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L’economia della tipografia giapponese

10:46 Technocracy

Mi è capitato di leggere un interessantissimo articolo su The Ministry of Type, che a sua volta riprende un passaggio su GT!Blog.

Viene sollevata una considerazione estremamente interessante, spesso sottovalutata: la tipografia orientale, quella basata su kanji, è costituita da simboli a base quadrata molto ricchi dal punto di vista grafico e in numero estremamente elevato: sono 6802 in uno degli standard ufficiali (JIS C 6226-1978).

Questo è stato un enorme problema per l’ambito dell’elettronica: fa notare GT!Blog che quando nel 1980 in occidente si poteva acquistare per 300$ un Commodore VIC-20, in giappone per poter avere la possibilità di scrivere (un editor di testo, per intenderci) era necessario avere una macchina enorme come la Toshiba JW-10, dal peso di 220Kg e dal costo di 6.300.000¥ (~30.000$).

Il motivo è semplice: con un alfabeto di 6802 caratteri sono necessari almeno 265Kb di memoria (e potenza di calcolo adeguata), mentre con lo standard ASCII occidentale bastano 2Kb. Per avere un riferimento: VIC-20 aveva da 5 a 64Kb di memoria.

E non si tratta naturalmente solo un problema di memoria:

Questa serie di problemi è estremamente interessante perché spiega come il computer in realtà in oriente sia arrivato “tardi”, rispetto all’occidente, e si sia invece sviluppata una cultura intorno alle “appliances”, ovvero macchine specifiche che svolgono una singola operazione molto bene.

Infatti: nel 1983 un giapponese poteva scegliere fra:

  1. Il NEC PC-8001, per 168.000¥ (~820$), che però consentiva solo di inserire katakana (un alfabeto fonetico giapponese, 50 simboli). Considerate che prima dell’avvento dei computer i katakana non erano praticamente mai stati usati per scrivere intere frasi.
  2. Il NEC PC-9801, per 300.000¥ (~1.500$), che con un chip aggiuntivo dal costo di 50.000¥ (~250$) consentiva di scrivere in kanji.
  3. Il NES o Famicom (Nintendo Entratainment System), per 14.400¥ (~70$), che non permetteva di scrivere ma solo giocare con un joypad.

E’ abbastanza ovvio che la penetrazione di mercato di un computer da 70$, per quanto dedicato, è estremamente maggiore rispetto a quella di un computer da minimo 820$.

Questa limitazioni hanno quindi limitato fortemente l’espansione dei computer per circa dieci anni. In un ambito di questo genere si deve ragionare praticamente come se i computer non fossero presenti, infatti ci sono stati due filoni differenti di evoluzione dell’elettronica:

  1. Macchine dedicate ad una sola funzionalità, con interfacce semplici di utilizzo.
  2. Cellulari, che sono diventati il principale strumento di penetrazione dell’elettronica e di utilizzo di internet.

Affascinante vero come vincoli tipografici abbiano influenzato un decennio di mercato e cultura in una intera parte del mondo? ;)

16 comments Add yours below

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sw 2008 07 07 at 14:44

interessante :)
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RennyManJr 2008 07 07 at 14:51

...e pensare che in giappone sono anche abbastanza fortunati ad avere un sistema di scrittura "progressivo" nel senso che con i due sillabari piccoli (hiragana e katakana) puoi scrivere tutto quello che vuoi in giapponese senza alcuna limitazione, infatti a scuola prima imparano quelli e poi, man mano che si imparano, si sostituiscono alcune parti della frase con i kanji.

Provo a pensare a come deve essere stato in cina, dove questo sistema non c'è e si và solamente di ideogrammi. O_o
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Folletto Malefico 2008 07 07 at 14:56

Da quanto ho capito però quell'uso di Hiragana e Katakana è recente, prima si imparavano direttamente i Kanji. Però non son sicuro, è una cosa che ho inteso fra le righe leggendo qua e là, potrei sbagliarmi. :)
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Davide Bocelli 2008 07 07 at 16:34

Davvero interessante.
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Simbul 2008 07 07 at 18:37

Affascinante è la parola corretta, in effetti :)

Alla luce del commento di Renny, sarebbe interessante vedere come stanno affrontando il problema in Cina.
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Khorne 2008 07 08 at 14:48

Hiragana e Katakana non sono recenti, ma sono considerati "infantili": scrivere una frase in hiragana è come da noi un bambino che scrive tutte le lettere in stampatello maiuscolo, perché non sa nient'altro. Sorvoliamo i katakana, che sono usati per scrivere parole straniere o per usarle come il CAPS LOCK ai giorni nostri... per un'azienda seria, in una società formale come quella giapponese, non era una grande figura, e quindi si capisce che abbiano cercato di porre rimedio al più presto, non appena la tecnologia l'ha permesso.

Per imparare a scrivere, in Giappone si imparano i kanji "a scaglioni": alla fine della prima elementare, per esempio, lo scopo è di imparare 61 kanji, considerati "basilari": infatti, molti dei kanji più complessi (quelli con mille righette dappertutto, come quelli che creano il titolo di questo post) sono composti di kanji più semplici combinati insieme.

