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	<title>The Old Intense Minimalism &#187; creatività</title>
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		<title>La motivazione nel Problema della Candela</title>
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		<pubDate>Tue, 01 Sep 2009 22:25:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Folletto Malefico</dc:creator>
				<category><![CDATA[Thoughts]]></category>
		<category><![CDATA[creatività]]></category>
		<category><![CDATA[metodologia]]></category>
		<category><![CDATA[motivazione]]></category>

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		<description><![CDATA[Qualche giorno fa Jacopo mi ha segnalato un video molto interessante dal TED: &#8220;Dan Pink on the surprising science of motivation&#8221;. Si ricollega molto bene con alcuni punti chiave della metodologia MoDe. Il video è molto interessante e ben articolato, quindi se avete un attimo di tempo guardatelo. Altrimenti, riporto qui per comodità alcuni concetti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Qualche giorno fa <a title="Jacopo Romei" href="http://www.sviluppoagile.it/">Jacopo</a> mi ha segnalato un video molto interessante dal TED: <a title="TED: Dan Pink" href="http://www.ted.com/talks/dan_pink_on_motivation.html">&#8220;Dan Pink on the surprising science of motivation&#8221;</a>. Si ricollega molto bene con alcuni punti chiave della metodologia <a title="Motivational Design: la presentazione" href="http://im.digitalhymn.com/2009/05/28/motivational-design-i-quattro-elementi-chiave-della-metodologia/">MoDe</a>. Il video è molto interessante e ben articolato, quindi se avete un attimo di tempo guardatelo. Altrimenti, riporto qui per comodità alcuni concetti interessanti.</p>
<p><img class="size-full wp-image-1207 alignright" style="float: right;" title="The Candle Probem" src="http://im.digitalhymn.com/wp-content/uploads/2009/09/candlebox.png" alt="The Candle Probem" width="232" height="221" /></p>
<p>Nel 1945 <strong>Karl Duncker</strong> ha condotto un esperiemento chiamato &#8220;<strong>il problema della candela</strong>&#8220;, per analizzare il comportamento delle persone nel risolvere delle operazioni che richiedono di pensare in modo non convenzionale, la cosiddetta fissità funzionale (<a title="Wikipedia: Functional Fixedness" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Functional_fixedness">functional fixedness</a>). Alla persona che sta eseguendo il test viene dato una candela, dei fiammiferi ed una scatola di puntine e le viene chiesto di attaccare la candela al muro in modo che non goccioli sul tavolo.<br />
Se volete pensateci su un po&#8217; su come affrontareste il problema prima di proseguire con la lettura&#8230;<br />
La soluzione implica togliere tutte le puntine dalla scatola, attaccare la scatola al muro e mettere la candela dentro la scatola.<br />
L&#8217;esperimento elicita un tipo di pensiero <strong>creativo</strong>, che richiede di pensare ad un uso differente per uno degli oggetti disponibili (neppure percepito spesso come disponibile, ma semplicemente come contenitore delle puntine, l&#8217;oggetto percepito come disponibile).</p>
<p>Che c&#8217;entra questo con la motivazione? Semplice: qualche tempo dopo, circa nel 1964 (non ho trovato il paper originale), <strong>Sam Glucksberg</strong> presenta lo stesso problema a due gruppi: ad uno viene detto che chiunque risolvesse il problema classificandosi nel primo 25% di tempi avrebbe ricevuto una somma in <strong>denaro</strong> con un premio ulteriore per il più veloce. Al secondo gruppo invece viene detto che verranno <strong>cronometrati</strong> in modo da valutare il tempo medio di risoluzione di un problema simile.<br />
Il risultato è quantomeno interessante: <strong>le persone motivate dal denaro sono state in media più lente di tre minuti e mezzo</strong>.</p>
<p>Questo esperimento, dice Dan Pink, è stato ripetuto per 40 anni in tutto il mondo e ovunque ha riportato gli stessi risultato. Perché c&#8217;è questo distacco fra i fatti scientifici e il mondo del business? <em>(Si chiede lui, la domanda è interessante ma visto quanti problemi ho avuto nel trovare il paper di Glucksberg di cui sopra una rispostina ce l&#8217;avrei anche&#8230;)</em>.</p>
<p>La cosa interessante è che sempre Glucksberg ha condotto un secondo esperimento, nel quale però la scatola veniva fornita separatamente dalle puntine. Stesso test. Stessi gruppi.<br />
Il risultato? <strong>&#8220;The incentivized group kicked the other group&#8217;s butt&#8221;</strong>.<br />
Il motivo? Beh, con la scatola già disponibile non ci vuole molto ad arrivare ad una soluzione. Ce l&#8217;hai davanti al naso.</p>
<p>Dan Ariely condusse un altro esperimento. Presentò dei giochi che richiedevano creatività a un gruppo di studenti del MIT, dividendoli in tre fasce di premi, tutti monetari. Il risultato è stato analogo allo stesso esperimento condotto in India, a Madurai: il <strong>premio più alto è coinciso con le performance peggiori fra i tre gruppi</strong>.</p>
<p>Il comportamento cambia:</p>
<ol>
<li>Le <strong>motivazioni estrinseche</strong>, i premi, funzionano bene per quel genere di operazioni focalizzate, precise e ben definite.</li>
<li>Le <strong>motivazioni intrinseche</strong> invece vanno bene per stimolare la creatività. La soluzione è alla periferia, non serve focalizzazione ma serve collegare elementi lontani.</li>
</ol>
