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	<title>Comments on: Teoria delle Rappresentazioni Sociali: Oggettivazione</title>
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		<title>By: Intense Minimalism &#8226; Sci(bzaar)net, domani, Scuola Politecnica del Design</title>
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		<dc:creator>Intense Minimalism &#8226; Sci(bzaar)net, domani, Scuola Politecnica del Design</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 16 May 2008 20:41:54 +0000</pubDate>
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		<description>[...] che in veste di supporto all&#8217;organizzazione anche come speaker, tratterò un argomento già accennato in precedenza qui sul blog, ovvero cercare di motivare alcune scelte comunicative studiando delle dinamiche di trasformazione [...]</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>[...] che in veste di supporto all&#8217;organizzazione anche come speaker, tratterò un argomento già accennato in precedenza qui sul blog, ovvero cercare di motivare alcune scelte comunicative studiando delle dinamiche di trasformazione [...]</p>
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		<title>By: Riccardo2</title>
		<link>http://im.digitalhymn.com/2008/03/25/teoria-delle-rappresentazioni-sociali-oggettivazione/comment-page-1/#comment-106458</link>
		<dc:creator>Riccardo2</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 30 Mar 2008 16:16:03 +0000</pubDate>
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		<description>va bhe per rischioso non intendevo per la salute ;)

Rileggendo gli appunti non posso che darti ragione, la questione è interessante perchè il processo di oggettivazione oltre a portare a una elaborazione semplificata, porta a una elaborazione congeniale al proprio gruppo di riferimento (è in questo senso che sentivo l&#039;oggettivazione come fenomeno sociale). Nel senso, puoi presentare una definizione di web 2 semplice e chiara, ma come evitare che le persone selezionino della tua definizione di web 2 ciò che preferiscono, in base al loro utilizzo del web? Chi lo usa per scambiarsi messaggini su msn terrà qualcosa, chi lo usa il blog come diario personale terrà altro, chi usa il blog come giornale altro ancora e così via...</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>va bhe per rischioso non intendevo per la salute <img src='http://im.digitalhymn.com/wp-includes/images/smilies/icon_wink.gif' alt=';)' class='wp-smiley' /> </p>
<p>Rileggendo gli appunti non posso che darti ragione, la questione è interessante perchè il processo di oggettivazione oltre a portare a una elaborazione semplificata, porta a una elaborazione congeniale al proprio gruppo di riferimento (è in questo senso che sentivo l&#8217;oggettivazione come fenomeno sociale). Nel senso, puoi presentare una definizione di web 2 semplice e chiara, ma come evitare che le persone selezionino della tua definizione di web 2 ciò che preferiscono, in base al loro utilizzo del web? Chi lo usa per scambiarsi messaggini su msn terrà qualcosa, chi lo usa il blog come diario personale terrà altro, chi usa il blog come giornale altro ancora e così via&#8230;</p>
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		<title>By: Folletto Malefico</title>
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		<dc:creator>Folletto Malefico</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 28 Mar 2008 21:56:28 +0000</pubDate>
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		<description>&lt;blockquote&gt;&quot;pericoloso esportare il concetto di Oggettivazione oltre le rappresentazioni sociali, in quanto l&#039;oggettivazione è un fenomeno che si presenta nella rappresentazione sociale [...]&quot;&lt;/blockquote&gt;

Beh pericoloso mi sembra eccessivo. ;)

Comunque no: l&#039;oggettivazione non è un fenomeno che si presenta *solo* nella rappresentazione sociale, è un fenomeno che si genera a partire dal singolo e assume una connotazione peculiare nella Rappresentazione Sociale.
In altri termini: il gruppo in cui si è inseriti condiziona verso una forma di oggettivazione che tende ad essere comune nell&#039;ingroup, ma ciò non toglie che sia una dinamica che ha sia natura personale che sociale.

Il senso di questo post, infatti è: esiste una teoria in psicologia sociale molto interessante, dalla quale possiamo mutuare un concetto altrettanto interessante, che preso in senso più esteso assume una connotazione molto utile.

