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La motivazione nel Problema della Candela

23:25 Thoughts

Qualche giorno fa Jacopo mi ha segnalato un video molto interessante dal TED: “Dan Pink on the surprising science of motivation”. Si ricollega molto bene con alcuni punti chiave della metodologia MoDe. Il video è molto interessante e ben articolato, quindi se avete un attimo di tempo guardatelo. Altrimenti, riporto qui per comodità alcuni concetti interessanti.

The Candle Probem

Nel 1945 Karl Duncker ha condotto un esperiemento chiamato “il problema della candela“, per analizzare il comportamento delle persone nel risolvere delle operazioni che richiedono di pensare in modo non convenzionale, la cosiddetta fissità funzionale (functional fixedness). Alla persona che sta eseguendo il test viene dato una candela, dei fiammiferi ed una scatola di puntine e le viene chiesto di attaccare la candela al muro in modo che non goccioli sul tavolo.
Se volete pensateci su un po’ su come affrontareste il problema prima di proseguire con la lettura…
La soluzione implica togliere tutte le puntine dalla scatola, attaccare la scatola al muro e mettere la candela dentro la scatola.
L’esperimento elicita un tipo di pensiero creativo, che richiede di pensare ad un uso differente per uno degli oggetti disponibili (neppure percepito spesso come disponibile, ma semplicemente come contenitore delle puntine, l’oggetto percepito come disponibile).

Che c’entra questo con la motivazione? Semplice: qualche tempo dopo, circa nel 1964 (non ho trovato il paper originale), Sam Glucksberg presenta lo stesso problema a due gruppi: ad uno viene detto che chiunque risolvesse il problema classificandosi nel primo 25% di tempi avrebbe ricevuto una somma in denaro con un premio ulteriore per il più veloce. Al secondo gruppo invece viene detto che verranno cronometrati in modo da valutare il tempo medio di risoluzione di un problema simile.
Il risultato è quantomeno interessante: le persone motivate dal denaro sono state in media più lente di tre minuti e mezzo.

Questo esperimento, dice Dan Pink, è stato ripetuto per 40 anni in tutto il mondo e ovunque ha riportato gli stessi risultato. Perché c’è questo distacco fra i fatti scientifici e il mondo del business? (Si chiede lui, la domanda è interessante ma visto quanti problemi ho avuto nel trovare il paper di Glucksberg di cui sopra una rispostina ce l’avrei anche…).

La cosa interessante è che sempre Glucksberg ha condotto un secondo esperimento, nel quale però la scatola veniva fornita separatamente dalle puntine. Stesso test. Stessi gruppi.
Il risultato? “The incentivized group kicked the other group’s butt”.
Il motivo? Beh, con la scatola già disponibile non ci vuole molto ad arrivare ad una soluzione. Ce l’hai davanti al naso.

Dan Ariely condusse un altro esperimento. Presentò dei giochi che richiedevano creatività a un gruppo di studenti del MIT, dividendoli in tre fasce di premi, tutti monetari. Il risultato è stato analogo allo stesso esperimento condotto in India, a Madurai: il premio più alto è coinciso con le performance peggiori fra i tre gruppi.

Il comportamento cambia:

  1. Le motivazioni estrinseche, i premi, funzionano bene per quel genere di operazioni focalizzate, precise e ben definite.
  2. Le motivazioni intrinseche invece vanno bene per stimolare la creatività. La soluzione è alla periferia, non serve focalizzazione ma serve collegare elementi lontani.

Gli esempi positivi di business che questo discorso l’hanno capito esistono. Dan Pink cita Atlassian e Google: il 20% del tempo degli impiegati è dedicata ad attività libere extra-lavorative. O la metodologia ROWE, che si basa proprio sulla gestione libera del tempo delle persone. O Wikipedia, una enciclopedia scritta in modo completamente volontario.

Perché è importante? Perché qui stiamo parlando di capacità di problem solving, di creatività. Di trovare soluzioni nuove. Se la soluzione è già stata trovata da qualcuno, scomposta e pronta per essere fatta, una macchina prima o poi arriverà a poterla fare – ed è quello che sta succedendo, già oggi.

8 comments

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baldo 2009 09 02 at 10:34

molto bello l'articolo. pero' avresti dovuto mettere uno spoiler sulla soluzione del quesito (mi sarebbe piaciuto pensarci e provare a risolvere)
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Folletto Malefico 2009 09 02 at 11:11

Beh la frase che invita a fermarsi l'ho messo, ma in effetti non era così esplicita. L'ho riscritta. :)
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S. 2009 09 03 at 09:34

Io avrei attaccato la candela sotto al tavolo. Era una soluzione ammessa?

Per quanto riguarda i premi, direi che è la base di tutti i telequiz. Facile rispondere finché sei a casa ma quando sei li di fronte ai soldi allora le cose si complicano perché il premio è un elemento di distrazione.
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Folletto Malefico 2009 09 03 at 09:48

Credo che come soluzione esulasse dalla richiesta esatta dei ricercatori. :P

Uhm interessante il paragone con i telequiz, si, potrebbe essere una spiegazione interessante. :)
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Paolo Borin 2009 09 03 at 10:05

Molto interessante !

Riflessione: a scuola (quella che io ho frequentato, università compresa) si usa e si sviluppa la prospettiva focalizzata, e viene premiata perché si ricerca un modo di apprendere che ripete la nozione.
La soluzione viene indicata dall'insegnante.
Pratico Aikido da qualche anno. Per i giapponesi il modo corretto di apprendere è riuscire a clonarsi il più possibile, anche senza capire, agli atteggiamenti del maestro, e solo molto dopo lasciare emergere il proprio.
Anche qui viene premiata la focalizzazione sulla tecnica del maestro.
La soluzione ti viene indicata dal maestro.
Sono contesti rigidi, dove la punizione è il motore che "aiuta" a rimanere concentrati sulla prospettiva proposta.

Già gli imprevisti che capitano in vacanza o in altre situazioni meno predefinite scatenano ansie ed opportunità, ansie perché manca quella sponda che, se da un lato limita dall'altro supporta, ed opportunità del'imprevisto, del nuovo.
.... avessi più dimestichezza col lato opportunità, mannaggia la madosca !!!!

Paolo
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Folletto Malefico 2009 09 03 at 10:42

Yup, verissimo.

Personalmente ritengo che la prospettiva focalizzata che citi sia molto efficace, non tanto come pratica totalitaria, ma per la necessità prima di ottenere gli strumenti e poi di allargare gli orizzonti.

Il limite è che quella non dovrebbe essere, a mio avviso, l'unica forma di espressione/apprendimento dell'individuo. Dovrebbero esserci entrambe le scuole di pensiero.
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Khorne 2009 09 03 at 10:50

Io mi ritengo una persona abbastanza intelligente, ma con questi esempi faccio sempre cagare in maniera ineluttabile.
Ho la flessibilità mentale di una quercia :asd:
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Valeria 2009 09 07 at 11:35

Buon giorno a tutti!!! Visto che si parla di motivazione...vi mostro chi ci viene a trovare per la prima volta a Roma....

Buona visione!

http://www.youtube.com:80/watch?v=CxQDNgUPhDE

[editato dal proprietario del blog] Chiedo scusa, ma sei evidentemente uno degli organizzatori dell'evento - con anche un costo piuttosto elevato (€1.000+) per poter partecipare. In generale non accetto messaggi pubblicitari nei commenti al blog, salvo che venga fatto con buon gusto e in full disclosure. Ho quindi rimosso la tua e-mail.