<p>Gli esempi positivi di business che questo discorso l&#8217;hanno capito esistono. Dan Pink cita <a title="Atlassian" href="http://www.atlassian.com/">Atlassian</a> e <a title="Google 20%" href="http://googleblog.blogspot.com/2006/05/googles-20-percent-time-in-action.html">Google</a>: il 20% del tempo degli impiegati è dedicata ad attività libere extra-lavorative. O la metodologia <a title="Wikipedia: ROWE" href="http://en.wikipedia.org/wiki/ROWE">ROWE</a>, che si basa proprio sulla gestione libera del tempo delle persone. O Wikipedia, una enciclopedia scritta in modo completamente volontario.</p>
<p><em>Perché è importante? </em>Perché qui stiamo parlando di capacità di <strong>problem solving</strong>, di <strong>creatività</strong>. Di trovare <strong>soluzioni nuove</strong>. Se la soluzione è già stata trovata da qualcuno, scomposta e pronta per essere fatta, una macchina prima o poi arriverà a poterla fare &#8211; ed è quello che sta succedendo, già oggi.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Io: &#8220;Creativity is about exceptions&#8221;</title>
		<link>http://im.digitalhymn.com/2008/06/02/creativity-is-about-exceptions/</link>
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		<pubDate>Mon, 02 Jun 2008 20:56:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Folletto Malefico</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ipse Dixit]]></category>
		<category><![CDATA[creatività]]></category>
		<category><![CDATA[design]]></category>
		<category><![CDATA[programmazione]]></category>

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		<description><![CDATA[Programming is about rules. Creativity is about exceptions. Design is about harmony.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>Programming is about rules.<br />
Creativity is about exceptions.<br />
Design is about harmony.</p></blockquote>
]]></content:encoded>
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		<title>Good50x70 2008, annunciati i vincitori!</title>
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		<pubDate>Thu, 15 May 2008 23:11:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Folletto Malefico</dc:creator>
				<category><![CDATA[Projects]]></category>
		<category><![CDATA[arte]]></category>
		<category><![CDATA[creatività]]></category>
		<category><![CDATA[design]]></category>
		<category><![CDATA[good50x70]]></category>

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		<description><![CDATA[Anche al secondo anno di Good 50&#215;70 alcuni poster sono stati in grado di lasciarmi a bocca aperta, anche solo per il concept. Eccezionale ad esempio quello di Milán Farkas che raffigura il simbolo della pace tramite una particolare inquadratura dei genitali di lui e lei, al grido sempreverde di &#8220;Make love not war&#8221;: anche [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Anche al secondo anno di Good 50&#215;70 alcuni poster sono stati in grado di lasciarmi a bocca aperta, anche solo per il concept. Eccezionale ad esempio quello di Milán Farkas che raffigura il simbolo della pace tramite una particolare inquadratura dei genitali di lui e lei, al grido sempreverde di &#8220;Make love not war&#8221;: anche se a mio avviso male realizzato, è un concept notevole che ha sicuramente meritato di vincere. <a title="Make love not war" href="http://good50x70.org/2008/gallery/gallery06/#poster5">Buttateci un occhio</a>.</p>
<p>Insomma anche quest&#8217;anno nonostante tutti i problemi abbiamo ottenuto <a title="2.710 posters!" href="http://good50x70.org/2008/2008/04/22/pens-down/">2.710 poster iscritti</a> al concorso, divisi in 7 briefs e un totale di 210 vincitori, 30 per categoria. <a title="Good50x70 gallery 2008" href="http://good50x70.org/2008/gallery/">Buona visione</a>.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://good50x70.org/2008/gallery/gallery01/"><img class="alignnone size-full wp-image-845 aligncenter" title="Brief 1, 498" src="http://im.digitalhymn.com/wp-content/uploads/2008/05/498thumbnail.jpg" alt="" width="300" height="420" /></a><br />
<small><a title="Brief 1, Poster 20" href="http://good50x70.org/2008/gallery/gallery01/#poster20">Farid Yahaghi</a>, Iran</small></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://good50x70.org/2008/gallery/gallery02/"><img class="alignnone size-full wp-image-847 aligncenter" title="Brief 2, 1230" src="http://im.digitalhymn.com/wp-content/uploads/2008/05/1230thumbnail.jpg" alt="" width="300" height="420" /></a><br />
<small><a title="Brief 2, Poster 12" href="http://good50x70.org/2008/gallery/gallery02/#poster12">Handoko Tjung</a>, Indonesia<br />
</small></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://good50x70.org/2008/gallery/gallery03/"><img class="alignnone size-full wp-image-846 aligncenter" title="Brief 3, 649" src="http://im.digitalhymn.com/wp-content/uploads/2008/05/649thumbnail.jpg" alt="" width="300" height="420" /></a><br />
<small><a title="Brief 3, Poster 7" href="http://good50x70.org/2008/gallery/gallery03/#poster7">Fabio Gioia</a>, Italy</small></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://good50x70.org/2008/gallery/gallery04/"><img class="alignnone size-full wp-image-850 aligncenter" title="Brief 4, 2187" src="http://im.digitalhymn.com/wp-content/uploads/2008/05/2187thumbnail.jpg" alt="" width="300" height="420" /></a><br />
<small><a title="Brief 4, Poster 10" href="http://good50x70.org/2008/gallery/gallery04/#poster10">Rozina Vavetsi</a>, Greece</small></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://good50x70.org/2008/gallery/gallery05/"><img class="alignnone size-full wp-image-848 aligncenter" title="Brief 5, 1328" src="http://im.digitalhymn.com/wp-content/uploads/2008/05/1328thumbnail.jpg" alt="" width="300" height="420" /></a><br />
