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Razzismo sulla Metropolitana, o delle masse non reattive

02:22 Life

Sono seduto tranquillo in metropolitana, linea rossa MM1 di Milano. Caso abbastanza raro, decido di ascoltare un po’ di musica, tenendo l’iPod in mano in modo da scegliere le canzoni rapidamente… voglio assecondare un po’ l’umore.
La metropolitana si ferma a Lima.

D’un tratto mi accorgo di tre cose.

Sono tutti voltati da un lato.
Si stanno ammassando tutti da quel lato.
Sento qualcuno che urla dal lato.

Musica off.

“A chi l’hai detto?”.

Parole che si elevano nel brusio della carrozza, mentre vedo due ragazze in minigonna sfilarmi davanti nella direzione opposta, contemporaneamente ridacchianti e preoccupate.
Da uno spiraglio fra le persone che stanno osservando la scena scorgo la situazione. Tre le persone implicate nella diatriba, due mi sembrano sudamericani, vestiti in maglietta e jeans. La terza è un nero modalità armadio, in giacca e cravatta. Mi ricorda immediatamente lo stile dei buttafuori di alcuni negozi e discoteche di Milano.

*vociare convulso*

Dal rumore mi sembra che il nero abbia sollevato uno dei due tizi e l’abbia scagliato in un angolo, concludendo con una frase tipo: “Ne vuoi ancora?”.

Al che, noto che il metro non sta ripartendo, vedo arrivare il conducente che chiede piuttosto arrabbiato “Chi ha bloccato la porta? C’è gente che sta lavorando qui!”. Sblocca quindi a mano la porta e torna in cabina, quasi non accorgendosi della situazione, mentre sue due colleghi scendono dalle scale, attirati dal tumulto.

L’armadio scende quindi dalla carrozza, i due rimangono a bordo. Appena chiuse le porte, iniziano con una sequenza di urla, insulti e volgarità, che vi evito volentieri. Vi basti sapere che erano decisamente razziste. Per quanto non mi stupisca, devo ammettere che è la prima volta in vita mia che vedo dal vicino e dal vivo una situazione di razzismo che non implichi direttamente un bianco.

Per quanto, la mia personale palma d’oro del momento per la peggiore forma di razzismo non va ai due tizi in questione, ma ad un italiano, che a treno ripartito e ben nascosto dalla muraglia di curiosi, dice ad alta voce a sua moglie e suo figlio, presenti, al fine di educarli: “Dovrebbero dare fuoco a tutti, tutti”. La voce alta implica farsi sentire da tutti i passeggeri lì vicino, senza esagerare: ci vuole coraggio a dire una cosa simile in faccia ai due in questione, dote che evidentemente ad una figura di questo tipo manca.

Infatti i due stanno già urlando ad un passeggero, che ha avuto probabilmente la sfortuna di bisbigliare qualcosa troppo ad alta voce.

I due scendono infine a Rovereto.

Il mio primo pensiero?

Avrei voluto fare qualcosa. Ma cosa? Non sono molto coraggioso, non ho problemi ad ammetterlo. Nel mio coraggio da coniglio mi sono immaginato in un istante il film: mi alzo, convinco i passeggeri a parole e facciamo muro davanti a questi tre, per dividerli e farli calmare. La folla unita per evitare di arrivare all’aggressione fisica, le parole per calmare.

Si, come?

Mentre mi scorrevano i pensieri osservavo le reazioni delle persone: chi scappava, i più che si ammassavano a vedere, qualcuno che diceva “Ma dove vai? Avrai mica paura?” e qualcun altro “Andiamocene, questi sono pazzi” e altri ancora che direttamente sono scesi dalla carrozza e saliti su un’altra. Oltre che ovviamente il commento dell’allegro padre di famiglia succitato.

La massa di persone… non reattiva. Solo persone spaventate, curiosi e conigli attenti a fare sentire il loro spirito fiammeggiante ai vicini, ma rigorosamente a bassa voce per non farsi sentire da quelli grandi e grossi che stanno litigando. Nessuno – io incluso – che tentasse di fare qualcosa. Qualcuno, corso in prima fila che quasi.. era lì lì per… ma niente: la moglie richiama all’ordine: “Torna qui, cosa fai?”.
Ricordo quando studiando psicologia sociale ho letto il caso di Kitty Genovese, esempio del fenomeno definito “bystander effect“: se nessuno agisce e tutti guardano, tutti sono motivati a rimanere a guardare.

