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Chi sono?

Solipsista atipico. Questa è forse la definizione migliore per il proprietario di questo blog, Davide Casali aka Folletto Malefico "@.
Programmatore, grafico, fotografo. Scrittore, disegnatore, creativo. Utopista, osservatore. Sbaglia come tutti, ma ama correggersi.
E' Interaction Designer & Architecture Designer, lavora in maison,the e segue alcuni progetti nel suo tempo libero.
E' laureato magistrale in Teoria e Tecnologia della Comunicazione e si interessa di psicologia sociale applicata alle tecnologie.
8 comments Add yours below
Sto leggendo Da cosa nasce cosa dopo un post scritto su Munari da Mucignat e sono sconvolto da come le sorprendenti "ovvietà" - nel senso che precisi tu - di Munari siano così poco ovvie nel mondo che ci circonda...
Munari sorprende perché il suo messaggio semplifica di molto le idee su concetti come quelli di "genialità" e "arte" che è sempre difficile scindere da idee "magiche"...
Il senso di ovvio secondo me è una sorta di metrica con cui valutare, oltre che una sfida. E Munari è a mio avviso eccezionale proprio per quanto è in grado di trasformare le cose in ovvio... cosa che, non a caso, viene fuori molto bene quando ci si relaziona con i bambini. :)
Il punto centrale a mio avviso diventa il gioco. Il gioco secondo me è meglio centrato su "come dovrebbe essere" che altre forme di progettazione, che invece si focalizzano più su funzionalità tecniche che sull'insieme funzionalità-persona-ambiente.
L'idea del gioco nell'ambito del web design, ripreso spesso da te e Alberto, so che ha a che fare con un'idea più generale della comunicazione. Sto cercando di capire come applicarla efficacemente alla forma della scrittura in un contesto in cui la grafica non c'è ed esistono solo le parole...
Ma la domanda è: come si impara la semplicità? Perché sono in pochi a saper semplificare? Dobbiamo rassegnarci ad accettare che il Genio fa, e tutti gli altri no?
(E mannaggia, avevo un articolo bellissimo dello stesso concetto in un contesto del tutto diverso, ma non me lo ritrovo..)
Questo però non significa che non si possa comunque arrivare ad un buon livello: il talento magari sarà sempre un gradino sopra, ma tutti possono fare i gradini per avvicinarsi.
Pochi sono capaci di semplificare perché per certi versi è controintuitivo rispetto a quello che siamo abituati a fare. Ora non so dirti se sia innato o un condizionamento sociale, però succede.
Quindi, la semplicità si impara anche lei con l'esercizio. Per dire, si può iniziare a leggere Munari. Poi, che so, Norman. Poi beh, Maeda che Paolo critica secondo me fa comunque un buon primo approccio alla questione, perché fornisce pochi principi guida facili da capire.
E poi, ci si addentra in temi come grafica e psicologia cognitiva. La prima, partendo dai principi di impaginazione, di gestalt e simili. La seconda perché permette di capire dove sia la soglia: per esempio nel momento in cui sai che la nostra memoria a breve termine contiene 5+/-2 elementi, sai che devi progettare facendo elaborare alle persone al massimo 7 elementi alla volta.
Ok, sono stato un po' superficiale, ma era per fare capire in linea di massima tutti i tasselli che possono aiutare chiunque a raggiungere quell'obbiettivo. ;)
Secondo me, al di fuori di tutto, il primo passo è uno: osservare.
Osservare ok, ma aggiungerei un significato che - credo - non è tra quelli che intendevi suggerire con il termine: osservare il proprio lavoro con gli occhi di chi dovrà riceverlo. E poi andare giù di lima ;)
tu dici la scrittura: quando ho iniziato a lavorare era difficilissimo passare da un testo di 50 righe a uno di 10, quasi impossibile. un po' perchè ci si affeziona a quanto si scrive, un po' perchè è difficile distingue il particolare utile da quello superfluo. poi si capisce il detto "scrivi come dopo una corsa su una montagna, e senza fiato, arrivato in cima, devi dire cos'è accaduto". provare per credere :)