa è forse la definizione migliore per il proprietario di questo blog, Davide Casali aka Folletto Malefico "@.
Programmatore, grafico, fotografo. Scrittore, disegnatore, creativo. Utopista, osservatore. Sbaglia come tutti, ma ama correggersi.
E' Interaction Designer & Architecture Designer, lavora in maison,the e segue alcuni progetti nel suo tempo libero.
E' laureato magistrale in Teoria e Tecnologia della Comunicazione e si interessa di psicologia sociale applicata alle tecnologie.
Per praticità e precisione, cito direttamente l’Approfondimento 1 del libro “Diversità Culturali” di Xenia Chryssochoou:
19 comments Add yours below
Poi c'è tutto un altro versante di problematiche che sono legate all'uso che si fa della conoscenza e come spesso ad essa non venga dato il necessario tempo necessario per afferrare nuovi e complessi modelli. In questo caso anche una comunicazione ben sviluppata può poco e oggi sempre più spesso si può notare che molte persone "vogliono" una conoscenza in pillole, che può andare anche bene se sono poi lo stimolo per approfondire.
Lo trovo però un interessante approccio alla questione, che considera sia dinamiche personali (apprendimento) che sociali. Ed è una semplificazione interessante (un po' ricorsivo, come discorso, lo ammetto). :)
La cosa interessante poi è quella che fa notare Gian, anche se non era il mio interesse in questo post specifico, ovvero la problematica duale dell'apprendimento da entrambi i lati. :)
Sulla questione della "conoscenza in pillole": è inevitabile che sia così, siamo bombardati ogni giorno da migliaia di informazioni "tecniche" o comunque specifiche, è indispensabile avere perlomeno una vaga idea di dove poter collocare un discorso, soprattutto in un ambito in cui potenzialmente tutte le informazioni sono disponibili. Può anche non esserci la volontà di approfondire in certi casi, in modo da avere più risorse disponibili da concentrare sui campi che ci coinvolgono o riguardano maggiormente. Certe volte vorrei essere ai tempi di Dante, quando in pochi anni di studio si poteva imparare tutto lo scibile (perchè era veramente poco) :P Ma c'è anche un lato negativo in tutto questo, che è la dispersione di risorse, tanto indispensabile quanto limitante. Limitante perchè (fortunatamente!) abbiamo risorse limitate, indispensabile perchè ci permette di costruire la socialità...
Mi sa che sono andata un po' off topic, scusate, avrò modo di farmi perdonare in altre discussioni :)
In realtà ai tempi di Dante era poco lo scibile "considerato tale". Credo che andando a vedere già solo tutte le professioni, vi era una enorme mole di conoscenza nascosta, mai codificata in un testo.
Oggi è quasi il contrario: c'è moltiplicazione della stessa conoscenza (i.e. penso agli n-mila libri su "Come usare i CSS"). :P
Però si, quello che fai notare è interessante: cooperare diventa critico e come cooperare e comunicare è una conoscenza a sua volta. :)
L'informazione è veramente troppa e ben vengano progettazioni dell'informazione e comunicazione che facilitino la visione globale, la sintesi e poi ciascuno è libero, secondo necessità, interesse e attitudine di approfondire.
Però io accennavo anche ad altri fattori in gioco nel processo di conoscenza che, permettetemi una deviazione, bisognerebbe inserire sempre più nella progettazione e analisi dell'interaction design e della user experience (non riducendoci alla solita fisiologia delle emozioni e all'ergonomia cognitiva).
Mi riferisco ai fattori psicodinamici, ai fattori emotivi e motivazionali sottostanti che a parità di compito e di processo cognitivo possono ribaltare completamente le cose, ampliando di non poco le cose. Ovviamente tutto si amplifica in modo esponenziale in quanto, a questo punto, il processo di modellizzazione tanto agognato diventa solo una parte di un più ampio e complesso scenario di processi e dinamiche in gioco.
Quindi, in una visione più ampia non sarebbe male anche cosiderare scenari motivazionali principali e tipologie di utenti più articolate. Per esempio, se le informazioni in pillole hanno una loro logica e necessità indiscutibile come possono però diventare "ancoraggio" per un uso inadeguato della conoscenza? Come provare ad intercettare questi comportamenti e ridurli?
Anch'io mi sono fatto prendere la mano sorry :P
Sarà che volevo parlare di questi temi al barcamp di Sabato da Luca ma probabilmente non faccio in tempo, "ho troppe informazioni da gestire" :)
0. disclaimer: sono un mcluhaniano in fase terminale.
1. ai tempi di dante la cultura era in una fase differente, non comparabile con quella attuale. Non è che ci fosse uno scibile minore o meno libri sul CSS... non c'era proprio la stampa, ergo la società/cultura stava attraversando una fase verbale/auditiva, opposta al bias "visivo" del mondo post Gutenberg.
In ultima analisi, l'ignoranza dei tempi di Dante è figlia dei manuali sul CSS :)
2. nei punti 0 e 1 ho tirato fuori mcLuhan perché la conversazione, specie la parte sulla divulgazione scientifica, mi ricorda i fraintendimenti, l'hype ed i cliché evolutisi intorno alle teorie del massmediologo canadese.
Lo stronzetto poi non faceva che alimentare la situazione, avendo scelto come modus operandi l'utilizzo pesante di metafore, slogan, e "ribaltamenti" paradossali per divulgare il proprio pensiero.