Il senso esteso è poi del tutto assimilabile alla definizione di cui sopra, che si riferisce sì alla psicologia sociale, ma che se lo leggi pensando al singolo, noterai che curiosamente si applica in egual misura, quasi con le stesse parole. ;)</description>
		<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>&#8220;pericoloso esportare il concetto di Oggettivazione oltre le rappresentazioni sociali, in quanto l&#8217;oggettivazione è un fenomeno che si presenta nella rappresentazione sociale [...]&#8220;</p></blockquote>
<p>Beh pericoloso mi sembra eccessivo. <img src='http://im.digitalhymn.com/wp-includes/images/smilies/icon_wink.gif' alt=';)' class='wp-smiley' /> </p>
<p>Comunque no: l&#8217;oggettivazione non è un fenomeno che si presenta *solo* nella rappresentazione sociale, è un fenomeno che si genera a partire dal singolo e assume una connotazione peculiare nella Rappresentazione Sociale.<br />
In altri termini: il gruppo in cui si è inseriti condiziona verso una forma di oggettivazione che tende ad essere comune nell&#8217;ingroup, ma ciò non toglie che sia una dinamica che ha sia natura personale che sociale.</p>
<p>Il senso di questo post, infatti è: esiste una teoria in psicologia sociale molto interessante, dalla quale possiamo mutuare un concetto altrettanto interessante, che preso in senso più esteso assume una connotazione molto utile.</p>
<p>Il senso esteso è poi del tutto assimilabile alla definizione di cui sopra, che si riferisce sì alla psicologia sociale, ma che se lo leggi pensando al singolo, noterai che curiosamente si applica in egual misura, quasi con le stesse parole. <img src='http://im.digitalhymn.com/wp-includes/images/smilies/icon_wink.gif' alt=';)' class='wp-smiley' /> </p>
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		<title>By: Riccardo2</title>
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		<dc:creator>Riccardo2</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 28 Mar 2008 20:46:04 +0000</pubDate>
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		<description>ops leggendo il link che mi hai mandato ho ricordato da chi veniva l&#039;ipotesi del cambio di paradigma :D</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>ops leggendo il link che mi hai mandato ho ricordato da chi veniva l&#8217;ipotesi del cambio di paradigma <img src='http://im.digitalhymn.com/wp-includes/images/smilies/icon_biggrin.gif' alt=':D' class='wp-smiley' /> </p>
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		<title>By: Riccardo2</title>
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		<dc:creator>Riccardo2</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 28 Mar 2008 20:45:05 +0000</pubDate>
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		<description>gian non sei il primo a criticare la chiarezza di ciò che scrivo :D, comunque eri riuscito a comprendere benissimo. Non conoscevo l&#039;autore che mi hai citato gli darò sicuramente una lettura. Ma ad esempio considerare la conoscenza come accumulo è pericoloso, in quanto l&#039;aumento del sapere deriva più da mutazioni di paradigma che da un semplice accostare una conoscenza ad un altra. Ma la differenza fra sapere scientifico, e sapere sociale è proprio nella sua formazione, pur essendo influenzabile dalla cultura dominante il sapere scientifico si forma a partire dal metodo sperimentale, mentre il sapere collettivo, quello che si forma grazie all&#039;interazione fra individui, si forma proprio da quei processi di oggettivazione ed ancoraggio che di scientifico non hanno nulla. Con questo non voglio togliere nulla al sapere che si forma grazie alla cooperazione fra individui, fondamentale per la crescita personale (e fondamentale anche per uno scienziato che prima di essere ricercatore è anche uomo) ma a parer mio siamo su due livelli di conoscenza completamente differenti..