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Due ragioni per cui il blogging non è morto, al massimo la vostra relazione con esso.

11:23 Technocracy

Dopo la ventata di malumore nella blogosfera italiana a riguardo della morte del blogging, ora è il turno dei top blogger anglofoni. Si parla infatti di morte della A-List, ovvero dell’insieme dei più famosi e influenti blogger anglofoni. La motivazione supposta nell’articolo è:

The a-list, if you ever believed there was such a thing (there was), is dying. No, let me clarify, it’s dead. It’s been eliminated. Not because those are bad people or they did anything wrong…

But because it’s just not needed anymore.

L’ipotesi è interessante, anche se non so quanto realistica, è comunque plausibile.

Oggi leggo che il blogger che aveva annunciato di non scrivere più sul blog, Calacanis, ha scelto di usare una mailing list di circa 1.000 persone, alle quali avrebbe scritto direttamente.

Approccio curioso, no?

Il risultato è che la sua prima mail è già stata ricopiata su un blog.

Non stupisce, ma anche questo è curioso, a livello di ecosistema.

Anche questa mail parla di morte dei blog:

Is blogging dead?
Yes, it is. Officially.

Vediamo le motivazioni espresse:

Folks are so desperate to be heard–and we all want to be heard that’s why we blog–that the effort put into being heard has eclipsed the actual hearing.

Excelling in blogging today is about link-baiting, the act of writing something inflammatory in order to get a link.

Non è dichiarato esplicitamente, ma mi sembra la stessa lamentela che ritorna legata al solito discorso dell’Eternal September. Gli “early adopters” si lamentano dei nuovi arrivati, per un motivo o per l’altro.

Questo è un bias molto forte, esistente da sempre: le persone si stupiscono della “degenerazione” del panorama che reputavano loro, in quanto primi coloni, lamentandosi di come sia diminuita la qualità. In realtà non si rendono conto che è semplicemente il resto del mondo che arriva nel loro club creduto privato (il “creduto” è molto forte e generalizzato, ma non dettaglio ora).

Questo anche senza considerare che comunque la fama ha svantaggi. Basta chiederlo a qualunque VIP o pseudo tale.

Due sono le cose che Calacanis evidenzia come problematiche di questo ‘nuovo bloggare’:

  1. Persone che scrivono solo per ottenere link, ritorno economico e di immagine.
  2. La qualità complessiva è diminuita enormemente.

La scelta che ha fatto lui è quindi usare le mail, per tentare di ottenere nuovamente un contatto diretto che ha perso durante gli anni:

I’m more interested in a deep relationship with the few of you have chosen to make a commitment with me. Perhaps some of you will become deep, considered colleagues and friends–something that doesn’t happen for me in the blogosphere any more.

L’approccio è interessante anche per la scelta della e-mail come strumento. E’ evidente che avrebbe potuto usare anche un blog privato, ma ha preferito la mail perché comunque è percepita come più intima.

Ora, secondo me ci sono due punti interessanti, che peraltro ritornano spesso in questo genere di discussione in campi anche molto differenti:

  1. Il concetto di Eternal September è spesso percepito come un problema del media invece che un problema di scala (nel senso di quantità di utilizzatori, 0-50 è una cosa, 1.000-5.000 un’altra, 100.000+ un’altra ancora).
    Così, un sacco di persone – solitamente quelle vicino all’apice di una ipotetica parabola – dichiarano più o meno apertamente che “il blogging è morto” quando invece non è un problema di mezzo, ma un problema di persone e di scala: la tecnologia del blog funziona benissimo, semplicemente non è in grado di salvaguardare dalle persone.
    Il punto però è: cosa è in grado di salvaguardare dai troll? Illudersi che un media, un mezzo, possa risolvere il problema è INGENUO.
    I troll non ci sono sui canali IRC quando questi avevano 10 utenti. Con 100 appaiono.
    I troll non ci sono sui forum quando quasti avevano 10 utenti. Con 100 appaiono.
    I troll non ci sono sui blog quando questi hanno 10 utenti. Con 100 appaiono.
    In realtà non è ovviamente così semplice: è una questione probabilistica. Conosco persone che si sono beccate un troll al loro secondo post, e ho visto forum perfettamente funzionanti fino a 100-200 persone.
  2. Cosa significa bloggare? La domanda messa così probabilmente sembra banale, ma chiederselo è comunque interessante.
    Io ad esempio scrivo perché mi piace scrivere e aprire un dialogo e riflessioni verso le persone che so che mi leggono. In altri termini, io quando scrivo penso di parlare con certe persone che mi seguono. A volte alcune, a volte altre, a volte tutte. Non parlo con anonimi, parlo con identità precise. Certo, poi fornisco anche le stesse cose per tutte le persone che non conoscono e mi seguono o capitano qui, ma questo è un contributo collaterale.
    Finché questo dialogo esiste, probabilmente continuerò a scrivere in questo modo.
    E’ invece evidente che se si scrive per un ritorno di immagine o di denaro, il blog diventa un’altra cosa. Non sbagliata, non giusta: ognuno fa quel che vuole. Semplicemente differente.
    Come ripeto sempre: lo strumento è neutro, è l’uso che se ne fa che definisce i contorni.

