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Chi sono?

Solipsista atipico. Questa è forse la definizione migliore per il proprietario di questo blog, Davide Casali aka Folletto Malefico "@.
Programmatore, grafico, fotografo. Scrittore, disegnatore, creativo. Utopista, osservatore. Sbaglia come tutti, ma ama correggersi.
E' Interaction Designer & Architecture Designer, lavora in maison,the e segue alcuni progetti nel suo tempo libero.
E' laureato magistrale in Teoria e Tecnologia della Comunicazione e si interessa di psicologia sociale applicata alle tecnologie.
27 comments Add yours below
In linea teorica, credo che ciascuno di noi si senta in grado di "fare qualcosa" quando immagina una situazione di pericolo (per sé o per altri). Da qui all'agire effettivamente quando la situazione si presenta, però, c'è un salto enorme.
Con quale autorità si può convincere delle persone arrabbiate a cambiare il loro comportamento? Anche supponendo che intervenire in un diverbio non sia pericoloso, potrebbe l'intervento di un completo sconosciuto cambiare l'atteggiamento delle persone coinvolte? Ho qualche dubbio.
Aggiungo anche una domanda ai tuoi quesiti, come spunto di riflessione: cosa sarebbe cambiato se nel vagone con i litiganti ci fossi stato solo tu (eliminando così il bystander effect)?
Chiaramente intervenire è preferibile, ma l'intervento deve essere ad "alta percentuale di sicurezza" per non trasformare buone intenzioni in qualcosa di più negativo. Un solo uomo può poco, quindi non penso tu potessi fare altro rispetto a quello che hai fatto.
Pensa ai tuoi occhi come a quelli dell'autore e pensa di guardare un personaggio terzo rispetto a te e alla vicenda che interviene.
Cosa farebbe? Come immagini che dovrebbe concludersi la vicenda in modo coerente?
Chi è il personaggio che hai usato? Quali caratteristiche ha?
La folla interviene? Se sì in che modo?
se fossi stato solo io, avrei percepito un grado di pericolosità della situazone estremamente maggiore, perché non ci sarebbe stato il "muro di probablità" e l'effetto "massa" (in senso fisico) di tutte le persone presenti.
Quindi, almeno per me, sarebbe stato peggio.
@BBird:
Si appunto, il problema è capire come raggiungere un sufficiente livello di sicurezza perché si possa intraprendere la situazione.
@marco:
Purtroppo non mi aiuta, perché non differisce molto da molte delle domande che già faccio e ho già pensato. La differenza è che il "controllo di una massa di persone sufficiente" è difficile da comprendere a priori, e l'azione individuale è molto pericolosa. Contattare persone 'esterne' implicherebbe la possibilità di un intervento tempestivo, cosa impossibile per gli unici ufficiali presenti.
@Lawrence:
ho perso l'inizio, ma io non ritengo *serva sentire* un litigio per sentire il bisogno di cercare di calmare le acque.
Anche perché di solito le liti nascono da invidie, incomprensioni o cose simili, raramente "sapere cosa è successo" è rilevante per risolvere la questione. Prima ci si calma, poi si cerca di capire se quello che è stato detto ha un fondamento e ci si chiarisce.
Nel senso che presenti un giudizio implicito nei tuoi quesiti e non osservi le emozioni in gioco.
Ti chiedi: "Avrei potuto fare qualcosa? Sarebbe stato meglio agire o non fare nulla? Qualcuno avrebbe potuto intervenire in qualche modo?"
...come se la vicenda dovesse in un certo senso "essere risolta".
Il fatto che tu ne parli significa che ti ha colpito, che ti ha lasciato qualcosa dentro di irrisolto. Ma mi chiedo se ciò che ti è rimasto dentro sono i fatti in sé (due sudamericani che litigano con un uomo di colore, un litigio che peraltro si risolve anche con un certo buonsenso - il nero scende) o la reazione della folla (l'emotività delle persone ferme per il bystander effect che citi)?
Di fatto mi sembra che le domande che dovresti porti sono più sulla folla. Sul fatto di esserne parte. Sui guidizi dell'uomo con moglie e figlio. Mi sembra che hai sentito sulla tua pelle - emotivamente - il bystender effect e non riesci a fartene una ragione...
Mi han colpito tutte e due le cose che citi, non c'è neppure bisogno di fare un discrimine. :)
La situazione mi ha colpito, in tutti i suoi aspetti (emotivo, razionale, sociale) e quindi mi domando cosa si sarebbe potuto fare.
