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	<title>The Old Intense Minimalism &#187; abitudini</title>
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		<title>Observation Notes: gli automatismi mentali nell&#8217;aprire la porta di casa</title>
		<link>http://im.digitalhymn.com/2009/07/04/observation-notes-gli-automatismi-mentali-nellaprire-la-porta-di-casa/</link>
		<comments>http://im.digitalhymn.com/2009/07/04/observation-notes-gli-automatismi-mentali-nellaprire-la-porta-di-casa/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 04 Jul 2009 13:09:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Folletto Malefico</dc:creator>
				<category><![CDATA[Observation Notes]]></category>
		<category><![CDATA[abitudini]]></category>
		<category><![CDATA[psicologia]]></category>

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		<description><![CDATA[
E&#8217; qualche tempo che mi sono messo ad osservare la sequenza di azioni che faccio quando torno a casa per aprire le varie porte. Essenzialmente la sequenza principale è:

Arrivo al cancello A
Prendo il mazzo di chiavi
Seleziono la chiave A
Apro A
Arrivo alla porta B
Seleziono la chiave B
Apro B

Questo funziona perfettamente se le porte sono entrambe chiuse. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://im.digitalhymn.com/wp-content/uploads/2009/07/brown-door-lock.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1111" title="Brown Door Lock" src="http://im.digitalhymn.com/wp-content/uploads/2009/07/brown-door-lock.jpg" alt="Brown Door Lock" width="600" height="225" /></a></p>
<p>E&#8217; qualche tempo che mi sono messo ad osservare la sequenza di azioni che faccio quando torno a casa per aprire le varie porte. Essenzialmente la sequenza principale è:</p>
<ol>
<li>Arrivo al cancello A</li>
<li>Prendo il mazzo di chiavi</li>
<li>Seleziono la chiave A</li>
<li>Apro A</li>
<li>Arrivo alla porta B</li>
<li>Seleziono la chiave B</li>
<li>Apro B</li>
</ol>
<p>Questo funziona perfettamente se le porte sono entrambe chiuse. La cosa interessante &#8211; <em>ciò mi ha fatto riflettere</em> &#8211; è invece legata alle situazioni miste, ovvero quando per qualche motivo una delle porte è aperta. In particolare quella esterna.</p>
<p>Il motivo è che quando il cancello A è aperto mi sono accorto che nell&#8217;abitudine delle azioni mi trovavo in mano la chiave A davanti alla porta B, anche se era scorretta.</p>
<p>Per cercare di capire cosa succedeva nella mia testa ho provato a selezionare coscientemente la chiave per la porta interna, con svariati processi mentali. Il risultato però non è stato molto soddisfacente: comunque fosse, mi trovavo abbastanza spesso a tentare di aprire la porta B con la chiave A anche se coscientemente mi ero detto di non farlo. L&#8217;abitudine è più forte, a meno di prestarci <strong>davvero attenzione</strong>.</p>
<p>Capendo quindi che non stavo interpretando qualcosa in modo corretto mi sono messo ad osservarmi meglio anche nelle situazioni normali (entrambe le porte chiuse) ed ho notato che la sequenza non è proprio quella che ho scritto sopra, quella logicamente più intuitiva, ma:</p>
<ol>
<li>Arrivo al cancello A</li>
<li>Prendo il mazzo di chiavi</li>
<li>Seleziono la chiave A</li>
<li>Apro A</li>
<li><strong>Seleziono la chiave B</strong></li>
<li>Arrivo alla porta B</li>
<li>Apro B</li>
</ol>
<p><em>Ecco!</em> La differenza è sostanziale: nella sequenza di azioni mentali, il passo &#8220;Seleziono la chiave B&#8221; non si è legata all&#8217;azione &#8220;Arrivo alla porta B&#8221; bensì all&#8217;istante successivo ad &#8220;Apro A&#8221;.</p>
<p>Il risultato è che l&#8217;insieme di azioni automatiche è raggruppato in questo modo:</p>
<ol>