Ora, io ho continuato ad interrogarmi per il resto del viaggio cosa si sarebbe potuto fare. Se fossi stato lì con un gruppo di amici, sicuro del loro supporto, avrei potuto intervenire? Sarebbero dovuti intervenire gli ufficiali dell’ATM? Il problema è che sono pochi, solitamente ne vedi uno per banchina, due se conti l’autista, e questi sono comunque tre, di cui uno enorme.

In fondo è anche andata a finire “bene”, l’armadio seppure inizialmente ha reagito alle provocazioni è stato comunque il più furbo dei tre, è semplicemente sceso. Se fosse però andata “male”? Bastava che uno dei due avesse avuto un coltello, non ci voleva molto.

In definitiva, le domande son rimaste.

Avrei potuto fare qualcosa?
Sarebbe stato meglio agire o non fare nulla? (per quanto io personalmente avrei preferito aiutare a distendere la situazione)
Qualcuno avrebbe potuto intervenire in qualche modo? Il personale ATM?

Non so.
Credo ci sia tanto di cui riflettere, almeno per me. Ogni commento è il benvenuto.

27 comments Add yours below

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Simbul 2008 05 22 at 10:05

Il bystander effect mi ha sempre affascinato: è uno di quegli studi che mostrano quanto sia profondo il divario tra quello che pensiamo succeda e quello che realmente succede in una situazione anomala.
In linea teorica, credo che ciascuno di noi si senta in grado di "fare qualcosa" quando immagina una situazione di pericolo (per sé o per altri). Da qui all'agire effettivamente quando la situazione si presenta, però, c'è un salto enorme.

Con quale autorità si può convincere delle persone arrabbiate a cambiare il loro comportamento? Anche supponendo che intervenire in un diverbio non sia pericoloso, potrebbe l'intervento di un completo sconosciuto cambiare l'atteggiamento delle persone coinvolte? Ho qualche dubbio.

Aggiungo anche una domanda ai tuoi quesiti, come spunto di riflessione: cosa sarebbe cambiato se nel vagone con i litiganti ci fossi stato solo tu (eliminando così il bystander effect)?
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BBirD 2008 05 22 at 10:07

La mia personale opinione è che in questi casi è sempre meglio farsi i fatti propri... non sai quale può essere quanta lucidità è rimasta in una persona chiaramente alterata, che non conosci. Questo a prescindere che sia nero, bianco, giallo, sudamericano...

Chiaramente intervenire è preferibile, ma l'intervento deve essere ad "alta percentuale di sicurezza" per non trasformare buone intenzioni in qualcosa di più negativo. Un solo uomo può poco, quindi non penso tu potessi fare altro rispetto a quello che hai fatto.
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marco 2008 05 22 at 10:41

Immagina di essere uno scrittore. Immagina di raccontare la vicenda (un pò come hai fatto). Immagina di avere le leve che ha l'autore di un racconto. Immagina che i personaggi in gioco si comportino coerentemente con il loro ruolo.
Pensa ai tuoi occhi come a quelli dell'autore e pensa di guardare un personaggio terzo rispetto a te e alla vicenda che interviene.
Cosa farebbe? Come immagini che dovrebbe concludersi la vicenda in modo coerente?
Chi è il personaggio che hai usato? Quali caratteristiche ha?
La folla interviene? Se sì in che modo?
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Lawrence Oluyede 2008 05 22 at 11:32

Credo che tu abbia fatto la scelta piu` saggia. Tra l'altro non puoi intervenire senza aver sentito l'alterco che immagino tu ti sia perso avendo l'iPod.
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Folletto Malefico 2008 05 22 at 11:41

@Simbul:
se fossi stato solo io, avrei percepito un grado di pericolosità della situazone estremamente maggiore, perché non ci sarebbe stato il "muro di probablità" e l'effetto "massa" (in senso fisico) di tutte le persone presenti.
Quindi, almeno per me, sarebbe stato peggio.