Sul non riuscire a farmene una ragione però esageri. Il mio è sì un inquisire, perché trovo stupido non farlo.
Trovo stupido non farlo perché il non farlo, è già abbastanza evidente, mi avrebbe privato di una riflessione in merito, di una possibilità personale di miglioramento, di una possibilità personale di comprensione della mia emotività, e di una discussione in merito in con tutti voi. :)
Quindi si: mi chiedo se la vicenda potesse essere risolta, perché risolverla avrebbe portato benessere a me. Questo credo che sia egoismo positivo, perché in virtù di un problema personale (l'impatto emotivo della situazione) una via d'uscita avrebbe portato benessere ai tre litiganti, al pubblico presente, nonché - appunto - a me.
Possiamo discutere delle mie emozioni in quel preciso momento, una componente sicuramente di paura (autoconservazione), una componente di tensione per la situazione, una componente di curiosità.
Però non credo che sia utile - per voi, quantomeno - discutere sulle mie - problematiche - emozioni, anche se si, potrebbe anche questo aiutarmi a migliorare. Quindi prendo la via razionale, qui esposta. :)
Spero di averti chiarito la mia posizione in modo sufficiente. :)
Detto questo, che meriterebbe un post a parte, tornando al fatto, se non è strettamente necessario è meglio evitare foll :) e cercare di avvisare forze dell'ordine attraverso autista, ecc..
Credo che a un certo punto il giudizio smetta di essere di massa e rientri nella coscienza individuale. Se fossi la malcapitata protagonista di un episodio simile, la risoluzione della questione dipenderebbe poco dai giudizi della massa (che continuerebbe a pensare "guarda quel delinquente, meglio che stia in disparte") e molto dall'agire del singolo. In questa situazione entrano in gioco altri fattori che si vanno ad aggiungere al bystender effect, per esempio il grado di pericolosità diffuso percepito e il giudizio aprioristico sulla diversità. Per esempio, credo che se fosse stato coinvolto un bianco le probabilità che qualcuno uscisse dall'effetto bystender sarebbero state più alte. L'effetto è un po' quello di: "sono stranieri, lasciamo che se la sbrighino. E speriamo che qualcuno prima o poi gli dia fuoco." Per dire, secondo me l'effetto è rafforzato dal razzismo e dai giudizi pregressi.
Non volevo intendere che non te ne sei fatto una ragione.
Quello che volevo dire, senza scendere nel tuo privato emotivo, è che a mio avviso non ci doveva essere una soluzione alla situzaione specifica. Il litigio tra i tre si è evoluto al di fuori di qualunque tuo controllo. Ciò su cui avresti potuto lavorare è sulla folla, sul cercare di ricomporre l'emotività della folla (e tua di consugenza)...
Quindi approvo l'interpretazione razionale dei fatti, ma quello che ti spingevo a valutare, è l'idea di applicare anche un comportamento "empatico" nei confronti delle persone che ti circondavano.
Ciò che tu - o un altro - avresti potuto fare era convogliare l'emotività della folla in modo che non restasse una lacerazione emotiva nei presenti... per farlo, in un certo senso, avresti dovuto cavalcare l'onda...
Le forze dell'ordine... il problema è il tempo. So che l'immobilità non ha aiutato, ma nell'ipotesi: ora che uscivo, contattavo il controllore, contattava la polizia... questi avrebbero avuto il tempo di fare qualunque cosa. Questo anche ammettendo che già non fossero arrivati degli ufficiali ATM in loco.
Cmq si, credo che in definitiva sia la scelta più saggia, anche se non la più efficace per salvare una situazione che potrebbe degenerare molto rapidamente.
@Feba:
Un suggerimento pratico per "rompere" l'effetto bystander nel caso di essere vittima è ruscire nell'operazione difficilissima di chiedere aiuto ad una persona specifica nella folla: non chiedere solo "aiuto" ma "TU, aiutami!".
Questo è il consiglio teorico che viene dato, ma sinceramente ritengo richieda molto sangue freddo (più di quanto si possa avere in quelle situazioni) e non so quanto sia validato... anche perché come dicevi rientrano molti fattori.
@Marco:
Si, era fuori dal mio controllo, questo ne sono conscio. :)
Il chiarimento è servito molto, perché ora mi hai fornito conferme e interessanti spunti. :)
Posso quindi riformulare il quesito iniziale come: "Come cavalcare l'onda? Come convogliare l'emotività della folla?". :)
Ora tu vuoi evitare una degenerazione senza forze particolari in campo?