Una domanda contestuale che mi nasce spontanea è che mi chiedo perché questi due punti, per quanto semplici, siano apparentemente di così difficile comprensione da parte di così tante persone.

E’ buffo perché a volte mi è successo che ci fosse una sorta di pseudo-comprensione, cose come: “Si, so che il blog è uno strumento, ma ora è morto”. Se sai che è uno strumento, come puoi dichiararlo morto? Una forchetta può morire? :)

C’è anche un’altra considerazione da fare: il blog è solamente l’evoluzione di uno strumento, che ha avuto la stigmatizzazione in un nome specifico. Prima di esso vi erano i .plan, prima ancora i siti web, prima ancora le BBS (giusto per citarne alcuni). Lo scopo è sempre quello: comunicare. In quanto tale non muore, ma si evolve.

23 comments Add yours below

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Dario Salvelli 2008 07 14 at 12:01

Vabbe, lasciamo stare il caso di Calacanis, chè probabilmente ha bisogno di dare più tempo a Mahalo e per questo chiude di bloggare. Quante persone hanno scritto il blog è morto, hanno smesso, e sono poi "ritornate"?
Concordo interamente con il tuo post. Probabilmente a volte non si ha più voglia di comunicare o semplicemente non si è soddisfatti di come lo si fa. Gli strumenti non muoiono, muore l'intensità con la quale li utilizziamo.
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Bau 2008 07 14 at 12:15

"Io ad esempio scrivo perché mi piace scrivere e aprire un dialogo e riflessioni verso le persone che so che mi leggono."

Condivido al 100%, questo post dovrebbe essere letto da tutti coloro che hanno un blog o che semplicemente vogliono capire cos'è un blog: uno strumento.
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Gaspar 2008 07 14 at 14:07

Lo strumento è neutro, d'accordo, ma per favore non dimenticare che lo strumento è abilitante! Ti permette di fare cose che prima non potevi.

Come ha già famosamente detto Clay Shirky: "So forget about blogs and bloggers and blogging and focus on this -- the cost and difficulty of publishing absolutely anything, by anyone, into a global medium, just got a whole lot lower."
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Simbul 2008 07 14 at 14:38

Sono sostanzialmente daccordo.
Però uno strumento può "morire": non in senso biologico, ovviamente, ma quando non viene più utilizzato. Il grammofono è uno strumento morto, in questo senso.
Il succo quindi non è tanto che lo strumento non possa morire, ma che in effetti lo strumento è solo la risposta ad una necessità di comunicare: strumenti passati e presenti si fonderanno sempre gli uni negli altri (McLuhan docet), ma sempre intorno a questa necessità.
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Folletto Malefico 2008 07 14 at 14:40

@Gaspar:
Come potrei dimenticarlo? Lo ripeto quasi una volta al giorno. ;)

Il discorso che facevo non è però sull'abilitazione in sé, ma sugli effetti di quella abilitazione, che non è solo abilitante, ma abilitante e semplice: "Ho la forchetta" - la tecnologia ha abilitato in modo semplice - "ora che ne faccio?".

L'abilitazione tecnologica che mi citi da Clay è esattamente questo: se i media fossero troppo complessi (ancora la differenza fra abilitante e semplice!), rimarrebbe ancora una cosa di elite e non ci sarebbe l'Eternal September--- quindi non ne staremmo parlando. ;)
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Folletto Malefico 2008 07 14 at 14:43

@Simbul:
Ok, stai analizzando casi limite però, perché anche la "morte" è un concetto estremamente relativo. Cosa significa una tecnologia morta? Mi stupisco ogni volta quando vedo che tecnologie "reputate morte" in realtà godono di piena salute in contesti insospettati, in altre aree geografiche o per altri utilizzi.

