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Sesso, scelte e carriera: “La libertà di dire no”

12:41 Boh?

Rileggo oggi un interessante articolo che è stato pubblicato su Psicocafé intitolato: “Poche donne in scienza e tecnologia? Forse, semplicemente, preferiscono altro“.
Il passaggio è interessante perché esprime bene sia il risultato degli studi, sia la difficoltà nel valutare i risultati.

Nel 2006 Joshua Rosenbloom [...] ha scoperto [...] che il basso numero di donne nelle carriere ICT non è spiegato né da pressioni lavorative o familiari [...] né da possibili differenti abilità [...].
L’unico elemento che sembrava differenziare i due gruppi era ciò che uomini e donne ritengono importante nel loro lavoro: le donne amano lavorare con le persone, gli uomini con le cose. [...]
Naturalmente la questione è simile a quella di di chi è nato prima fra l’uovo o la gallina.
Perché le donne preferiscono lavorare con le persone? Potrebbe esserci stata una causalità al contrario: visto che sono discriminate nei lavori “con le cose”, oppure visto che sono minacciate da uno stereotipo negativo nei lavori “con le cose”, si son fatte piacere il lavoro con le persone. Non si può stabilire in via definitiva fino a che punto si tratti di una scelta, magari psicobiologicamente orientata (donna=maternage=socialità=verbalità) e quanto si tratti comunque di condizionamento sociale.
La faccenda resta dunque complessa. Nel suo controverso libro “The Sexual Paradox: Men, Women, and the Real Gender Gap”, la psicologa Susan Pinker ha sottolineato un altro aspetto interessante: in paesi dove le donne hanno più libertà di scegliere la propria carriera il gender gap è più pronunciato. Negli Stati Uniti, Norvegia, Svizzera, Canada e Regno Unito, che offrono alle donne la maggiore stabilità finanziaria e maggiori protezioni legali, esse scelgono maggiormente in linea con lo stereotipo donna/scienze umanistiche-medico-sociali. In paesi con minori opportunità economiche come Filippine, Tailandia e Russia, il numero delle donne impiegate nelle scienze fisiche si attesa sul 30-35% contro il 5% di Canada, Giappone e Germania.

Vi consiglio la lettura dell’articolo completo e se siete interessati, della ricerca (PDF). ;)

2 comments

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Lady 2008 06 10 at 21:49

non ho letto il paper però visto così mi sembrano le solite cose "le donne non hanno le capacità per fare certe cose". poi, manipolando bene i dati, si può dimostrare anche che la donna non esiste...
personalmente ritengo che in molti ambienti la posizione della donna sia ancora ferma, oltre un certo limite non può andare. quelle che salgono ad alti livelli di potere o comunque decisionali sono molto poche. il motivo? per i casi che ho visto io è perché non vengono reputate all'altezza, "si è sempre fatto così", e per una buona dose di maschilismo.
la cosa più ovvia che invece mi viene in mente leggendo "le donne preferiscono lavorare con le persone, gli uomini con le cose" è perché le donne accettano il confronto e la sconfitta, gli uomini no. lavorare a contatto con altre persone porta anche alla competizione (e le donne sono molto competitive), lavorare con "le cose" ti da la certezza che quella cosa non ti dirà mai "sei un perfetto idiota, io avrei fatto così". le persone, invece, lo dicono.
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Folletto Malefico 2008 06 11 at 00:50

Beh, a me sia il commento, che il paper che il libro mi sembrano abbastanza equilibrati nella questione, almeno per la visione parziale che ne ho avuto.
Anche perché, almeno il paper, non fa un confronto fa una carriera e una famiglia, ma fra differenti scelte di carriera. Come tipologia. Un approccio differente, che tenta di non entrare nelle ispide questioni sessiste.

Motivo per cui li ho citati. ;)