<small><a title="Brief 5, Poster 2" href="http://good50x70.org/2008/gallery/gallery05/#poster2">Rambod Norouzi Vala</a>, Iran</small></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://good50x70.org/2008/gallery/gallery06/"><img class="alignnone size-full wp-image-844 aligncenter" title="Brief 6, 272" src="http://im.digitalhymn.com/wp-content/uploads/2008/05/272thumbnail.jpg" alt="" width="300" height="420" /></a><br />
<small><a title="Brief 6, Poster 22" href="http://good50x70.org/2008/gallery/gallery06/#poster22">Joe Scorsone e Alice Drueding</a>, United States</small></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://good50x70.org/2008/gallery/gallery07/"><img class="alignnone size-full wp-image-849 aligncenter" title="Brief 7, 1382" src="http://im.digitalhymn.com/wp-content/uploads/2008/05/1382thumbnail.jpg" alt="" width="300" height="420" /></a><br />
<small><a title="Brief 7, Poster 4" href="http://good50x70.org/2008/gallery/gallery07/#poster4">Serhiy Chebotarev</a>, Ukraine</small></p>
<p>Stiamo preparando il <strong>catalogo</strong>, per chi volesse acquistare un libro con tutte le opere, e spero di potervi segnalare presto dove faremo le <strong>esposizioni</strong>, peraltro credo che la prima sarà come l&#8217;anno scorso in Triennale di Milano.</p>
<p><em>E, mi raccomando: se avete uno spazio e siete interessati ad esporle, fatecelo sapere. Anche un semplice post sul blog, o un re-tumblr potrebbe contribuire. Credo sia un messaggio che valga la pena essere diffuso, no? <img src='http://im.digitalhymn.com/wp-includes/images/smilies/icon_wink.gif' alt=';)' class='wp-smiley' /> </em></p>
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		<title>Brad Bird: &#8220;when people run into each other, when they make eye contact, things happen&#8221;</title>
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		<pubDate>Mon, 05 May 2008 08:12:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Folletto Malefico</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ipse Dixit]]></category>
		<category><![CDATA[architettura]]></category>
		<category><![CDATA[creatività]]></category>
		<category><![CDATA[design]]></category>
		<category><![CDATA[film]]></category>

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		<description><![CDATA[Then there’s our building. Steve Jobs basically designed this building. In the center, he created this big atrium area, which seems initially like a waste of space. The reason he did it was that everybody goes off and works in their individual areas. People who work on software code are here, people who animate are [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>Then there’s our building. Steve Jobs basically designed this building. In the center, he created this <strong>big atrium area</strong>, which seems initially like a waste of space. The reason he did it was that everybody goes off and works in their individual areas. People who work on software code are here, people who animate are there, and people who do designs are over there. Steve put the mailboxes, the meetings rooms, the cafeteria, and, most insidiously and brilliantly, <strong>the bathrooms in the center</strong> — which initially drove us crazy — so that you run into everybody during the course of a day. [Jobs] realized that <strong>when people run into each other, when they make eye contact, things happen. So he made it impossible for you not to run into the rest of the company.</strong></p></blockquote>
<p><img class="alignright size-thumbnail wp-image-839" style="float: right;" title="200px-tiposter" src="http://im.digitalhymn.com/wp-content/uploads/2008/05/200px-tiposter-150x150.jpg" alt="The Incredibles" width="150" height="150" /><a title="Wikipedia: Brad Bird" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Brad_Bird">Brad Bird</a> è regista di Disney/Pixar e in una intervista cita un principio semplice ma interessante per la progettazione degli spazi, che si lega alle altre lezioni chiave citate nell&#8217;<a title="Pixar's Brad Bird on Fostering Innovation - GigaOM" href="http://gigaom.com/2008/04/17/pixars-brad-bird-on-fostering-innovation/">articolo</a> (evidenziazioni mie):</p>
<ol>
<li><strong>Herd your Black Sheep</strong>: &#8220;I want artists who are frustrated. [...] A lot of them were malcontents because they saw different ways of doing things&#8221;.</li>
<li>Perfect is the Enemy of Innovation: &#8220;Certain shots need to be perfect, others need to be very good, and there are some that only need to be good enough to not break the spell&#8221;.</li>
<li><strong>Look for Intensity</strong>: &#8220;what they have in common is a restless, probing nature&#8221;.</li>
<li>Innovation Doesn’t happen in a Vacuum: &#8220;Everyone will get humiliated and encouraged together&#8221;.</li>
<li><strong>High Morale Makes Creativity Cheap</strong>: &#8220;the thing that has the most significant impact on a movie’s budget—but never shows up in a budget—is morale&#8221;.</li>
<li>Dont Try To &#8216;Protect your success&#8217;: &#8220;impossible can be achieved&#8221;.</li>
<li><strong>Steve Jobs Says ‘Interaction = Innovation’</strong>: &#8220;if you have a loose, free kind of atmosphere, it helps creativity&#8221;.</li>
<li><strong>Encourage Inter-disciplinary Learning</strong>: &#8220;Pixar basically encourages people to learn outside of their areas, which makes them more complete and more creative&#8221;.</li>
<li>Get Rid of Weak Links: &#8220;Passive-aggressive people [...] are poisonous&#8221;.</li>
<li>Making $$ Can’t Be Your Focus: &#8220;for imagination-based companies to succeed in the long run, making money can’t be the focus&#8221;.</li>
</ol>
]]></content:encoded>
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		<title>The coolest stuff is done by small teams without ton of resources</title>