Così facendo, secondo me "inganna" oggettivizzazione e ancoraggio in un sol colpo, fornendo facili "immagini" associative (media is the message, welcome to the global village) che funzionano perfettamente nel contesto e date le premesse delle teorie mc luhaniane, mentre al di fuori di esso diventano colorite sciarade che fungono da eccellente messaggio "virale" (seppur non si dischiudono agli occhi del lettore superficiale, ed in questo falliscono come strumenti di divulgazione al grande pubblico, ammesso che questo fosse l'intento dell'autore).
Su un'altra frequenza, farei anche quest'altra considerazione:
mi pare chiaro che i concetti di ancoraggio e oggettivizzazione fossero conosciuti ed utilizzati pesantemente da ben prima di Moscovici.
Vengono chiaramente utilizzati, ad esempio, della tragedia greca (~ V sec a.C.) dove le maschere, indossate dagli attori durante le rappresentazioni, simboleggiavano il carattere rappresentato, telefonando quindi l'ancoraggio alla platea.
Altri esempi più sottili si possono trovare nella struttura linguistica, dove ad esempio la rima assume la funzione di rudimentale CRC per il messaggio.
Chi è figlia di chi? :D
2. McLuhan usava in modo furbo il principio sopra esposto. Attento però che "falliscono come strumenti di divulgazione" è un attimo da inquadrare. Perché fra "non capisco" e "imparo lo slogan" si ottiene comunque una forma di divulgazione, che è sicuramente differente da altre forme di apprendimento, ma è comunque una forma di divulgazione... e personalmente ritengo che in una certa misura sia quello che la maggior parte delle persone vuole. In un ambito che non mi interessa, riuscirei a memorizzare un messaggio ben oggettivato, che mi darebbe un approccio migliore di un messaggio non compreso.
Moscovici comunque ha formalizzato una teoria sociale, è ovvio che sia precedente a lui. Nessuno inventa niente ex-novo... a maggior ragione per scienze come quella sociale che sono semplici prospettive teoriche su uno strato già esistente. Quella di Moscovici però rimane una bella formalizzazione del concetto. :)
Tieni però conto che qui non sto parlando dell'intera Teoria delle Rappresentazioni Sociali, che ha uno scopo differente, ma solamente dello step di oggettivazione (ed eventualmente ancoraggio).
Questo perché mi fermo (almeno in questo post) prima della declinazione nelle dinamiche sociali - comunque molto interessanti - ove siamo ancora interni alla singola persona: oggettivazione e ancoraggio, appunto. :)
O_o
Forse non ho capito quello che volevi dire ma mi sembra una frase settecentesca. :)
Anche la scienza è il prodotto di dinamiche tutt'altro che razionali e condizionate da pressioni e fattori di natura sociale, culturale, ecc.. Ma ripeto forse non ho capito bene quello che intendevi.
Per capirci, conosci Kuhn? http://it.wikipedia.org/wiki/Thomas_Kuhn
2. La conoscenza come "quantità" è aumentata per un semplice processo di accumulo: quello che c'era prima permane + quello che si stratifica di nuovo sopra. Come si può negare? Ma non so sino a che punto, per il "singolo" intento nel processo di conoscenza, possa essere ridotto tutto alla quantità.
C'è tutto un discorso non tanto "orizzontale" di scoperta conoscitiva ma anche uno "verticale" di approfondimento che ci fa passare dal "capire" al "comprendere" e in questo senso non possiamo dire che sia più facile o più difficile per Dante. E' proprio un altro piano, ma bisogna tenerne conto.
3. il DIA-logo è un gioco a due. Presuppone due soggetti che partecipano attivamente, che co-partecipano, che costruiscono insieme, che si coordinano, che co-evolvono. Con tutti i loro livelli: individuale e collettivo, razionale e irrazionale, conscio e inconscio, ecc..
Spesso, l'analisi e la progettazione della comunicazione in rete è ridotta ad una matematica idraulica di flussi. Per carità necessario, anzi necessarissimo ma spesso non sufficiente.
Beh pericoloso mi sembra eccessivo. ;)
Comunque no: l'oggettivazione non è un fenomeno che si presenta *solo* nella rappresentazione sociale, è un fenomeno che si genera a partire dal singolo e assume una connotazione peculiare nella Rappresentazione Sociale.
In altri termini: il gruppo in cui si è inseriti condiziona verso una forma di oggettivazione che tende ad essere comune nell'ingroup, ma ciò non toglie che sia una dinamica che ha sia natura personale che sociale.
Il senso di questo post, infatti è: esiste una teoria in psicologia sociale molto interessante, dalla quale possiamo mutuare un concetto altrettanto interessante, che preso in senso più esteso assume una connotazione molto utile.
Il senso esteso è poi del tutto assimilabile alla definizione di cui sopra, che si riferisce sì alla psicologia sociale, ma che se lo leggi pensando al singolo, noterai che curiosamente si applica in egual misura, quasi con le stesse parole. ;)
Rileggendo gli appunti non posso che darti ragione, la questione è interessante perchè il processo di oggettivazione oltre a portare a una elaborazione semplificata, porta a una elaborazione congeniale al proprio gruppo di riferimento (è in questo senso che sentivo l'oggettivazione come fenomeno sociale). Nel senso, puoi presentare una definizione di web 2 semplice e chiara, ma come evitare che le persone selezionino della tua definizione di web 2 ciò che preferiscono, in base al loro utilizzo del web? Chi lo usa per scambiarsi messaggini su msn terrà qualcosa, chi lo usa il blog come diario personale terrà altro, chi usa il blog come giornale altro ancora e così via...
Intense Minimalism • Sci(bzaar)net, domani, Scuola Politecnica del Design 2008 05 16 at 22:41