@BBird:
Si appunto, il problema è capire come raggiungere un sufficiente livello di sicurezza perché si possa intraprendere la situazione.

@marco:
Purtroppo non mi aiuta, perché non differisce molto da molte delle domande che già faccio e ho già pensato. La differenza è che il "controllo di una massa di persone sufficiente" è difficile da comprendere a priori, e l'azione individuale è molto pericolosa. Contattare persone 'esterne' implicherebbe la possibilità di un intervento tempestivo, cosa impossibile per gli unici ufficiali presenti.

@Lawrence:
ho perso l'inizio, ma io non ritengo *serva sentire* un litigio per sentire il bisogno di cercare di calmare le acque.
Anche perché di solito le liti nascono da invidie, incomprensioni o cose simili, raramente "sapere cosa è successo" è rilevante per risolvere la questione. Prima ci si calma, poi si cerca di capire se quello che è stato detto ha un fondamento e ci si chiarisce.
6

marco 2008 05 22 at 12:17

Se permetti, penso che sei troppo razionale nell'approccio alla questione.
Nel senso che presenti un giudizio implicito nei tuoi quesiti e non osservi le emozioni in gioco.
Ti chiedi: "Avrei potuto fare qualcosa? Sarebbe stato meglio agire o non fare nulla? Qualcuno avrebbe potuto intervenire in qualche modo?"
...come se la vicenda dovesse in un certo senso "essere risolta".

Il fatto che tu ne parli significa che ti ha colpito, che ti ha lasciato qualcosa dentro di irrisolto. Ma mi chiedo se ciò che ti è rimasto dentro sono i fatti in sé (due sudamericani che litigano con un uomo di colore, un litigio che peraltro si risolve anche con un certo buonsenso - il nero scende) o la reazione della folla (l'emotività delle persone ferme per il bystander effect che citi)?

Di fatto mi sembra che le domande che dovresti porti sono più sulla folla. Sul fatto di esserne parte. Sui guidizi dell'uomo con moglie e figlio. Mi sembra che hai sentito sulla tua pelle - emotivamente - il bystender effect e non riesci a fartene una ragione...
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Folletto Malefico 2008 05 22 at 12:54

Permettiti pure, nessun problema. Si, è evidente che sia un approccio razionale, come credo sia abbastanza evidente che abbia sentito sulla mia pelle la situazione.
Mi han colpito tutte e due le cose che citi, non c'è neppure bisogno di fare un discrimine. :)
La situazione mi ha colpito, in tutti i suoi aspetti (emotivo, razionale, sociale) e quindi mi domando cosa si sarebbe potuto fare.

Sul non riuscire a farmene una ragione però esageri. Il mio è sì un inquisire, perché trovo stupido non farlo.
Trovo stupido non farlo perché il non farlo, è già abbastanza evidente, mi avrebbe privato di una riflessione in merito, di una possibilità personale di miglioramento, di una possibilità personale di comprensione della mia emotività, e di una discussione in merito in con tutti voi. :)

Quindi si: mi chiedo se la vicenda potesse essere risolta, perché risolverla avrebbe portato benessere a me. Questo credo che sia egoismo positivo, perché in virtù di un problema personale (l'impatto emotivo della situazione) una via d'uscita avrebbe portato benessere ai tre litiganti, al pubblico presente, nonché - appunto - a me.

Possiamo discutere delle mie emozioni in quel preciso momento, una componente sicuramente di paura (autoconservazione), una componente di tensione per la situazione, una componente di curiosità.
Però non credo che sia utile - per voi, quantomeno - discutere sulle mie - problematiche - emozioni, anche se si, potrebbe anche questo aiutarmi a migliorare. Quindi prendo la via razionale, qui esposta. :)

Spero di averti chiarito la mia posizione in modo sufficiente. :)
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Gian 2008 05 22 at 13:07

Interessante la proposta di Marco di non identificarti solo con i fatti, con l'avvenimento ma di tenere conto anche di quello che ti ha mosso dentro. Forse è quello che ti interessa risolvere maggiormente che diventare un pacere professionista :)