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		<pubDate>Thu, 14 Feb 2008 22:59:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Folletto Malefico</dc:creator>
				<category><![CDATA[Technocracy]]></category>
		<category><![CDATA[creatività]]></category>
		<category><![CDATA[organizzazione]]></category>
		<category><![CDATA[sociale]]></category>
		<category><![CDATA[sviluppo]]></category>

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		<description><![CDATA[Scoble oggi scrive: Note that it wasn’t a team of 100 people who did it. Two guys with a supporting cast of maybe a dozen. I’ve noticed a trend at Microsoft: that the coolest stuff is done by small teams without a ton of resources. Ora, maccheccazzo. E&#8217; concepibile che quello che è uno dei [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Scoble oggi <a href="http://scobleizer.com/2008/02/14/microsoft-researchers-make-me-cry/" title="Microsoft Researches Make Me Cry">scrive</a>:</p>
<blockquote><p>Note that it wasn’t a team of 100 people who did it. Two guys with a supporting cast of maybe a dozen. <strong>I’ve noticed a trend at Microsoft: that the coolest stuff is done by small teams without a ton of resources</strong>.</p></blockquote>
<p>Ora, maccheccazzo. E&#8217; concepibile che quello che è uno dei &#8216;guru&#8217; in rete, seguito dai più e con opinioni anche valide e sensate (mileage may vary) se ne esce con una frase così?<br />
Si accorge ora che non servono 100 persone? Tanto da farlo notare nel post!</p>
<p>Voglio dire, vive negli USA, ed esempi simili dovrebbe averne a migliaia sotto gli occhi. Google non è stato creato da <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/History_of_Google" title="Wikipedia: History of Google">DUE</a> persone? E Microsoft, non erano <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/History_of_Microsoft" title="Wikipedia: History of Microsoft">DUE</a> persone?</p>
<p>E non si parla solo di startup. Google separa internamente i suoi team in gruppi di lavoro che hanno <a href="http://blog.task1.info/journal/article4" title="Is there an ideal team size?">mediamente 5 persone</a>: <em>&#8220;most projects in the Googleplex are implemented using team sizes of 3-5 developers&#8221;</em>.</p>
<p>Voglio dire, è un campo che sto ancora studiando e riserverò sicuramente spazio più avanti, ma diamine. Più il gruppo cresce, più comunicare diventa un problema, diminuisce la sincronizzazione e quindi l&#8217;efficienza.</p>
<p>Certo, non possono essere gruppi casuali: <strong>su 5 persone tutte fanno la differenza</strong> e quindi se si uniscono persone poco competenti è evidente che non potranno concludere niente di innovativo.<br />
Le persone devono essere in <strong>buoni rapporti, integrate e complementari</strong>.</p>
<p>Non solo: è anche evidente che oltre alle 5 persone deve esistere una <strong>infrastruttura che li lasci liberi di concentrarsi</strong>: burocrazia, marketing, etc, devono essere cose che non pesano direttamente su di loro. Pensate a Google: le 5 persone sono tutte concentrate a fare il progetto. Qualcun altro peneserà al resto. Pensate anche a Microsoft Research di cui sopra, uguale.</p>
<p>Ovviamente non è affatto escluso che ad esempio la parte marketing sia organizzata in un altro gruppo del tutto analogo. <img src='http://im.digitalhymn.com/wp-includes/images/smilies/icon_wink.gif' alt=';)' class='wp-smiley' /> </p>
<p>Sia ben chiaro, qui parlo di gruppi formati da persone estremamente qualificate, ma il vantaggio anche se in misura minore si avrebbe comunque anche in altre situazioni, anche solo per il puro fattore di comunicazione fra le persone che oltre una certa cifra diventa difficile. E&#8217; banale: se c&#8217;è una cena, andare oltre le 8 persone diventa disgregante perché per <strong>semplici motivi spaziali si formeranno gruppetti</strong> dettati solamente dall&#8217;adiacenza.</p>
<p>Spesso si solleva il problema della scala come controtesi: &#8220;si, ma se il progetto cresce in dimensioni e complessità, diventa ingestibile con un team piccolo&#8221;.<br />
Questo è evidentemente un problema, ma se si è consci di cosa si sta costruendo si può riuscire ad evitare o comunque minimizzare.<br />
La soluzione infatti è quella del divide et impera, ove si spezza il progetto in più parti in modo da creare una serie di gruppi di lavoro distinti e focalizzati, tutti efficenti.</p>
<p>Un gruppo ad esempiò può semplicemente lavorare sull&#8217;infrastruttura, mentre un altro sul progetto. Per prendere un esempio tecnico, è come avere una parte che lavora su Ruby on Rails e un altro gruppo che usa questo framework per creare il prodotto effettivo.<br />
L&#8217;esempio è generalizzabile: se io, oggi, sono in grado di creare un piccolo sito in pochi giorni è solo perché qualcuno ha lavorato sui livelli di astrazione inferiori, quindi io non ho bisogno di collegare internet, inventare il protocollo, inventare l&#8217;HTML, inventare il browser, creare il linguaggio di programmazione, creare il framework e creare la pagina. Tutte queste cose sono state gestite da altre persone e io posso costruire sopra.</p>
<p>Anche progetti enormi, come per esempio Firefox che stavo studiando recentemente, hanno le competenze separate in modo che vi siano gruppi più piccoli e separati. Prendo la cosa che osservavo da vicino: la nuova theme per Mac è stata progettata da due persone, viene realizzata da altre due. I contributi poi son di tutti, ma il team è piccolo. Molto piccolo. E focalizzato.</p>
<p>Quindi, caro Scoble, l&#8217;acqua calda, esiste già da un bel po&#8217;. <img src='http://im.digitalhymn.com/wp-includes/images/smilies/icon_wink.gif' alt=';)' class='wp-smiley' /> </p>