<li>Catena di operazioni cancello A, <em>scatenata</em> dal raggiungere il cancello A:<br />
prendo il mazzo di chiavi -&gt; seleziono la chiave A -&gt; apro A -&gt; seleziono la chiave B</li>
<li>Catena di operazioni porta B, <em>scatenata</em> dal raggiungere la porta B:<br />
arrivo alla porta -&gt; apro</li>
</ol>
<p>Questo significa che ci sono due soli eventi che scatenano sequenze di azioni: il cancello A e la porta B. Fin qui è intuitivo.</p>
<p>Quello che succede è che la selezione della chiave io la faccio in conclusione della prima sequenza: già che ho il mazzo di chiavi in mano e lo sto manipolando, mi è più <strong>facile</strong> già selezionare la chiave successiva (prossimità di azione).</p>
<p>Cosa succede quindi quando la sequenza viene interrotta, trovando il cancello A aperto? Che non devo più eseguire l&#8217;azione &#8220;Apro A&#8221; e quindi non si scatena l&#8217;azione successiva, ovvero &#8220;Seleziono la chiave B&#8221;. Così, arrivo alla porta B e cerco di aprirla con la chiave che ho in mano: A. Quella sbagliata.</p>
<p>Eseguendo questa operazione  tutti i giorni almeno una volta al giorno per anni, è chiaro come <strong>lo sforzo mentale necessario deve contrastare una abitudine ben radicata</strong> nella quale l&#8217;azione è associata ad un evento precedente.</p>
<p>Faccio questo esempio perché lo trovo un esempio molto rilevante di alcuni processi:</p>
<ul>
<li>Le <strong>abitudini</strong> sono sequenze di azioni apprese che consentono alla nostra mente di lavorare in parallelo: mentre eseguo una operazione abitudinaria la mia mente è sostanzialmente libera di pensare ad altro.</li>
<li>Il comportamento abitudinario è legato ad un evento <strong>trigger</strong> scatenante (&#8220;Arrivo al cancello A&#8221;) che è seguito da una serie di (re)azioni concatenate in una sequenza precisa.</li>
<li>L&#8217;abitudine spesso è legata strettamente con il stare pensando ad altro: non si è presenti nel <strong>qui-e-adesso</strong> (hic-et-nunc) ma si sta usando il pilota automatico mentre si è altrove. Se si fosse presenti non si commetterebbe l&#8217;errore, ma non si potrebbe neppure pensare ad altro. Correggere un errore dettato da un cambiamento delle situazioni esterne implica la presa di coscienza del qui-e-adesso e quindi ad un ritorno del pensiero e all&#8217;abbandono dell&#8217;automatismo.</li>
<li>Il raggruppamento della sequenza di azioni a partire da un trigger è dettato da criteri di semplicità, prossimità (sia fisica che mentale).</li>
<li>Le abitudini, le azioni, i trigger vengono tutti <strong>selezionati e applicati in modo automatico dalla nostra mente se le condizioni esterne sono stabili e consentono quindi una efficace ripetizione automatica</strong>.</li>
</ul>
<p>Inutile forse notarlo, ma strutturare le nostre azioni per permettere agli automatismi di presentarsi quando utile è una prassi che permette di risparmiare molto tempo: se quando tornate a casa lasciate sempre il portafogli in una precisa posizione, gli occhiali in un&#8217;altra e non variate mai tali posizioni succederanno due cose:</p>
<ol>
<li>Si svilupperanno <strong>due automatismi</strong>: uno quando tornate a casa, uno quando uscite. Il primo vi permetterà senza sforzo di rimettere gli oggetti in quelle posizioni e il secondo di non dimenticare nulla quando uscite.</li>
<li>Se si forma un <strong>errore</strong> o una interruzione in una di queste sequenze ve ne accorgerete, notandolo subito o sentendo una leggera forma di disagio.</li>
</ol>