Detto questo, che meriterebbe un post a parte, tornando al fatto, se non è strettamente necessario è meglio evitare foll :) e cercare di avvisare forze dell'ordine attraverso autista, ecc..
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Feba 2008 05 22 at 13:11

Mi ero posta lo stesso problema in seguito ad alcuni episodi di violenza sulle donne che passavano quasi inosservati all'angolo delle strade e mi ero chiesta: ma se fosse successo a me? Se chiedessi aiuto, cosa succederebbe? Qualcuno si fermerebbe? Qualcuno farebbe qualcosa?

Credo che a un certo punto il giudizio smetta di essere di massa e rientri nella coscienza individuale. Se fossi la malcapitata protagonista di un episodio simile, la risoluzione della questione dipenderebbe poco dai giudizi della massa (che continuerebbe a pensare "guarda quel delinquente, meglio che stia in disparte") e molto dall'agire del singolo. In questa situazione entrano in gioco altri fattori che si vanno ad aggiungere al bystender effect, per esempio il grado di pericolosità diffuso percepito e il giudizio aprioristico sulla diversità. Per esempio, credo che se fosse stato coinvolto un bianco le probabilità che qualcuno uscisse dall'effetto bystender sarebbero state più alte. L'effetto è un po' quello di: "sono stranieri, lasciamo che se la sbrighino. E speriamo che qualcuno prima o poi gli dia fuoco." Per dire, secondo me l'effetto è rafforzato dal razzismo e dai giudizi pregressi.
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Feba 2008 05 22 at 13:13

(urca, ci ho messo così tanto a scrivere che nel frattempo la conversazione è proseguita e io non me n'ero accorta...) :P
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marco 2008 05 22 at 13:13

Scusa, mi devo essere spiegato male.
Non volevo intendere che non te ne sei fatto una ragione.
Quello che volevo dire, senza scendere nel tuo privato emotivo, è che a mio avviso non ci doveva essere una soluzione alla situzaione specifica. Il litigio tra i tre si è evoluto al di fuori di qualunque tuo controllo. Ciò su cui avresti potuto lavorare è sulla folla, sul cercare di ricomporre l'emotività della folla (e tua di consugenza)...
Quindi approvo l'interpretazione razionale dei fatti, ma quello che ti spingevo a valutare, è l'idea di applicare anche un comportamento "empatico" nei confronti delle persone che ti circondavano.
Ciò che tu - o un altro - avresti potuto fare era convogliare l'emotività della folla in modo che non restasse una lacerazione emotiva nei presenti... per farlo, in un certo senso, avresti dovuto cavalcare l'onda...
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Folletto Malefico 2008 05 22 at 13:51

@Gian:
Le forze dell'ordine... il problema è il tempo. So che l'immobilità non ha aiutato, ma nell'ipotesi: ora che uscivo, contattavo il controllore, contattava la polizia... questi avrebbero avuto il tempo di fare qualunque cosa. Questo anche ammettendo che già non fossero arrivati degli ufficiali ATM in loco.
Cmq si, credo che in definitiva sia la scelta più saggia, anche se non la più efficace per salvare una situazione che potrebbe degenerare molto rapidamente.

@Feba:
Un suggerimento pratico per "rompere" l'effetto bystander nel caso di essere vittima è ruscire nell'operazione difficilissima di chiedere aiuto ad una persona specifica nella folla: non chiedere solo "aiuto" ma "TU, aiutami!".
Questo è il consiglio teorico che viene dato, ma sinceramente ritengo richieda molto sangue freddo (più di quanto si possa avere in quelle situazioni) e non so quanto sia validato... anche perché come dicevi rientrano molti fattori.