]]></content:encoded>
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		<title>Bruno Munari: &#8220;Conservare lo spirito dell&#8217;infanzia&#8221;</title>
		<link>http://im.digitalhymn.com/2008/01/31/bruno-munari-conservare-lo-spirito-dellinfanzia/</link>
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		<pubDate>Thu, 31 Jan 2008 20:31:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Folletto Malefico</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ipse Dixit]]></category>
		<category><![CDATA[creatività]]></category>
		<category><![CDATA[design]]></category>
		<category><![CDATA[educazione]]></category>
		<category><![CDATA[munari]]></category>

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		<description><![CDATA[Conservare lo spirito dell&#8217;infanzia dentro di sé per tutta la vita vuol dire conservare la curiosità di conoscere il piacere di capire la voglia di comunicare – Bruno Munari Se vi può interessare, l&#8217;esposizione rimane aperta sino al 10 febbraio. Consiglio di prendere le audioguide, perché il commento è di Munari stesso. La mostra è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://im.digitalhymn.com/wp-content/uploads/2008/01/munari-conservarelospiritodellinfanzia.jpg" alt="Bruno Munari: “Conservare lo spirito dell’infanzia dentro di sé per tutta la vita”" /></p>
<blockquote><p>Conservare lo spirito dell&#8217;infanzia<br />
dentro di sé per tutta la vita<br />
vuol dire conservare<br />
la curiosità di conoscere<br />
il piacere di capire<br />
la voglia di comunicare<br />
– Bruno Munari</p></blockquote>
<p>Se vi può interessare, l&#8217;<a href="http://www.mostrabrunomunari.it/" title="Mostra Bruno Munari">esposizione rimane aperta sino al 10 febbraio</a>. Consiglio di prendere le audioguide, perché il commento è di Munari stesso. <img src='http://im.digitalhymn.com/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':)' class='wp-smiley' /><br />
La mostra è ben fatta e oltre al suo commento, riporta anche appunti e tavole preparatorie.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Bugfencing: l&#8217;altro lato del bug</title>
		<link>http://im.digitalhymn.com/2007/11/19/bugfencing-laltro-lato-del-bug/</link>
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		<pubDate>Mon, 19 Nov 2007 21:21:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Folletto Malefico</dc:creator>
				<category><![CDATA[Life]]></category>
		<category><![CDATA[creatività]]></category>
		<category><![CDATA[programmazione]]></category>

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		<description><![CDATA[E&#8217; uscito su Idearium un articolo che aspettavo da tempo: &#8220;Bugfencing: quando il bug diventa feature&#8221;, di Dario Violi. Dario è una mente dalla vivace creatività che è in grado di offrire sempre un punto di vista originale e approfondito sulle cose. Questo articolo è particolarmente interessante dal mio punto di vista perché suggerisce un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>E&#8217; uscito su <a href="http://www.idearium.org" title="Idearium">Idearium</a> un articolo che aspettavo da  tempo: <a href="http://www.idearium.org/2007/11/19/bugfencing-quando-il-bug-diventa-feature/" title="Idearium: Bug fencing: quando il bug diventa feature">&#8220;Bugfencing: quando il bug diventa feature&#8221;</a>, di <a href="http://dariovioli.it/" title="Dario Violi blog">Dario Violi</a>.</p>
<p><img src="http://im.digitalhymn.com/wp-content/uploads/2007/11/dariovioli.png" alt="Dario Violi - Avatar" style="float: right;" />Dario è una mente dalla vivace creatività che è in grado di offrire sempre un punto di vista <strong>originale e approfondito</strong> sulle cose. Questo articolo è particolarmente interessante dal mio punto di vista perché suggerisce un approccio diverso alla programmazione, considerata &#8216;arida&#8217;.</p>
<p>Il suo ragionamento è un tassello importante in un contesto più <strong>ampio</strong>, e presenta interessanti retroscena che potrebbero non cogliersi ad una prima lettura.</p>
<p>&#8230;poi beh, se passate per il suo blog, consiglio una sbirciatina al canto primo della <a href="http://dariovioli.it/progetti/la-blasfema-tragedia/" title="Dario Violi: Blasfema Tragedia">Blasfema Tragedia</a>&#8230;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Il mio approccio al Wabi-Sabi</title>
		<link>http://im.digitalhymn.com/2007/11/06/il-mio-approccio-al-wabi-sabi/</link>
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		<pubDate>Tue, 06 Nov 2007 20:51:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Folletto Malefico</dc:creator>
				<category><![CDATA[Life]]></category>
		<category><![CDATA[arte]]></category>
		<category><![CDATA[creatività]]></category>
		<category><![CDATA[design]]></category>
		<category><![CDATA[minimalism]]></category>
		<category><![CDATA[perfezione]]></category>
		<category><![CDATA[wabi-sabi]]></category>

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		<description><![CDATA[Mi trovo in questi giorni a curiosare intorno al concetto di Wabi-Sabi, che mi è stato suggerito da Cat perché le ricordava il mio Intense Minimalism. Più recentemente, lo stesso Bru mi ha risollevato la domanda fra le righe e ho deciso questa sera di approfondire l&#8217;argomento. Come per il mio studio dello Zen, anche [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Mi trovo in questi giorni a curiosare intorno al concetto di Wabi-Sabi, che mi è stato suggerito da Cat perché le ricordava il mio Intense Minimalism. Più recentemente, lo stesso Bru mi ha risollevato la domanda fra le righe e ho deciso questa sera di approfondire l&#8217;argomento.</p>