<p>Egualmente, sarebbe da evitare il generarsi di automatismi quando non volete: se quando suona la sveglia al mattino la spegnete e tornate a letto&#8230; e lo rifate per più giorni, alla fine si formerà un automatismo. E avrete sempre problemi a svegliarvi. <em>Provate invece a saltare subito giù dal letto</em>&#8230; <img src='http://im.digitalhymn.com/wp-includes/images/smilies/icon_wink.gif' alt=';)' class='wp-smiley' /> </p>
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		<item>
		<title>Ignoro quindi voglio conoscere. E una domanda.</title>
		<link>http://im.digitalhymn.com/2006/12/18/ignoro-quindi-voglio-conoscere-e-una-domanda/</link>
		<comments>http://im.digitalhymn.com/2006/12/18/ignoro-quindi-voglio-conoscere-e-una-domanda/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 18 Dec 2006 00:06:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Folletto Malefico</dc:creator>
				<category><![CDATA[free]]></category>
		<category><![CDATA[abitudini]]></category>
		<category><![CDATA[pensieri]]></category>

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		<description><![CDATA[Mi capita a volte quando lavoro di avere una scelta davanti: o faccio questa cosa con un sistema che già conosco, ma che dovrei qui ripetere 30 volte per farlo, oppure elaborare qualcosa di nuovo &#8211; e quindi ignoto &#8211; per tentare di fare qualcosa di più complesso una volta sola.
E&#8217; vero che questo approccio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Mi capita a volte quando lavoro di avere una scelta davanti: o faccio questa cosa con un sistema che <strong>già conosco</strong>, ma che dovrei qui ripetere 30 volte per farlo, oppure elaborare qualcosa di nuovo &#8211; e quindi <strong>ignoto</strong> &#8211; per tentare di fare qualcosa di più complesso una volta sola.</p>
<p>E&#8217; vero che questo approccio fa perdere tempo &#8220;instantaneo&#8221; (ovvero il tempo che si ha qui e adesso) ma è un approccio che paga tre volte:</p>
<ol>
<li>Si deve inventare qualcosa di <strong>nuovo</strong> per risolvere il problema, per quanto piccolo.</li>
<li>Si affronta l&#8217;ignoto e si <strong>impara</strong> quindi qualcosa di nuovo, fosse anche l&#8217;impossibilità di realizzare quello che si ha pensato.</li>
<li>Si <strong>risparmia</strong> tempo potenziale in futuro, perché si ha imparato a svolgere qualcosa in un tempo nettamente inferiore.</li>
</ol>
<p>Questa cosa mi è venuta in mente giusto ora, mentre giocherellavo con Flash per un progetto universitario. Potrei fare qualcosa ripetendola n volte per ogni elemento che la richiede, oppure trovare un modo per astrarla. Con questo quesito in mano, mi è venuta in mente una strada per migliorare una classe che ho sviluppato qualche tempo fa e contemporaneamente ho trovato la soluzione che cercavo. Non so ora quanto tempo impiegherò per farla, ma una volta pronta praticamente non avrò nulla da ripetere.</p>
<p>Si, mi accorgo che recentemente ragiono sempre più spesso sullo status mentale che le persone hanno verso i problemi della propria vita.</p>
<p>Non c&#8217;entra nulla ma: <strong>come definireste voi un lavoro che vivete come una passione ed un gioco?</strong> Possibilmente con una sola parola.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Pensieri Rincorsi</title>
		<link>http://im.digitalhymn.com/2006/10/29/pensieri-rincorsi/</link>
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		<pubDate>Sun, 29 Oct 2006 10:44:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Folletto Malefico</dc:creator>
				<category><![CDATA[Writings]]></category>
		<category><![CDATA[abitudini]]></category>
		<category><![CDATA[pensieri]]></category>
		<category><![CDATA[poesia]]></category>

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		<description><![CDATA[Vorrei parlare di pensiero.
Il pensiero è pensato, di solito.
Ma il pensiero,
cosa strana,
talvolta pensa.