@Marco:
Si, era fuori dal mio controllo, questo ne sono conscio. :)

Il chiarimento è servito molto, perché ora mi hai fornito conferme e interessanti spunti. :)

Posso quindi riformulare il quesito iniziale come: "Come cavalcare l'onda? Come convogliare l'emotività della folla?". :)
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Gian 2008 05 22 at 14:23

Ogni situazione è una situazione particolare. Se c'era magari una squadra di rugby si sarebbero potuti bloccare i 3 senza problemi :)

Ora tu vuoi evitare una degenerazione senza forze particolari in campo?
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Folletto Malefico 2008 05 22 at 14:39

Beh, se ci fosse modo, si. 40 persone esclusi i bambini credo possano intervenire - almeno in potenza - quantomeno per separare 3 persone che litigano. Ovviamente a determinate condizioni, certo, con tutti i margini del caso, certo, con tutti i problemi del caso. :)

Poi, è chiaro che ogni situazione è una situazione particolare, ma è altrettanto chiaro che si possa discutere sugli elementi costituenti della situazione, dai. Non fare l'estremista. ;)
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David Orban 2008 05 22 at 14:45

Inconsciamente e velocissimamente in queste situazioni viene fatto un calcolo di costo-opportunità: "qual è il beneficio a cui rinuncio non intervenendo" da un lato, contro "qual è il possibile danno che subisco se decido di intervenire". Siamo biologicamente equipaggiati a fare queste valutazioni, tenendo conto di tante informazioni simultaneamente. Quando è presente una componente di violenza, il lato dei rischi può facilmente prevalere, riducendoci alla passività, perché non c'è modo di recuperare un danno biologico estremo. Se muori non potrai imparare dall'esperienza e dirti "vedi, facevi meglio a non immischiarti".

Sopra questa infrastruttura biologica si attesta una serie di comportamenti sociali che sono solo parzialmente capiti. Ci sono alcune spiegazioni evoluzionistiche dell'altruismo e del sacrificio di sè, ma non sono ancora universalmente accettate.

Una delle esperienze più significative che ho fatto nella comunità di Vulcano, su Second Life, è stata la possibilità di scavalcare questa trappola delle reazioni biologiche che portano ad un escalation di violenza, ad reazioni eccessive di passività o uso eccessivo della forza. Pur subendo un attacco estremo e ingiustificato alla fine di una riunione, dato che questo non ha provocato danni permanenti, è stato possibile velocemente accordarsi non solo sul fatto che l'attaccante non sarebbe stato punito, ma addirittura accorgersi che, in fin dei conti, stava in un suo linguaggio strano, fatto di esplosioni, comunicando... E che l'onere maggiore era su noi, che dall'alto della nostra calma avevamo l'opportunità di capire, analizzare e aiutare chi esprimeva un disagio con la violenza.
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Antonio LdF 2008 05 22 at 15:02

Ti dirò la mia opinione da siculo appena posso, adesso faccio un OT..non è che mi scrivi na mail che ti devo dire una cosa?

ps, cancella puer sto commento se vuoi :)
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Napolux 2008 05 22 at 15:20

In questi casi io metto in pratica il caro vecchio: "Chi beve birra e si fa i cazzi suoi campa 100 anni".

Non è codardia, ma spirito di conservazione: chiamare la polizia sì, cercare di separare no. Ho un collega che è stato preso per il collo da rumeni ubriachi in metrò a Milano solo per aver guardato mentre uno di questi picchiava un suo connazionale.

Sono situazioni che evolvono in un attimo: se ti fossi messo in mezzo probabilmente avresti preso una coltellata da un sudamericano e ora saremo a leggerti sui giornali e non sul tuo blog: al contrario magari avresti messo pace tra i 3, ma credo che la prima situazione sia molto più probabile.

Chi avrebbe potuto intervenire? Solo le forze dell'ordine. E' il loro mestiere.
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Folletto Malefico 2008 05 22 at 16:20

@David:
quell'esperienza piace molto anche a me e la trovo magnifica, purtroppo però è fattibile solo in un contesto dove non è possibile alcun rischio per la propria conservazione biologica. Se fossi stato sicuro della mia incolumità, è possibile che non ci avrei pensato due volte a mettermi in mezzo.

@Antonio:
Attendo volentieri. ;)

@Napolux:
Si, è assolutamente pericoloso, infatti. Questo è proprio il bilancio negativo nel prendere una decisione attiva. :)
Però secondo me rifletterci merita, proprio per il numero di problematiche che è in grado di sollevare: umane, sociali, emotive, logiche. ;)
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marco 2008 05 22 at 18:00

"Come cavalcare l'onda? Come convogliare l'emotività della folla?"