In ogni caso, il punto non è tanto il concetto difficile di morte, ma quello di evoluzione!
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Mitì 2008 07 14 at 15:19

D'accordo in tutto. Bravo! :-*
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xlthlx 2008 07 14 at 16:23

abilitante o disabilitante, perche' come tutti gli strumenti dipende da cosa ne fai.
piu' che una forchetta, e' un coltello da formaggio, dal mio piccinissimo punto di vista: ti puo' essere molto utile se sai come usarlo.
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Folletto Malefico 2008 07 14 at 16:39

Yup, hai colto il senso della metafora, scegli pure l'utensile che trovi più calzante. :)
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Gaspar 2008 07 14 at 17:33

Se ripeti la frase di Shirky tutti i giorni, non posso che approvare!
:)

Rimanendo nella metafora di xlthlx, aggiungo che il blog è stato il coltello, e poi è arrivata la forchetta e il cuchiaio e il cucchiaino e le posate da pesce, e molte altre cose verranno ancora inventate; ma il punto importante è che non si mangia più con le mani, e questo cambia anche il modo di servire in tavola, il modo di cucinare, il modo di digerire e mille altre cose che ne influenzano mille altre ancora...
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Gian 2008 07 14 at 18:55

Beh, certe logiche alla "eternal september" ci saranno sempre perché il carico di desiderio e aspettative che portano con gli "esploratori" e parte della loro identità quindi spesso difficile da rendere "oggetto" di riflessione.

Sulla questione dei troll che prima o poi arrivano mi fa pensare all'entropia :I ......

Sono curioso di capire come le logiche da mainstream "ingloberanno" i blog quando i fruitori e scrittori di blog supereranno una certa soglia.
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Dr_Who 2008 07 15 at 15:09

Lo scopo è sempre quello: comunicare. In quanto tale non muore, ma si evolve. Quoto, fortissimamente quoto. Il blogging è morto? Facciamolo morire, se vi pare, queelo che non morrà mai è il "la relazione" che il blogging - e le altre modalità che l'ahho preceduto - hanno la capacità di generare. Il modo con cui queste relazioni si mantengono, definisce quel "capitale relazionale" che rappresenta i vero Valore Aggiunto.
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Riccardo 2008 07 15 at 18:19

Alcune considerazioni:
1. s/Calcanis/Calacanis/ :)
2. Morte degli strumenti: Simbul mi ha citato McLuhan e mi sento di dover intervenire. La morte dei media è, a mio avviso, da intendersi come una provocazione. Ogni medium ricicla/reinventa/riprocessa in qualche modo e media precedenti, modificandoli nel processo, da cui la "morte" dell'incarnazione precedente: la TV non ha ucciso la radio, ma l'ha cambiata. Idem per fotografia e pittura. Idem per iPod e grammofono :P
3. Forchetta, cucchiaio, coltello da formaggio, cucchiaino da budino... o hashi?
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C’è crisi ? Oppure no ? - Vittorio Pasteris 2008 07 16 at 06:17

[...] non è morto, al massimo la vostra relazione con esso Teorie che non lo erano (La Coda Lunga) Il blogging non è morto, al massimo la vostra relazione con esso Non è dichiarato esplicitamente, ma mi sembra la stessa lamentela che ritorna legata al solito [...]
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Folletto Malefico 2008 07 16 at 10:54

Urk, typo. :|

Thx. :D
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leeander 2008 07 16 at 11:27

Personalmente non mi sento un blogger, ed un sito che tenesse traccia delle mie attività e degli spunti che avevo voglia di condividere con gli altri (chiamalo sito personale, se vuoi) c'è l'ho dal 1998. Eppure...

Eppure proprio oggi, parlando del libro di Timothy Ferriss, ho paventato l'ipotesi di chiudere il blog. Motivo? Non regge alla Legge di Pareto applicata ai soldi che mi entrano in tasca. Troppo spesso bloggare costa tempo e produce poco denaro.

Per quanto mi riguarda, non posso dire come andrà a finire, certo è che del costo di tenere vivo un blog si sono accorti tutti e non penso che si possa parlare di morte del blogging senza tenere a mente le variabili economiche.
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Folletto Malefico 2008 07 16 at 11:39

Quella è infatti una prospettiva: se il blog viene tenuto in vita per motivi economici, allora c'è un discorso e viene fatta una scelta.

Al contrario, se il blog è un dialogo... non è possibile fare alcuna considerazione economica, altrimenti è come chiedersi quale sia il ritorno economico di uscire una sera al pub, o andare ad una conferenza... ;)

Cmq hai lasciato di sfuggita una nozione importante: "blogger" è un termine che dovrebbe essere ridotto al massimo alla sua realtà tecnica: "possessore di blog". Non identifica la persona, ma un possesso. Come "automobilista". Cosa che comunque è un po' una forzatura, perché la maggior parte delle cose non ha una aggettivazione per identificare "coloro che possiedono X".
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Maurizio Goetz 2008 07 16 at 18:37

Molto d'accordo.
Non ho mai creduto nelle blogstar e mi sembra plausibile l'idea della loro "scomparsa ufficiale".