Pensa altri pensieri.
Pensa amici suoi.
Per pensare ad altro,
devi pensare ad altro.
Altrimenti i pensieri
continuano a pensarsi.
E sai cosa?
Addirittura
Terribilmente
Incredibilmente
Angosciosamente
Basta
fare altro, a volte.
E questi pensieri
che si pensano da soli
sono loro
proprio loro
che mettono un piede
davanti all&#8217;altro
quando non ci pensiamo.
Ma,
in realtà
è proprio là che vogliamo andare?
Me, 2006 10 [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>Vorrei parlare di pensiero.<br />
Il pensiero è pensato, di solito.<br />
Ma il pensiero,<br />
cosa strana,<br />
talvolta pensa.<br />
Pensa altri pensieri.<br />
Pensa amici suoi.<br />
Per pensare ad altro,<br />
devi pensare ad altro.<br />
Altrimenti i pensieri<br />
continuano a pensarsi.<br />
E sai cosa?<br />
Addirittura<br />
Terribilmente<br />
Incredibilmente<br />
Angosciosamente<br />
Basta<br />
fare altro, a volte.</p>
<p>E questi pensieri<br />
che si pensano da soli<br />
sono loro<br />
proprio loro<br />
che mettono un piede<br />
davanti all&#8217;altro<br />
quando non ci pensiamo.<br />
Ma,<br />
in realtà<br />
è proprio là che vogliamo andare?</p></blockquote>
<p>Me, <a title="Flickr: KoAn - L/ay down" href="http://www.flickr.com/photos/ko_an/279099777/?#comment72157594345069681">2006 10 26</a>.</p>
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		<title>P. K. Dick: &#8220;Un tale guasto&#8230;&#8221;</title>
		<link>http://im.digitalhymn.com/2006/09/18/un-oscuro-scrutare-p345/</link>
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		<pubDate>Sun, 17 Sep 2006 23:25:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Folletto Malefico</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ipse Dixit]]></category>
		<category><![CDATA[abitudini]]></category>
		<category><![CDATA[azioni]]></category>
		<category><![CDATA[educazione]]></category>
		<category><![CDATA[filosofia]]></category>
		<category><![CDATA[follia]]></category>
		<category><![CDATA[percezione]]></category>
		<category><![CDATA[psiche]]></category>

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		<description><![CDATA[Ci vuole una forma superiore di saggezza, pensò, per sapere quando occorre usare l&#8217;ingiustizia. Come può mai la giustizia soccombere in nome di ciò che è giusto? Come è possibile una simile contraddizione? E&#8217; possibile, si rispose, perché una maledizione attraversa il mondo, e tutto questo lo prova; proprio questo ne è la prova. Da [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>Ci vuole una forma superiore di saggezza, pensò, per sapere quando occorre usare l&#8217;ingiustizia. Come può mai la giustizia soccombere in nome di ciò che è giusto? Come è possibile una simile contraddizione? E&#8217; possibile, si rispose, perché una maledizione attraversa il mondo, e tutto questo lo prova; proprio questo ne è la prova. Da qualche parte, nel più profondo dei livelli, il meccanismo, quello che riguarda la struttura stessa delle cose, s&#8217;è rotto, e da ciò che ne è rimasto affiora la necessità di commettere ogni sorta di oscuri errori, quegli stessi errori che una scelta più saggia un tempo ci avrebbe fatto soltanto prefigurare. <strong>Un tale guasto deve essersi verificato migliaia di anni fa; da allora in poi s&#8217;è infiltrato nella natura stessa delle cose. E, pensò, in ognuno di noi.</strong> Non possiamo d&#8217;improvviso aprire la bocca e parlare, o decidere qualsiasi cosa, senza rivivere quel guasto.<br />
— <em>P. K. Dick, &#8220;Un Oscuro Scrutare&#8221;, p.345 (&#8220;A Scanner Darkly&#8221;)</em></p></blockquote>
]]></content:encoded>
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