Poi, è chiaro che ogni situazione è una situazione particolare, ma è altrettanto chiaro che si possa discutere sugli elementi costituenti della situazione, dai. Non fare l'estremista. ;)
Sopra questa infrastruttura biologica si attesta una serie di comportamenti sociali che sono solo parzialmente capiti. Ci sono alcune spiegazioni evoluzionistiche dell'altruismo e del sacrificio di sè, ma non sono ancora universalmente accettate.
Una delle esperienze più significative che ho fatto nella comunità di Vulcano, su Second Life, è stata la possibilità di scavalcare questa trappola delle reazioni biologiche che portano ad un escalation di violenza, ad reazioni eccessive di passività o uso eccessivo della forza. Pur subendo un attacco estremo e ingiustificato alla fine di una riunione, dato che questo non ha provocato danni permanenti, è stato possibile velocemente accordarsi non solo sul fatto che l'attaccante non sarebbe stato punito, ma addirittura accorgersi che, in fin dei conti, stava in un suo linguaggio strano, fatto di esplosioni, comunicando... E che l'onere maggiore era su noi, che dall'alto della nostra calma avevamo l'opportunità di capire, analizzare e aiutare chi esprimeva un disagio con la violenza.
ps, cancella puer sto commento se vuoi :)
Non è codardia, ma spirito di conservazione: chiamare la polizia sì, cercare di separare no. Ho un collega che è stato preso per il collo da rumeni ubriachi in metrò a Milano solo per aver guardato mentre uno di questi picchiava un suo connazionale.
Sono situazioni che evolvono in un attimo: se ti fossi messo in mezzo probabilmente avresti preso una coltellata da un sudamericano e ora saremo a leggerti sui giornali e non sul tuo blog: al contrario magari avresti messo pace tra i 3, ma credo che la prima situazione sia molto più probabile.
Chi avrebbe potuto intervenire? Solo le forze dell'ordine. E' il loro mestiere.
quell'esperienza piace molto anche a me e la trovo magnifica, purtroppo però è fattibile solo in un contesto dove non è possibile alcun rischio per la propria conservazione biologica. Se fossi stato sicuro della mia incolumità, è possibile che non ci avrei pensato due volte a mettermi in mezzo.
@Antonio:
Attendo volentieri. ;)
@Napolux:
Si, è assolutamente pericoloso, infatti. Questo è proprio il bilancio negativo nel prendere una decisione attiva. :)
Però secondo me rifletterci merita, proprio per il numero di problematiche che è in grado di sollevare: umane, sociali, emotive, logiche. ;)
Da lettore di Munari quale sei, scomponi gli elementi che hai a disposizione.
Stiamo parlando di un gruppo di persone, tutte più o meno sullo stesso livello che si trovano a "subire" una situazione che crea uno choc collettivo (in senso lato).
Tu sei una di queste persone.
Puoi cominciare a chiederti:
Come il tuo intervento può influire sugli altri? Come gli altri reagirebbero al tuo intervento? Come l'emotività del singolo influisce sul gruppo? Come si può manovrare l'emotività di un gruppo?
Beh, per prima cosa a me viene in mente che per avere una leva sul gruppo bisogna acquisire un'autorità.
Come si acquista autorità rispetto a un gruppo di persone?
Parlando, agendo in qualche modo.
Certo è, che se stai fermo e in disparte rimani un'appendice dell'organismo costituito dalla folla...
Questi sono solo spunti... poi in realtà il caso specifico cambia i termini del discorso (ad esempio la composizione del gruppo di persone è importante...)
queste manifestazioni non sono che piccole esuberanze di meccanismi ben più profondi che possono anche venire controllati e convogliati dai più sapienti ad ottenere scopi precisi: non esiste dittatura che possa nascere senza un'ottima conoscenza di questa psicologia.
consiglio di iniziare dalla psicologia delle masse di freud, o vedere qualche scritto di gustave le bon. nel periodo in cui operarono cercarono di comprendere i meccanismi di 'follia collettiva' che portò a parecchie manifestazioni di violenza e raptus collettivi.
solo in seguito, prima dell'affermarsi di questi studi, la massa cambiò sino a diventare in realtà sempre più inerme, passiva e desiderosa di essere controllata da leader [l'autorità di cui parla marco, qui sopra].
attenzione a questo percorso rischi di perderci molto tempo :)
r.
che mi rendo ben conto non abbia assolutamente il grado delle manifestazioni che tu descrivi e analizzi, ciononostante i loro pensieri hanno il merito di chiarire i meccanismi alla base di certi comportamenti.