Da lettore di Munari quale sei, scomponi gli elementi che hai a disposizione.
Stiamo parlando di un gruppo di persone, tutte più o meno sullo stesso livello che si trovano a "subire" una situazione che crea uno choc collettivo (in senso lato).
Tu sei una di queste persone.
Puoi cominciare a chiederti:
Come il tuo intervento può influire sugli altri? Come gli altri reagirebbero al tuo intervento? Come l'emotività del singolo influisce sul gruppo? Come si può manovrare l'emotività di un gruppo?

Beh, per prima cosa a me viene in mente che per avere una leva sul gruppo bisogna acquisire un'autorità.
Come si acquista autorità rispetto a un gruppo di persone?
Parlando, agendo in qualche modo.
Certo è, che se stai fermo e in disparte rimani un'appendice dell'organismo costituito dalla folla...

Questi sono solo spunti... poi in realtà il caso specifico cambia i termini del discorso (ad esempio la composizione del gruppo di persone è importante...)
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Folletto Malefico 2008 05 22 at 21:18

Si, precisamente. Più o meno quello che pensavo. :)
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Roberto Ostinelli 2008 05 26 at 02:27

la psicologia delle folle e la sua relazione con la violenza ha precedenti storici di rilevanza fondamentale.

queste manifestazioni non sono che piccole esuberanze di meccanismi ben più profondi che possono anche venire controllati e convogliati dai più sapienti ad ottenere scopi precisi: non esiste dittatura che possa nascere senza un'ottima conoscenza di questa psicologia.

consiglio di iniziare dalla psicologia delle masse di freud, o vedere qualche scritto di gustave le bon. nel periodo in cui operarono cercarono di comprendere i meccanismi di 'follia collettiva' che portò a parecchie manifestazioni di violenza e raptus collettivi.

solo in seguito, prima dell'affermarsi di questi studi, la massa cambiò sino a diventare in realtà sempre più inerme, passiva e desiderosa di essere controllata da leader [l'autorità di cui parla marco, qui sopra].

attenzione a questo percorso rischi di perderci molto tempo :)

r.



che mi rendo ben conto non abbia assolutamente il grado delle manifestazioni che tu descrivi e analizzi, ciononostante i loro pensieri hanno il merito di chiarire i meccanismi alla base di certi comportamenti.
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Folletto Malefico 2008 05 26 at 10:31

Yep, so. Entrambi gli autori li ho studiati, almeno per gli elementi generali, per gli esami di Psicologia Sociale. :)
In particolare Gustave LeBon, che è la pietra miliare per gli studi di psicologia delle folle. :)
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Khorne 2008 05 29 at 11:43

Non dimentichiamo, oltre al bystander effect e alle psicologie della folla, il grande menefreghismo che soprattutto nelle grandi città (ma anche nei piccoli centri, oramai) serpeggia ovunque.
Il classico "basta che non tocchino me" si applica a tutti i campi, ivi compreso quello da te citato: secondo la mia modestissima opinione, in caso di un tuo (o di qualcun'altro) intervento, la folla si sarebbe limitata a continuare a guardare lo spettacolino gratuitamente offerto, da distanza di sicurezza.

Il tentativo di coinvolgere la folla può essere applicato se si ha una folla positivamente interessata o, almeno, neutra: partendo con un'utenza che è diffidente, disinteressata e ha solo qualcosa da perdere... la vedo dura.

Tornando alla domanda inizialerrima: cosa si sarebbe potuto fare? Intervenire, forse.
La domanda che ne segue è però crudele, ma realistica: saresti disposto a rischiare una potenziale coltellata per una questione di cui non sai nulla?
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Folletto Malefico 2008 05 30 at 01:26

In realtà no, Khorne. Nel senso che la folla si disinteressa in generale non per motivi pregressi, ma proprio perché si vive in un mondo mediamente sempre più affollato.