<p><img src="http://im.digitalhymn.com/wp-content/uploads/2007/11/wabiteabowl-sakamoto.gif" alt="Wabi Tea Bowl (Sakamoto Photo Research/Corbis)" style="float: right;" />Come per il mio studio dello Zen, anche in questo caso ho desiderato andare il più vicino possibile alla <strong>fonte</strong>, evitando così gli strati intermedi e cercando di trovarmi io stesso a contatto con l&#8217;esposizione più antica e autorevole che fossi riuscito a trovare. Per le interpretazioni e le spiegazioni c&#8217;è sempre tempo, ma per la comprensione è meglio avere un primo approccio &#8216;puro&#8217;, io credo.</p>
<p>Il problema è che ho trovato un <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Wabi-sabi" title="Wikipedia: Wabi-Sabi">articolo su Wikipedia</a>, un apparentemente interessante <a href="http://www.leonardkoren.com/lkwa.html" title="Leonard Koren: Wabi-Sabi">libro</a>, un <a href="http://www.art.unt.edu/ntieva/artcurr/asian/wabisabi.html" title="Wabi Sabi?">link</a> non funzionante citato spesso e tante citazioni in giro per il web.</p>
<p><strong>Scarse</strong> e <strong>poche</strong> informazioni, come potete ben capire. Probabilmente questo è in relazione al concetto stesso di Wabi-Sabi, che è inesprimibile a parole e ragione.</p>
<p>La cosa che mi ha fatto però riflettere è quella di trovare moltissime persone che si sono trovate davanti a questo concetto magari anche solo tramite un articolo e, nonostante questa sia una disciplina tradizionale dall&#8217;enorme portata culturale, hanno proposto la loro <strong>declinazione</strong>, <strong>evoluzione</strong> o <strong>versione</strong>.</p>
<p>Trovo curioso questo fenomeno, intrinsecamente umano. Per certi versi, io ho difficoltà ad entrare in certe argomentazioni in modo leggero, perché ritengo che sia fondamentale immergersi a sufficienza per poter assimilare meglio la profondità di un concetto.<br />
Non è la purezza il problema, ma la <strong>poliedricità delle sfumature possibili</strong>, che per concetti incomunicabili è problematico minimizzare.</p>
<p>Per chiarezza, lo stesso mi accade quando studio filosofia o storia, per esempio. Che tale autore dica quelle cose, è perché le ha dette effettivamente o è interpretazione della persona che me lo presenta tramite questo libro? E tale evento storico, quanto è basato su fatti concreti rilevati e quanto su rielaborazioni personali dello storico?</p>
<p><em>Mi piace scrivere di queste cose perché pulisce un po&#8217; la mente, oltre che stimolare eventuali discorsi che ne moltiplicano l&#8217;efficacia.</em></p>
<p>Così, ora potrei assumere il concetto di Wabi-Sabi per la sua sintesi nei tre tratti che ho trovato durante la ricerca:</p>
<ul>
<li>Tutte le cose sono <strong>impermanenti</strong></li>
<li> Tutte le cose sono <strong>imperfette</strong></li>
<li> Tutte le cose sono <strong>incomplete</strong></li>
</ul>
<p>E presumo che prenderò il libro di <strong>Leonard Koren</strong>, &#8220;Wabi-Sabi: For Artists, Designers, Poets and Philosophers&#8221; (1994, da <a href="http://www.play.com/Books/Books/4-/2393236/Wabi-Sabi/Product.html" title="Play.com - Wabi-Sabi: for Artists, Designers, Poets and Philosophers">Play.com</a>).</p>
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		<title>Designers e Designers</title>
		<link>http://im.digitalhymn.com/2007/07/21/designers-e-designers/</link>
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		<pubDate>Sat, 21 Jul 2007 21:15:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Folletto Malefico</dc:creator>
				<category><![CDATA[deep]]></category>
		<category><![CDATA[arte]]></category>
		<category><![CDATA[creatività]]></category>
		<category><![CDATA[design]]></category>

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		<description><![CDATA[Quanti sanno il significato della parola &#8220;designer&#8221;? Quanti di questi sanno che in Italia questo vocabolo ha un significato completamente differente dall&#8217;inglese? La vostra definizione a quale dei due termini fa capo? Definizioni A livello di lingua è questione di definizioni: &#8216;design&#8216;, Inglese (Oxford American Dict.): a plan or drawing produced to show the look [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Quanti sanno il significato della parola &#8220;designer&#8221;? Quanti di questi sanno che in Italia questo vocabolo ha un significato completamente differente dall&#8217;inglese? La vostra definizione a quale dei due termini fa capo?</p>
<h3>Definizioni</h3>
<p>A livello di lingua è questione di definizioni:</p>
<blockquote><p>&#8216;<strong>design</strong>&#8216;, <strong>Inglese</strong> (Oxford American Dict.):<br />
a plan or drawing produced to show the look and function or working of a building, garment or other object before it is built or made.</p></blockquote>
<blockquote><p>&#8216;<strong>design</strong>&#8216;, <strong>Italiano</strong> (DeMauro Paravia):<br />
linea, aspetto, stile di un oggetto prodotto secondo i canoni dell’industrial design, stile che caratterizza vari prodotti fabbricati in serie.</p></blockquote>
<p>Consultando il dizionario italiano, si nota che la definizione inglese si avvicina più alla sottocategoria italiana di &#8220;design industriale&#8221;:</p>
<blockquote><p>&#8216;<strong>design industriale</strong>&#8216;, <strong>Italiano</strong> (DeMauro Paravia):<br />
progettazione di manufatti destinati alla produzione industriale che mira a conciliare criteri estetici e di funzionalità.</p></blockquote>
<p>Ma non fermiamoi qui, perché il termine inglese &#8216;designer&#8217; è meglio tradotto come &#8216;progettista&#8217; in italiano:</p>
<blockquote><p>&#8216;<strong>progettista</strong>&#8216;, <strong>Italiano</strong> (DeMauro Paravia):<br />
