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Bruno Munari: “Tutti sono capaci di complicare. Pochi sono capaci di semplificare”

14:49 Ipse Dixit

Complicare è facile, semplificare è difficile. Per complicare basta aggiungere, tutto quello che si vuole: colori, forme, azioni, decorazioni, personaggi, ambienti pieni di cose. Tutti sono capaci di complicare. Pochi sono capaci di semplificare.
Bruno Munari (Verbale Scritto)

Queste parole non possono che trovarmi d’accordo, insomma, questo blog si chiama intense minimalism. Poco oltre però aggiunge quello che oggi trovo essere il passo successivo, la vera sfida:

Eppure la gente quando si trova di fronte a certe espressioni di semplicità o di essenzialità dice inevitabilmente questo lo so fare anch’io, intendendo di non dare valore alle cose semplici perché a quel punto diventano quasi ovvie.
Bruno Munari (Verbale Scritto)

Trasformare qualcosa di complesso in qualcosa di così semplice da essere non solo intuitivo, ma essere anche percepito come ovvio: credo che questo sia il supremo successo di un designer, ma anche la più grande sfida a posteriori. Aver fatto un lavoro così bene da sembrare che il tuo apporto sia stato inutile.

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8 comments Add yours below

1

marco 2008 05 02 at 15:44

E' corretto pensare che la nostra società sia stupidamente lontana dal raggiungere un risultato tanto alto?

Sto leggendo Da cosa nasce cosa dopo un post scritto su Munari da Mucignat e sono sconvolto da come le sorprendenti "ovvietà" - nel senso che precisi tu - di Munari siano così poco ovvie nel mondo che ci circonda...

Munari sorprende perché il suo messaggio semplifica di molto le idee su concetti come quelli di "genialità" e "arte" che è sempre difficile scindere da idee "magiche"...
2

Folletto Malefico 2008 05 02 at 16:11

Si, ho letto anche io l'altro giorno quel passaggio di Alberto, e sto giusto approcciando nello stesso periodo il libro di Munari in questione (anche se a fasi alterne con altri testi).

Il senso di ovvio secondo me è una sorta di metrica con cui valutare, oltre che una sfida. E Munari è a mio avviso eccezionale proprio per quanto è in grado di trasformare le cose in ovvio... cosa che, non a caso, viene fuori molto bene quando ci si relaziona con i bambini. :)

Il punto centrale a mio avviso diventa il gioco. Il gioco secondo me è meglio centrato su "come dovrebbe essere" che altre forme di progettazione, che invece si focalizzano più su funzionalità tecniche che sull'insieme funzionalità-persona-ambiente.
3

marco 2008 05 02 at 16:26

Io non mi occupo precisamente di design, ma il discorso mi interessa perché - non so ancora chiaramente come - lo vedo collegato ai concetti antropologici del mito e del racconto.

L'idea del gioco nell'ambito del web design, ripreso spesso da te e Alberto, so che ha a che fare con un'idea più generale della comunicazione. Sto cercando di capire come applicarla efficacemente alla forma della scrittura in un contesto in cui la grafica non c'è ed esistono solo le parole...
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paolo 2008 05 02 at 21:31

belle citazioni, e curiosa coincidenza: stavo pensando proprio in questi giorni alla fuffa sulla semplicità che maeda spaccia per "umanesimo". Fuffa, appunto, rispetto alle riflessioni, semplici e leggere, di un maestro come munari.
5

riffraff 2008 05 03 at 03:09

ok, il design migliore è invisibile, una cosa è finita quando non c'è niente da togliere invece che da aggiungere etc etc.. Mi sono rassegnato, io complicazionista.

Ma la domanda è: come si impara la semplicità? Perché sono in pochi a saper semplificare? Dobbiamo rassegnarci ad accettare che il Genio fa, e tutti gli altri no?

(E mannaggia, avevo un articolo bellissimo dello stesso concetto in un contesto del tutto diverso, ma non me lo ritrovo..)
6

Folletto Malefico 2008 05 03 at 11:12

Con un paragone con la scrittura: tutti possono imparare a scrivere bene, pochi sono grandi scrittori. :)
Questo però non significa che non si possa comunque arrivare ad un buon livello: il talento magari sarà sempre un gradino sopra, ma tutti possono fare i gradini per avvicinarsi.

Pochi sono capaci di semplificare perché per certi versi è controintuitivo rispetto a quello che siamo abituati a fare. Ora non so dirti se sia innato o un condizionamento sociale, però succede.

Quindi, la semplicità si impara anche lei con l'esercizio. Per dire, si può iniziare a leggere Munari. Poi, che so, Norman. Poi beh, Maeda che Paolo critica secondo me fa comunque un buon primo approccio alla questione, perché fornisce pochi principi guida facili da capire.
E poi, ci si addentra in temi come grafica e psicologia cognitiva. La prima, partendo dai principi di impaginazione, di gestalt e simili. La seconda perché permette di capire dove sia la soglia: per esempio nel momento in cui sai che la nostra memoria a breve termine contiene 5+/-2 elementi, sai che devi progettare facendo elaborare alle persone al massimo 7 elementi alla volta.

Ok, sono stato un po' superficiale, ma era per fare capire in linea di massima tutti i tasselli che possono aiutare chiunque a raggiungere quell'obbiettivo. ;)

Secondo me, al di fuori di tutto, il primo passo è uno: osservare.
7

Simbul 2008 05 03 at 13:37

Il paragone con la scrittura è perfetto: è la leggerezza di Calvino, il concetto che sia più importante togliere rispetto ad aggiungere.

Osservare ok, ma aggiungerei un significato che - credo - non è tra quelli che intendevi suggerire con il termine: osservare il proprio lavoro con gli occhi di chi dovrà riceverlo. E poi andare giù di lima ;)
8

Lady 2008 05 06 at 12:26

semplificare è difficile in molti campi...
tu dici la scrittura: quando ho iniziato a lavorare era difficilissimo passare da un testo di 50 righe a uno di 10, quasi impossibile. un po' perchè ci si affeziona a quanto si scrive, un po' perchè è difficile distingue il particolare utile da quello superfluo. poi si capisce il detto "scrivi come dopo una corsa su una montagna, e senza fiato, arrivato in cima, devi dire cos'è accaduto". provare per credere :)

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