In particolare Gustave LeBon, che è la pietra miliare per gli studi di psicologia delle folle. :)
Il classico "basta che non tocchino me" si applica a tutti i campi, ivi compreso quello da te citato: secondo la mia modestissima opinione, in caso di un tuo (o di qualcun'altro) intervento, la folla si sarebbe limitata a continuare a guardare lo spettacolino gratuitamente offerto, da distanza di sicurezza.
Il tentativo di coinvolgere la folla può essere applicato se si ha una folla positivamente interessata o, almeno, neutra: partendo con un'utenza che è diffidente, disinteressata e ha solo qualcosa da perdere... la vedo dura.
Tornando alla domanda inizialerrima: cosa si sarebbe potuto fare? Intervenire, forse.
La domanda che ne segue è però crudele, ma realistica: saresti disposto a rischiare una potenziale coltellata per una questione di cui non sai nulla?
Credo sia ormai comprovato - anche se non riesco a citarti nessuno studio in merito - che città con più alta densità di popolazione hanno anche i più alti tassi di "menefreghismo". Anche il bystander effect per certi versi poggia le sue radici in parte su questo fenomeno.
In risposta alla domanda: io non sarei disposto a rischiare una coltellata in generale, indipendentemente dal motivo. Il fatto che sia una persona di cui non so nulla non è discriminante nella scelta.
Anzi, come leggevi sopra, sarei stato propenso ad intromettermi. ;)
» Ancora delle masse non reattive » A totanus in the net » Blog Archive 2008 06 07 at 00:42
Non conosco la provenienza di tutti voi commentatori, ma chi sa chi sono sicuramente conosce la mia.
In sicilia, e in calabria e in campania credo, non c'è rissa in cui non intervengano passanti o amici ed anzi a dire il vero, è difficilissimo trovare una rissa in cui ci sono solo due o tre persone coinvolte. Da me più che l'indifferenza è lo spirito di branco a dominare e l'esigenza di autoafermarsi sull' altro, nonostante quest'altro magari abbia una decina di altre persone addosso che stanno autoaffermandosi contemporaneamente.
Le risse tra immigrati sconosciuti sono rare da me perché anche gli immigrati sanno bene di doversi comportare a modino mentre gli altri, la feccia che ha fermato la nostra economia agli anni 60, spadroneggia sia a livello sociale che psicologico.
Probabilmente anche io se perdessi il controllo avrei un atteggiamento intimidatorio e minaccio da mafioso. Laggiù siamo tutti geneticamente portati a reagire in questa maniera perché siamo cresciuti così. Guardate la rabbia negli occhi dei terroni che avete intorno e vedrete come i costumi malavitosi facciano parte dei nostri geni.
Io personalmente ho visto tante risse e non sono quasi mai intervenuto a meno che non ci fosse qualche mio amico da difendere semplicemente perché, oltre che autoconservazione, non ho mai visto qualcuno essere veramente sottomesso, ma ho sempre visto teste di cazzo che se si fossero annientate vicendevolmente avrebbero fatto di certo bene.
Quando sto sulla 90 la sera invece sto sempre attento alle donne perché loro, come i bambini o gli anziani, sono le persone per cui rischierei la vita senza pensarci. Loro sono deboli da difendere e, tra l'altro, mi capitasse sotto mano uno che fa del male a una donna credo sarei capace di ucciderlo senza farmi alcuno scrupolo.
In quel caso, essendo coinvolte persone che potevano sbrigarsela da soli per me hai fatto bene a non intervenire. Chiamare i cc ovviamente subito sarebbe stata la cosa più ovvia da fare, ma non sei stato codardo, hai fatto bene secondo me.
Personalmente "qualcosa" devi farla.
Se la persona che subisce violenza fosse in pericolo di vita, se fossi solo ad osservar la scena, se la vittima fosse in qualche modo legata a te, come pensi che reagiresti?
Ma soprattutto reagiresti?
Molti, in caso di pericolo per sé o i propri cari, non ci mettono molto a dire "gliela farei vedere io" (un po' come "fatti i fatti tuoi" se la questione non ti riguarda..), ma non è detto che accada.
Sul piano personale, emotivo, lo stimolo alla reazione è la cosa importante, non tanto come intervieni.
Il non intervenire provoca il senso d'impotenza di cui sopra.
Personalmente credo che tutta la questione verta su questo punto.
Riuscire ad oltrepassare la soglia dell'immobilità, della paura.
L'opportunismo, o meglio il menefreghismo, dei più viene poi, come il raziocinio.