<span class="descrizione">chi per professione si occupa dell’allestimento e dell’attuazione di progetti civili o industriali</span>.</p></blockquote>
<p>Così, si crea un interessante <strong>muro comunicativo</strong>: <strong>un &#8216;designer&#8217; inglese è un progettista di qualcosa, in italiano invece è una persona che fa stile</strong>.<br />
Addirittura l&#8217;uso denigratorio di &#8216;design&#8217; in italiano è qualcosa di <em>bello ma non utile</em>.</p>
<p>Buffo se pensate che l&#8217;Italia è definita come &#8216;la patria del design&#8217;. A questo punto mi viene da chiedermi se questa non sia una definizione auto-attribuita.</p>
<p>Mi viene un sospetto linguistico: questa deformazione italiana (che è italiana perché design è un termine inglese) non deriverà dal fatto che &#8216;design&#8217; somiglia a &#8216;disegno&#8217;?</p>
<h3>Designer come tecnico o come creativo</h3>
<p>Il designer quindi non è &#8211; nell&#8217;accezione inglese &#8211; un creativo, bensì un tecnico. Per questo motivo ritengo che l&#8217;accezione migliore di design e designer sia quella inglese.<br />
Se andiamo infatti ad osservare la definizione italiana troviamo elementi piuttosto intangibili, come &#8216;<strong>stile</strong>&#8216; ed &#8216;<strong>estetica</strong>&#8216;.</p>
<p>Perdonatemi la durezza, ma dubito fortemente che la massa di persone che vengono sfornate ogni anno dalle varie università di design possano essere chiamati designer nel senso creativo del termine, ma sono chiaramente tali nel senso tecnico del termine.</p>
<p>Trovo calzante questa definizione di Bruno Munari (grazie <a href="http://curiouspixel.dianadesign.it/index.php/2007/07/16/citazioni-08-bruno-munari/" title="Curious Pixel: Bruno Munari">Dianka</a>):</p>
<blockquote><p>&#8220;Il designer ristabilisce oggi il contatto, da tempo perduto, tra arte e pubblico, tra arte intesa in senso vivo e pubblico vivo. Non più il quadro per il salotto ma l’elettrodomestico per la cucina. <strong>Non ci deve essere un’arte staccata dalla vita</strong>: cose belle da guardare e cose brutte da usare. <strong>Se quello che usiamo ogni giorno è fatto con arte (non a caso o a capriccio) non avremo niente da nascondere</strong>.&#8221;</p></blockquote>
<p>Parole forti, estremamente significative. Il senso di designer italiano in con questa definizione assume una profondità notevole, molto superiore a quella sterile del dizionario e viene dotata di una intensità che &#8211; questa volta si &#8211; affonda le sue radici nel Design Italiano, con le iniziali maiuscole.</p>
<p>E&#8217; degno di nota come il design inteso da Munari includa per certi versi anche il recente <strong>interaction design</strong>.</p>
<h3>Designer, profondità di campo</h3>
<p>Tenendo comunque ben chiara in mente la differenza di significato fra i vocaboli nelle due lingue, io credo che sia in fondo una questione di profondità di campo.</p>
<p>Ovvero, <strong>per fare qualunque opera creativa è necessaria una tecnica a priori</strong>, per quanto questa possa essere semplice o banale, è fondamentale. L&#8217;importanza è dettata dal fatto che si deve arrivare ad un punto di conoscenza tecnica nel quale <strong>il mezzo diventa una estensione della mano</strong>: solo così la creatività può arrivare ad esprimersi.</p>
<p>Anche nel caso in cui il mezzo sia semplice (un dito sulla sabbia) ciò non toglie che vi siano una serie di aspetti tecnici (i granelli di sabbia, l&#8217;umidità, la pressione, etc) che devono essere interiorizzati. Per quanto banale, il mezzo tecnico deve essere prima interiorizzato.</p>
<p>Esiste peraltro una definizione per <strong>un creativo che non è ancora padrone del mezzo: si chiama naïf</strong>.</p>
<p><strong>La creaitività però, non dipende dal mezzo, ne fa solamente uso</strong>. Per questo motivo, persone come Bruno Munari saranno sempre dei geni nel loro campo, ma non per questo bisogna essere dei geni per poter appartenere alla categoria.</p>
<p>E&#8217; come dire che nessun programmatore può essere definito tale se non raggiunge l&#8217;abilità di <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/John_Carmack" title="Wiki: John Carmack">Carmack</a>, o che nessun fotografo può essere definito tale se non raggiunge <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Martin_Parr" title="Wiki: Martin Parr">Martin Parr</a>, o nessun industrial desinger può essere definito tale se non raggiunge <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Jonathan_Ive" title="Wiki: Jonathan Ive">Jonathan Ive</a>.</p>
<p>C&#8217;è anche da dire che il genio può essere anche non verticale. Lo stesso <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Bruno_Munari" title="Wiki: Bruno Munari">Bruno Munari</a> era artista e designer: pittura, scultura, cinematografia, design industriale, grafica, scrittura, poesia, didattica. Sarebbe ancora peggio se decidessimo di definire &#8216;designer&#8217; soltanto persone di questo calibro: quanti potrebbero definirsi tali?</p>
<h3>Designer, alla fine</h3>
<p>Teniamo quindi l&#8217;accezione italiana di designer &#8211; perché porta con sé definizioni quali quella di Munari poco sopra &#8211; ma non scordiamo che un &#8216;designer&#8217; è un tecnico &#8211; soprattutto se leggete un testo inglese.</p>
<p>Soprattutto, non scordiamo però mai che <strong>il valore in più è sempre dettato dalla persona e mai da un titolo ad essa appiccicato</strong>.</p>
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		<title>Minimalismo vs Minimalismo Intenso</title>
		<link>http://im.digitalhymn.com/2006/12/15/minimalismo-vs-minimalismo-intenso/</link>