</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>gian non sei il primo a criticare la chiarezza di ciò che scrivo <img src='http://im.digitalhymn.com/wp-includes/images/smilies/icon_biggrin.gif' alt=':D' class='wp-smiley' /> , comunque eri riuscito a comprendere benissimo. Non conoscevo l&#8217;autore che mi hai citato gli darò sicuramente una lettura. Ma ad esempio considerare la conoscenza come accumulo è pericoloso, in quanto l&#8217;aumento del sapere deriva più da mutazioni di paradigma che da un semplice accostare una conoscenza ad un altra. Ma la differenza fra sapere scientifico, e sapere sociale è proprio nella sua formazione, pur essendo influenzabile dalla cultura dominante il sapere scientifico si forma a partire dal metodo sperimentale, mentre il sapere collettivo, quello che si forma grazie all&#8217;interazione fra individui, si forma proprio da quei processi di oggettivazione ed ancoraggio che di scientifico non hanno nulla. Con questo non voglio togliere nulla al sapere che si forma grazie alla cooperazione fra individui, fondamentale per la crescita personale (e fondamentale anche per uno scienziato che prima di essere ricercatore è anche uomo) ma a parer mio siamo su due livelli di conoscenza completamente differenti..</p>
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		<title>By: Gian</title>
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		<dc:creator>Gian</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 28 Mar 2008 19:13:34 +0000</pubDate>
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		<description>Ma porc! Sorry Bru, sorry Riccardo 2 :P</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ma porc! Sorry Bru, sorry Riccardo 2 <img src='http://im.digitalhymn.com/wp-includes/images/smilies/icon_razz.gif' alt=':P' class='wp-smiley' /> </p>
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		<title>By: Riccardo2</title>
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		<dc:creator>Riccardo2</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 28 Mar 2008 18:26:22 +0000</pubDate>
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		<description>Mi sembra però pericoloso esportare il concetto di Oggettivazione oltre le rappresentazioni sociali, in quanto l&#039;oggettivazione è un fenomeno che si presenta nella rappresentazione sociale che, abbiamo visto, si sviluppa nella discussione fra individui. Per quanto ho studiato non dovrebbe svilupparsi nella interazione fra divulgatore e persona, essendo questo un fenomeno completamente differente... Almeno a parer mio ;)</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Mi sembra però pericoloso esportare il concetto di Oggettivazione oltre le rappresentazioni sociali, in quanto l&#8217;oggettivazione è un fenomeno che si presenta nella rappresentazione sociale che, abbiamo visto, si sviluppa nella discussione fra individui. Per quanto ho studiato non dovrebbe svilupparsi nella interazione fra divulgatore e persona, essendo questo un fenomeno completamente differente&#8230; Almeno a parer mio <img src='http://im.digitalhymn.com/wp-includes/images/smilies/icon_wink.gif' alt=';)' class='wp-smiley' /> </p>
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		<title>By: Folletto Malefico</title>
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		<dc:creator>Folletto Malefico</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 28 Mar 2008 18:14:52 +0000</pubDate>
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		<description>Gian, non è Bru, è un altro Riccardo. Guarda il link e l&#039;avatar. :D</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Gian, non è Bru, è un altro Riccardo. Guarda il link e l&#8217;avatar. <img src='http://im.digitalhymn.com/wp-includes/images/smilies/icon_biggrin.gif' alt=':D' class='wp-smiley' /> </p>
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		<title>By: Gian</title>
		<link>http://im.digitalhymn.com/2008/03/25/teoria-delle-rappresentazioni-sociali-oggettivazione/comment-page-1/#comment-106341</link>
		<dc:creator>Gian</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 28 Mar 2008 18:09:37 +0000</pubDate>
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		<description>1. Bru: &quot;... Nel momento in cui una conoscenza esce dagli schemi della rappresentazione sociale non è più rappresentazione sociale ma sapere, e quindi nella divulgazione scientifica la rappresentazione sociale non esiste ...&quot;