Credo sia ormai comprovato - anche se non riesco a citarti nessuno studio in merito - che città con più alta densità di popolazione hanno anche i più alti tassi di "menefreghismo". Anche il bystander effect per certi versi poggia le sue radici in parte su questo fenomeno.

In risposta alla domanda: io non sarei disposto a rischiare una coltellata in generale, indipendentemente dal motivo. Il fatto che sia una persona di cui non so nulla non è discriminante nella scelta.
Anzi, come leggevi sopra, sarei stato propenso ad intromettermi. ;)
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» Ancora delle masse non reattive » A totanus in the net » Blog Archive 2008 06 07 at 00:42

[...] forse anche troppo, fa notare Mafe. Nella vita reale è più complesso (mi vengono in mente anche contesti differenti ma ugualmente rilevanti - leggiti sia il bel post di Davide che i commenti), ma non è impossibile. [...]
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Antonio Patti 2008 06 09 at 01:06

Eccomi qui dopo una caterva di tempo, ma io mantengo le promesse..

Non conosco la provenienza di tutti voi commentatori, ma chi sa chi sono sicuramente conosce la mia.
In sicilia, e in calabria e in campania credo, non c'è rissa in cui non intervengano passanti o amici ed anzi a dire il vero, è difficilissimo trovare una rissa in cui ci sono solo due o tre persone coinvolte. Da me più che l'indifferenza è lo spirito di branco a dominare e l'esigenza di autoafermarsi sull' altro, nonostante quest'altro magari abbia una decina di altre persone addosso che stanno autoaffermandosi contemporaneamente.

Le risse tra immigrati sconosciuti sono rare da me perché anche gli immigrati sanno bene di doversi comportare a modino mentre gli altri, la feccia che ha fermato la nostra economia agli anni 60, spadroneggia sia a livello sociale che psicologico.

Probabilmente anche io se perdessi il controllo avrei un atteggiamento intimidatorio e minaccio da mafioso. Laggiù siamo tutti geneticamente portati a reagire in questa maniera perché siamo cresciuti così. Guardate la rabbia negli occhi dei terroni che avete intorno e vedrete come i costumi malavitosi facciano parte dei nostri geni.

Io personalmente ho visto tante risse e non sono quasi mai intervenuto a meno che non ci fosse qualche mio amico da difendere semplicemente perché, oltre che autoconservazione, non ho mai visto qualcuno essere veramente sottomesso, ma ho sempre visto teste di cazzo che se si fossero annientate vicendevolmente avrebbero fatto di certo bene.

Quando sto sulla 90 la sera invece sto sempre attento alle donne perché loro, come i bambini o gli anziani, sono le persone per cui rischierei la vita senza pensarci. Loro sono deboli da difendere e, tra l'altro, mi capitasse sotto mano uno che fa del male a una donna credo sarei capace di ucciderlo senza farmi alcuno scrupolo.

In quel caso, essendo coinvolte persone che potevano sbrigarsela da soli per me hai fatto bene a non intervenire. Chiamare i cc ovviamente subito sarebbe stata la cosa più ovvia da fare, ma non sei stato codardo, hai fatto bene secondo me.
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Xanderoby 2008 06 09 at 09:38

Sulla questione "massa" han già risposto in molti, citando studi ed autori.

Personalmente "qualcosa" devi farla.
Se la persona che subisce violenza fosse in pericolo di vita, se fossi solo ad osservar la scena, se la vittima fosse in qualche modo legata a te, come pensi che reagiresti?
Ma soprattutto reagiresti?
Molti, in caso di pericolo per sé o i propri cari, non ci mettono molto a dire "gliela farei vedere io" (un po' come "fatti i fatti tuoi" se la questione non ti riguarda..), ma non è detto che accada.
Sul piano personale, emotivo, lo stimolo alla reazione è la cosa importante, non tanto come intervieni.
Il non intervenire provoca il senso d'impotenza di cui sopra.

Personalmente credo che tutta la questione verta su questo punto.
Riuscire ad oltrepassare la soglia dell'immobilità, della paura.
L'opportunismo, o meglio il menefreghismo, dei più viene poi, come il raziocinio.

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