Durante tutte le scuole dell'obbligo, ogni anno, aumentano il numero di kanji conosciuti. Alla fine delle scuole, se non erro, ne dovrebbero sapere più o meno 3500 - così tanti proprio perché, dopo aver imparato i primi, molti degli altri sono solo combinazioni varie. Gli altri sono "specialistici", e quindi li si impara solo se li si ha bisogno (come le "parole complicate" da noi).

Gli hiragana e i katakana vengono insegnati quasi subito nelle scuole in primis perché sono pochi e relativamente facili, e in secondo luogo perché aiutano ad insegnare ai bambini come leggere i kanji. Spesso, infatti, si vedono dei kanji con sopra dei piccoli hiragana: sono i furigana, e sono messi apposta per far capire come si legge un determinato simbolo.

Hmm, ok, sono andato un po' OT... chiedo venia :P
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Folletto Malefico 2008 07 08 at 15:33

Ottimo approfondimento! :D

Sopra dicevo che "quell'uso di Hiragana e Katakana è recente", forse son stato troppo sintetico. Intendevo dire, come hai ben precisato tu, che nessuno usava i due sistemi di scrittura per comporre frasi complete prima dell'avvento dei computer, dove è per un certo periodo diventato un obbligo (vedi il NEC PC-8001).
Non era una considerazione di età storica del sistema fonetico, che invece come precisi giustamente è ben precedente. :)
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Luminous 2008 07 08 at 21:26

Veramente molto interssante,
grazie a Khorne per essere andato OT.
9

enui 2008 07 08 at 22:56

Ni. Il Genji Monogatari (che se non ricordo male dovrebbe risalire all'incirca all'anno 1000) è stato scritto interamente in kana, ma questo è dovuto al fatto che l'autrice era una donna, e i caratteri cinesi erano considerati "roba da uomini"
ì
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Antonio Patti LdF 2008 07 09 at 08:58

Non avevo mai pensato al Nes come il primo computer dei jap.
Io l'ho avuto e ci sono cresciuto insieme passando poi per il game boy, il megadrive, il super nes e infine un Pentium III con16 Mb di ram.

Interessante il postulato per cui, non potendo sviluppare macchine complesse che facessero tante cose, ne hanno sviluppate tante semplici ed efficaci. MI ricorda tanto i post relativi alle bigliettatrici
:-P

Io farei pure un pensiero anche sulla loro capacità di "recupero tecnologico" visto che oggigiorno sembrano essere molto più moderni loro che noi.
Sarà che creare tante cose semplici ed efficienti al posto di una grande e complessa richiede un approccio più evoluto?
MI sa che si finisce a parlare sempre di interaction!
;-)
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Babele Dunnit 2008 07 11 at 12:24

A me invece ha sempre affascinato il concetto per cui usare scritture ideografiche sviluppi un senso della lettura "fotografico", almeno per quanto mi hanno raccontato. Un cinese o un giapponese, pare, quando guardano i titoli di un giornale di sfuggita non "leggono" effettivamente delle parole, ma ne hanno una percezione piu' visiva, istantanea. Cioe', non hanno la distinzione che abbiamo noi tra "leggere" e "guardare le figure", per loro il confine e' molto piu' sfumato. (ovviamente quando guardano una fotografia funzionano come noi, invece)


"ma hai gia' letto tutto"?
"si, signore... la mia funzione di lettura e' fotografica."

(Asimov, "robbie" se non ricordo male)
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Folletto Malefico 2008 07 11 at 14:20

Si, è sicuramente un aspetto estremamente interessante. A questo aggiungo la considerazione - banale, in effetti - per cui i caratteri orientali sono "quadrati", nel senso che la loro costruizione si dispone sempre e comunque all'interno di un quadrato ideale.

Questo comporta una estetica estremamente differente rispetto a quella che abbiam con l'alfabeto fonetico occidentale.
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Riccardo 2008 07 11 at 16:28

Fico.
Sì i Kana risalgono al periodo Heian, ma come hanno già fatto notare Khorne ed Enui, sono sempre stati considerati una lingua di serie B.
In particolare, i katakana (che sono quelli dalle linee più rozze e quindi più facilmente riproducibili a schermo (カタカナ) sono riservati alle parole straniere (o agli STRILLI, come diceva Khorne): improbabile entrare con device simili nel mondo "enterprise", molto più semplice aggredire il mercato ludico, che ammicca comunque all'occidente, da cui (congettura) il famicon.

Babele: La diversa percezione della parola scritta in occidente e oriente è uno degli argomenti che mi ha sempre affascinato di più... non solo per la diversa velocità di lettura (che fa leva sull'utilizzo di un medium diverso), ma l'intero processo linguistico ne viene affetto: un occidentale deve combinare lettere in sequenza (lettura seriale) per associare un significato ad un grumo di simboli, un orientale sintetizza un significato a partire da simboli di significato indipendente (qualcosa di simile all'intersezione del significato, anche se non è una regola generale)
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par7133 2008 07 14 at 13:36

interessante, grazie.
15

Tipografia 2008 09 27 at 12:44

Veramente molto interssante,
grazie a Khorne per essere andato OT.
16

Fratta 2008 11 22 at 20:48

Ah...io sto imparando giapponese, se comincio subito magari fra tredici anni saprò leggere i libri per bambini...
ahah...

Il giappone e la cina continuano ad attrarmi sempre di più...

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