O_o

Forse non ho capito quello che volevi dire ma mi sembra una frase settecentesca. :)

Anche la scienza è il prodotto di dinamiche tutt&#039;altro che razionali e condizionate da pressioni e fattori di natura sociale, culturale, ecc.. Ma ripeto forse non ho capito bene quello che intendevi.

Per capirci, conosci Kuhn? http://it.wikipedia.org/wiki/Thomas_Kuhn

2. La conoscenza come &quot;quantità&quot; è aumentata per un semplice processo di accumulo: quello che c&#039;era prima permane + quello che si stratifica di nuovo sopra. Come si può negare? Ma non so sino a che punto, per il &quot;singolo&quot; intento nel processo di conoscenza, possa essere ridotto tutto alla quantità.
C&#039;è tutto un discorso non tanto &quot;orizzontale&quot; di scoperta conoscitiva ma anche uno &quot;verticale&quot; di approfondimento che ci fa passare dal &quot;capire&quot; al &quot;comprendere&quot; e in questo senso non possiamo dire che sia più facile o più difficile per Dante. E&#039; proprio un altro piano, ma bisogna tenerne conto.

3. il DIA-logo è un gioco a due. Presuppone due soggetti che partecipano attivamente, che co-partecipano, che costruiscono insieme, che si coordinano, che co-evolvono. Con tutti i loro livelli: individuale e collettivo, razionale e irrazionale, conscio e inconscio, ecc..
Spesso, l&#039;analisi e la progettazione della comunicazione in rete è ridotta ad una matematica idraulica di flussi. Per carità necessario, anzi necessarissimo ma spesso non sufficiente.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>1. Bru: &#8220;&#8230; Nel momento in cui una conoscenza esce dagli schemi della rappresentazione sociale non è più rappresentazione sociale ma sapere, e quindi nella divulgazione scientifica la rappresentazione sociale non esiste &#8230;&#8221;</p>
<p>O_o</p>
<p>Forse non ho capito quello che volevi dire ma mi sembra una frase settecentesca. <img src='http://im.digitalhymn.com/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':)' class='wp-smiley' /> </p>
<p>Anche la scienza è il prodotto di dinamiche tutt&#8217;altro che razionali e condizionate da pressioni e fattori di natura sociale, culturale, ecc.. Ma ripeto forse non ho capito bene quello che intendevi.</p>
<p>Per capirci, conosci Kuhn? <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Thomas_Kuhn" rel="nofollow">http://it.wikipedia.org/wiki/Thomas_Kuhn</a></p>
<p>2. La conoscenza come &#8220;quantità&#8221; è aumentata per un semplice processo di accumulo: quello che c&#8217;era prima permane + quello che si stratifica di nuovo sopra. Come si può negare? Ma non so sino a che punto, per il &#8220;singolo&#8221; intento nel processo di conoscenza, possa essere ridotto tutto alla quantità.<br />
C&#8217;è tutto un discorso non tanto &#8220;orizzontale&#8221; di scoperta conoscitiva ma anche uno &#8220;verticale&#8221; di approfondimento che ci fa passare dal &#8220;capire&#8221; al &#8220;comprendere&#8221; e in questo senso non possiamo dire che sia più facile o più difficile per Dante. E&#8217; proprio un altro piano, ma bisogna tenerne conto.</p>
<p>3. il DIA-logo è un gioco a due. Presuppone due soggetti che partecipano attivamente, che co-partecipano, che costruiscono insieme, che si coordinano, che co-evolvono. Con tutti i loro livelli: individuale e collettivo, razionale e irrazionale, conscio e inconscio, ecc..<br />
Spesso, l&#8217;analisi e la progettazione della comunicazione in rete è ridotta ad una matematica idraulica di flussi. Per carità necessario, anzi necessarissimo ma spesso non sufficiente.</p>
]]></content:encoded>
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	<item>
		<title>By: Folletto Malefico</title>
		<link>http://im.digitalhymn.com/2008/03/25/teoria-delle-rappresentazioni-sociali-oggettivazione/comment-page-1/#comment-106327</link>
		<dc:creator>Folletto Malefico</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 28 Mar 2008 13:23:57 +0000</pubDate>
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		<description>Si, ma infatti uno dei problemi della &quot;divulgazione scientifica&quot; è proprio quello di riuscire a comunicare. Sono pochi e rari i bravi divulgatori.

Tieni però conto che qui non sto parlando dell&#039;intera Teoria delle Rappresentazioni Sociali, che ha uno scopo differente, ma solamente dello step di &lt;b&gt;oggettivazione&lt;/b&gt; (ed eventualmente ancoraggio).

Questo perché mi fermo (almeno in questo post) prima della declinazione nelle dinamiche sociali - comunque molto interessanti - ove siamo ancora interni alla singola persona: oggettivazione e ancoraggio, appunto. :)</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Si, ma infatti uno dei problemi della &#8220;divulgazione scientifica&#8221; è proprio quello di riuscire a comunicare. Sono pochi e rari i bravi divulgatori.</p>
<p>Tieni però conto che qui non sto parlando dell&#8217;intera Teoria delle Rappresentazioni Sociali, che ha uno scopo differente, ma solamente dello step di <b>oggettivazione</b> (ed eventualmente ancoraggio).</p>
<p>Questo perché mi fermo (almeno in questo post) prima della declinazione nelle dinamiche sociali &#8211; comunque molto interessanti &#8211; ove siamo ancora interni alla singola persona: oggettivazione e ancoraggio, appunto. <img src='http://im.digitalhymn.com/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':)' class='wp-smiley' /> </p>
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