Con l'aumentare delle persone che aprono un blog, i "pionieri" non svolgono più la funzione di apripista e di evangelisti, molti di esse per mantenere l'attenzione sono costretti ad aumentare la qualità del tempo dedicato alla scrittura e non lo ritengono più conveniente.

Si allarga il pubblico e stiamo entrando in una nuova stagione in cui il blog non viene più "celebrato", ma diventa uno dei tanti strumenti a nostra disposizione per comunicare e per intessere relazioni.
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leeander 2008 07 17 at 11:36

La normalizzazione di una tecnologia, sino alla sua trasparenza, è sinonimo del suo successo e non del suo decesso. Non penseremo al blog come centro di attività ed attenzione come non pensiamo in questo modo al nostro frigo di casa.

la domanda potrebbe essere: Il tuo blog si è normalizzato o è ancora in fase primitiva. :D

In quanto alla morte delle blogstar e la fine prossima (e sperabile) della blogosfere come teatrino del blogroll dei soliti noti, beh... non piangerò di certo. Vediamo il lato positivo: alcune star saranno nel frattempo riuscite a trovarsi un lavoro vero. :))
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Riccardo 2008 07 27 at 12:01

C'è da chiedersi l'effettiva scalabilità (http://www.usemod.com/cgi-bin/mb.pl?CommunityMayNotScale) e cosa si intende per blog. Infatti ridurre il blog al software può dare l'idea che stia morendo in quanto i nuovi utenti non lo usano più per gli scopi per i quali era stato progettato. Mentre considerando il blogging un particolare uso della rete che si basa su uno dei molteplici software disponibili (ad esempio rimangono i wiki, o le mail, i vecchi newsgroup ecc...), porta a concludere come giustamente hai fatto che non è morto un bel niente, semplicemente si serve di strumenti differenti (Youtube in testa).

Al contrario, non si può fare a meno di considerare come la vecchia guardia di internet, le star, non perda occasione per mettere in luce tutto il suo egocentrismo. non sono le star che non riescono a stare al passo con il nuovo che avanza, ma è il nuovo a non essere abbastanza per loro, il blogging è a parer mio nato come mezzo di comunicazione uno a molti, adesso sta diventando qualcosa di differente, un molti a molti, che dovrebbe portare a considerare come unità di analisi la blog sfera nel suo complesso e non i singoli blog.
Il ruolo informativo che era dato prima al singolo blog, è adesso dato al network. Ci sono network di informazione, network di poesia, network per ogni argomento (complottiamo, anti-complottismo, pubblicità, critica ecc). Il singolo scompare dietro alla comunità, più impercettibile di quella di forum, MUD, newsgroup, ma sempre presente. Probabilmente è questo che porta le grandi star ad abbandonare questo mezzo a favore di altri, considerano insopportabile il fatto di essere un ago in un pagliaio.
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Dario Salvelli’s Blog » Blog Archive » Urban Blog: la dimensione geografica ed il blog di quartiere 2008 07 29 at 09:57

[...] Secondo me il blogging non è morto. E non sono l’unico a pensarla così. E’ che quando ci sembra che uno strumento venga usato (abusato) in modo [...]
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Si cresce e si cambia : Lavoro da Filosofo 2008 09 04 at 02:19

[...] potessero aver ragione, rappresenterebbero una minoranza/eccezione di scarso valore. Inoltre di blogging sui generis Folletto fa considerazioni che condivido e che mi hanno dato molto da [...]
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Il Blog Network è un Fallimento? | WebGarden 2008 11 06 at 14:34

[...] Io ti dico: calmo e concentrato, inizia a correre solo quando senti davvero lo starter che spara il colpo. Ragiona sempre su quello che fai e anche se scegli con una componente di azzardo e ricordati che esiste sempre almeno un modo per raggiungere un obiettivo. Se domani tutti abbandonassero i blog network non significherebbe che tu non potresti ancora guadagnarci (anzi probabilmente guadagneresti di più). La Apple sia il tuo esempio: il suo modello di costruttore tutto incluso (hardware e software) è stato l sua rovina contro Microsoft ma è oggi il suo punto di forza. 9/10 delle volte il problema non sta nel principio (come Duncan suggerisce) ma nella sua applicazione (in questa prospettiva non si può che tornare a rileggere questo). [...]

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