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		<pubDate>Fri, 15 Dec 2006 12:02:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Folletto Malefico</dc:creator>
				<category><![CDATA[deep]]></category>
		<category><![CDATA[arte]]></category>
		<category><![CDATA[creatività]]></category>
		<category><![CDATA[design]]></category>
		<category><![CDATA[folletto]]></category>

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		<description><![CDATA[Una breve analisi sul concetto di minimalismo intenso (intense minimalism), sul confronto con il minimalismo e sui motivi personali che hanno portato alla scelta di questo termine, unitamente alla sua definizione. Minimalismo La connotazione del minimalismo è qualcosa che sinceramente non mi ha mai appassionato più di tanto. Prendendo direttamente la definizione da Wikipedia: Le [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Una breve analisi sul concetto di minimalismo intenso (intense minimalism), sul confronto con il minimalismo e sui motivi personali che hanno portato alla scelta di questo termine, unitamente alla sua definizione.</p>
<h3>Minimalismo</h3>
<p>La connotazione del minimalismo è qualcosa che sinceramente non mi ha mai appassionato più di tanto. Prendendo direttamente la definizione da Wikipedia:</p>
<blockquote><p>Le opere appartenenti a questa corrente hanno come caratteristica l&#8217;utilizzo di un <strong>lessico formale essenziale</strong>, le opere sono composte da <strong>pochi elementi</strong>, i materiali in alcuni casi derivano da produzioni <strong>industriali</strong>, alcune delle matrici formali sono la <strong>geometria</strong>, il <strong>rigore</strong> esecutivo, il cromatismo limitato, l&#8217;<strong>assenza di decorazione</strong>.<br />
(Wikipedia IT)</p>
<p>Minimalism describes movements in various forms of art and design, especially visual art and music, where <strong>the work is stripped down to its most fundamental features and core self expression</strong>.<br />
(Wikipedia EN)</p></blockquote>
<p>Il risultato è che per quanto possa esserci una idea anche grandiosa dietro al minimalismo, spesso tale concezione è associata ad una <strong>forma fredda di arte</strong>. O comunque, <strong>troppo complessa per essere capita</strong>.<br />
Mi scuso fin da subito per questo approccio molto terra terra, ma di fatto anche se magari qualche teorico potrebbe avere critiche in merito a questa interpretazione, solitamente il minimalismo nell&#8217;accezione comune è percepito in questo modo.<br />
Si deve però chiarire che gli artisti definiti &#8220;minimalisti&#8221; (o nell&#8217;accezione più ristretta &#8220;minimal art&#8221;) sono, come spesso accade, una spanna sopra il concetto popolare di minimalismo (<a title="Carl Andre" href="http://www.artnet.com/artist/1516/carl-andre.html">Carl Andre</a>, <a title="Donald Judd" href="http://www.walkerart.org/archive/0/B173995ABFA42CF16164.htm">Donald Judd</a>, <a title="Robert Morris" href="http://www.re-title.com/artists/ROBERT-MORRIS.asp">Robert Morris</a>, &#8230;).</p>
<h3>Minimalismo Intenso</h3>
<p>Vi sono <a title="Intense Minimalism: post 1" href="http://im.digitalhymn.com/2004/04/14/intenseminimalism/">vari motivi</a> per cui questo blog si chiama Intense Minimalism e non Minimalism e basta, per dire. A parte l&#8217;evidente connotazione personale del termine, astraggo la parte oggettiva del termine e tento di darne una definizione:</p>
<blockquote><p>Il minimalismo intenso è una corrente di pensiero che trae spunto dall&#8217;<strong>essenzialità simbolica</strong> del minimalismo ponendo però le sue radici nel <strong>significato</strong> sottostante.<br />
Ogni elemento costitutivo dell&#8217;oggetto deve avere almeno un significato, ma non limitarsi ad uno solo: tanti più sono i significati che si legano ad un simbolo, tanto più è <strong>intenso</strong>.<br />
L&#8217;uso del mezzo espressivo in modo essenziale, geometrico in origine ma non per forza vincolato ad alcuna geometria matematica, ove il simbolo è precisamente identificato in un contesto neutro, ne definisce il <strong>minimalismo</strong>.<br />
Nel caso in cui ogni elemento costituente dell&#8217;oggetto corrisponde ad almeno un significato, senza alcun altro elemento al di fuori dell&#8217;essenziale, si ha del <strong>minimalismo intenso</strong>.</p></blockquote>
<p>E&#8217; evidente che esistano più gradazioni di minimalismo intenso, così come possono esserci più livelli di saturazione per un colore, ma il punto di massima espressività, ovvero la sua definizione, è quella precedente.</p>
<p>E&#8217; anche importante notare che il centro del discorso risiede nel significato e <strong>non</strong> nell&#8217;uso limitato di mezzi, strumenti, o geometrie: la creatività deve essere massima e libera, senza alcun vincolo sul livello di manipolazione dell&#8217;opera in sé.<br />
Infatti, seppure la geometria sia un mezzo guida di questa definizione, è anche chiaro che <strong>non è vincolante</strong>: si può partire da una struttura geometrica e trasformarla fino a perderne le origini. Tale struttura è stata comunque fondante.</p>
<p>Rimangono però due vincoli forti, uno per parola: <strong>significato</strong> e <strong>purezza espressiva</strong>.</p>
<h3>Motivazioni Personali</h3>
<p>Questo termine nasce, come sa chi mi legge da tempo o ha letto almeno il primo post, da una sorta di coincidenza casuale che mi ha portato a coniare tale termine.<br />
In modo comunque molto curioso definisce in modo molto particolare il modo stesso in cui approccio le cose, in una sorta di forma duale: ricchezza di significato unita ad essenzialità di forma.</p>
]]></content:encoded>
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